akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

26 marzo 2008

672.

Sul fondo dell'essere egli aveva fatto studi particolari. Lo chiamava l'antro della bestia. E intendeva della bestia originaria acquattata dentro a ciascuno di noi, sotto tutti gli strati di coscienza, che gli si sono a mano a mano sovrapposti negli anni.
L'uomo, diceva, a toccarlo, a solleticarlo in questo o in quello strato, risponde con inchini, con sorrisi, porge la mano, dice buon giorno e buona sera, dà magari in prestito cento lire; ma guai ad andare a stuzzicarlo laggiù, nell'antro della bestia; scappa fuori il ladro, il farabutto, l'assassino. E' vero che, dopo tanti secoli di civiltà, molti nel loro antro ospitano ormai una bestia: un porco, per esempio, che tutte le sere dice il suo rosario.
In trattoria lui studiava le impazienze raffrenate degli avventori.
Fuori, la creanza; dentro l'asino che voleva subito la biada...