akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

25 marzo 2008

668.

Noi per lo più nella vita ci sentiamo smarriti. Diciamo: Ti prego dio, dicci che cosa è giusto, dicci che cosa è vero. Ma non esiste giustizia: il ricco vince, il povero è impotente.
Ci sentiamo stanchi di sentire le menzogne della gente, e con il tempo diventiamo morti. Un po' morti, sì, considerando noi stessi come vittime. E ci diventiamo vittime. Diventiamo deboli; dubitiamo di noi, di ogni nostro principio; dubitiamo delle nostre istituzioni. E dubitiamo della legge: ma oggi voi siete la legge, voi siete la legge. Non i libri, non gli avvocati, non una statua di marmo o l'apparato della corte; quelli sono solo simboli del nostro desiderio di essere giusti. Ma essi... essi sono di fatto una preghiera, sono una fervente, una spaventata preghiera.
Nella mia religione si dice: agisci come se avessi fede, e la fede ti sarà data.
Se... se dobbiamo avere fede nella giustizia, ci basta solo di credere in noi stessi, e agire con giustizia. E io credo che ci sia giustizia nei nostri cuori.

Frank Galvin/Paul Newman pronunciando l'arringa finale nel film
Il verdetto, diretto da Sidney Lumet nel 1982.

[Un'opera bellissima e ancor'oggi molto attuale che ho rivisto stasera - con commozione - mentre la neve scendeva giù copiosissima a silenziare la valle, il lago, il mio cuore].