akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

22 marzo 2008

659.


A smuovere l'aria appassita di queste giornate
passa per strada un uomo,
mentre già cala il sole, lungo il viale dei tigli...
si allontana assorto a passo stentato
quando da un pensiero profondo gli arriva una voce forte e chiara
al punto che quasi si ferma
come in una dolorosa indecisione.

E quel momento è eterno.

Gianni Fucci
da
Temp e tempèsti

°

Così vorrei essere afferrata dalla morte, quando arriverà (e ugualmente dalla vita, che c'è già, ma poi passa, come una malattia qualsiasi).
Vorrei voltarmi leggermente, per guardarla negli occhi e magari sorriderle.
Ma, come novella Euridice tradita da un Orfeo di passaggio, so di non avere margine d'indecisione, e che per questo mi toccherà farmi illudere dalla sua solita bugia sull'eternità.
Vorrei solo, in quel momento, non cedere al rimpianto della vita; al puerile (e inutile) ricordo di una rincorsa - e mai raggiunta - felicità.
Ma quel che deve essere, sarà.
Lo spazio non avrà tracce d'infinito e il tempo non si scioglierà in nessuna eternità.
Sarò sola e i patti saranno chiari.
Ma l'amicizia breve
o addirittura inesistente.