akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

19 marzo 2008

656.

Così Giambattista Vico, nella Scienza Nuova, parla dell'evoluzione dei costumi nella storia umana:
Gli uomini dapprima sentono il necessario, dipoi badano all'utile, appresso avvertiscono il comodo, più innanzi si dilettano al piacere, quindi si dissolvono nel lusso, e finalmente impazzano in istrapazzar le sostanze.

Giacomo Leopardi, invece, nel Cantico del gallo silvestre ci dice che:
Pare che l'essere delle cose abbia per suo proprio ed unico oggetto il morire. Non potendo morire quel che non era, è dal nulla che scaturirono le cose che sono. Certo l'ultima causa dell'essere non è la felicità; perché nessuna cosa è felice. Vero è che le creature animate si propongono questo fine in ciascuna opera loro; ma da nessuna l'ottengono: e in tutta la loro vita, ingegnandosi, adoperandosi e penando sempre, non patiscono veramente per l'altro; e non si affaticano, se non per giungere a questo solo intento della natura, che è la morte.

E poi c'è Italo Svevo, che - profeticamente - così conclude La coscienza di Zeno:
Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po' più ammalato, ruberà tale esplosivo e s'arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un'esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.

Per finire come non pensare all'Eliot della Terra desolata:
Dall'ombra vostra che a sera si leva ad incontrarvi;
vi mostrerò il terrore in un pugno di polvere.


Da parte mia penso a quella polvere e rifletto a quanta Storia vi sia in un suo semplice granello. Molta di più di quanta se ne possa leggere oggi sulle "gazzette" e su certe "veline" amplificate dai mass media in tutto il mondo.

Una stampa venduta e senza scrupoli genererà, prima o poi, lettori ignobili, era il motto di Joseph Pulitzer.

E mi sembra questa una citazione più che degna di concludere questo excursus (solo in apparenza) nefasto.