akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

19 marzo 2008

655.

La memoria non è uno strumento dell’uomo, un docile aiutante, un servo efficiente; si direbbe piuttosto che l’uomo sia un lacchè della sua memoria. Perché l’uomo si indebolisce, si distrae, si deteriora, mentre la sua memoria si mantiene salda, capillare, incorruttibile; e mentre l’uomo sbaglia, si ammala, perde i denti, innalza mura, si nasconde, o divora i suoi simili, lei rimane all’erta, ad assorbire tutto, conservare tutto: a scavare, scavare, scavare...

Ricardo Menendéz Salmón
da L'offesa


Giunta a quel punto dove la memoria
per troppa luce quasi si scolora,
raccoglievo in preghiera le tue forme.
Il peso immenso del tuo corpo assente
la notte mi copriva di sudore
e prolungavo ferma il mio risveglio
per accaldarmi dentro il tuo mantello.
Poi m'abbigliavo tutta in quella stoffa
che si mischiava stretta al mio respiro
e attraversavo le conversazioni
attenta a non sgualcire il mio vestito.
Qualche volta però per distrazione
cedendo alle domande dei miei ospiti
mi sì impigliava un lembo nella noia
e scivolava via con qualche strappo.
Per restaurare la trama in perfezione
poco sicura delle mie sole mani
ricorrevo al valore del telefono.

Patrizia Cavalli
da Poesie (1974-1992)

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