akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

17 marzo 2008

653.

Ho terminato appena adesso di leggere Dove credi di andare?, opera prima di Francesco Pecoraro consigliatami dalle validissime "note eteree" di Rossana Maspero.
E' inutile girarci intorno ci sono libri che su di me combinano due effetti "distinti e distanti" tra loro. Primo: quando li comincio non li mollo più, pena l'astinenza; secondo: quando li finisco resto comunque esausta.
E' capitato ora, capiterà ancora.
Per fortuna.
Di questo posso dire un gran bene, perché descrive un'umanità "corrosa" dal tarlo dell'inutile; un'umanità che mi è capitato di frequentare e vivere per un po' e dalla quale sono volentieri fuggita. Ma il gusto (insano?) per l'entomologia umana (parlare di antropologia in certi casi è pura supponenza) mi induce - ogni tantissimo - a ripercorrere strade che fanno male e che, nel farlo, fanno sentire ancora il morso del rimorso. Che magari non ho provato, ma che - almeno in potenza - aleggia accidioso sui nuovi piani del mio esistere.
Voglio non convincermene, ma temo la persistenza dei segni.
Un libro e/è un segno.
Questo va ben oltre la semeiotica del mio mero presente.
Ci penserò su, senza gridare.

- >>>qui, l'intervista (audio) a Francesco Pecoraro (tratta dalla trasmissione radiofonica Fahrenheit)