akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

20 febbraio 2008

641.


L'occasione che era più ardentemente desiderabile, signori giudici, l'unica che più di ogni altra era adatta a placare l'ostilità verso la classe senatoria e il discredito verso la giustizia, ora vi è offerta, oltretutto in un momento particolarmente critico per lo Stato... Già da un pezzo infatti ha messo radici un'opinione esiziale per la repubblica e pericolosa per voi [opinio perniciosa rei publicae vobisque periculosa], un'opinione che si è straordinariamente diffusa per il gran parlare che ne fanno tutti non solo da noi ma pure tra i popoli stranieri: che cioè da tribunali come quelli attuali nessun uomo ricco, per quanto colpevole, potrebbe mai uscire condannato [his iudiciis quae nunc sunt pecuniosum hominem, quamvis sit nocens, neminem posse damnari].
E adesso, proprio in questo momento così critico per il ceto dirigente dello Stato e per la giustizia che è nelle vostre mani, quando c'è gente pronta a tentare di attizzare con pubblici comizi e proposte di legge l'odio che si nutre contro il Senato, ecco portato in tribunale come imputato G. Verre, un uomo già condannato dalla pubblica opinione per la sua vita e per le sue azioni, ma già assolto, stando alle sue speranze e alle sue affermazioni, per le immense ricchezze che possiede [pecuniae magnitudine sua spe et praedicatione absolutus].
Quanto a me, signori giudici, ho assunto in questa causa la funzione di accusatore, con il più pieno assenso e la più viva attesa che in voi nutre il popolo romano, non già per accrescere l'avversione verso la vostra classe, ma per porre riparo alla vergogna comune [sed ut infamiae communi succurrerem]. Ho trascinato infatti davanti a voi un uomo che vi offrirà il mezzo di far riguadagnare al potere giudiziario la stima perduta, di riconquistare la simpatia del popolo romano e di farci riguadagnare la considerazione dei popoli stranieri.

Marco Tullio Cicerone
In C. Verrem actio prima
I, 1-2

641.1

Quando visitavo le antiche città, abbattute, senza alcun valore presente per la razza umana, mi ripromettevo di evitare alla mia Roma quel destino pietrificato di una Tebe, di una Babilonia o di una Tiro. Roma doveva sfuggire al suo corpo di pietra. E sfuggirà a quel corpo. Si comporrà, nella parola Stato, nella parola cittadinanza, nella parola Repubblica, un'immortalità più certa. Nei paesi ancora incivili, sulle rive del Reno, del Danubio o sul mare dei Batavi, ogni villaggio è difeso da una palizzata. A me quei villaggi ricordano la capanna di frasche, di foglie e rami, o il falò presso il quale i nostri gemelli romani dormivano ingozzati di latte di lupa. Le metropoli future riprodurranno Roma; ai corpi fisici delle nazioni e delle razze, agli accidenti della geografia e della storia, alle esigenze degli dèi e degli antenati, noi abbiamo sempre sovrapposto, ma senza mai niente distruggere, l'unità di una condotta umana, l'empirismo di una presenza saggia. Roma si perpetuerà anche nella più piccola città purché ci siano dei magistrati che si sforzino di verificare i pesi dei mercanti, di far pulire e illuminare le strade, di opporsi al disordine, all'incuria, alla paura, all'ingiustizia. Magistrati che si sforzino di interpretare con ragione le leggi.
Se questo accadrà, Roma non morirà che con l'ultima città degli uomini.

Marguerite Yourcenar
Mémoires d'Hadrien

641.2

Non farti fuorviare, in ogni aspetto della tua attività devi agire con giustizia e in ogni tuo giudizio mantenere misericordia.

Marco Aurelio Antonino
eís ėautón

8 Comments:

  • At 20/2/08 12:54 PM, Blogger amalteo said…

    cara e preziosa clelia, sul blog di astime è da qualche settimana aperta una conversazione sulle memorie di adriano della marguerite yourcenar:
    http://astime.splinder.com/post/15475753

    Trovo nella yourcenar due temi ricorrenti nella letteratura.
    Quello dell'eterno ritorno ai classici, che lego alla nostalgia di un periodo nel quale era possibile essere "globali" (decisioni facili, uso personalistico della forza, urbanistica senza vincoli, possibilità di stimolare e supportare le arti, pensiero filosofico concentrato su "fondamentali o anche più semplicemente di "far pulire le strade" ....)
    e quello del tempo. il tempo come risorsa personale che deve vedersela con il tempo divoratore. da cui l'esigenza di fermare l'attimo o di fermare una vita, come fa la yourcenar con il suo adriano.
    grazie per l'attenzione

     
  • At 20/2/08 3:00 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Grazie a te, per il commento e il link, che mi accingo ad aprire.

    A presto,

    C.

     
  • At 20/2/08 4:09 PM, Anonymous claduio said…

    sull'eterno ritorno mi sovviene il meraviglioso woody allen quando dice:
    "ah l'eterno ritorno, vuol dire che quando muoio poi ritornerò a vivere la mia stessa vita, e poi ancora e ancora... Questo vuol dire che dovrò rivedere Holliday On Ice... non ne vale la pena!".

    scusate la cinefilia...

     
  • At 20/2/08 10:49 PM, Blogger Il cane di Jack said…

    Cercherò di non andare fuori tema :-)
    Intanto il tema della giustizia dell'azione e della misericordia nel giudizio. Il grassetto è appropriato e le due cose sono intimamente collegate. Il giudice questo dovrebbe essere: un esempio di vita per gli altri e un uomo che tratta gli altri, i sottoposti al suo giudizio, con rispetto e carità, prima ancora che con imparzialità.
    Oltre a far pulire e illuminare le strade (io metto il grassetto su delle parole diverse da quelle evidenziate nel tuo post) i magistrati dello stato si devono preoccupare di verificare i pesi dei mercanti, perché si sa che, lasciati a sé stessi, questi usano due bilance, una per dare e una per ricevere.
    Magistrati parziali? Si sposta l'attenzione sempre e comunque sulla criminalità dei "morti di fame". Si prova un insano piacere per il dramma di due ragazzi uccisi perché si da il caso che i due ragazzi erano due rapinatori. (Detto per inciso detesto i violenti e i rapinatori ma mi spaventa anche il fatto che ci siano persone capaci di sparare più volte contro dei ragazzi che ormai dovrebbero essere in fuga).
    I ricchi sono un altro discorso: i loro delitti hanno una minore intensità nell'istante, ma possono raggiungere migliaia e migliaia di persone nel tempo (ma il tempo è il giudice peggiore malgrado comunemente si dica il contrario).
    Il brano di Cicerone evidenzia che continuamente vengono date occasioni al potere per rendere giustizia e continuamente il potere le manca, distrae il popolo mentre perde di vista il perfetto allineamento dei piatti della sua bilancia.
    Ciao
    I.

     
  • At 20/2/08 11:02 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Ciao a te.

    Solo un breve appunto, in dissenso.

    Riguarda la misericordia (che è cosa diversa dalla carità, perché implica, oltre alla compassione, anche il perdono; cosa non irrilevante quando si amministra la giustizia).
    Rispetto a quanto dici ritengo invece che, nel giudizio, in primo luogo valga la giustizia in quanto tale (quindi quella che tu indichi come "imparzialità"), poi tutto il resto. Misericordia compresa.

    In questo senso sembra pronunciarsi anche Marco Aurelio nel suo eccellente pensiero.

    C.

     
  • At 20/2/08 11:36 PM, Blogger Il cane di Jack said…

    Non hai tutti i torti :-)
    Non volevo identificare la giustizia con l'imparzialità. La giustizia è anche altre cose: per esempio il principio di uguaglianza dice che le situazioni simili vanno trattate con uniformità di giudizio e quelle dissimili non possono essere trattate allo stesso modo. Se il mio ricordo non è troppo arrugginito e può essere riciclato, poi vorrei fare una citazione: summum ius summa iniuria (Cicerone?). L'eccessiva precisione nell'applicare il diritto può portare al paradosso di creare ingiustizia.
    Allora quello che volevo dire è che la giustizia deve essere temperata dalla misericordia (ma non dal perdono a tutti i costi, piuttosto dalla compassione, dall'aiuto, dalla gentilezza, oserei dire) soprattutto nei confronti degli ultimi. E deve essere attenta e imparziale ("imparzialissima") nei confronti dei primi della classe.
    Grazie, Clelia, della discussione. Ci rifletterò ancora.
    Riciao
    I.

     
  • At 20/2/08 11:56 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Grazie a te.

    Quanto all'opportuna citazione, sì, è di Cicerone, il quale, nel De officiis (I, 10), così recita:

    "Si commettono spesso ingiustizie a causa di una cavillosa, troppo sottile e in realtà maliziosa interpretazione delle leggi. Di qui il notissimo detto summum ius summa iniuria. A questo proposito, si commettono molte ingiustizie anche nella vita pubblica; come per esempio quel tale che, avendo stipulato col nemico una tregua di trenta giorni, di notte ne devastava i campi, con la scusa che nell'accordo si parlava di giorni, non di notti..."

    C.

     
  • At 26/2/08 4:27 PM, Blogger marina said…

    Troppo pressata da troppe cose per lasciare un commento,come vorrei, su tutti questi ultimi post. Scelgo questo perché mette insieme il mio prediletto Adriano e Marco Aurelio. Empirismo e regola morale.
    Grazie per questa devozione ai classici e buon lavoro
    marina

     

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