akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

16 febbraio 2008

635.


Chi vive, vive la propria vita. Chi legge, vive anche le vite altrui. Ma poiché una vita esiste in relazione con le altre vite, chi non legge non entra in questa relazione, e dunque non vive nemmeno la propria vita, la perde. La scrittura registra il lavoro del mondo. Chi legge libri e articoli, eredita questo lavoro, ne viene trasformato, alla fine di ogni libro o di ogni giornale è diverso da com'era all'inizio. Se qualcuno non legge libri né giornali, ignora quel lavoro, è come se il mondo lavorasse per tutti ma non per lui, l'umanità corre ma lui è fermo. La lettura permette di conoscere le civiltà altrui. Ma poiché la propria civiltà si conosce solo in relazione con le altre civiltà, chi non legge non conosce nemmeno la civiltà in cui è nato: egli è estraneo al suo tempo e alla sua gente.

9 Comments:

  • At 16/2/08 3:03 PM, Anonymous Anonimo said…

    però, secondo questa lettura, un analfabeta non vive! Ma forse non va presa alla lettera.

    ciao e buon week end

    gugl

     
  • At 16/2/08 3:21 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Forse.

    Magari il tutto è riferito a chi ne ha le facoltà e non lo fa.

    Ricambio.

    C.

    P.S. Comunque chi è analfabeta bene non vive di sicuro. E occorre riflettere sul caso che - tranne per quelli "di ritorno" - l'analfabetismo non è una colpa, ma una pura e semplice mancanza di risorse e di opportunità.

     
  • At 16/2/08 3:33 PM, Anonymous Mapi said…

    Concordo pienamente con Clelia. L'analfabetismo spesso non è una scelta, ma una condizione. Limitante purtroppo.

    Sulla lettura il mio lavoro (scolastico) è sempre a 360°. Ho i momenti di sconforto -come tutti- ma poi riprendo e dagli scaffali i miei libri viaggiano ogni giorno per essere toccati da altre mani.
    Un bacio
    Mapi

     
  • At 16/2/08 5:03 PM, Anonymous p.s.v. said…

    perole di una verità disarmante

     
  • At 16/2/08 5:18 PM, Blogger khayyamsblog@gmail.com said…

    Il conforto offerto da un buon libro a volte è qualcosa che nemmeno le persone sanno dare. O meglio, potrebbero non saperlo dare le persone a noi vicine che vediamo magari tutti i giorni con le quali dividiamo la nostra quotidianità.
    Ma poi, se pensiamo che i libri sono scritti da altre persone, a noi lontane, ma così importanti per la nostra vita, allora ecco che comprendiamo il valore universale della lettura e possiamo pensare a quanto sia infinito il valore delle parole, dei versi, delle immagini che gli autori di quelle pagine ci regalano ogni volta che volgiamo, che possiamo, leggerle.

    Sarebbe importante che tutti lottassimo per dare tale piacere a tutti limitando il numero di chi, a causa dell'analfabetismo, non può provare queste sensazioni.

    Cari saluti a tutti.

    Antonella

     
  • At 16/2/08 5:47 PM, Anonymous aitan said…

    lo quoto sul mio tumblr me_gustas_tú

     
  • At 16/2/08 9:42 PM, Blogger maria said…

    La notoria tradizione della cultura tramandata oralmente non pare abbia (o abbia avuto) meno significato rispetto all'opportunità offerta dalla lettura, la quale è certamente un arricchimento, ma dimostra purtroppo di non essere sempre rilevante ai fini della qualità e apertura mentale della persona in quanto tale, ovvio presupposto per accogliere ogni forma di civiltà.

     
  • At 16/2/08 10:40 PM, Blogger Il cane di Jack said…

    Stasera, durante il mio girovagare in auto per strade solitarie, mi sono ritrovato a riflettere sulla memoria. Oggi mi ritrovo a dimenticare, forse più spesso di quanto facevo una volta, i nomi di persone, di località geografiche (e anche le loro ubicazioni), le barzellette, le regole e i teoremi fondamentali della geometria. Magari sarà solo ignoranza di ritorno mi dico, o forse è un limite insito nel mio contenitore mentale.
    Che ci azzecca con la scrittura?
    Penso che se gli uomini avessero affidato la loro conoscenza alla tradizione orale e alla capacità di tenere a mente le cose, oggi avremmo ancora serie difficoltà a cacciare i mammouth (che forse però esisterebbero ancora). La scrittura non è un semplice arricchimento. La capacità di leggere la realtà passa anche attraverso la capacità di leggere le parole scritte. Che poi ci siano persone che mangiano i libri e non ne trattengono crescita autentica, può darsi. Mio padre (quinta elementare) acquistava il quotidiano solo la domenica e lo usava come un settimanale, ma durante la settimana lo leggeva da cima a fondo. Sono convinto che anche lui, magari non lo avrebbe saputo esprimere, avesse capito che la capacità "divina" di saper leggere e scrivere, è un grande dono per gli uomini, una cosa piacevole e seria, che non dovrebbe essere negata a nessuno, proprio come il cibo.
    Ciao.
    I.

     
  • At 16/2/08 11:39 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Non avendo altro da aggiungere al molto (e bene) scritto a commento, mi limito a salutare tutti chiudendo idealmente il cerchio:

    Nelle relazioni tra i popoli, la prima e più importante forma di solidarietà è dare informazioni: mai l'altro dev'essere convertito alla nostra supposta superiorità, ma sempre messo in condizioni di scegliere tra le sue informazioni e le nostre. Quando una cultura si ritiene nella fase di superiorità tale che tutte le altre culture devono apprendere da lei, per il loro bene, e lei non può apprendere da nessuna, comincia la sua decadenza.

    Ferdinando Camon, op. cit.

     

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