akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

10 febbraio 2008

624.


Esistiamo veramente, noi? Esistiamo veramente come agenti liberi e responsabili, capaci di agire in base a ragioni non dipendenti da desideri, come gli impegni presi, e anche di agire contro il nostro interesse, come i folli? La nostra identità personale e morale, quella per cui l'amico ama l'amico e soffre profondamente quando si scopre "tradito": questo che crediamo essere la persona di ognuno, esiste? Oppure ogni persona non è che un insieme di maschere o ruoli, tenuti insieme dagli istinti più o meno rapaci di una bestia socialmente addestrata?

Roberta De Monticelli
Esercizi di pensiero per apprendisti filosofi

8 Comments:

  • At 10/2/08 10:12 AM, Anonymous Mapi said…

    E talvolta neppure noi stessi conosciamo bene le maschere che ci appuntiamo addosso di volta in volta...

    Sono belli questi consigli di lettura, mi piacerebbe farne inserimento anche sul mio blog, ma non saprei davvero da dove cominciare! ;-)

     
  • At 10/2/08 10:15 AM, Blogger babilonia61 said…

    Chissà se dal non-pensare, dal non-riflette, dal silenzio interiore si potrebbe rispondere a queste domande.

    Felicità.

    Rino, ascoltando.

     
  • At 10/2/08 11:24 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Maria Pina, Rino,

    grazie e ciao.

    C.

     
  • At 10/2/08 12:20 PM, Anonymous Anonimo said…

    La maschera non è sempre un male il problema è quando non è più trasparente, quando non si scorge più un'anima dietro quel volto rigido.

    In La diva Julia, di Maugham (1934)
    la protagonista si rivolge a suo figlio dicendogli:
    “Non mi vuoi più bene ?”

    e suo figlio:
    “Te ne vorrei, se ti trovassi. Ma dove sei ? Se uno ti svegliasse dal tuo esibizionismo e dalla tua tecnica, se ti sbucciasse come si fa con una cipolla, togliendo un velo dopo l’altro di insincerità e di finzione, di citazionie da vecchie parti e di brandelli di emozioni non tue, arriverebbe finalmente a un’anima ? “

    Ciao

    Domenico Fina

     
  • At 10/2/08 12:49 PM, Anonymous dottor benway said…

    Una volta una ragazza mi ha inviato un messaggio. C'era scritto «tutti abbiamo una maschera. Ci innamoriamo a vicenda delle nostre maschere». La ragazza aveva sedici anni e io da lì a poco me ne sarei innamorato pazzamente.
    Abbiamo condiviso quattro anni, le nostre passioni, iscritti insieme a filosofia, studiato insieme, ci siamo amati e disprezzati. Anche il rancore forse è un modo per dichiararsi affetto e stima? È l'unica ragazza che possa aver accesso alla mia solitudine. Ora ha ventanni ed è incinta di un altro che non ama ma con cui crescerà suo figlio. E io sono caduto nella più totale disperazione. Sono arrivato con dieci, quindici anni di anticipo su un'inquietudine che non avrebbe dovuto toccarmi adesso. Dal niente è stato cancellato non solo l'amore ma anche la possibilità di una qualsiasi forma di affetto. Cosa fare? Abbandonarla o accettare la situazione? Non ho risposte. Solo dolore.

     
  • At 10/2/08 1:36 PM, Blogger Solimano said…

    Troppi punti interrogativi, e succede come con le idee, che quando sono poche le parole sono tante. Chi usa troppi punti interrogativi non fa domande, ha una sua risposta che ci sta iterando, fateci caso.
    Certo che siamo anche rapaci, certo che siamo anche (e soprattutto) bestie, guai se no, ma all'incirca gi� Hume diceva che la vera ragione d� ascolto alle passioni. Lo trovo pesonalmente pi� forte, pi� bello e meno ambiguo del pascaliano "Il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce" usato strumentalmente dagli irrazionalisti, dagli irragionevoli e dai furbacchioni, che usano desso cuore (una ottima pompa) per ragioni di controllo sociale o sentimentale.

    saludos
    Solimano

     
  • At 10/2/08 2:58 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    "...le maschere parlano di maschere per mezzo di maschere. Tutto è lasciato ai tradimenti della voce, alla fugace apparizione dei volti, al senso riposto nell'intreccio dei luoghi e delle occasioni, alle attese e ai desideri. Agli incontri furtivi. La conversazione vi si tradisce. Un biglietto scritto è prova di inganni. La scena in maschera è un testo forte che imbriglia i sentimenti, i commerci, le azioni. [...]
    E poi sempre più maschere di maschere. Dove è più l'uomo che vi si era celato per eccesso di sé‚ o gesto estremo? Figure come non-luoghi. La figura conta sulla sua stessa alta definizione simbolica per muoversi nel mondo e agire nelle sue abissali inadempienze. Soggetti che si donano all'altro anche nel senso di privarsi della propria immagine originaria, della propria appartenenza, non solo apparendo in altro da se stessi ma trasmigrandovi in una trance definitiva, ormai incontrollata. Forme sciamaniche oppure forme di un precoce nomadismo postmoderno tra le tante persone che compongono l'identità. Figure magnetiche: non solo per lo sguardo ipnotizzato che tradisce l'altra identità che si annida dietro la maschera, la persona che vive dietro il "segno", ma anche per l'attrazione ipnotica che esercitano su ogni altra figurazione del tempo e dello spazio. Maschere che fungono da vortici sensoriali e da collettori narrativi. Ogni oggetto, consumo, desiderio, conflitto cerca e trova nella maschera di turno, nella figura che di volta in volta domina l'immaginario collettivo, il testimonial a cui affidarsi, il messaggero da attendere o inseguire. Le maschere divengono raffigurazioni interiori - ma percepibili - del mercato. Frontespizi dell'uomo...".

    [Alberto Abruzzese - Maschere e galatei]

    Il testo integrale >>>qui

    C.

     
  • At 10/2/08 10:19 PM, Blogger Il cane di Jack said…

    Visto che mi sento in imbarazzo a inserire punti di domanda, affermerò con certezza :-) di non esistere come persona se non nella relazione con un altro o con me stesso (meglio, con l'utile finzione di un me stesso). Dunque la maschera è semplicemente e banalmente uno dei due estremi di queste miriadi di relazioni e io ne cambio cento al giorno, senza sentirmi per questo un ipocrita o un falso. Non so decidere se una persona è semplicemente un sofisticato insieme di istruzioni o se ci sia una cosa chiamata anima-consapevolezza-io. La prima ipotesi sembra più ragionevole, la seconda è utile alla vita e alla vitalità.
    Bestia socialmente addestrata? Ripeto di non saper decidere, occorrerebbe essere un metauomo per sapere cosa in fondo è l'uomo e se è libero. A me basterebbe avere le radici salde di un albero, ma spesso è più divertente essere una foglia trasportata dal vento :-)
    Ciao
    I.

     

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