akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

08 febbraio 2008

621.1 Il ruolo essenziale delle istituzioni umane non è quello di vincolare le persone quanto piuttosto la creazione di ogni genere di nuove relazioni di potere. Le istituzioni umane sono innanzitutto abilitanti perché creano potere, ma si tratta di un tipo di potere molto speciale. E' il potere cui ci si riferisce in genere con nomi come diritti, doveri, obblighi, autorizzazioni, permessi, nomine, requisiti e certificazioni. Chiamo questi poteri deontici. Ciò che distingue le società umane dalle società animali, per quanto posso dire, è che gli esseri umani sono capaci di una deontologia della quale nessun altro animale è capace. Non tutto il potere deontico è istituzionale, ma pressoché ogni struttura istituzionale è una questione di potere deontico. Si pensi a qualunque cosa vi sta a cuore, proprietà privata, governo relazioni contrattuali, ma anche relazioni informali come l'amicizia, la famiglia e i club. Ognuna di esse comporta diritti, doveri, obblighi, ecc. Si tratta di strutture di relazioni di potere. I fatti istituzionali si evolvono spesso a partire da fatti naturali. Così, ad esempio, esiste una famiglia biologica formata da genitori e dalla loro discendenza biologica. Ma gli esseri umani hanno imposto una biologia sottostante una struttura istituzionale, formale e informale, piuttosto elaborata, implicante i rispettivi status di padre, madre e figli [...]. Inoltre, date le strutture istituzionali, possono darsi famiglie con genitori e figli senza che tra essi sussista alcun legame biologico.
Le forme di funzioni di status in questione sono quasi invariabilmente una questione di poteri deontici. Sono questioni di diritti, doveri, obblighi, responsabilità, ecc. Ora, gli animali prelinguistici non possono riconoscere i poteri deontici perché essi non possono essere rappresentati senza un qualche mezzo linguistico di rappresentazione [...].
Le società umane richiedono una deontologia e il solo modo per poterla avere è possedere il linguaggio. Niente linguaggio, niente deontologia.
[John Searle - The Construction of social reality]

621.2 ...Potremo avere domani una vita più semplice? / Ha un fine il nostro subire il presente? // Ma che si viva o si muoia è indifferente, se private persone senza storia / siamo, lettori di giornale, spettatori / televisivi, utenti di servizi: / dovremmo essere in molti, sbagliare in molti, / in compagnia di molti sommare i nostri vizi, / non questa grigia innocenza che inermi ci tiene // qui, dove il male è facile e inarrivabile il bene. / E' nostalgia di futuro che mi estenua, / ma poi d'un sorriso si appaga o di un come-se-fosse! / Da quanti anni non vedo un fiume in piena? / da quanto in questa viltà ci assicura / la nostra disciplina senza percosse? / Da quanto ha nome bontà la paura? // Una sera come tante ed è la mia vecchia impostura / che dice: domani, domani... pur sapendo / che il nostro domani era già ieri da sempre. / La verità chiedeva assai più semplici tempre. / Ride il tranquillo despota che lo sa: / mi numera fra i suoi lungo la strada che scendo. / C'è più onore in tradire che in essere fedeli a metà.
[Giovanni Giudici - Una sera come tante, da "La vita in versi", ed. Mondadori, 1965, ora in I versi della vita]

3 Comments:

  • At 8/2/08 10:33 PM, Anonymous Anonimo said…

    Il silenzio.

     
  • At 9/2/08 2:20 PM, Anonymous astime said…

    Troppi grazie si stanno accumulando, meglio che ne comunichi un po':
    P. Flores D'Arcais di ieri mi è stato ostico ma, dove ho capito, mi è stato di lenimento.

    Le istituzioni umane sono innanzitutto abilitanti... che bella affermazione :)))

    Che dici, i versi di Giudici li mandiamo a Veltroni?

    Cari, affettuosi saluti e grazie ad libitum, valeria

     
  • At 9/2/08 2:45 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Grazie a te per la considerazione.

    Per quanto riguarda la domanda, sarebbe bella l'idea che nell'agone politico potesse entrare il vento fresco della poesia. Ma le finestre di quelle aule mi paiono perennemente chiuse a tutto ciò che viene dall'esterno, e si intuisce che l'aria che vi si respira sa di vecchio e stantio.
    Meglio non pensarci e non recare quindi offesa alla poesia costringendola a ricevere un rifiuto.

    C.


    P.S. Ricordati - se e quando deciderai di commentare qui - di mettere l'http:// iniziale nel link al tuo blog, altrimenti - come in questo caso - non risulterà attivo.

     

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