akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

07 febbraio 2008

619.1 Ricerca non vuol dire possesso della verità o dipendenza della verità da una tradizione o da una rivelazione, ma vuol dire che l'uomo si rende conto che la verità non è mai conclusa e che deve essere oggetto di continua investigazione. L'atteggiamento mentale del ricercatore è dunque caratterizzato dal fatto che egli non si considera in possesso della saggezza, della sophìa, ma si sente sempre in cammino verso una mèta che, nella sua perfetta totalità, è irraggiungibile. Non dunque sophìa, ma aspirazione alla sophìa o amore per la sophìa e quindi, secondo l'etimologia del termine: filosofia [...].
Il punto di vista che nel ricercatore si determina come amore per la saggezza è fondamentalmente critico. Il ricercatore non si lascia convincere da ciò che è apparente. Di fronte alla realtà egli cerca di non lasciarsi influenzare dalle consuetudini e dai pregiudizi. Per il ricercatore non è mai vero ciò che viene considerato tale semplicemente perché è sempre stato considerato così. La verità non è mai vera perché è stata sempre ripetuta, o perché è legata ad una venerabile tradizione, ma perché il ricercatore, con la sua ragione, è in grado di considerarla e dimostrarla come vera.
Fin dai primordi della filosofia, e quindi della scienza, ciò che viene ritenuto razionale è strettamente legato all'atteggiamento critico. La ragione non sarebbe possibile - mai - senza la libertà del ricercatore, soprattutto dalle credenze del passato.
[Enzo Paci - "Storia del pensiero presocratico", ed. Radio Italiana, 1957]

619.2 ...un'ipotesi di caos, avrà la forza di rappresentare / l'identico spirito, un cuore disposto all'onestà / ma anche all'inganno, addirittura all'ignavia, là / dove una cosa diventa uguale all'altra, / al crepuscolo, mentre il fuoco illumina la stanza / e le foglie vorticano al vento di brevi versi aridi...
[Vasco Graça Moura, da Uma carta no inverno (Una lettera d'inverno)]

8 Comments:

  • At 7/2/08 5:27 PM, Blogger Il cane di Jack said…

    Se il ricercatore è così, come si fa a distinguerlo da un mero rompiballe? Da uno di quelli che dicono sempre no, contestano, criticano e poi tornano alle stesse idee che hanno sempre avuto, paghi del plauso di una minoritaria ma consistente platea?
    Ciao
    I.

     
  • At 7/2/08 8:45 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Un sistema c'è, si chiama risultato. Prova a chiedere al tuo medico quando ti somministra un antibiotico cosa sarebbe accaduto se qualcuno non si fosse preso la briga di scoprire l'utilità della penicillina.
    Bene, quel qualcuno era un ricercatore e si chiamava Alexander Fleming.
    Di fronte ai milioni di sopravvissuti (a malattie o a ferite anche banali) ottenuti grazie alla sua scoperta, i presunti cinquanta "miracoli" di Lourdes fanno persino ridere.
    Così come fanno ridere tutti quelli che, a sproposito, censurano la scienza, e poi - al primo malessere - corrono dal medico (che è uno scienziato) o assumono farmaci (le cui molecole sono sintetizzate da chimici, che sono scienziati) anziché andare dal sacerdote a farsi benedire.
    Un minimo di coerenza in questi casi non farebbe male...

    C.

     
  • At 7/2/08 8:45 PM, Blogger AnniKa said…

    "La verità non è mai conclusa". Io la trovo una consapevolezza estremamente rassicurante, questa.

     
  • At 7/2/08 8:55 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    E anche profondamente antidogmatica, mi pare.

    C.

     
  • At 7/2/08 9:27 PM, Blogger Il cane di Jack said…

    Ti sento aggressiva :-) Me lo merito e non me lo merito. Comunque non volevo essere aiutato a tracciare la distinzione tra una persona dogmatica e una critica: quello grosso modo si capisce. Secondo me non è altrettanto facile distinguere il ricercatore innamorato della saggezza da quello innamorato del guadagno o della gloria. Tutta la storia sulla penicillina è sacrosanta verità, ma ti potrei raccontare altrettante storie su farmaci che hanno avvelenato la gente. Questi sono casi in cui il risultato non può essere valutato dalle persone comuni e bisogna affiancarlo ad altri criteri o ad altri giudici.
    Ciao e grazie
    I.

     
  • At 7/2/08 9:41 PM, Blogger AnniKa said…

    Ho pensato alla verità come a una cosa dotata di confini, come a una cosa limitata e impedita nei movimenti, e ho provato angoscia.

    Una certezza antidogmatica, dici? Sì, probabilmente hai ragione. Ma il più delle volte sono gli stessi dogmi ad essere dei corpi paralizzati, dei ventri sterili, dei perimetri invalicabili, incapaci per loro natura di ammettere che la verità non può avere termine, che non la si può contenere, che non la si può possedere per intero.

    Io avrei paura all'idea di poter mettere, un giorno, per errore un piede nel vuoto al di là del margine ultimo della verità.

     
  • At 7/2/08 11:33 PM, Blogger Solimano said…

    Il punto non è solo sulla ricerca scientifica, in cui tutto (intendendo come tutto il metodo)è talmente chiaro che solo chi non vuol vedere non vede, come i cardinali col cannocchiale di Galileo (e ce ne sono tanti, che non vogliono vedere).
    Il punto è che ci sono altri campi non direttamente scientifici in cui le cose sono molto più chiare di quello che generalmente si pensa, ad esempio nelle relazioni interpersonali, nei meccanismi di dominanza e di soggezione, persino nel festeggiare gli anniversari o nello sbattere o socchiudere le porte.
    Qui si vede in azione una pulsione contro cui è difficile fare qualcosa: il non voler cambiare. A quel punto, meglio salutare ed andarsene, però dopo averglielo detto: "Tu non vuoi cambiare!" Lo sanno, dentro, che quello è il punto, e capiscono che non riusciranno a fregarti più.
    Insomma, quando le cose sono chiare, spesso si desidera che restino oscure.

    saludos
    Solimano

     
  • At 8/2/08 12:05 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Se sono chiare, non "restano" oscure.
    Casomai si desidera che "tornino" oscure.

    E questa potrebbe essere una bella metafora su certi accadimenti odierni.

    Credo però che tu abbia ragione, in certi casi è meglio andarsene. E anche il più lontano possibile.

    Ciao,

    C.

     

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