akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

06 febbraio 2008

617.1 Quando arrivai a Filadelfia, il generale Washington era assente, e fu necessario aspettarlo per una settimana, fino a quando non lo vidi passare dentro una vettura, con quattro focosi cavalli al galoppo.
Washington, secondo il mio modo di pensare, doveva essere una specie di Cincinnato: ma un Cincinnato in carrozza non s'accordava molto con la mia Repubblica dell'anno 296 ab urbe condita. Il dittatore Washington poteva essere diverso da un campagnolo che, con una mano pungola i suoi buoi e, con l'altra, tiene il manico dell'aratro?
Quando però gli portai la mia lettera di raccomandazione, ritrovai in lui la semplicità del romano antico. Una piccola casa, del tutto simile alle case vicine: questo era il palazzo del presidente degli Stati Uniti d'America; niente guardie armate e niente servi in livrea. Bussai, e una giovane cameriera venne ad aprirmi. Le domandai se il generale fosse in casa; ella mi rispose di sì. Aggiunsi che avevo una lettera da consegnargli. La cameriera chiese il mio nome così difficile da pronunciarsi in inglese, e che ella infatti non riuscì a ricordare. Mi disse allora dolcemente: "Walk in, Sir", e mi guidò per uno di quegli stretti corridoi che fanno da vestibolo nelle case inglesi, poi mi fece entrare in un salotto e mi pregò di attendere il generale.
Non ero commosso: la grandezza dell'anima o quella della fortuna non mi danno alcuna emozione; ammiro la prima, senza rimanerne schiacciato, e la seconda m'ispira piuttosto pietà che rispetto; non c'è viso d'uomo che riesca a turbarmi.
Dopo alcuni minuti, il generale entrò: alto di statura, calmo e freddo piuttosto che nobile, assai somigliante ai ritratti che conoscevo. Gli porsi la mia lettera in silenzio. Egli l'aprì, e corse con gli occhi alla firma che lesse a voce alta esclamando: "Il colonnello Armando!".
Non appena fummo seduti, io gli spiegai alla meno peggio il motivo del mio viaggio. Egli mi rispondeva con monosillabi inglesi e francesi, e mi ascoltava con una sorta di stupore; me ne accorsi, e gli dissi un po' vivacemente: "Ma è meno difficile scoprire il passaggio a nord-ovest che creare una nazione come voi avete fatto!"
"Well, well, young man!" disse a voce alta stringendomi la mano. Quindi mi invitò a pranzo [...].
Lasciai il mio ospite alle dieci di sera e da allora non l'ho più rivisto.
L'indomani ripartii per il mio viaggio.
[François-Auguste-René de Chateaubriand, da Memorie d'oltretomba]

617.1.1 Gli scrissi una lettera chiedendogli in nome del passato / di congedare il mio ragazzo malato dall'esercito; / ma forse non riusci a leggerla. / Allora andai in città e gli feci scrivere una lettera / da James Garber, che scrive tanto bene; / ma forse andò perduta nelle poste. / Così feci tutta la strada fino a Washington. / Impiegai più di un'ora a cercare la Casa Bianca. / E quando la trovai mi mandarono via, / nascondendo i sorrisi. Allora pensai: / "Oh, be', non è come quando lo tenevo a pensione / e lui e mio marito lavoravano insieme / e lo chiamavamo Abe¹, laggiù a Menard". / Alla fine mi rivolsi a un custode e gli dissi: / "Per favore dite al Presidente che c'è la vecchia Hannah Armstrong / dell'Illinois, che ha da parlargli del figlio che è malato / nell'esercito". / Be', in un momento mi fecero entrare! / E quando mi vide scoppiò a ridere, / e lasciò stare le sue faccende di Stato, / e scrisse di proprio pugno il congedo di Doug, / parlando intanto dei giorni passati, / e raccontando storielle.
[Edgar Lee Masters, dall'Antologia di Spoon River]

¹
Abe è ovviamente Abraham Lincoln

4 Comments:

  • At 6/2/08 12:07 PM, Blogger babilonia61 said…

    Eccellente, eccellente, ho bisogno di rileggere ... investigando.
    Grazie per lo spunto, cara Clelia.

    Felicità

    Rino.

     
  • At 6/2/08 12:27 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Ciao Rino,

    ricambio la felicità.

    C.

     
  • At 6/2/08 6:45 PM, Anonymous Mapi said…

    Bhè, un pò alla stregua dei viaggiatori stranieri tra settecento e ottocento in Italia ;-) Questo aspetto mi affascina, l'altro mi lascia un anello di riflessione serale... Un abbraccio Mapi :-)

     
  • At 6/2/08 8:19 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Un saluto per te, carissima,

    C.

     

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