akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

04 febbraio 2008

615.1 Gioco con l'idea dell'infinito, e non dovrei. Non dovrei perché è ingannevole e mi porta fuori strada. Però mi piace, e a volte bisogna sapersi abbandonare alle cose che ci piacciono. Ancorandomi allora alla mia parte filosofica e lasciando perdere per un momento quella scientifica, mi diverto a considerare per un istante appena l'infinito come finito, quasi che - come fosse un'entità senziente - si rendesse improvvisamente conto che è diventato possibile "determinarsi". La pagina bianca che lo contraddistingue comincia allora a riempirsi di segni, di vita, di considerazioni plausibili. Tutto diventa, da indisponibile che era, disponibile. Tutto si fa (non più teoricamente) possibile. Le finestre si aprono al vento fresco della libertà e dell'autodeterminazione. Nel collegamento tra l'infinito che era e il finito che è diventato, non ci sono più strade infinite, ma una e una soltanto.
[Mi sono svegliata dal mio "sogno filosofico" proprio pochi attimi prima di rendermi conto che tutte le strade infinite diventavano una sola.
Infinita anche quella].

615.2 ...Quando ti stringo la mano e tu ripigli sicuro / il discorso di ieri, / non so qual riverbero giallo di ambigua / impostura / colori di dentro l'atto di me che t'ascolto. / Fingo d'essere con te e non ho cuore a dirti / d'un tratto: "Non so chi tu sia!" Amico, in verità, / non so chi tu sia. / E come tu vuoi ch'io rinsaldi l'oggi all'ieri / labbra d'abisso, ferita divaricata dell'infinito?...
[Giovanni Boine, da "Frantumi", ed. La Voce, 1921]

10 Comments:

  • At 4/2/08 3:51 AM, Blogger 5555555555 said…

    615.1: Borgesiana conclusione, direi. Per altro il problema dell'attualizzazione dell'infinito era già fondamentale al tempo dei greci - penso alla formidabile esposizione di Aristotele. Per quanto mi riguarda, ritengo infinito il problema e infinite le soluzione; come te, infinita la via di queste soluzioni.

     
  • At 4/2/08 8:24 AM, Anonymous  said…

    E. Dickinson scriveva dell'anima "That polar privacy
    A soul admitted to itself-
    Finite infinity.".

     
  • At 4/2/08 9:02 AM, Blogger Laura said…

    Ti faccio visita, a volte, sempre in silenzio, perché le cose che scrivi sono sempre grandi spunti di riflessioni. Mi sembrava doveroso lasciarti un saluto, oltre i miei complimenti.

    Laura

     
  • At 4/2/08 9:42 AM, Blogger Zu said…

    Volendo, puoi anche giocare con infiniti apparentemente meno infiniti di altri, come per esempio l'insieme dei numeri pari rispetto all'insieme dei numeri interi (e penso anche al paradosso di un infinito che ha un punto di partenza e quindi da un lato è finito).
    O all'unica approssimazione di infinito temporale che possiamo sperimentare in questa forma corporea, quando l'istante sembra fermarsi e schiudersi in petali innumerevoli, come una mise en abîme magica o estatica.

     
  • At 4/2/08 11:54 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    5..., è vero, sia in relazione a Borges sia per quanto concerne l'infinità delle possibili teorie (più che le soluzioni).
    Per quanto riguarda invece i greci, è giusto ciò che dici, anche se l'evoluzione del loro pensiero matematico (che poi è quello che dàl'accesso agli studi sull'infinito) ha conosciuto ampi spazi di evoluzione e, purtroppo, anche preoccupanti limiti. Pensa che i pitagorici (sommi matematici e sommi filosofi dell'infinito) non avevano alcuna dimestichezza con i numeri irrazionali (anche se ne avevano intuito la probabile esistenza). E, sempre restando ai limiti, c'è il problema dello zero, che i filosofi e matemateci greci non conoscevano affatto. E non è poco, se pensi al potenziale filosofico che avevano messo in campo, assolutamente insuperato fino ai tempi di Cartesio prima, e di Kant e Hegel poi.
    Eppure c'è voluto qualcun altro per teorizzarlo, qualcun altro che ha sfruttato le loro "impalcature", è vero, ma che ha costruito le fondamenta di un edificio nuovo; un edificio che ancor oggi abitiamo.

    , Laura, grazie per gli ottimi versi e per le parole di apprezzamento.

    Zu, molti sono gli spunti che offri. Mi soffermo su uno soltanto, perché penso valga la pena stigmatizzarlo. Nel tempo esiste, almeno teoricamente, il concetto di "eterno", affiancato a quello di "immortale". Eterno è ciò che non ha inizio e non ha fine, immortale è quello che ha avuto un inizio ma non avrà fine. Per fare un esempio, il dio degli gnostici è eterno, gli dèi del pantheon greco erano invece immortali. Analoghe teorie temporali, come sai, sono state formulate in complicati postulati cosmologici.
    Curiosamente, per quanto riguarda lo spazio, questo è più difficile. Si può arrivare a concepire un assurdo geometrico (quello delle famose rette parallele, o degli infiniti punti su una retta), ma l'obbligo della "tracciabilità" ne rende la resa teorica quanto mai complicata.
    Dunque, per concludere, pare mancare, almeno nelle mie conoscenze, l'anello che lega il tempo infinito allo spazio infinito (anche perché le teorie cosmologiche cui accennavo prima - pensa a quella del "big crunch", per esempio, ci offrono prospettive di "inversione temporale" che renderebbero il discorso ancora più complicato).
    Questo "limite" potrebbe essere addebitabile alla nostra condizione di "materialità", che ci permette di formulare astrazioni sul tempo, ma che ci pone più vincoli rispetto allo spazio.
    Naturalmente quanto scrivo qui, nello spazio sommario di un commento, è più uno spunto di riflessione che una teorizzazione compiuta sullo spazio-tempo.

    Un saluto a tutte/i,

    C.

     
  • At 4/2/08 7:36 PM, Anonymous Brianzolitudine said…

    Gli infiniti sono tanti. A me più che l'infinito sconvolge il concetto di potenza di infinito. Ovvero che vi siano infiniti più infiniti di altri. Che i punti di un segmento lungo un millimetro sia più denso e numeroso di tutti i secondi dell'eternità.

    E la cosa più stupefacente, è che siamo riusciti a capirlo. C'è moltissimo divino, nell'umano troppo umano.

     
  • At 4/2/08 8:27 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Hai ragione, solo che tendiamo a scordarcene troppo spesso.

    C.

     
  • At 4/2/08 11:09 PM, Anonymous Anonimo said…

    scepsi, sepsi, ipse dixit,vixit, XVII, l'oltre è già qui... con te.

     
  • At 5/2/08 3:10 PM, Anonymous claudio said…

    giocare con l'idea dell'infinito è una delle cose più belle che si possano fare...

    un saluto,
    claudio

     
  • At 5/2/08 3:25 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Convengo e ricambio il saluto.

    C.

     

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