akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

31 dicembre 2007

563.1 Ecco il >>>sito dedicato a Virgilio Piñera, letterato forse ignoto ai più (e credo mai tradotto in Italia - ma potrei sbagliarmi, e ne sarei felice) i cui libri sono da delibare uno a uno, come si farebbe con i chicchi di una melagrana. Le sue sono opere dure e dolcissime, feconde ed essenziali, permeate da un senso di malinconia che non è però mai completamente disillusa o disperata. Virgilio Piñera ha spaziato nei generi letterati più disparati, dal realismo "magico" al fantastico, dalla poesia al teatro, e in tutti ha dato prova di viva originalità. Per chi legge il >>>castigliano (o l'inglese) una vera e propria "manna" dal cielo. Parola mia.

563.2 Rileggo per l'ennesima volta Alle origini dell'etica contemporanea, libro-cardine dell'opera alta e complessa di Giulio Preti. Testo utopico e bellissimo dove l'autore, soggiogando per sempre la sottoscritta, si illudeva che esistesse la possibilità di concepire un'etica laica fondata sulla libertà. La storia ci insegna come sono andate poi a finire le cose. (Anche se arrendersi non bisogna - mai - davanti a quelli che Asimov, nel suo coinvolgente libro-testamento Il vagabondo delle scienze, chiamava "Gli eserciti della notte").

563.3 ...Io singolo, devo / scoprire il limite / di mente e d'universo, / per scegliere pensieri e sensazioni / e volgere a mio uso / odio disordinato o cupidigia. // Cerco, per romperlo, il mio ambito. / Sono la mia sola pietra di paragone. / Questa è più ardua prova / d'ogni altra mai prima conosciuta. / Così sto in guardia, / a ciò che mi fa uomo. // Molto è inconoscibile. /Nessun problema verrà mai affrontato / avanti che il problema esista; / io, nato alla nebbia, a spreco, / tra ipotesi mi muovo, un individuo.
[Thom Gunn - Human condition - da The Sense of Movement]

563.3.1 "Nessun problema verrà mai affrontato / avanti che il problema esista". Ecco la leggerezza dei poeti...
[E l'accezione ampia del sostantivo "leggerezza" lascia largo spazio alle interpretazioni che ognuno vorrà dare. Leggère sono infatti le ali di una farfalla e leggère sono le azioni avventate di un folle. Sta a noi decidere da che parte stare: se caricarci di (probabili ma incerti) "problemi anteriori" o se incamerare "arte e esperienza" per affrontare quelli ignoti che (sicuramente) arriveranno. Non è obbligatorio scegliere, ma forse aiuta.].

30 dicembre 2007

562.1 "Con un Lemma di concatenazione delle dimostrazioni si può invero migliorare l'operatività ammettendo la possibilità di introdurre in ogni passo o un teorema (logico o specifico) o applicare una regola di inferenza...". Correva l'anno 1996 e tu stavi percorrendo le fredde vie dei testi di Casari (se non sbaglio). Io ti seguivo assorta, persa nelle tue matrici, nelle tue forme e nei tuoi quantificatori. Com'è che diceva Quasimodo? Dovevo / ancora inventare la vita. Ecco, quella ero io.
Oggi una lettura casuale, del tutto "fuori sincrono", mi ha riportato a quel tempo e a quel luogo. E' strana la memoria, per quanto si evochi un attimo alto, va a finire che poi ti perdi in un banale profumo. (E pensare che non mi piaceva neanche. Forse perché non ero stata io a regalartelo).

562.2 Come si comunica la scienza? In questo libro Yuri Castelfranchi e Nico Pitrelli tentano di dare una risposta. Due recensioni: >>>questa che Sara Capogrossi Colognesi ha stilato per Boiler, e >>>l'altra comparsa sul portale Matematica dell'Università Bocconi di Milano.

562.3 Questa è la parte del cervello / dove brilla la memoria - gemma / dei colori - o tutti gli azzurri / e le disperazioni - i vostri nomi - / il contrappunto le secrezioni / della malattia che mi rode anche le mani / se vita normale è il triste resistere / in smarrimenti a un io mortale.
[Giancarlo Sissa - Prima della TAC - da "Prima della TAC e altre poesie", ed. Marcos y Marcos, 1998]

29 dicembre 2007

561.1 Teorizzare che si riesca un giorno a contenere la dilatazione, potenzialmente infinita, della fantasia è in verità molto arduo. Ci si prova, come si può, con certe macchine che, pur se concepite da uomini, ambiscono a surrogare (per ora in minimissima parte) certe particolarità complesse afferenti a processi logici. Siamo nel particolare più spinto. Concepire oggi un'idea universale (la sola che possa coordinarsi davvero con il concetto di fantasia) da applicare alla robotica, è utopia più che teoria. Occorrerebbe infatti che la macchina non fosse solo capace di svolgere determinate operazioni, ma sarebbe necessario che essa sapesse anche stabilire come le svolge e soprattutto perché lo fa. Detta così la cosa può apparire frutto della facondia del cantore di La Palice, ma a pensarci bene questo procedimento indotto sarebbe utilissimo anche a noi, visto che - a livello operativo - agiamo nello stesso identico modo. E gli studi sui potenziali evocati sono lì a testimoniarlo.
[Sto percorrendo un terreno minato; parlo a me stessa, non ho pretese di nessun tipo, tranne quella di conoscermi meglio e conoscere meglio anche ciò che ci spinge sulla china - ignota ma affascinante - di ciò che saremo. Di ciò che, ineluttabilmente, saremo costretti ad essere].

561.1.1 (Come posso, pensando a tutto questo, non riandare con la memoria a quell'immenso racconto di Asimov dal titolo L'ultima domanda?).

561.2 Paese delle spose infelici, bel titolo. Confesso di non aver letto nulla di Mario Desiati, avvocato poeta e romanziere pugliese dalle eredità letterarie notevoli, a quanto leggo . E' bene dunque che inizi a farlo. Comincerò proprio da qui (non appena il romanzo uscirà per i tipi di Mondadori), perché un titolo, a volte, smuove emozioni sopite. E costringe a indagare.
[Il secondo link è tratto da Book Brothers, per una scrittura a trazione anteriore... Bel sito a cui consiglio di dare un'occhiata]

561.3 Il verso "quanto di morte noi circonda" / apriva, e nella chiusa, isolato, / bene in vista / "tu sola della morte antagonista". // Ma già prima del termine di giugno / la mia palinodia divenne sorte: / nessun antagonista alla mia morte. // E sono vivo, senza rimedio / sono ancora vivo.
[Elio Pagliarani, da "La ragazza Carla", ed. Mondadori, 1962, ora in "Tutte le poesie"]

28 dicembre 2007

560.1.1 Secondo Cicerone "quelli che tutti i giorni pregavano gli dèi e facevano sacrifici perché i loro figli sopravvivessero a loro stessi, furono chiamati superstiziosi, parola che in seguito assunse un significato più ampio; invece coloro che riconsideravano con cura e, per così dire, ripercorrevano (diligenter retractarent et tamquam relegerent) tutto ciò che riguarda il culto degli dèi furono detti religiosi da relegere, come elegante deriva da eligere (scegliere), diligente da diligere (prendersi cura di), intelligente da intelligere (comprendere); in tutti questi termini c'è lo stesso senso di legere che è in religiosus". [De natura deorum, II, 72]

560.1.2 Tre secoli dopo, all'incirca, Lattanzio affronta il termine religio da ben altra prospettiva. Il cristianesimo si era espanso e radicato e, in tempi di basso impero, aveva bisogno di una teoresi nuova, anzi, per dirla tutta, aveva bisogno di una teologia. Eccola: "infatti noi siamo generati a questa condizione: di mostrare giusta e dovuta obbedienza al Dio che ci genera, di riconoscere solo lui e di seguirlo. Noi siamo stretti e legati (religati) a Dio da questo vincolo della pietà. Da qui ha ottenuto il suo nome la religione stessa e non, come interpretava Cicerone, da relegendo".
[Divinae institutiones, IV, 28, a cura di G. Mazzoni, ed. Cantapelli, Siena, 1936]

560.1.3 Premesso che vi sono chiare forzature etimologiche da ambo le parti, mi sento di dire che, se fossi "re-ligiosa", mi sentirei assai più libera di praticare il mio "culto" nel primo caso piuttosto che nel secondo. Laddove Cicerone infatti illustra una facoltà che non ha vincoli, Lattanzio si premura invece di parlare di "legami stretti", e fa esplicito riferimento al "vincolo" che in latino ha una ben definita pertinenza con il "laccio" e la "corda".
Dato che "re-ligiosa" non sono affatto, faccio della semplice accademia e lascio a chi di competenza questi miei pensieri "in libertà".

560.2 Per finire in bellezza, due eminenti appendici a quanto enunciato ieri al punto 559.1.

560.2.1 Quanto è diffusa l'opinione che nella matematica l'ipotesi non ha alcuna funzione, altrettanto con forza noi sottolineiamo che anche in matematica, quando è in divenire, l'ipotesi gioca un ruolo significativo. Del resto la matematica tende a cancellare, più di ogni altra scienza, nell'esposizione le tracce delle sue fasi di sviluppo: e questo solo ha potuto far nascere un'opinione del genere. Ma nemmeno la conoscenza perfettamente chiara delle proposizioni matematiche nasce dalla testa di Giove: è introdotta e preparata da occasionali notazioni, congetture, esperimenti mentali e anche fisici con numeri e figure geometriche .
[Ernst Mach - Conoscenza ed errore, ed. Einaudi, 1982]

560.2.2 Nella nozione stessa del conoscere è contenuta l'idea dell' andare oltre al già conosciuto, sicché un'analisi veramente completa del problema della conoscenza deve studiare non solo i singoli atti conoscitivi ma il loro succedersi in una serie, dove ciascun atto cerca di integrare e perfezionare i risultati ottenuti dagli atti precedenti.
[Ludovico Geymonat - Scienza e realismo]

27 dicembre 2007

559.1 Dubbio, dubbio e ancora dubbio. E' pur vero che ciò che conosciamo nel "qui e ora" non è mai assoluto, però possiede una base oggettiva, altrimenti non avremmo potuto considerarlo "vero". Sappiamo anche - se non siamo accecati da dogmi conservativi - che ogni "certezza" attuale potrà essere mutata in nuove "certezze" future; in altri termini, se in un tempo successivo esisteranno nuove conoscenze, esse potranno sussistere solo su basi pregresse, potranno cioè edificarsi su fondamenta precedenti, che ci faranno comprendere meglio quanto già intuivamo di sapere. Un pensiero filosoficamente e scientificamente evolutivo è quello che mi affascina, la considerazione cioè che ogni concetto è transeunte ma necessario per arrivare a mète che oggi ci appaiono impensabili.
[Nello scrivere questo penso alle intuizioni di Alexander Fleming e agli esiti di Howard Florey e Ernst Chain. Nel mio personalissimo calendario laico le date di nascita di questi tre scienziati sono cerchiate a sanguigna. Chi ha compiuto, infatti, un "miracolo" più grande di loro?].

559.2 Zadig era un nobile caldeo provvisto dalla fortuna di ogni grazia materiale e spirituale. Acquistò sapienza e saggezza alla scuola di Zoroastro e fu scelto da Moabdar re di Babilonia come giudice supremo del suo regno. Il successo gli procurò l'invidia di sapienti e cortigiani, e quando il cuore puro della regina Astartè si accese di casto amore per lui... >>>continua a leggere [Brano tratto da un articolo di Luca Tassinari (dedicato ovviamente a Voltaire) ed estratto da quell'inesauribile cornucopia che è il sito La Frusta (letteraria)]

559.3 Non farmi così sola come il vento / che si dispera in questa notte fonda / fino a morirne, interiormente sola / non farmi, come già sono da viva, / sotto la volta immensa dove è nulla / la nostra pena. In punto di lasciare / questa mia fragile vicenda, tutte / le mie dolci abitudini, e la gioia / che spesso segue all'urto del dolore, / voglio adagiarmi su una zolla d'erba / nell'inerzia, supina. E avrò più cara / la morte se in un attimo, decisa, / piano verrà, toccandomi una spalla.
[Giovanna Bemporad - Non farmi così sola - da "Esercizi", ed. Garzanti 1980]

26 dicembre 2007

558.1 La verità delle cose è sempre nell'anima... sicché devi con fiducia sforzarti di cercare e di rammentare quello che ora per caso non sai, anzi, quello che non ricordi di sapere. [Platone - Menone XXI, 85]

558
.2 Il rapporto tra preda e predatore determina un classico esempio di sistema semiotico, un sistema cioè in cui gli elementi si raggruppano in due classi reciprocamente solidali. Infatti, il comportamento della preda modifica il comportamento del predatore, ma ne è anche ovviamente modificato... >>>continua a leggere. [Da Controluce, rubrica del più ampio progetto Ulisse]

558.3 Ritrovo una sintassi nei secoli già studiati / allontanando sia l'oriente sia le nubi. / E' forte plasmare il sogno con ciò che l'idea abbraccia. / Nessuno violerà un sogno ereditato. // Ecco gelarsi, nel torace, le corse infantili / e alte che esso spinse. A volte so fermare / gli occhi sui cartelli stradali, sulla / forza d'urto precisa, che restituisce / a quel teatro la sua paura di morire. [Milo De Angelis, Ritrovo una sintassi, da "Terra del viso", ed. Mondadori, 1985]

25 dicembre 2007

557.1 Non voglio più. Nel senso che non voglio più dire: andiamo, facciamo insieme questa parte di strada che tante volte abbiamo percorso per mano, o tu avanti a me per guidare i miei passi, per impedirmi di cadere. Non verrà più quel giorno in cui credemmo di avere volontà, di proiettarla sul domani indefinito. Quel giorno in cui volevi pronunciare solo un sì sincero e al quale opposi tutti i miei più realistici no, i miei più scettici, appassionati no. Non voglio più, te l'ho detto. Perché ormai mi sono abituata a vivere di attimi, e prevalentemente di attimi notturni. Cerco nelle ombre quelle mani che mi negasti, e poi quelle che mi offristi sperando che avessi dimenticato. Ma io non dimentico, non dimentico mai la profondità di un gesto. E non dimentico nemmeno che tutto inizia per compiersi, o per finire. E di questa avventura io ho reciso le radici, ormai. Vivo di attimi, ti dicevo. Di quelli che nascono solo per portare sulle spalle gli altri che verranno. Ognuno è prezioso, non ne voglio sprecare, non ne sprecherò. E così li esaudisco tutti; non ce n'è uno che io non viva consapevole di ciò che esso è, ma anche di ciò che io sono, di ciò che potrei essere e non sarò. E' vero, a volte una repentina tenerezza, o il ricordo dei tuoi occhi, tentano di distrarmi; ma niente e nessuno può (e potrà) farlo fino in fondo, niente e nessuno può (e potrà) recidere quel legame con ciò che scorre, con tutto ciò che vuole diventare in me "qualcosa". Con tutto ciò che mi renderà "qualcuno". Nemmeno tu, nemmeno il tuo ricordo. Sappilo, mentre ti accingi a scrivere di me, come mi annunci.

557.1.1 Queste tue mani a difesa di te: / mi fanno sera sul viso. / Quando lente le schiudi, là davanti / la città è quell'arco di fuoco. / Sul sonno futuro / saranno persiane rigate di sole / e avrò perso per sempre / quel sapore di terra e di vento / quando le riprenderai.
[Vittorio Sereni, Le mani in Poesie]

24 dicembre 2007

556.1 In questi tempi di diffuso neo-oscurantismo potrà far piacere, magari non a tutti (ma alla maggioranza dei lettori di questo diario penso di sì), ripassare velocemente (ma in maniera incisiva) alcuni concetti fondamentali che hanno aiutato l'uomo a progredire nelle sue istanze di libertà e giustizia. Ecco dunque il testo (completo) del saggio Illuminismo e Scetticismo di Gianni Paganini. [Da SWIF/Biblioteca-Call for Comments (il documento è in formato .pdf)]

556.2 E in questi giorni per me assai "strani", ho deciso di riaffrontare i cari testi di quel genio assoluto (e per certi versi incredibile) che fu Tommaso Campanella. Non solo il (pur pregevole) suo capolavoro, e cioè la Città del Sole, ma anche i meno noti (ma assai più corposamente "teoretici") come la Philosophia rationalis o la Metaphysica (e non finirò mai di ringraziare mio padre per avermi lasciato in eredità quei bei tomi settecenteschi, i cui caratteri latini sembravano all'inizio così indecifrabili, ma ai quali ho finito presto per fare l'abitudine).
Mi aspettano ore di sano divertimento, e di passione. Di quella buona, intendo. Quella che solo certi libri mi sanno dare.

556.2.1 Se qualcuno volesse affrontare la vita di Tommaso Campanella (il cui corso fu già di per sé fu più avvincente di un romanzo d'avventura) consiglierei di non perdere la stupenda biografia curata da Germana Ernst per i tipi di Laterza. Potrebbe essere un ottimo "autoregalo" che sicuramente porterà pace nelle (immagino inquiete) giornate "saturnalesche"...
555.1 Della lettura di un pezzo di vera contemporanea poesia, in versi o in prosa (ma più efficace impressione è quella dei versi), si può, e forse meglio (anche in questi sì prosaici tempi) dir quello che di un sorriso diceva lo Sterne:che essa aggiunge un filo alla tela brevissima della nostra vita. Essa ci rinfresca, per così dire; e ci accresce la vitalità. Ma rarissimi sono oggi i pezzi di questa sorta.
[Giacomo Leopardi - Zibaldone, 1° Febbraio 1829]

Franco Matacotta555.2 Non cercarmi più / dietro questa parete di vento e di nebbia / non chiamarmi forte / con le tue labbra di sale e di memorie. // Guarda, come una pietra bianca / io dormo fra i solchi bruni del mio cuore / e la zingara pioggia d'autunno / batte il cembalo azzurro sulle foglie. // Domani ritornerai / e mi troverai sulla collina / con la mia fionda rossa / a colpire il crepuscolo // e in un clamore d'allodole / di là dalla dolce riva che ci separa / riudrai cantare nel verde grano memore / il cigno della nostra infanzia vissuta.
[Franco Matacotta, Cigno da "Fisarmonica rossa", ed. Darsena (Roma), 1945]

23 dicembre 2007

554.1 Con la parola e con l'agire ci inseriamo nel mondo umano, e questo inserimento è come una seconda nascita, in cui confermiamo e ci sobbarchiamo la nuda realtà della nostra apparenza fisica originale... Il fatto che l'uomo sia capace di azione significa che da lui ci si può attendere l'inatteso, che è in grado di compiere ciò che è infinitamente improbabile. E ciò è possibile solo perché ogni uomo è unico e con la nascita di ciascuno viene al mondo qualcosa di nuovo nella sua unicità. Di questo qualcuno che è unico si può fondatamente dire che prima di lui non c'era nessuno. Se l'azione come cominciamento corrisponde al fatto della nascita, se questa è la realizzazione della condizione umana della natalità, allora il discorso corrisponde al fatto della distinzione, ed è la realizzazione della condizione umana della pluralità, cioè del vivere come distinto e unico essere tra uguali. [Hannah Arendt - Vita Activa: la condizione umana, Bompiani, 1989, pp. 128-129]

554.2 Come mi affascinano i nuovi orizzonti della domotica ...
[Da Galileo]

553. Ci ho messo molto tempo ad ammetterlo, ma la filosofia dipende dalla letteratura, e non è la letteratura che dice la verità, ma solo la scienza. E la sua verità s'impone.

[Questo e (molto) altro in >>>una vecchia intervista a Michel Houellebecq a La Stampa] {via Bibliomedia}

22 dicembre 2007

552. Ecco, si scorge in alto un brevissimo sprazzo / d'azzurro cupo chiuso nel contorno d'un ramo, con dentro il punto acuto di una stella cattiva / che piccola e bianchissima si scioglie come un brivido...

Robinsoneggia
il cuore su e giù per i romanzi...

[Jean-Arthur Rimbaud - Romanzo]


21 dicembre 2007

551.1 Il dubbio è organico all'interpretazione.

551.1.1 La mancata interpretazione facilita il dubbio.

551.1.2
L'acquisizione (espressione) di un dubbio enuclea l'interpretazione.

551.1.2.1
Enucleare un'interpretazione non significa essere giunti ad una soluzione.

551.1.2.2 Enucleare un'interpretazione può facilitare la comprensione da parte di coloro i quali manifestano un'interpretazione contraria.

551.2 Per un unico dubbio possono coesistere una o più interpretazioni.

551.2.1 ...degli oggetti sensibili alcuni non invitano affatto all'intelligenza, e non necessitano di un esame più profondo, come quelli la cui sensazione è sufficiente a permetterci di giudicarne; altri invece esigono ad ogni costo un esame da parte dell'intelligenza, perché la sola sensazione non può giudicarne sanamente... Gli oggetti che non invitano a riflettere sono quelli che non destano al tempo stesso due impressioni opposte; quanti invece destano questa doppia impressione io li pongo tra quelli che invitano a riflettere; poiché l'impressione che proviamo, da vicino o da lontano che sia, non ci permette di vedere chiaro se si tratta di un oggetto determinato piuttosto che del suo contrario. [Platone - Repubblica VII, 523 b-c]

551.2.2 Il progettare proprio della comprensione ha una possibilità di sviluppo sua propria. A questo sviluppo del comprendere diamo il nome di interpretazione [Auslegung]. In essa la comprensione, comprendendo, si appropria di ciò che ha compreso. Nell'interpretazione, la comprensione non diventa altra da sé, ma se stessa. L'interpretazione si fonda esistenzialmente nella comprensione: non è dunque questa a derivare da quella... L'interpretazione non è mai l'apprendimento neutrale di qualcosa di dato. Allorché quella tipica forma di interpretazione che è l'esegesi dei testi fa appello al "dato immediato", in realtà il "dato immediato" è null'altro che l'ovvia e indiscussa assunzione dell'interpretante, assunzione necessariamente implicita in ogni procedimento interpretativo come ciò che è già "posto" a base di ogni interpretazione...
[Martin Heidegger - Essere e tempo, §32]

551.2.3 Ogni relazione umana, si tratti del conoscere o dell'agire, dell'accesso all'arte o dei rapporti fra persone, del sapere storico e della meditazione filosofica, ha sempre un carattere interpretativo. Ciò non accadrebbe se l'interpretazione non fosse di per sé originaria: essa qualifica quel rapporto con l'essere in cui risiede l'essere stesso dell'uomo; in essa si attua la primigenia solidarietà dell'uomo con la verità. E questa originarietà dell'interpretazione spiega non solo il carattere ontologico di ogni interpretazione, per determinata e particolare che sia: interpretare significa trascendere, e non si può parlare autenticamente degli enti senza insieme riferirsi all'essere. Insomma: l'originario rapporto ontologico è necessariamente ermeneutico, e ogni interpretazione ha necessariamente un carattere ontologico. Ciò significa che della verità non c'è che interpretazione e che non c'è interpretazione che della verità.
[Luigi Pareyson - Verità e interpretazione, p. II, cap. 1]

551.2.4 La comprensione è soprattutto intendersi. Così, le persone si comprendono per lo più immediatamente, oppure "si fanno intendere" fino a raggiungere una "intesa". L'intendersi è sempre intendersi su qualcosa; comprendersi è un comprendersi in qualcosa. Già il linguaggio stesso dice che questo qualcosa non è un contenuto casuale del discorso, indipendentemente dal quale il comprendersi cerchi la propria via, ma è la via e lo scopo del comprendersi stesso. E quando si dice che due persone si comprendono indipendentemente dai singoli contenuti, allora ciò significa che esse si comprendono non solo in questo o quello, ma in tutto quanto di essenziale lega le persone. Il comprendere diventa un compito specifico solo quando questa naturale comunanza di prospettive, che è il condividere uno stesso contenuto, diventi problematica. Là dove sorgono fraintendimenti o dove l'enunciazione di una opinione sorprenda come incomprensibile, accade che il naturale vivere insieme gli stessi contenuti si inceppa, e l'opinione - l'opinione degli altri, del tu o del testo, si fissa in generale come una opinione, come qualcosa di dato e di esterno.
[Hans Georg Gadamer - Verità e metodo, II p., cap. I, par. a, a]

551.3 Su un'interpretazione - enucleata, accettata e compresa - possono in futuro sorgere molteplici dubbi.
550.1 Circa il male cosiddetto sacro questa è la realtà. Per nulla - mi sembra - è più divino delle altre malattie o più sacro, ma ha struttura naturale [phýsin] e cause naturali [próphasin]: gli uomini tuttavia lo ritennero in qualche modo opera divina per inesperienza [apeiríes] e stupore [thaumasiótetos], giacché per nessun verso assomiglia alle altre. E tale carattere divino viene confermato solo per la difficoltà che essi hanno a comprenderlo.
[Ippocrate, Male sacro, in "Opere" ed. Utet, 1976]

550.1.1 Ippocrate ha liberato la medicina dalle pastoie magiche e religiose, trasformandola in scienza e indicando le basi teoriche utili alla diagnosi e alla prognosi. In questo modo, affermando cioè che la malattia non ha alcunché di "divino" (né come castigo, né come soluzione), Ippocrate apre a quel tipo di conoscenza che permette all'uomo di "adeguare" l'ambiente alla sua vita (promuovendolo così dall'idea che qualcosa gli sia "concesso" o "tolto" da qualcuno).
E' vero, esistono ancora coloro che credono ai "miracoli" e che invocano l'intervento divino come solutore in caso di malattie o incidenti ma, per i cristiani - per esempio -, invito a riflettere sul fatto che ogni papa (pur non omettendo mai di dimenticare la classica e generica accusa rivolta quasi ogni giorno nei confronti della "scienza") in caso di malattia acconsente di essere trasferito al Policlinico Gemelli, non a Lourdes...
Durante gli studi di medicina ho avuto docenti che mi esortavano a valutare la coerenza come punto basilare nella pratica medica. E' evidente che lo stesso principio non ha alcun valore in ambito religioso.

550.2 Uno sguardo su Emanuele Severino, attraverso un articolo di Gianluigi Miligi e una recensione di Armando Torno. [Da www.filosofia.it (il documento è in formato .pdf)]

550.3 Anche in Brasile (almeno formalmente) c'è un governo di sinistra, come in Italia (da noi ancora più formalmente). In compenso però in Brasile le gerarchie della chiesa cattolica non sono del tutto schierate su posizioni conservatrici. E in questo siamo diversi.
i vescovi digiunano con il popolo per sensibilizzare chi vara certe leggi ambientalmente criminali, qua i vescovi scrivono (o bocciano) le leggi per conto dei parlamentari che dovrebbero rappresentare il popolo. Anche nella sua parte agnostica o comunque non cattolica.
C'è una bella differenza, mi pare.

20 dicembre 2007

549. Ogni giorno della vita che ancora mi resta sono davvero sempre più riconoscente che la mia mente sia capace di una visione fantasiosa e soggetta ai nobili pericoli dell'allucinazione, che distinguono l'intelletto speculativo dell'umanità dall'istinto privo di sogni dei bruti. [John Ruskin - Diaries]

19 dicembre 2007

548.1 Se nelle società ad alto livello tecnologico a esprimere la complessità non possono essere i singoli individui, ma i loro ruoli e le loro funzioni, l'antico concetto di politica come governo di una società fatta di uomini con l'intento, come voleva Aristotele, di creare per essi le condizioni di una vita "buona e felice" è definitivamente tramontato e sostituito da una concezione della politica che non governa più uomini, ma azioni, interazioni, strutture, funzioni, specifiche competenze a livelli di astrazione molto differenziati, perché solo così la complessità sociale diventa compatibile con il calcolo tecnico. [Umberto Galimberti - Psiche e techne]

548.2 Leggendo l'ottimo libro che Constance Reid ha dedicato a David Hilbert mi sono chiesta spesso se qualcuno osi ancora mettere in dubbio il valore di quest'uomo che con la sua idea sui fondamenti della matematica (e, soprattutto, con la sua opera I fondamenti della geometria), ha rivoluzionato come nessuno prima la prassi teorica della matematica. Il volume, ovviamente, non si limita solo a offrire un approccio scientifico (peraltro presente e ben enucleato), ma offre ampi spazi di indagine anche al lato biografico e umano della figura di Hilbert. Ne esce fuori la personalità complessa di un uomo che ha investito moltissimo nella sua attività scientifica, senza però disdegnare altri interessi, anzi, facendo sì che questi ultimi fungessero da supporto valido e (a volte) determinante alla pratica e allo sviluppo della sua teoretica. Sono davvero entusiasta di questa prima lettura; ne seguirà a breve una seconda per riprendere in mano i fili (in alcuni casi abbastanza complessi) di alcune conseguenze logiche, che emergono forti dal complicato reticolo di assiomi hilbertiani. Questo perché, per quanto mi sforzi di emanciparmi, la mia mente è ancora permeata (fin troppo) di postulati euclidei...
[>>>qui altre note biografiche (e non solo) su David Hilbert (tratte dal sito dell' Istituto di Matematica e Statistica dell'Università di St. Andrews in Scozia)]

548.3 E per rimanere in tema, ecco alcune proprietà dei numeri primi. [Articolo di Alessandro Languasco e Alessandro Zaccagnini, da Matematica]

548.4
Sento un gran parlare da più parti (anche molto eterogenee fra loro) di "libertà di stampa" (alcuni dicono che ce n'è poca, altri che ce n'è troppa, ecc.). Non ricordo più chi fosse colui che diceva che quando qualcuno invoca troppo il concetto di "libertà di stampa" è perché, in realtà, vorrebbe abusarne. Ecco, io la penso esattamente come l'aforista ignoto: meglio parlarne meno e praticarla di più.

548.5
La precisione del cuore umano // Colori di bellezza / Forme rigorose / E poco altro / Per andare diritto // La precisione / Fra baci e parole / dispensati a casaccio // Le piattaforme solide / Dell'uomo e della donna // E le stranissime nubi / Che solo nubi scompigliano. [Paul Eluard - Poesie]

18 dicembre 2007

547.1 Dove io non ricevo alcun resto / in vita spicciola dall'esistenza, / ma segno solo ciò che spendo / e spendo tutto quello che conosco...

Vi sono nell'esperienza dei grandi poeti / tali tratti di naturalezza / che non si può, dopo averli conosciuti / non finire con una mutezza completa...

(Carmelo Bene legge Le onde di Borís Pasternàk) [Da YouTube]

547.2 "Il presupposto di una interazione efficace e non disturbata è che ciascuna parte si accorga del punto di vista dell'altra"... [Empatia, come entrare in sintonia con gli altri - da Galassiamente ]

547.3 Il fascino indiscreto della catastrofe. [Da Free lance/Galileo]

547.4 Improvvisamente mi sono sorpresa a riflettere sul fatto che il miglior amico che ho avuto è la persona con cui ho trascorso più tempo in silenzio.

547.5 Vittorio Gassman dalla A alla Z. (In tutti i sensi...) [Da Italiani]

547.6 C'è neve sulle strade e sulle piazze, sui monumenti e sui tetti, questo si intona al periodo di capodanno. Lasciò volentieri agli altri i dolciumi e gli alberi di Natale. Gli scrittori sono magnifici per il fatto che sanno assistere alla gioia dei loro simili senza subito pensare che avrebbero dovuto prendervi parte. Una stanza calda in inverno è già molto...
[Robert Walser - Diario del 1926]

17 dicembre 2007

546.1 Ogni crisi è sempre opportunità.
Raffaele Iannuzzi su Louis Althusser.
[Da L'Occidentale]

546.2 Fui oltremodo colpito dalla straordinaria affinità che esiste fra il pensiero di Marx e quello di Freud. In entrambi i casi, il primato non tanto della pratica quanto di un certo rapporto con la pratica . In entrambi i casi, un senso profondo della dialettica legata al Wiederholungszwang, all'istinto di ripetizione che ritrovavo nella teoria della lotta di classe. In entrambi i casi, e quasi con la stessa espressione, l'indicazione che gli effetti osservabili non sono altro che il risultato di combinazioni estremamente complesse di elementi molto poveri (si pensi in Marx agli elementi del processo di lavoro e del processo di produzione) senza che tali combinazioni abbiano qualcosa a che vedere con lo strutturalismo formalista di una combinatoria alla Lévi-Strauss o anche alla Lacan. Ne trassi la conclusione che il materialismo storico doveva affiorare in qualche modo nella teoria analitica, e pensai perfino di poter avanzare la proposta, a dire il vero difficilmente sostenibile sotto questa forma, per quanto non falsa, che "l'inconscio va a ideologia"...
[Louis Althusser - L'avenir dure longtemps, traduzione di Francesco Bruno]

546.3 Segnalo il >>>bel sito di Hédi Bouraoui, poeta, scrittore e saggista francofono (originario della Tunisia ma naturalizzato canadese) fra i più sensibili alle tematiche del transculturalismo.

546.4 Qual è la mia biblioteca ideale? È difficile dirlo. Talvolta vorrei una biblioteca immensa per poter trovare tutto quello che giorno dopo giorno vorrei leggere. Talvolta invece mi basterebbe piccolissima con cento libri importanti per poterli leggere e rileggere in continuazione. Certo, per ognuno di noi la biblioteca è come un vestito: talvolta troppo stretto, talvolta troppo largo. Bisogna cercare di adattarvisi. Tanti libri o pochi libri, l'importante è amarli: amare il loro profumo, amare le loro pagine, amare i loro caratteri e amare i loro autori. Ogni libro è un viaggio e la biblioteca rappresenta i viaggi più belli e straordinari che ognuno di noi possa immaginare.
[Rosellina Archinto - da Passi del leggere a cura di Piero Innocenti e Cristina Cavallaro, ed. Vecchiarelli, 2003]

546.5 Sono presente in te nella misura in cui tu mi riconosci ma (e vedi come sono brava) riesco a riconoscermi in te anche se tu non sei presente. E' questo il rigore - tutto femminile - dell'attesa.

546.6 Il primo movimento della V sinfonia di Beethoven, diretto rispettivamente da Arturo Toscanini (NBC Symphony Orchestra), da Herbert von Karajan (Berliner Philarmoniker), da Leonard Bernstein (Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks) e da Daniel Barenboim (Berliner Philarmoniker). [Tutti i video sono tratti da YouTube]

16 dicembre 2007

545.1 Nasce il sito della Biblioteca digitale italiana . [Da Adnkronos]

545.2 Il concetto di "interpretazione delle culture" che è proprio del metodo interpretativo o ermeneutico e che per un antropologo è sempre valido - equivale a dire che i fatti con cui si ha a che fare non sono chiari. Non si sa perché le persone agiscano in determinati modi, né quale significato attribuiscano alle loro azioni. L'applicazione di sistemi di significato, come avviene nell'ermeneutica, rappresenta un tentativo di affermare che il nostro compito è soprattutto esplicativo, al fine di scoprire quali sono le intenzioni delle persone. Si ha comunque a disposizione un modello testuale, o un'azione da utilizzare come un'analogia testuale seguendo le ricorrenze. Esso dev'essere compreso per quello che le persone, a livello conscio o inconscio - ma per lo più a livello inconscio - pensano che sia. Il problema quindi è cercare di scoprire non tanto come funzioni una macchina quanto come si debba leggere un testo... [Clifford Geertz - Intervista tratta dalla collana in dvd Aforismi di filosofia, vol. III, "Antropologia"]

545.3 Ecco Google Knol. C'è chi, come Elisa di Blogosfere high tech, dà già per spacciata Wikipedia, e c'è invece chi, come Guido Vetere della galassia Nòva100, è assai più scettico sul fatto che questo possa avvenire. Personalmente sono sempre stata convinta che più sono le voci, più ampia è la possibilità di trovare ciò che cerchiamo. Ma è naturale che, sullo specifico argomento, io non abbia certezze. Staremo a vedere.
[Fonte primaria: Google Operating System]

545.4 Dal passato romano la liberta Vetilia Egloge ci restituisce una parte di sé e un fregio che immagino bellissimo. [Da Il Nuovo Giornale di Modena]

545.5 La metafora è un'ipotesi che rende rilevanti certi dati e irrilevanti altri, strutturando e guidando le nostre percezioni: spesso essa contiene degli stereotipi, e cioè delle immagini mentali, o idee, che danno una valutazione su un gruppo di persone non tenendo in conto alcuna differenza individuale. L'uso degli stereotipi può condurre alla formulazione di pre-giudizi, che sono in sostanza opinioni prive di conoscenza reale dei fatti.
[Maria G. Di Rienzo - Che il pregiudizio non blocchi la conoscenza - dalla rubrica Mente in pace del portale targatocn.it]

545.6 Qual è il rapporto fra letteratura e saperi? E fra letteratura e "sapere traduttologico"? Che cosa può sapere una finzione letteraria delle teorie e delle pratiche traduttive? In che modo la letteratura pensa la propria traducibilità, lo statuto del traduttore e del suo lavoro nelle rappresentazioni dei mondi d’invenzione?... [Su Fabula si parla del libro di Antonio Lavieri, Translatio in fabula. La letteratura come pratica teorica del tradurre (che a questo punto mi è venuto voglia di leggere)].

15 dicembre 2007

544.1 Una valutazione oggettiva di una tradizione di ricerca è legata in modo decisivo al processo di soluzione dei problemi. La stessa idea che un'entità come una tradizione di ricerca (che non effettua predizioni, che non risolve problemi specifici, che è fondamentalmente normativa e metafisica) possa essere oggettivamente valutata, può sembrare paradossale. Ma niente può essere più esatto di questo, perché noi possiamo dire con tutta chiarezza che una tradizione di ricerca che ottiene successo, è una tradizione di ricerca che, attraverso le sue teorie componenti, porta alla soluzione adeguata di un numero sempre maggiore di problemi empirici e concettuali.
[Larry Laudan, "Il progresso scientifico", ed. Armando, 1979]

544.2 Forse a qualcuno potrà interessare. E' online Ciao Robot, un portale dedicato alla Robo(e)tica e gestito dagli autori del documentario omonimo.

544.3 Sull'uso teoretico e sull'uso pratico della ragione in Kant. [Da filosofico.net]

544.4 Sbarbaro, estroso fanciullo, piega versicolori / carte e ne trae navicelle che affida alla fanghiglia / mobile d'un rigagno; vedile andarsene fuori. // Sii preveggente per lui, tu galantuomo che passi: / col tuo bastone raggiungi la delicata flottiglia, / che non si perda; guidala a un porticello di sassi...
Che bello, qualcuno ancora si ricorda di Camillo Sbarbaro, e lo fa con un convegno, un libro, due mostre fotografiche e con i versi che gli dedicò Eugenio Montale. [Da IVG.it]

544.5 Volevo parlare di questo articolo del New York Times dedicato all'Italia, perché mi ha molto colpito. Poi mi sono accorta che nella blogsfera e nella stampa italiana, ieri, se n'è parlato fin troppo diffusamente.
E allora ho deciso di soprassedere.

544.6 Pomeriggio in parte dedicato alla lettura di Tutto il mondo ha voglia di ballare di Alberto Garlini, così permeato dalla figura di Pier Vittorio Tondelli (tanto quanto il precedente Fútbol bailado lo era di quella di Pasolini). Un romanzo a tratti onirico, a tratti doloroso che ci riconsegna alla memoria (visti con la lente deformante della logica contemporanea) gli anni Ottanta, che per alcuni furono "mitici", mentre per altri non sono stati che l'inizio di quel degrado morale del nostro Paese che già Pasolini aveva preconizzato e che Garlini in qualche modo "certifica", consegnandoci l'analisi (letteraria e antropologica) di una "civiltà sociale" ormai inconsapevole del proprio distacco dalla sfera morale (e aggiungerei anche da quella sentimentale). Una società dove i rapporti umani tra gli individui sono contrassegnati da un grado utilitaristico e da una tendenza all'abitudine (addirittura alla compulsione) tanto marcati, che lo scenario che si apre sul futuro porta con sé una parola che i poeti conoscono bene: desolazione. Una desolazione rassegnata e senza sbocchi perché i poeti, ormai, non li ascolta né li legge (veramente) più nessuno.

14 dicembre 2007

543.1 Tra gli svariati concetti che costituiscono il vario tessuto della conoscenza umana se ne danno alcuni che sono destinati anche al puro uso a priori (prescindendo pienamente da ogni esperienza): questa loro facoltà richiede sempre una deduzione. In effetti, a dimostrare la legittimità di un tale uso non sono sufficienti le prove tratte dall'esperienza: per fare ciò occorre piuttosto sapere come questi concetti possano riferirsi ad oggetti, che essi peraltro non ricavano affatto dall'esperienza. La spiegazione del modo in cui tali concetti possono riferirsi a priori ad oggetti, io la chiamo dunque deduzione trascendentale dei medesimi concetti, e la distinguo dalla deduzione empirica, che indica il modo in cui un concetto è stato acquisito mediante l'esperienza e la riflessione sull'esperienza, e che riguarda quindi non già la legittimità, bensì il factum attraverso il quale è sorto il possesso. [Immanuel Kant - Critica della ragion pura, Parte I, Analisi trasc. - Libro I - Cap. II - Sez. I - § 13]

543.1.1 Letto quanto sopra credo che quando Husserl parlava di "protensione" lo faceva con cognizione di causa e con solide radici... (che anche Kant però aveva, e nel dire questo penso per esempio a Christian Wolff, che a sua volta doveva molto a Leibniz, e così su su fino ad Aristotele - in una specie di paramparā filosofica...).

543.2 E mentre l'Europa guarda avanti con il Trattato di Lisbona, Lisbona guarda indietro ai suoi fantasmi ...[Da La Stampa e cafébabel.com]

543.3 Cose interessanti stanno accadendo in Svizzera (nel quasi totale disinteresse della stampa italiana). [Da swissinfo]

543.4 Tutto ciò che è profondo ama la maschera; le cose più profonde hanno per l'immagine e l'allegoria perfino dell'odio. (...) Ogni spirito profondo ha bisogno di una maschera: e più ancora, intorno a ogni spirito profondo cresce continuamente una maschera, grazie alla costantemente falsa, cioè superficiale interpretazione di ogni parola, di ogni passo, di ogni segno di vita che egli dà. [Su Tellus folio il resto di Nietzsche e la maschera]

543.5 Guarirai. Si odono i treni / lontani, - e la città notturna / perde la tramontana / operosa, e si addorme / un attimo in attesa / di un vento di campane. [Sandro Penna - Poesie]

543.5.1 Da non perdere assolutamente il saggio breve ma intenso di Daniela Marcheschi che Avagliano ha pubblicato da poco con il titolo Sandro Penna. Corpo, tempo e narratività . Sembrerà di rileggere ancora (e più ricche) le liriche del grande poeta, sembrerà di averlo quasi a fianco mentre, passeggiando in una sera senza quasi più sole, ci illustra il tempo trascorso su un verso, quello passato a farlo decantare e quello speso per trasmetterlo a noi. Una lettura davvero impagabile.

13 dicembre 2007

542.1 Che qualcuno parli di Peer review in Italia, in relazione alla ricerca, a me pare quasi fantascienza (mentre all'estero se ne parla eccome, e lo si fa da quasi un secolo), eppure dovremo arrivarci anche noi, prima o poi. Non sarà facile, perché dovremo fare i conti con le gerontocrazie oligarchiche del ceto politico e del clero, le quali non credo abbiano nessuna intenzione di cedere le loro rispettive sfere d'influenza (e di ricatto) a vantaggio dell'interesse collettivo e generale.

542.2 Chi è la donna che Ferruccio Parazzoli tratteggia "in negativo" nel suo romanzo Quanto so di Anna, lasciando a noi lettori la responsabilità di ricomporre i pezzi della sua vita?
Lei dice di sé: Nulla mi può più ferire. Non potrei dare a nessuno la specie d'amore che io vorrei. Voglio guarire dalla vergogna di non trovare mai ciò che cerco, di continuare a desiderare qualcosa che non trovo...
Il rapporto tra Anna e Etty Hillesum, che l'autore introduce con sagacia, mi è subito apparso pertinente con il corso e l'esito del libro, che infatti resta "sospeso" (come in certe pagine di Murakami, solo per fare un esempio). Un romanzo coinvolgente e per certi versi irrisolto quello di Parazzoli (laddove però la "soluzione" sarebbe stata del tutto incoerente con il personaggio, la vicenda e la filosofia dell'opera). Credo che la figura di Anna sia racchiusa tutta in quanto il narratore afferma in un momento chiave della vicenda: E' il buio la matrice di ogni storia. Dall'oscurità la nascita, nell'oscurità la morte.

542.3 Pasa kynesis atelès, "ogni movimento è sintomo di imperfezione" (Aristotele, Metaphys., IX, 1048 b 28 e Phys., III, 201b 30).
Comincia così (ed è tutto dire...) il saggio Lo sviluppo della gnoseologia moderna di Giovanni Boniolo, integralmente leggibile >>>qui. [Per chi volesse scaricarlo e/o stamparlo >>>questa è la versione.pdf]

542.4 La società che ho sempre sognato di Aldo Chiarle. [Da Avanti!]

12 dicembre 2007

541.1 La tragedia è imitazione non di uomini ma di azioni e di modi di vita; non si agisce dunque per imitare i caratteri, ma si assumono i caratteri a motivo delle azioni; pertanto i fatti, cioè il racconto, sono il fine della tragedia, e il fine è la cosa più importante di tutte.
[Aristotele - Poetica, 9]

541.2 Sul detto comune: «questo può essere giusto in teoria, ma non vale per la pratica».
[Dal Bollettino telematico di filosofia politica]

541.3 Dal portale Iperbole della rete civica di Bologna, nella sezione Cultura (puntando sulla scritta "collezioni"), è possibile accedere, attraverso un motore di ricerca interno, ai singoli pezzi delle raccolte d'arte e archeologia dei vari musei cittadini. [Io ho provato a digitare "etrusco" (spuntando il solo Museo Civico Archeologico) ed è uscito fuori >>>questo]

541.4 In molti lo sapranno già, ma per quei pochi a cui fosse sfuggito annoto che a Novembre è uscito in italiano il nuovo libro di Alice Munro, La vista da Castle Rock. Come al solito imperdibile.

541.5 In Australia qualcuno ha identificato l'Armani della letteratura italiana... [da The Sidney Morning Herald].
(Nelle quattro pagine dell'articolo ci sono a mio avviso alcune "perle").

10 dicembre 2007

540.1 L'autentico "movimento" delle scienze ha luogo nella revisione - più o meno radicale e a se stessa trasparente - dei loro concetti fondamentali. Il livello di una scienza si misura dall'ampiezza entro cui è capace di ospitare la crisi dei suoi concetti fondamentali. In queste crisi immanenti delle scienze, entra in oscillazione lo stesso rapporto fra il procedimento positivo di ricerca e le cose che ne costituiscono l'oggetto. Un po' dovunque le diverse discipline sentono oggi la necessità di impostare la ricerca su nuove basi. [Martin Heidegger - Essere e tempo, Intr. cap. I, §3]

540.2 Dunque ciò che ci aspettiamo sarebbe in realtà già accaduto? (da New Scientist Environment)

540.3 E poi perdersi fra i comici Mimiambi di Eroda, e scoprirsi a ridere per niente, come accadeva un tempo e come accadrà ancora. Perché ridere è il concetto primario di chi vuole vivere e sa che c'è un tempo per tutto, e che la felicità di oggi può essere la disperazione di domani. Ma può accadere anche viceversa, come mi ha insegnato fin da piccola Montaigne. (Stavo per scrivere per fortuna, ma non è per la "fortuna" che accadono - o non accadono - certe cose: ma per noi).
539.1 Due citazioni ispirate dai post che due amiche hanno da poco pubblicato. La prima è tratta da Meno di un giorno di Camillo Boito ed è dedicata a Giulia e al suo scritto Tempo lineare, tempo ciclico (tratto da Jünger):

Guardavo l'oriuolo: Questa frase del Re Giovanni: "Veglio su voi come il minuto su l'ora", mi passò nel cervello. L'idea dell'eternità, che non si afferra meditando alla lunga serie dei secoli, diventa chiara seguendo il cammino lungo della lancetta dei minuti. Il polso batte diseguale, rapido; una irritazione convulsa invade tutte le membra; si sente l'attimo che, impassibile, crea l'infinito: e la caduta di questa stilla di tempo nel mare senza sponde pare meschina e immensa, ridicola e spaventosa come il picchiettare del tarlo nelle veglie di una lunga notte...

539.1.1 L'altra è ricavata invece da La dotta ignoranza di Nicolò Cusano e mi è sovvenuta in mente leggendo il post di Sabrina intitolato Dell'ignoranza e di come conviverci con allegria e profitto:

Un intelletto sano e libero conosce ed abbraccia con amore quella verità che aspira insaziabilmente di raggiungere quando va indagando su ogni cosa con il procedimento discorsivo che gli è insito[...]. Ma l'infinito, in quanto infinito, poiché si sottrae ad ogni proporzione, ci è sconosciuto[...]. Il numero include in sé tutto ciò che può essere proporzionato[...] per questo, forse, Pitagora pensava che tutto esiste, ha consistenza ed è intelligibile in virtù dei numeri[...] Invece a Socrate sembrava di non conoscere null'altro che la propria ignoranza[...], allora vuol dire che noi desideriamo sapere di non sapere, dato che il desiderio di sapere, che è in noi, non dev'essere vano. E se potremo conseguirlo appieno, avremo raggiunto una dotta ignoranza. La cosa più perfetta che un uomo quanto mai interessato al sapere potrà conseguire nella sua dottrina è la consapevolezza piena di quell'ignoranza che gli è propria. E tanto più egli sarà dotto, quanto più sarà ignorante.
[Libro I, cap. I, ed. Rusconi, 1988 - Versione dal latino di Giovanni Santinello]

539.2 Per cui - Per cui / un vecchio come me si alza dalla sua / sedia senza vacillare e si guarda / d'intorno. E s'accorge, senza averne / spavento, che il tempo scivola come / rena, e che il nuovo è tutto da venire / ancora tutto da venire: e sente / dire in sé sommessamente, dalla vita: / siamo parte dell'humus che prepara / il futuro, noi che ce ne andiamo.
[Carlo Betocchi - Prime e ultimissime, ed. Mondadori, 1974]

09 dicembre 2007

538. La rivista spagnola di filosofia A Parte Rei dedica interamente il suo ultimo numero alla figura filosofica di Gianni Vattimo [il caricamento della pagina potrebbe risultare un po' lento per chi non avesse una connessione ADSL, è infatti inclusivo di un intervento video di Vattimo stesso (in castigliano); eventualmente >>>qui è leggibile il solo sommario della monografia con la possibilità di accesso agli articoli, tutti disponibili in formato .pdf (e naturalmente tutti in castigliano)].
537.1 Il fine della poesia è quello di manifestare le idee (i gradi di oggettivazione della volontà) per comunicarle all'uditore con tutta la precisione e la vivacità con cui lo spirito del poeta le ha concepite. Le idee sono essenzialmente intuitive: benché dunque ciò che in poesia si comunica direttamente con la parola si risolva in concetti astratti, risulta nondimeno evidente l'intenzione di presentare all'intuizione del lettore, sotto i segni rappresentativi di questi concetti, le idee, la vita: il che non può riuscire, se il lettore non concorre con la sua immaginazione. Ma per eccitare l'immaginazione e per dirigerla a questo fine, bisogna che i concetti astratti che costituiscono la materia prima così della poesia come della più arida prosa, vengano coordinati in modo che le loro sfere si intersechino, e nessuno resti nella sua astratta generalità; bisogna inoltre che un'immagine intuitiva venga a sostituire il concetto nell'immaginazione, e che la parola del poeta modifichi sempre più tale immagine, per adattarla a ciò che si propone di esprimere. Come il chimico sa ottenere un precipitato solido da liquidi perfettamente chiari e trasparenti, il poeta sa, per così dire, precipitare il concreto, l'individuale, la rappresentazione intuitiva dell'universalità astratta e trasparente dei concetti; e ciò grazie al segreto con cui li sa combinare. L'idea infatti non è conoscibile che per intuizione, e la conoscenza dell'idea è il fine dell'arte. La maestria, tanto in poesia che in chimica, sta nel sapere ogni volta ottenere il precipitato che si desidera. [Arthur Schopenhauer - Il mondo come volontà e rappresentazione, §52]

537.2 Parol sono i quaderni d'arte e di epistemologia dell'Università di Bologna. C'è molto materiale interessante fra i link (è possibile anche effettuare ricerche con il motore interno del sito). Io, per esempio, mi sono perduta in questo denso articolo di Vanessa Chizzini intitolato Fernanda Pivano e la letteratura americana del '900.

537.3 Minerva è il sito di Storia, epistemologia e didattica della chimica curato da diversi enti, fra cui il Dipartimento di Chimica Generale ed Organica applicata dell'Università di Torino. Anche qui ricco materiale e un motore per le ricerche interne.

537.4 E' uscito il numero di dicembre di Recensioni filosofiche.
Buona lettura (non è un augurio, è una certezza).

537.5 Una specie di canto - Attenda il serpe sotto / la gramigna / e la scrittura / sia di parole, lente e rapide, affilate / a colpire, quiete ad attendere, / insonni - // a conciliare con metafore / le persone e le pietre. / Componi. (Niente idee / se non nelle cose) Inventa! / Sassifraga è il mio fiore, che spacca / le rocce. [William Carlos Williams - da Poesia americana del dopoguerra, ed. Schwarz, 1958. Trad. di Cristina Campo]