akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

31 luglio 2007


Chissà se la sentiamo tutti, nei momenti di grazia, quella musica lieve che c'è dentro di noi, una marcia malinconica da principio, che viene avanti e sale di tono come se si avvicinasse, sembra un esercito che spunta in lontananza su una collina, le lance che brillano nel sole, e poi nel polverone che si dirada lo vedi avanzare compatto, sfavillante, un esercito che non sai dove vada, ma sai che contiene il futuro, tutte le cose che hai avuto e quelle che avrai, e di colpo il cuore si allarga in una specie di esultanza naturale. Vorrei andare incontro a quei soldati, chiedergli dove stanno andando e cosa mi si prepara, ma so che non danno risposte, sembra che non mi vedano, sfilano silenziosi senza che si oda il rumore scandito dei loro passi, in una musica di corni che mi rapisce, le armature che mandano bagliori, e la loro forza mi contagia, vorrei mettermi al passo con loro ma so che è impossibile raggiungerli, così li guardo allontanarsi e sparire, misteriosi come sono venuti, solo che qualcosa è mi è successo dentro, come se mi fossi riconosciuta, con una consapevolezza che non avevo mai avuta sulle battaglie che verranno, la pienezza di sentire il mondo a portata di mano. Basta stendere un braccio per toccarlo...

Carlo Castellaneta
Progetti di allegria
Ed. Rizzoli, 1978

30 luglio 2007


Il fatto che la filosofia, chiamata dalla sua specifica e generale esigenza a interpretare la vita nella sua totalità e profondità, non si sia occupata quasi per nulla di una delle potenze più decisive dell'organizzazione della vita, dovrebbe davvero farci riflettere. Per esempio: a parte i tentativi nel complesso unilaterali di Platone e Schopenahauer, dove mai si è indagata più profondamente l'essenza dell'amore? Se un oggetto è degno di considerazione filosofica nella misura in cui la vita vi trova forma e potenza, elevazione e annientamento, allora una teoria e una metafisica dell'amore sarebbero almeno altrettanto importanti quanto la teoria della conoscenza o la metafisica dell'arte.

George Simmel
Das Problem des Schiksals
(Il problema del destino)
dalla rivista "Die Geisteswissenschaften"
nr. 1 (1913)

°


Agricantus
Carizzi r'amuri


Amore la notte estenua.
Amore
ancora non ti ho detto tutto il mio amore
Come il profumo di una gardenia appassita
o il vago luccichio di un vecchio 33 giri
qualcosa della giovinezza indugia
in quella voce stanca
in quel volto sbiancato
mentre la morte
suo ultimo amante
le accarezza la gola
Tanto che
quella giovinezza
quella vita
tutta la vita
diventa
un semplice
addio.

Desmond Egan
da Collected Poems

29 luglio 2007


Abbiamo dapprima scomposto i dati vissuti elementari in ingredienti individuali, cioè le sensazioni, e poi in ingredienti generali, le qualità. Mediante le costituzioni sin qui effettuate, questi ingredienti sono stati suddivisi in campi principali (classi di senso) e scomposti in componenti (principalmente: qualità nel senso più stretto, intensità, segno locale). All'interno dei campi principali essi sono stati inoltre ordinati qualitativamente e, in parte, anche spazialmente. Gli stessi dati vissuti elementari sono stati posti, in un primo tempo, in un ordine temporale provvisorio, e quindi inseriti in una serie temporale completa nel mondo visivo, con l'ausilio della coordinata temporale e del punto di vista.
I dati vissuti elementari così ordinati, i loro ingredienti e le loro componenti, e le più complesse formazioni che debbono venir costituite da essi formano il "campo degli oggetti consci propri", o "la mia coscienza". Questo campo forma la base del campo psichico proprio. Esso viene completato mediante l'introduzione degli oggetti "inconsci" [...].
La costituzione degli oggetti inconsci ha lo scopo di costituire il campo degli oggetti psichici propri come un campo in cui i processi abbiano una regolarità più completa di quella che vige nel campo parziale del conscio. La forma della costituzione ha una certa somiglianza con quella del mondo fisico [...] ma, a differenza di quanto accade nel mondo fisico e ancor più in quello che è oggetto della scienza fisica, non si deve raggiungere una regolarità generale in senso rigoroso e nemmeno per approssimazione convergente; certi processi (ossia le percezioni) si formano sempre in modo immediato, senza essere condizionati da quelli precedenti.

Rudolf Carnap
da La costituzione logica del mondo
- Pseudoproblemi nella filosofia -
cap. IV - Progetto di un sistema di costituzione
§132. Il campo psichico proprio
a cura di Emanuele Severino
Ed. Utet

Il tempo presente e il tempo passato
sono forse presenti entrambi nel tempo futuro,
e il tempo futuro è contenuto nel tempo passato.
Se tutto il tempo è eternamente presente
tutto il tempo è irredimibile.
"Ciò che poteva essere" è un'astrazione
che resta una possibilità perpetua
solo nel mondo delle ipotesi.
Ciò che poteva essere e ciò che è stato
tendono a un solo fine, che è sempre presente.
Passi echeggiano nella memoria
lungo il corridoio che non prendemmo
verso la porta che non aprimmo mai
sul giardino delle rose. Le mie parole echeggiano
così, nella vostra mente.
Ma a che scopo
esse smuovano la polvere su una coppa di foglie di rose
io non lo so...

Thomas S. Eliot
da Burnt Norton
in "Quattro Quartetti" (1943)
ora in Opere (1904-1939; 1939-1962)

°

28 luglio 2007


Assoluto è soltanto il problema: tutte le soluzioni sono relative. Assoluta è la domanda: tutte le risposte sono parziali. Per l'uomo la risposta non è il libro di filosofia ma la struttura, la coerenza o la non coerenza, l'armonia o la disarmonia, del libro vivente formato da tutte le sue azioni, da tutti i suoi comportamenti, dalla storia della sua vita inserita nella storia degli altri, morti e viventi, presenti e futuri. Limitata temporalmente, ogni vita, come ogni civiltà, è la risposta relativa, ma concreta, all'eterna e insolubile domanda che si ripresenta inviolabile. Il fatto che si possa vivere una sola volta, che non si possa cancellare ciò che si è vissuto, che non si possa tornare indietro, che il tempo sia irreversibile, fa sì che ogni azione compiuta, che ogni vita vissuta, sia vissuta per sempre. L'irreversibilità temporale innalza la nostra vita, proprio per la finitezza dei limiti che la costituiscono, a valore o a disvalore per l'eternità. Così coloro che sono vissuti, sono vissuti e vivranno per sempre.

Enzo Paci
da Il nulla e il problema dell'uomo
Cap. VII - Tempo esistenza e relazione
Ed. Bompiani, 1988

27 luglio 2007


...Si accende a ora tarda
lo scherno della luna ancora intatta
inviolata
sulla nera deriva sul tramestìo delle acque.
Sul risucchio sul nero scorrimento
altre si accendono sulla riva di là
- lampade o lampioni - anche più inaspettate,
luci umane evocate di colpo - da che mani
su quali terrazze? - Le suppongo segni convenuti
non so più quando o con chi
per nuove presenze o ritorni.
Facciamo che da anni t'aspettassi -
Da un codice disperso è la mia controparola.
Non passerà la barriera di tenebra e di vento.
Non passerà il richiamo già increspato d'inverno
a un introvabile
traghettatore.
Così lontane immotivate immobili
di là da questo acheronte
non provano nulla non chiamano me
né altri quelle luci...

Vittorio Sereni
da Un posto di vacanza
in Poesie

La coscienza d'essere viene data in dono solo a chi ha provato la disperazione. La nostra coscienza ha questo di caratteristico: che può dire di essere, solo chi ha guardato in faccia alla morte. E' infatti se stesso solo chi ha rischiato la propria natura fenomenica [...].
E' incalcolabile la quantità di dolore che emerge in certe situazioni e che in altre può essere dominato, ma mai ignorato. Ci sono dolori fisici che sempre ritornano e che si devono sopportare; infermità che, oltre a minacciare la vita, demoralizzano l'uomo menomandone la natura; sforzi impotenti che logorano e spezzano la volontà tesa al superamento, e che invece del volto reale della nostra natura, ne lasciano trasparire uno trasfigurato; indebolimenti dello spirito di cui siamo perfettamente consapevoli e che riducono la vita a un livello in cui, pur continuando a vivere, si ha la sensazione di morire [...].
Il dolore è limitazione dell'esserci, è parziale annientamento; dietro ogni dolore c'è la morte. Ci sono molte differenze nel genere e nell'intensità del dolore, ciascuno ha la sua parte da sopportare, nessuno è risparmiato.

Karl Jaspers
Filosofia
Libro II, cap. VII
(Situazioni-limite)
Ed. Utet, 1978

Trad. di Umberto Galimberti

26 luglio 2007


Aperto -
così t'era
il suo libro
stato giosamente offerto,
perché tu ne leggessi il leggibile,
il nero, il bianco,
il testo, i suoi intervalli
per te e per gli altri, ancora
più inesperti,
che non osavano farlo.
E il molto appreso
dovevi tu
in parola ricambiarlo.

Mario Luzi
da Frasi e incisi di un canto salutare
in L'opera poetica



Le voci si perdevano in lontananza per la strada, con scoppi rari e improvvisi di allegria. Tutto intorno, sotto il cielo stellato, si faceva un gran silenzio, e il grillo canterino si mise a stridere sul ciglio della ferrovia.

Giovanni Verga
L'ultima giornata
in Per le vie
(1883)


25 luglio 2007


E' necessario che tu impari tutto:
sia la Verità che non fa tremare il cuore,
sia le opinioni degli uomini, dove non risiede mai la certezza.
Ma ugualmente anche questo apprenderai, e cioè come le apparenze
cerchino orgogliosamente di affermarsi passando ovunque,
fino a contaminare ogni cosa.

Parmenide
[fr. I, 28-32]
in Die Fragmente der Vorsokratiker (Diels-Kranz)
11ª ediz., Berlin, 1964



Enigma
The eyes of truth

24 luglio 2007


Il tempo è la sola narrazione che conta. Estende gli eventi, rende possibile la sofferenza e la fine della sofferenza, ci fa vedere la morte e ce la fa dimenticare.

°

«Una storicità profonda penetra il cuore delle cose, le isola e le definisce nella loro coerenza, impone ad esse ordini formali implicati dalla continuità del tempo». Nella prospettiva teorica delineata da Giacomo Marramao la «continuità del tempo», che Michel Foucault indica qui come contrassegno del moderno, non è semplice vettore, bensì forma transpolitica per eccellenza, che involve la fitta trama delle categorie filosofiche fondamentali della costellazione moderna. Senza il tempo-storia cumulativo e irreversibile – senza la temporalizzazione della storia – non si darebbe il processo di secolarizzazione nel significato più esteso che è venuto assumendo: ossia di passaggio della società occidentale dalla spazialità rituale degli ordini gerarchici alla fase dinamica della piena autodeterminazione del soggetto. Con questo libro fondativo, da cui ha preso avvio la sua riflessione ventennale intorno all’«impensato» dell’idea di secolarizzazione, Marramao ha anche aperto la saggistica filosofica italiana agli esiti della Begriffsgeschichte tedesca: la storia concettuale che indaga sia la genesi e le trasformazioni del grande lemmario teoretico-politico, sia gli elementi figurali e i complessi metaforici che intervengono nella costituzione dell’«immagine del mondo» lungo la linea di confine tra metafisica e politica, scienza e multiverso delle pratiche.

Giacomo Marramao
Potere e secolarizzazione
Le categorie del tempo
Bollati Boringhieri

°

"Perché il tempo non passa, vicino a te?
E tu, qual è la tua terra, hai una
madre?" gli chiesi. Era seduto

ancora sullo scalino, i gomiti
poggiati sui ginocchi ora, il volto bruno
piegato in basso, come se cercasse

un anello, una gemma caduta
al suolo ma senza muoversi, solo
scrutando. Non rispondeva. Il bianco

della polvere della sua giacca era scivolato
un poco su di me, che gli stavo fianco
a fianco.

Giuseppe Conte
da Dialogo del poeta e del messaggero
Il nuovo Specchio Mondadori, 1992


°

23 luglio 2007


Ci sono momenti - soprattutto quelli che qualcuno potrebbe definire "di passaggio" - in cui certe scelte sembrano assolutamente obbligate, ineludibili. E invece, a pensarci bene, è proprio in questi momenti che mi sono sorpresa a trovare non una, ma - a volte - molte possibili alternative.
Perché non mi è mai piaciuto ciò che "mi obbliga", ma solo ciò che scelgo.

°

Molti sono quelli che biasimano la Provvidenza per aver permesso ad Adamo di peccare. Oh lingue stolte! Quando Dio lo fornì di ragione, Egli lo fece libero di scegliere, poiché ragionare non è altro che scegliere; altrimenti Adamo sarebbe stato un mero automa, uno di quegli Adami che vediamo nelle rappresentazioni dei burattini...

John Milton - Areopagitica (1644)
Ed. Laterza, 1987
a cura di Giulio Giorello
(il grassetto è mio)

°


La (difficile) scelta di Noodles

21 luglio 2007


Lei era spaventosamente di primissima qualità, e non aveva nulla da nascondere.
Tranne il passato.

Zelda Fitzgerald
La stravagante ragazza delle Follie
da "Lembi di paradiso", Mondadori 1975
Traduzione di Bruno Oddera

°

E così continuiamo a remare, come barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato.

Francis Scott Fitzgerald

da Il grande Gatsby

°

20 luglio 2007

Qualcuno ha scritto che la vera felicità consiste nel non aver bisogno della felicità. Sentenza ineccepibile, ma - almeno all'apparenza - inapplicabile.

°

E' da qualche anno che Adelphi ha deciso di ripubblicare le opere di Goffredo Parise. Oggi ho ripreso in mano i suoi Sillabari che, si racconta, siano nati quando - in un'epoca segnata da troppa politica, da slogan e linguaggi burocratici e astrusi, il giornalista e scrittore veneto, vide tra le mani di un bambino un sillabario. Lo aprì e vi lesse: L'erba è verde. Sentì il monito che lo invitava, più di tante ideologie, a cercare i sentimenti e, partendo da questo richiamo, iniziò a pubblicare sul Corriere della Sera brevi racconti di vita e di poesia. Erano fulminei, concentrati, tesi a una cura estrema, eppure limpidi, dolci. Da Amore, Affetto, Amicizia, a Bacio, Bontà, Carezza, Cuore, e via con Felicità, Gioventù, Guerra, Ingenuità, Odio, Paura, Povertà.
Lo scrittore (e grande giornalista, come ormai non ne esistono più) evoca qui, proprio come in un vero sillabario, i suoi mondi perduti, fatti di immagini meravigliose. Declina tutti gli aspetti della semplicità. Peccato che si sia dovuto fermare a Solitudine. Sarebbe stato bello sapere come avrebbe svolto il tema (ora per me così necessario) della Speranza...

°

Allo scorrere del mio sangue / ti inseguo nella polvere /delle arene / e dei fiumi / in immagini salendo e discendendo nell'aria / con uccelli impazziti / alberi senza foglie / fogli senza parole / inseguo l'implacabile successione del concreto / quando ritorno all'essere primario / per ascoltare il rumore delle sorgenti interiori / credo allora nella possessione dei corpi / e nell'estinzione delle anime / nel tremare della luce / quando spunta il sole di un nuovo giorno / vieni dunque moltitudine di suoni / e perditi nei mille spigoli del sole e della pioggia / mio demone Poesia.

Ricardo Silva Santisteban da Terra incognita

19 luglio 2007

Mi piace rileggere spesso l'Iperione di Hölderlin e il Cimitero Marino di Valéry, mi piacciono i libri che trattano dei culti sepolcrali del paganesimo antico, perché da essi traggo la convinzione di un unico aldiquà esteso anche al mondo dei morti (idea secondo me più umana di tanti aleatori aldilà senza spessore). Sii sempre morto in Euridice, scriveva Rilke. E io con lui.
Ma ciò che ho fatto oggi con più gusto è stato dedicarmi a una lirica che non ha bisogno di nessuna esegesi per essere compresa e assimilata: si tratta dell'immortale Signorina Felicita di Guido Gozzano nella bella edizione che Sellerio ha reso disponibile ai più.
Quel giovane malato e malinconico che va in collina e finisce per innamorarsi della ragazza semplice e quasi brutta, e vive poi il mesto giorno degli addii, e poi gode del passato anche se lo sente inevitabilmente aggredito dal futuro, e che finisce con ...Quel che fingo d'essere e non sono per anticipare tutto intero lo smarrimento di quell'inizio secolo (ma andrebbe bene anche per il nostro, non c'è che dire)...
Ecco, in tutto questo c'è una chiarezza micidiale e senza appello, un modo di far poesia che non tramonterà mai, perché è diretto, esplicito, tutto teso all'empatia. Devo risalire con la mente a Orazio, o più su fino a Saffo, per trovare qualcosa di simile.
Ribadisco: immortale, senza ombra di dubbio.

[Come un Notturno di Chopin suonato da Pollini, che ben si addice al tema e alla lettura gozzaniana...]

18 luglio 2007

Non era Aldous Huxley a dire che l'amore è la sola attività umana di qualche importanza nella quale il riso e il piacere abbiano una preponderanza, seppur piccola, sui tormenti e i dolori?
Non sono riuscita a trovare tra i suoi libri quello in cui questo concetto è espresso, ma sono convinta che sia stato lui a teorizzarlo. Tornerò a indagare fra le sue pagine, così ne approfitto per rileggere le sue opere, alcune delle quali di un livello veramente superiore.

°

...l'opacità delle cose, la loro sovrumana indifferenza...

°

Qualcuno (un caro maestro) una volta mi disse che il reale valore di una crescita si riconosce nel punto in cui questa supera un certo limite e da questo trabocca fino ad allagare palingeneticamente il resto della vita.
Che sia giunto per me quel tempo?
Dovrò adoperarmi per capirlo.

°

Il momento psicologico, credo, è la cattiva letteratura, è quella letteratura da cui il sogno viene espunto, da cui viene espunto l'incubo, l'inconscio, la nevrosi notturna. E' la letteratura del giorno, non della domenica, ma del momento in cui sorge l'alba, i tram cominciano a funzionare; da quel momento in poi si può scrivere la cattiva letteratura fino all'ora del coprifuoco. All'ora del coprifuoco comincia l'ora della letteratura vera, che è sempre notturna, sempre sonnambula...

Giorgio Manganelli - Il vescovo e il ciarlatano. Scritti 1969-1987

17 luglio 2007


Se è vero che certe ferite salvano, è vero anche che certe salvezze dannano.

°

Leggere Martha Nussbaum è un continuo investigare tra le pieghe (di seta) dell'emozione ragionevole. Da lei ho tratto un'idea, forse non peregrina, di ragione come territorio dei fondamenti inesorabili e assoluti. L'ho fatta mia, e la difendo. (Anche con l'aiuto di Nicholas Rescher...)

°

Kant ci dà una splendida risposta alla domanda "Quale ragione?"
E la risposta è questa: la ragione pura teoretica fallisce in metafisica, noi dobbiamo contemplare il cielo stellato, e gloriarci della legge morale, ossia della nostra possibilità di autodeterminazione. Ma è vero?

Giovanni Reale e Dario Antiseri - Quale ragione?

° ° °

...Perché mai piange lo spazio in questa nebbia
e ha un odore tanto amaro la terra?
Proprio di questo è fatta la mia vocazione,
non fare intristire questi luoghi, fare in modo che
oltre l'ultimo sobborgo
non soffra mai di solitudine la terra...

Borìs Pasternàk
da "La terra"

°



°

Le loro conversazioni a bassa voce, perfino le più inconsistenti, erano colme di significato, come i dialoghi di Platone.
Anche più dell'affinità delle loro anime, li univa l'abisso che li divideva dal resto del mondo. Tutti e due provavano la stessa avversione per quanto è fatalmente tipico dell'uomo di oggi, per la sua artificiosa esaltazione, per la sua enfasi chiassosa, per quella mortificante inerzia della fantasia che innumerevoli lavoratori dell'arte e della scienza si preoccupano di alimentare, perché la genialità resti un'eccezione.
Il loro era un grande amore.
Ma tutti amano senza accorgersi della straordinarietà del loro sentimento. Per loro invece, e in questo erano una rarità, gli istanti in cui, come un alito d'eternità, nella loro condannata esistenza umana sopravveniva il fremito della passione, costituivano momenti di rivelazione e di un nuovo approfondimento di se stessi e della vita.


Borìs Pasternàk - Il dottor Živago
(II p. - Di fronte alla casa con le statue, cap. 10)

14 luglio 2007

Le lacrime sono parole del silenzio, rivelano ciò che nell'uomo tace.
Jean-Loup Charvet - L'eloquenza delle lacrime

...Egli avrebbe voluto dissolversi in lacrime nello spazio, affinché del suo essere non rimanesse traccia alcuna.
Novalis - Enrico di Ofterdingen

Indietro, stolte lacrime! Tornate alla vostra sorgente natìa; le vostre stille sono un tributo che appartiene al dolore...
William Shakespeare - Romeo e Giulietta

°



°

Muore un'epoca l'altra è già qua
affatto nuova e
innocente
ma anche questa lo so non la
potrò vivere che girato
perennemente all'indietro a guardare
verso quella testé
finita
a tutto indifferente tranne a che
cosa davvero fosse
la mia vita di prima
chi sia io mai
stato

Giorgio Bassani
(da "In gran segreto", Mondadori, 1978)

13 luglio 2007

Così come ci confortiamo per l'attesa del bene, in analoga misura dovremmo rallegrarci per il suo ricordo. Solo gli sciocchi si tormentano nella rievocazione del male, mentre i sapienti trovano piacere nel rinnovare le sensazioni gradevoli del bene che hanno ricevuto.
Sta a noi cancellare, con eterna dimenticanza, tutte le avversità e ricordare con piacere e dolcezza solo ciò che ci ha reso felici.

M. Tullio Cicerone, De finibus bonorum et malorum, I, 17, 57

12 luglio 2007

In Introduzione alla logica matematica di Elliott Mendelson (un testo dai tratti veramente pregevoli) leggo che dopo Boole e Frege è accaduto inevitabilmente alla logica ciò che si è verificato nel caso di altre discipline: sono diventate scienze (perdendo cioè gran parte del loro background filosofico) nel momento in cui si sono "matematizzate". Credo che l'autore non voglia con questo significare che la logica sia diventata una parte della matematica (non almeno più di quanto lo sia diventata la fisica); in un certo senso mi pare di capire invece che egli sostenga che la matematica abbia, nei confronti della logica, un ruolo prettamente "strumentale". Anche se è vero che si tratta pur sempre di uno "strumento" di cui la logica non può più fare a meno. E credo che anche Russell, Wittgenstein e Carnap (magari assieme a Quine, Kripke, Putnam, Davidson e compagnia... - pur con i dovuti distinguo), sarebbero sostanzialmente d'accordo. Dopo tutto è ciò che hanno a lungo teorizzato (e praticato) per orientare la logica verso la scienza, togliendola in questo modo dalle "grinfie" di certo idealismo.

("Sostanzialmente"... che gran bell'avverbio "logico"...).

°

Ogni giorno è l'ultimo / nello stupore dell'afa mattutina, / delle fresche voci: e a cosa importa / essere chiari, dentro, per soffrirla / nella intera estensione del suo tempo / se l'ora della vita è sempre l'ultima? / L'averla troppo sofferta, e quindi / consumata: ecco perché vivo nel miracolo / di vederla ancora intatta. Nessuno / sa più di me goderla con tanto infantile / e femminile abbandono, ma nessuno / sente più di me quella vergine gioia / come un sacrilegio.

11 luglio 2007

Ti darò una breve regola in base a cui valutarti e renderti conto se hai raggiunto la perfezione: possederai il tuo bene quando capirai che gli uomini felici sono i più infelici. [Seneca - Lettere a Lucilio, 124,4]

°

Non scrivere, tra i mondi / al bordo di una traccia di lacrime / impara piuttosto a vivere. [Paul Celan, 12 luglio 1966]

°

Convivo con il silenzio latente dell'amore. Sono molto paziente perché sono scampata alla storia. (E quindi resto - qualsiasi senso nasconda in sé il verbo restare).

°

Gli scritti sull'amore di George Simmel (senz'altro uno tra i maggiori pensatori tedeschi a cavallo tra Ottocento e Novecento) esistono anche in edizione italiana. E sono completi; includono infatti anche il "Frammento postumo". Filosofia dell'amore è il titolo dell'edizione Donzelli del 2001 curata da Marco Vozza. E nella perfetta introduzione dello stesso curatore leggo che Simmel considera l'agire orientato all'amore come motivazione primaria, estranea alla contrapposizione tra azione egoistica e azione altruistica. La motivazione erotica abolisce ogni distanza tra l'io e il tu in virtù di una proiezione di sentimenti che determina la completa solidarietà.
Nulla da eccepire.

°


[Belli entrambi i brani, ma il secondo non smetterei mai di ascoltarlo (e di suonarlo)...]

08 luglio 2007

Colui che vuole vivere felice e di buon genio (eudaimonésein) deve volgere lo sguardo ai tre seguenti punti:

1) deve considerare in che consiste la natura delle cose;
2) quale disposizione dobbiamo avere nei loro confronti;
3) cosa consegua da un simile atteggiamento.

Quanto al primo punto Pirrone sostiene che le cose sono tutte uguali e indifferenti, incerte e indiscernibili, e che, dunque, le nostre opinioni e le nostre sensazioni non sono né vere né false.
Quanto al secondo punto, sostiene che non bisogna avere fede in nulla, ma rimanere senza opinioni, senza inclinazioni, tenendo fermamente presenti queste massime: nessuna cosa è piuttosto che non essere; è e non è; né è né non è.
Sul terzo punto dice che a tale disposizione conseguiranno dapprima il silenzio (afasía) e quindi la mancanza di qualsiasi preoccupazione (atarassía).


°

°

Sfogliando i diari mi sono accorta che dieci anni fa (esatti) ero a Kendal ai margini del Lake District. W. voleva per forza visitare la Abbot Hall Art Gallery prima di tornarsene in Germania. Lo accontentammo molto volentieri. Oggi, grazie alle magie dell'internet, ho rivissuto quel tempo, rivisitato quei luoghi, ammirato opere che già allora mi avevano stupefatto.
Per non parlare di quelle, ben più perfette, che la natura ha dipinto lì, con acquerelli impossibili da trovare. Nemmeno andando di persona da Winsor & Newton.

06 luglio 2007

Erillo di Calcedone diceva che il fine supremo è la virtù, il che significa il vivere sempre rapportando ogni azione alla vita condotta secondo scienza e non lasciarsi sedurre dall'ignoranza. Diceva che scienza è disposizione costante nell'accogliere le rappresentazioni, non suscettibile di essere rovesciata da ragionamento. Ma talvolta diceva anche che non vi è un fine univoco, ma che esso varia a seconda delle circostanze e delle realtà diverse, così come lo stesso bronzo può diventare una statua di Alessandro o, indifferentemente, una statua di Socrate. Sosteneva anche che sono due cose diverse il fine e il fine secondario: questo è oggetto di mira anche da parte dei non saggi, il primo solo da parte dei sapienti. Indifferenti sono tutte quelle cose che si trovano in mezzo fra il vizio e la virtù.

Diogene Laerzio - Vite e dottrine dei più celebri filosofi, VII, 165-166

°

[La strada è quella verso l'ataraxía dove, fra Pirrone, Zenone, Epicuro (e Lucrezio), mi muovo lenta, come se stessi percorrendo i meandri della vecchia via Egnatia, alla ricerca di tesori...].