akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

31 marzo 2007

137. Scriveva Edmond Jabés che spesso le domande si levano nella solitudine dove ogni risposta ci abbandona, facendo con ciò allusione a un'esperienza di spaesamento che trova nella sua essenziale fragilità la forza della passività e della pazienza, di una resistenza che rende abitabile anche la violenta inabitabilità di quest'epoca.
Lo spaesamento è una mirabile forma dell'anima, fratello siamese del disincanto. Quelli che rifiutano di appaesarsi in questo mondo, coltivano ogni mattina questa piantina a due rami con l'acqua del "non stare", cioè con il sentirsi straniero in qualunque paese, in qualsiasi "patria" e in ogni luogo.
Dell'anima e del mondo.

°
... Ma dove t'apri / e tra l'erba orme di carri / e piazze e strade in polvere spaési / senso d'acque mi spiri / e di ridenti vetri una calma. / Maturità di foglie, arco di lago / altro evo mi spieghi lucente, / in una strada senza vento inoltri / la giovinezza che non trova scampo.
[Vittorio Sereni - da Compleanno]

Bibl.:
- Edmond Jabés - Il libro delle interrogazioni
- Vitaliano Trevisan - Il ponte. Un crollo
- Ornela Vopsi - La mano che non mordi
- Anthony Vidler - Il perturbante nell'architettura. Saggi sul disagio nell'età contemporanea
- Jacques Derrida - Ogni volta unica, la fine del mondo

30 marzo 2007

136. Rileggo Juan Gelman e non mi stupisco di quanto io ami questo poeta della solitudine e della perdita, di un esilio che cerca riscatto nella parola e nella memoria. Un poeta piegato verso una scrittura più prossima al sangue che all'inchiostro, percorsa da una dolente tensione che nella durezza del destino cerca ostinatamente la luce: Anima che adesso pensi: / di' perché in amore la solitudine è forma della luce... Il suo è il canto di un esiliato, di un paria che dalla frontiera della sua alterità esistenziale e politica fa dono di una parola che dimora nell'ombra e tuttavia salva dai raspi della notte. Nei suoi versi leggo un continuo appello a una terra perduta, affinché essa resti almeno nel ricordo. In quella comune terra del cuore che è in fondo la poesia. Inventava un paese con tanto amore / che alla fine esplose nell'invenzione...

Il libro
:
- Juan Gelman - Lettere a mia madre (Salari dell'empio. Incompletamente)
134. La cinematografia è un nuovo modo di scrivere, e quindi ha una sensibilità altra, un altro movimento interiore. Non si tratta di "arte di serie B" o di sintesi succedanea rispetto a teatro, letteratura o pittura, ma della scoperta di altri mondi dentro di noi.
A coloro che volessero approfondire la conoscenza di questi movimenti e mondi interiori suggerisco una visita al nuovo blog Abbracci e pop corn, gestito da Primo Casalini (alias Solimano) che non risulterà del tutto sconosciuto a coloro che abitualmente frequentano questo blog.

C'è un'immagine, poi un'altra che assumono un valore in funzione del loro rapporto. Cioè queste immagini di per sé sono neutre, ma messe vicine l'una all'altra vibrano, la vita vi fa irruzione. E non si tratta della vita della storia, dei personaggi: questa è la vita del cinema...
[Robert Bresson - Notes sur la cinématographie]

135. Ieri ho finalmente ricevuto So Much More il cd di Brett Dennen che avevo ordinato su Amazon la settimana scorsa. Non ha tradito le mie aspettative. Prevedo grandi cose per questo ragazzo. [Ain't no reason mi ha costretta ad andare al pianoforte e a restarci un bel po'. >>>Ascoltare per credere].

29 marzo 2007

133. E' inutile che ci giri intorno, per una relativista come me l'aleatorietà è una componente essenziale dei processi vitali. Questi sono possibili soltanto sul bordo del caos, come ci insegnano oggi le scienze della complessità, al confine tra il regime ordinato dei cristalli e il regime caotico delle nuvole e delle tempeste.


Bibl.
:
- Gregory J. Chaitin - Teoria algoritmica della complessità
- Marc C. Taylor - L'emergere della complessità
- Donata Fabbri - La memoria della regina
- Matilde Callari Gambi/Franco Cambi/Mauro Ceruti - Formare alla complessità
132. Penso spesso che sia inutile andare a cercare quale fantasia dell'autore abbia dato vita a un quadro, a uno scritto, a una musica; quella fantasia è come un seme da cui germoglierà un insieme che non risponde più direttamente a quelle motivazioni. Un seme che è capace di mettere in campo, invece, una sua propria natura, e quindi anche frutti particolari che porteranno in sé altri semi, necessariamente diversi da quelli che li hanno generati.

°

Solo la critica ha separato la pittura classica del passato da quella del presente. A me interessa il cliché moderno e cerco di mostrare lo status mitologico, per esempio, dell' hot dog. [Roy Lichtenstein]

Bibl.:
- Hanna Segal - Sogno, fantasia e arte
- Bruno Munari/Luigi Veronesi - Tra fantasia e metodo
- Georges Didi-Hubermann - L'immagine insepolta

28 marzo 2007


131. Dal "diario" di Małinowski ricavo questa frase sibillina: l'antropologia imparerà a maneggiare i suoi strumenti quando ormai non ci sarà più un solo selvaggio da studiare.
Forse si tratta del destino dell'uomo in generale, e allora mi chiedo: a quante altre discipline - scientifiche e non - si può applicare il postulato in questione?

Il libro:
- Bronislaw Małinowski - Giornale di un antropologo

130. Adoro in Anthony Trollope il tocco ironico di colui che ti mostra quel che hai sotto gli occhi e magari ti sfugge. In questo senso Le torri di Barchester o La canonica di Framley sono due pietre miliari, due libri da rileggere ogni tanto con cura, smettendola di pensare al suo autore come a un epigono di Dickens o Thackeray.
Non lo è. Non è meno né di più.
E' altro.

27 marzo 2007


129. Il nostro giudizio è determinato in molti casi dai condizionamenti esterni e dalle convenzioni. Non esiste mai lo sguardo innocente, puro e semplice, dell'osservatore. Nemmeno di quello più preparato. Esiste però l'intelligenza di chi per primo, muovendosi talvolta contro le mode, apre la strada alla comprensione di quanto era fino ad allora incompreso o sottovalutato.
Nel dir questo mi vengono in mente - solo per fare un esempio, il primo a cui ho pensato - gli impressionisti francesi nei primi anni in cui furono attivi a Parigi. Penso alle difficoltà che dovettero affrontare non dico per imporsi, ma almeno per farsi accettare; non sembra vero, oggi, che il loro culto è consacrato e, a volte, persino esagerato.

Bibl.:
- Francis Haskell - La metamorfosi del gusto
- Bernard Berenson, Roberto Longhi - Lettere e scartafacci
- Erwin Panofsky - Idea. Contributo alla storia dell'estetica

128.
La vita è un'apoteosi di ritorni. E qui sta la sua insopportabilità o, a rovescio, il suo riscatto, dice sapientemente Antonio Moresco nel suo enigmatico, ma affascinantissimo, Canti del caos.
Stasera anch'io sono tornata - per mano ad Amelia Rosselli, a Percy Bysshe Shelley, a John Keats, ad Antonio Gramsci e a molti altri ancora - a camminare idealmente per le verdi stradelle del cimitero protestante di Roma. Nel silenzio della memoria, la mesta letizia del ricordo.

26 marzo 2007


127.
E' vero, quel che è percepito dai sensi, primo di tutti la vista, è il primo aspetto della realtà. Chi guarda così al mondo non dovrebbe negare però che vi sia dell'altro oltre questa percezione; come la "ripetizione", per esempio, un movimento per certi versi speculare al ricordo (ma diverso perché spesso inconscio). Heiner Goebbels (mutuando il concetto da Kierkegaard) sostiene che la "ripetizione" e il "ricordo" attuano lo stesso movimento, ma in senso opposto, che l'oggetto del ricordo è stato, viene ricercato all'indietro, laddove la ripetizione propriamente detta richiama il suo oggetto in avanti. In realtà l'uno e l'altra sono in qualche modo strumenti d'interdizione dell'angoscia (cioè attraverso di essi "ci si riconosce" e si sperimentano territori familiari, meno inquietanti) e aiutano a mettersi un po' al riparo dal tormento di quest'ultima, magari affrontandola con una vena di sano scetticismo che, unito di solito agli aspetti positivi della vita (generalmente percepiti come transeunti), non dovrebbe disdegnare anche quelli più angoscianti e difficili.
E' infatti la familiarità con lo scetticismo che aiuta a trasformare in ripetizioni inconsce condizioni altrimenti ansiogene; è la convivenza con il dubbio a vincere, più spesso di quanto si pensi, la paura.

Bibl.:
- Michel Butor - La modificazione
- Alain Robbe-Grillet - La ripresa
- Jacques Lacan - Il seminario. Libro X. L'angoscia

25 marzo 2007


126.
Di solito la tristezza non cerca alleati, ma solo dei complici.
Ebbene per una volta posso smentire l'assunto: il nuovo libro di George Steiner, che ho appena finito di leggere, è un ottimo viatico sulla strada che conduce a una possibile ermeneutica della tristezza.

125.
Credo che la nostalgia vada ancora di moda - e io che ne parlo così spesso non posso che esserne felice -. E' anche vero che essa non ha mai smesso di essere un'arma a doppio taglio: perché non c'è dubbio che sfiori le corde del passato, attraverso il plauso un po' intristito di tutto il bagaglio dei ricordi; ma è capace anche di diventare un nodo scorsoio, stretto attorno al collo da quelle che genericamente chiamiamo "occasioni perdute". Un nodo che può soffocarci, come un impietoso canto di lode ai fallimenti o - più spesso - ai rovesci del tempo, sempre pronti a spintonarci (ogni volta meno amichevolmente) verso la china del rimorso.
E allora guai ad associare la nostalgia al rimorso, il rimpianto (vero compagno di ogni nostalgia che si rispetti) non ce lo perdonerebbe mai.

Bibl.:
- Eshkol Nevo - Nostalgia
- Luciano Di Gregorio - La fatica di essere autentici. Nostalgia di appartenenza, desiderio di individualità
- Sepp Mall - Nostalgia
- Patrizia Cipolletta - La speranza sottile. Heidegger fra differenza e nostalgia

24 marzo 2007


124.
La memoria corre indietro e arriva fino a te che mi tieni per mano per i corridoi luminosi dell'Istituto Orientale dell'Università di Chicago.
Fra i frammenti di Persepoli e le sabbie di Saqqara.
Ero leggera come il vento e felice come una bambina, i tuoi occhi neri sapevano di sogno e il mio sogno sapeva di te, mentre ridevi.

123.
E poi trovarmi a passeggiare discreta per certi paradossi terminali dell'epoca moderna. Libera e dimentica (quest'aggettivo mi ha sempre affascinato così tanto...), come solo l'arte a volte concede di essere.

122.
Ci sono alcuni che - pur di tuffarsi in un passato irrimediabilmente perduto, e farlo proprio - finiscono con l'inventarsene uno. Questo non accade solo ai singoli individui ma anche nella vita dei popoli e finisce col produrre periodi che s'innamorano perdutamente di determinati, precedenti periodi; in questi pretendono di rispecchiarsi, mentre - in realtà - stanno solo attingendovi, per recuperare, più o meno capricciosamente, tratti funzionali ad attualissime e interessate ricostruzioni di identità.
Marc Bloch coglie questo procedere nella sua Apologia della storia quando scrive che i periodi più legati al passato furono anche quelli che si presero maggiori libertà con il preciso retaggio di esso. Quasi che... a forza di venerare il passato fossero naturalmente portati a inventarlo.

23 marzo 2007


121.
Ascolto ...sofferte onde serene... , pezzo per pianoforte e nastro magnetico composto nel 1976 da Luigi Nono nella storica esecuzione di Maurizio Pollini (a cui il brano è dedicato).
Il suono cammina nello spazio, di nota in nota, tra soste, passioni, silenzi e squarci, nel dominio necessario dell'utopia.

120.
L'ho sognato di nuovo - ma stavolta / era davvero un sogno. Aveva luce / fra i capelli, come allora, e altra luce / dietro le spalle; e il lino / della sua veste era talmente bianco... / io accucciata su un pavimento di gelo / fra i resti della storia / ho trovato nel pianto la mia gloria.
[Giovanni Raboni - da Tutte le poesie]

117.
A volte la letteratura mi pare una misura di coscienza di un esame che sembra non avere più limiti, tranne quelli - comunque irraggiungibili - della libertà (o, magari, della verità...).

118. Senza me, vita mia, te ne vai rotoli via / mentre io ancora esito il mio passo. / Sposti altrove la guerra; / e così mi diserti, / me che mai ho potuto seguirti. / Non mi è chiaro cosa mi offri; / il poco che voglio mai me lo vuoi portare. / E per quella mancanza io aspiro a tanto, / a tante cose, quasi all'infinito: / per quel poco che manca, / che tu mi fai mancare.
[Henry Michaux - Ailleurs]

119. A pensarci bene la letteratura potrebbe essere vera quanto una qualunque 'cronaca'; quest'ultima, infatti, è sempre 'storica' a posteriori.

22 marzo 2007


113.
Ieri sera ho rivisto Greed, il capolavoro di Erich von Stroheim, film muto di proporzioni colossali e di straordinario impatto visivo e drammatico.
Indimenticabile il finale, girato nella Death Valley, con i due protagonisti avvinghiati l'un l'altro in una lotta mortale, nella solitudine sconfinata della pianura bianca, tra i solchi profondi provocati dall'arsura; due piccoli uomini, due silhouettes nere sullo sfondo chiaro della morte della natura. Una metafora circostanziata e impietosa della lotta per la vita, con la vita.

114. Ricordo ancora molto bene quando il caro M., in una limpida mattina di quasi estate di un po' di tempo fa, mi fece visitare la Chiesa di San Jacopo in Campo Corbolini a Firenze. Era ancora chiusa al pubblico, per via dei lavori di restauro e priva delle opere d'arte che - leggo - ora sono tornate al loro posto dopo che, per quarant'anni (a causa dell'alluvione del '66), avevano vagato per magazzini, musei ed enti vari.
Guardando il video dedicato all'evento, sono tornata un po' indietro nel tempo e ho ripensato ad una promessa che non ho mantenuto e che ormai non avrò più nemmeno l'occasione e il modo di mantenere.
Si possono restaurare mura ed opere, ma le anime alluvionate restano gonfie di ciò che non è stato e, soprattutto, di ciò che non sarà.

115. Credo sarebbe un errore confondere la fine delle ideologie con la fine dei valori. Shakespeare potrebbe indicarci (nel Giulio Cesare, per esempio) come siano le idee a sfumare, non gli ideali. Questi sono magari irraggiungibili, come le stelle. Non è possibile toccarli, è vero, ma potranno sempre indicarci una qualsiasi direzione.

116. La morte non si spiega, e la primavera può far nascere vite brutali.
[Mercè Rodoreda - La morte e la primavera]

21 marzo 2007


109.
Ha scritto Attilio Bertolucci in Aritmie che l'umorismo, un po' come il tweed, il tabacco da pipa, la lavanda, è stato per molti anni una specialità inglese, uno dei prodotti d'esportazione più fortunati delle isole britanniche.
Il poeta di Parma ha ragione, basta rileggere Gas esilarante di P.G. Wodehouse per rendersene conto.

110. Chi è che ha detto che quando un impero muore diventa un'attrazione turistica? Non lo ricordo più, però costui aveva visto giusto. E' accaduto, sta accadendo, accadrà ancora.

111. Sia dato credito all'invisibile, perché l'invisibile è il fondamento dell'arte e della memoria... è l'invisibile che ci mostra in tutta la sua concretezza ed evidenza il visibile. [Gabriella Sica - Sia dato credito all'invisibile ]

112. Non ho mai conosciuto un "luogo" più strano (e più bello) della tranquillità.

20 marzo 2007


105.
Un luogo è un frammento di spazio trasformato dal vissuto, dal pensiero, dal ricordo. E' l'opposto di ciò che non si conosce, di ciò che non ci è del tutto noto; è dove ci sentiamo "a casa", dove si riconoscono lo spazio e il tempo nostri e dove si è riconosciuti. Un luogo è sostanzialmente uno spazio del nostro essere più intimo, delle relazioni che si sono costruite e che ci hanno a loro volta costruito, e anche della storia, di quella generale e - più che mai - di quella personale.
Questo è il mio luogo, questa sarà la mia storia.
Che si farà passato; magari tormento, magari gioia.

106. L'elogio del bene ha inquietato perfino il sonno dei classici ed è stato l'incubo della loro veglia. Manzoni, per farselo perdonare, ricorre all'ironia, Cervantes alla follia, Dickens alla stupidità, Dostoevskij all'idiozia, Melville all'innocenza. [Giuseppe Pontiggia - Nati due volte]

107. Mi piacciono i narratori nelle cui opere la cronaca diventa storia - quella con la minuscola, perché quell'altra, con la maiuscola, è usurpata dai vincitori di sempre e finisce per annoiarmi, prima o poi.
[Scrivo questo pensando a Il mulino del Po di Riccardo Bacchelli - un grande romanzo troppo presto espunto dalla storia letteraria italiana -, ma anche a Le rose di Atacama di Luis Sepulveda, l'opera di uno scrittore che non si accontenta di narrare, ma "vive" le cose che scrive e, cosa più importante, mi "costringe" (nel senso migliore) a viverle a mia volta. E questo è ciò che mi auspico - sempre - quando apro le prime pagine di un libro].

108. Prima o poi dalla ricerca della verità si desiste; il vero tormento che rimane per chi è offeso dalla predominanza di brutalità, mediocrità e bruttezza, è la fame di sublime.
[Guido Ceronetti - La lanterna del filosofo]

19 marzo 2007


102.
Aveva imparato una cosa: tanto nelle storie ricordate dai vecchi, quanto in quelle che il maestro le dava da leggere o raccontava in classe, c'era sempre un momento in cui qualcuno partiva per un viaggio, e quel momento era come una calamita intorno alla quale ruotavano tutti gli altri eventi: da lì in avanti cambiava tutto. i protagonisti della fiaba si mettevano in cammino per andare alla ricerca di qualcosa che desideravano con forza o che veniva loro offerto dal caso. Qualche volta trovavano quello che andavano cercando, altre no, ma non aveva importanza. Quel che più importava era il viaggio in sé e le cose nuove che imparavano o vedevano nel compierlo. Passando da un luogo all'altro si trasformavano in persone diverse. Era come se viaggiassero proprio per cambiare la vita che facevano all'inizio della fiaba. E per poterlo raccontare.
[Berlie Doherty - Storie di meraviglia]

103. Peter Handke ha scritto libri di desolata intensità, da La donna mancina a La paura del portiere prima del calcio di rigore, a Infelicità senza desideri. Come Peter Weiss in Congedo dai genitori e Punto di Fuga, o come Alexander Kluge in Descrizione di una battaglia, Handke narra lo smarrimento della generazione vissuta durante la Guerra Fredda, ma anche la sua fierezza, la sua ricerca di un'identità diversa da quella dei padri. Le poesie Il mondo interno del mondo esterno sono il marchio di un uomo che resta adolescente, anche nella maturità. Il bellissimo diario Il peso del mondo coglie il rapporto erotico uomo-donna nel suo massimo punto di attrito, cioè alla nascita del femminismo. Gli ultimi romanzi, invece, tendono a smarrirsi in una depressione senza speranze.
E poi c'è la perla, il libro di Handke che non cambierei per nessuna cosa al mondo: il Saggio sulla stanchezza, dove l'autore sembra chiedersi: "si può essere felici senza stancarsì? In che modo - e quando - la stanchezza degenera in depressione, e la depressione in mania?".
La scrittura è tersa e malinconica, la teoria complessa, gli esiti sublimi.

104. Mi sono sorpresa a pensare che l'alterità potrebbe nascere ogni volta che qualcuno, incontrandosi, non riconosce più se stesso. Forse è allora che, come dice Montale, ...le cose / s'abbandonano e sembrano vicine / a tradire il loro ultimo segreto.
Non so se temerlo o augurarlo, mentre fuori la cornice del tempo racchiude in sé il ricordo di una vita altra, sulla quale mi scopro a indugiare, quasi ogni sera, sorseggiando il mio oolong. [Freddo. Lo so che è quasi una bestemmia. Pazienza].

18 marzo 2007


98.
Io sono della stessa razza di Joubert, mettere un intero libro in una pagina, una pagina in una frase e quella frase in una parola.
[Lalla Romano - Diario Ultimo]

99. Ad Ammiano Marcellino sembrava particolarmente ripugnante il culto cristiano delle ossa dei martiri, la cui conservazione rende simili a sepolcri i loro luoghi di preghiera. Marcellino amava i templi pagani e tra le divinità del politeismo tardo antico prediligeva Quies, la quiete, Teti, rivelatrice della Legge, Mercurio, intelligenza veloce del mondo, capace di mettere in moto le menti degli uomini, Apollo, dio della vita ma anche della morte, identificato col Sole. I suoi raggi sono pietrificati negli obelischi di cui Roma è irta e fanno della patria di Marcellino il tempio delle religioni di tutto il mondo. [Silvia Ronchey - La decadenza]

100. Percorrendo le tortuose strade della bella prosa contenuta nel libro Cechov a Sondrio e altri viaggi di Aldo Buzzi, ho scoperto che la mia amatissima marmellata di arance sarebbe stata inventata in Francia per guarire Maria Stuarda, là rifugiata, da una malattia che l'aveva colpita.
Da la confiture de Marie malade sarebbe infatti derivata la parola marmalade. Non ci avrei mai pensato, visto che ero rimasta alla più nota derivazione portoghese (da marmela).
Ricche di suggestioni, di immagini oniriche e di "presenze", anche le prose diaristiche di Un debole per quasi tutto. La lattuga di Boston e altri scritti che ho appena iniziato a leggere dopo essere stata tanto favorevolmente impressionata dal libro precedente.

101. Vale poco sapere che sei un mondo a parte, un astro lontano, una scia tenue di cometa.
Quello che ha contato veramente è il frutto rosso di passione, l'anima al vento, nei mesi di una persistente primavera.
Poi, nel giardino degli anemoni, è rimasta la tua ombra, impressa a fuoco sull'erba sotto il tiglio. E' lì che giace per sempre il tuo pensiero, vegliato dalle api e dall'oscuro silenzio di un ricordo che non vuol saperne di passare.

17 marzo 2007


94.
Come posso riconoscermi in un luogo, nei suoi spazi, nelle vie, nell'aria? Non parlo solo di dove sono nata, ma anche di dove ho scelto ora di abitare o di dove sarò portata dal vento del caso. Non c'è un unico principio identitario, a volte non c'è nemmeno una logica di appartenenza.
C'è la vita, quella sì, da accettare, riconoscere, vivere e decodificare.
Magari è proprio al suo interno che troverò la soluzione a questo enigma.

95. Un passo prima della modernità - sembra dirmi ancora Pasolini - c'era il nostro passato, finito a consumarsi in un doloroso oblìo, dove i ricordi hanno una luce più intensa e qualche nome, ogni tanto, sembra riemergere quasi dal nulla, rimettendo a fuoco tutta la nostra storia più remota, più adulta, più bella.

96. La chiarezza mi è apparsa spesso terribile e la ricerca della semplicità (nelle cose, nelle persone, in tutto) mi ha, a volte, riservato il più mediocre dei risvegli. Ma anche la più sconvolgente delle sorprese.

97. Ho attraversato la Lousiana cercando: la mano di Dio, una bionda misteriosa con troppi nomi, un uomo felice e un uomo morto. Più: una musica dimenticata, al punto di farsi silenzio. Qui racconterò quello che trovato.
Questo è l'incipit di Louisiana Blues, di Gabriele Romagnoli, un libro che non disattende le promesse dell'autore; una storia che contiene molte altre storie e dove tutto - dai luoghi e dal mito che da essi deriva, dai personaggi e dalla musica che da essi promana - pare trasformarsi in una cantata dal suono dolente e remoto.
Restano sonorità che durano ben dopo il termine del libro e che lasciano dietro di sé note che non si dimenticano. Pronte a risuonare su una qualsiasi tastiera, da quella del piano a quella dell'anima.

16 marzo 2007


91.
Non sapevo chi fosse Giovanni Francesco Pagnini della Ventura, ora lo so perché ne parla Armando Torno nel suo bel libro Le virtù dell'ozio (titolo che ha subito attratto il mio interesse...). Ebbene egli era il più fisiocrate dei riformisti toscani, un personaggio del Settecento che di fronte all'impossibilità di realizzare le vagheggiate riforme, non esitò a ritirarsi a vita privata ("fulgido esempio per le generazioni a venire" si sarebbe detto una volta...).
Eleganze e comodi erano i poli del suo privato vivere - narrano i contemporanei -. Indifferente a tutto ciò che poteva accadere nel mondo, lasciava che chi non voleva la pace avesse la guerra, che i teologi disputassero, i falsi filosofi dicessero ingiurie, ed intanto solo e tranquillo godeva i suoi libri, l'orto e la villa.
Come non sentirmi empaticamente attratta da quest'uomo?

92. ...l'ozio dovrebbe essere una necessità per tutti, dal momento che la sola cosa che gli si può preferire non esiste. Se qualcuno dice che navigare è una cosa meravigliosa e poi soggiunge che non si deve navigare in quel mare dove spesso vi sono naufragi e dove scoppiano improvvise e frequenti tempeste che trascinano fuori rotta il pilota, io credo che costui, anche se mi fa l'elogio della navigazione, in realtà mi impedisce di levare gli ormeggi...
[Lucio Anneo Seneca - dal De otio, VIII, 3-4]

93. Io ero abbastanza colto essendo passato attraverso due facoltà universitarie, eppoi per la mia lunga inerzia ch'io credo molto più istruttiva.
[Italo Svevo - La coscienza di Zeno]

15 marzo 2007


89.
Penso che la memoria sia stata uno degli strumenti essenziali per rinnovare la scrittura e favorire l'avvio di una letteratura che definirei "moderna". La memoria che, riportando in vita (e facendosi sorprendere da) episodi, pur in sé insignificanti, ha saputo ricaricarli di mistero e di forza mitica. La memoria da considerare dunque come un allargamento del senso del mondo.
Non vale lo stesso secondo me (e questo in parte mi stupisce, visto quanto io sia legata al tema in questione) per la "memoria evocatrice" che, piuttosto che prendere forza, cede ai ricordi e finisce per attivare atteggiamenti di struggimento nostalgico, i quali sono senz'altro utili a quelle che io definirei "annotazioni di tipo diaristico", (che, per l'amor del cielo, io amo moltissimo - e che frequento spesso) ma che poco hanno a che fare con la letteratura. Quest'ultima ha invece bisogno di una memoria "asciutta", logica, razionale, anche incline al sentimento, ma pronta a sbarrare le porte ad ogni tipo di sentimentalismo.

90. La letteratura mi appare a volte come un viaggio senza fine e non ha quindi senso che mi chieda come sia possibile che io la comprenda, visto che non credo esista oggi nessuno tanto lontano quanto me dall'idea di partire. Mi consolo pensando che anche decidere di tornare sempre, è un po' come non partire mai. Si tratta di due operazioni che annullano il valore intrinseco dello scopo che ci si è posti: viaggiare (si parte con l'idea di tornare e si torna con l'idea di ri-partire).
Dunque l'infinito letterario, che non può avere propaggini, non è mai raggiungibile: che si decida di partire sempre (annullando ogni scopo, visto che poi si torna al punto di partenza) o di non farlo più (dopo aver pure viaggiato tanto) come accade a me. Dovrò farmene una ragione (pur senza smettere di perseguirlo).

14 marzo 2007


85.
La parola "massa" trae origine dal vocabolo greco māza, ovvero l'impasto che serve per preparare il pane. Dunque impastare e modellare sono due verbi che ben si addicono ad ogni chef che si specializzi in masse da "cucinare".
Pare che questi chef oggi vadano per la maggiore, in tutte le parti del mondo.

86. Le masse non hanno mai desiderato di conoscere la verità. A loro bastano le illusioni. Di quelle non possono mai fare a meno.
[
Sigmund Freud - Psicologia delle masse e analisi dell'io]

87. La massa aizzata si forma in vista di una mèta velocemente raggiungibile. La mèta le è nota, precisamente designata, e vicina. Con determinazione senza confronto essa persegue il suo scopo; è impossibile distoglierla. Basta annunciare quello scopo e la massa si forma. Ognuno vuole partecipare ed ognuno colpisce. Per poter vibrare il proprio colpo, ognuno si fa vicino alla vittima. Se non può colpire, vuole almeno vedere come gli altri colpiscono. Sembra che tutte le braccia siano una sola creatura. Ma le braccia che colpiscono sono quelle di chi ha maggior peso e valore. E lo scopo è tutto. [Elias Canetti - Massa e potere]

88. ...Effetto di un abito mentale per così dire impressionistico, tutto fondato sulla sensibilità pura, strettamente personale e abbandonato alla sensazione e all'emozione. A questo corrisponde la difficoltà, se non altro, nel concepire le cose in termini di massa e di collettività; e l'attenzione incorreggibile alla nostra storia individuale che ha come sfondo e contorno nient'altro che una folla indistinta.
[Vittorio Sereni - La tentazione della prosa]

13 marzo 2007


84.
Il viaggio si fa mito. Gli ostacoli diventano mostri da aggirare. Poi una persona arriva, nell'oscurità umida della notte, sotto una pioggia battente. E nel buio della stazione una luce di speranza sembra accendersi nelle mani di un ignaro tedoforo. Infine l'incontro, sul quale vigila dall'alto una figura che può inquietare o rassicurare. Il treno è destinato a ripartire, lasciando alle sue spalle un'ipotesi di futuro.

Ogni ostacolo leggendario si frappone tra noi, / la lunga pianura immaginaria, / il mucchio mostruoso di montagne / e, oscillante nella notte, / inondando il Sacramento, San Joaquin, / il flusso sibilante della pioggia invernale.
Ho aspettato tutto il giorno, spostandomi / nervoso dalla stazione al bar / quando vedevo un altro treno partire, / il San Francisco Chief o / il Golden Gate, con l'acqua che colava / dalle grandi ruote flangiate.
Sei arrivata a mezzanotte, pallida / sotto la luce del facchino nero. / Ero troppo accecato dalla pioggia / ed esitavo a parlare, / ma mi sono sporto dal binario / fino a quando le nostre mani gelate si sono toccate.
Avevi viaggiato per giorni / con una vecchia signora, che disegnò / un cerchio nero sul vetro / con il guanto, per guardarci / muovere nel buio umido / e baciarci, ancora incapaci di parlare.

John Montague
[Traduzione di Teresa Maresca]

82.
Sono incline a concordare con coloro i quali sostengono che la Storia non può mai ripetersi , né concedere frettolosi bis. Nemmeno in forma di farsa (come sosteneva Marx). Questo però non vuol dire che da essa non si possano trarre ampi spunti di riflessione sul tempo presente.
Ci mancherebbe.

83. ...mi sento un po' stanco e non posso scriverti molto. Tu scrivimi sempre e di tutto ciò che ti interessa nella scuola. Io penso che la Storia ti piaccia, come piaceva a me quando avevo la tua età, perché riguarda gli uomini viventi e tutto ciò che riguarda gli uomini, quanti più uomini è possibile, tutti gli uomini del mondo in quanto si uniscono tra loro in società e lavorano e lottano e migliorano se stessi non può non piacerti più di ogni altra cosa...
[Lettera di Antonio Gramsci al figlio Delio, senza data, intorno al 1936]

12 marzo 2007


81.
Walter Benjamin scrisse una volta che Eugène Atget fotografava le vie come si fotografa il luogo di un delitto.
E io gli credo.

78.
Le persone parlano di quanto io sia lontano e sperduto, ma no - sono loro a esserlo e di gran lunga... Alla fine ho dimostrato quello che avevo sempre intuito, che il viaggio più tortuoso è il cammino verso casa.
[Paul Theroux - Hotel Honolulu]

79. Gli antichi avevano inventato un dio per i viaggiatori; questo dio era Hermes, dio ambiguo, astuto, opportunista, ladro, ingannatore, spregiudicato; da contrapporre a Prometeo, l'eroe caucasico incatenato alla roccia. Hermes accompagna tutti i viaggi, anche quello dalla vita alla morte. Ama il divenire e perciò è un dio, mentre Prometeo, simbolo dell'uomo, è un titano e ama lo stare, fino a obbligare Zeus a metterlo in catene.
La mitologia consegna Hermes al disordine e alla casualità, dove è possibile assaporare quel sapere sull'origine a cui gli dèi dell'ordine e del dominio non hanno accesso. Il destino di Prometeo è invece la prevedibilità, non intesa nel senso di un'esistenza banale. Tutt'altro.
Prometeo è "il previdente", colui che cerca, conosce e trasmette ciò che sa.

80. Vivere è spesso errare, come unici viventi, sul fondo di un istante senza limiti, dove la luce non varia e dove tutte le macerie sono uguali.
[Samuel Beckett - Malloy]

11 marzo 2007


77.
Diceva Madame de Staël che ormai tutte le esperienze private ci ricordano qualcosa che abbiamo letto da qualche parte. Grandiosa capacità di sintesi. Perché quel qualcosa va a imbattersi nel "romanzo". Ma su che cosa sia il romanzo, il suo nascere e divenire, radicato nella modernità (come asserivano Hegel o Leibniz), o già nelle viscere rabelaisiane (come voleva Bachtin), come e quanto sia tuttora vivo in infinite variabili, il dibattito è aperto da molto tempo e nessuno mi pare possieda gli strumenti ultimativi per pretendere di esaurirlo. Tuttavia, per chi voglia cercare di conoscerlo il più a fondo possibile, qualche strumento a disposizione c'è. Come il coraggioso progetto edito da Einaudi e formato da cinque volumi (per un totale di 4000 pagine) intitolato appunto: il Romanzo.
Un'opera coraggiosa dedicata agli amanti di un genere che più di ogni altro si interseca al privato che, ogni giorno, decidiamo di portare in pubblico.
Chi più, chi meno, naturalmente.

I volumi del progetto:
I. La cultura del romanzo - II. Le forme - III. Storia e geografia - IV. Temi, luoghi, eroi - V. Lezioni

>>>Qui è possibile leggere qualche estratto.

75.
E poi il reale ritorna e minaccia. E' così che le cose si vendicano in silenzio del sogno che - brevemente - le cancella.

76. Mai, non saprete mai come m'illumina / l'ombra che mi si pone a lato, timida, / quando non spero più...
[Giuseppe Ungaretti - Da Giorno per giorno in Vita d'un uomo. Tutte le poesie]

10 marzo 2007


73.
L'incendio a ponente infiammò un'enorme massa di nuvole, poi rimbalzò improvvisamente sul mondo ancora inviolato dei tetti, e singoli comignoli, lamiere di tubi, abbaini, piastre d'ardesia arsero in un fuoco sgomento. Un attimo prima di scomparire il sole uscì ancora per un momento all'aperto. Una lingua di luce dura percorse rapida e crudele il fondo della strada. Una bambina bionda che la stava attraversando lentamente ne ebbe le spalle trafitte. Tu mi chiamasti per nome, io ti risposi ridendo.
Quella sarebbe stata la nostra ultima sera lì. L'indomani ci incamminammo per mano verso la zona interdetta, senza sapere che di là sarei tornata sola.
[E in sogno vieni spesso a ricordarmi quell'incendio, il sole, la bimba e la tua voce. Più forte del vento che sempre ti annuncia, e del silenzio che trovo sempre al mio risveglio].

74. Non posso chiudere gli occhi, assopirmi / un momento che una folla di figure / di volti si assiepa dentro le cavità / orbitali superata la frontiera / del dormiveglia, e sono occhi che chiedono / luce, labbra, che si muovono in fretta / cercando la voce per storie ormai / lontane che vogliono affiorare... [Antonio Di Mauro - Acque del fondale]

09 marzo 2007


71.
E se fossimo davvero capaci di versare il capire in sapere e il sapere in capire?¹...
Forse il mondo girerebbe al contrario, oppure più lento.
O magari tutto sarebbe uguale e cambieremmo solo noi.
___________________
¹ Così scrive Ginevra Bompiani nel suo magnifico romanzo L'età dell'argento.

72.
Ho sempre avuto un debole per quella nobile figura retorica che risponde al nome di metafora. Nell'omonimo, ricco ed elegante volume stampato dalla casa editrice ETS di Pisa ho trovato davvero pane per i miei denti. Il testo raccoglie infatti (tradotte e con testo a fronte), le antiche testimonianze degli scrittori greci e latini relative a quello che, come scrive Quintiliano (testo 38), è il più diffuso e di gran lunga il più bello tra i tropi.
Molto spazio è naturalmente riservato alle discussioni teoriche, a partire dalla canonica definizione della Poetica di Aristotele: la metafora è l'impiego di un nome estraneo all'oggetto, trasferito o dal genere alla specie, o dalla specie al genere, o da specie a specie, o per analogia (testo 4). Si spazia quindi sui vari possibili impieghi e loro risvolti - per esempio l'osservazione, sempre della Poetica, che il creare belle metafore equivale al percepire con la mente le analogie (testo 6); o sulla parentela con la similitudine (è una similitudine abbreviata, scrive ancora Quintiliano, e anche Aristotele al testo 12).
L'assai utile storia della metafora fino al VII secolo d.C. include passi che non riguardano la sostanza figurale, ma l'applicazione pratica. Utilizzarla può talvolta risultare fuori luogo (nel prosatore, secondo Isocrate, al testo 1; ma da vedere anche Aristotele ai testi 11 e 22) o divenire fonte di ridicolo (Eschine, testo 2); rischi che si possono all'occorrenza attenuare con "schermature" espressive analoghe alle odierne virgolette (Teofrasto, testo 27).
Una raccolta veramente preziosa che esula dal mero ruolo di digesto retorico e che più di una volta, durante la lettura, mi ha offerto spunti di attua(bi)lità e di possibili, futuri approfondimenti.

08 marzo 2007


70.
Nel post dell'altro ieri evocavo il tema della felicità e oggi mi è tornato in mente un libro letto qualche anno fa, L'euforia perpetua, di Pascal Bruckner, che affronta l'interessante tema dell'essere felici a tutti costi, quella specie di nevrosi invincibile (almeno sembra) che da un po' di tempo a questa parte contagia larga parte della cosiddetta "civiltà occidentale". Ho ripreso il volume e me lo sono riletto, passeggiando con il suo autore in prossimità delle pericolose sabbie mobili del "forzoso piacere", come lo chiama lui.
Curiosamente (sollecitata dalle domande di Bruckner: Che cos'è la felicità? Come la si misura? Chi ne possiede la combinazione?) mi sono resa conto come spesso la felicità finisca non appena la si evoca (come la domenica di leopardiana memoria...). Spesso, poi, la "felicità costruita", non spontanea, ricercata ossessivamente, diventa una specie di moneta falsa, buona per essere spacciata a chi non ne conosce il reale valore, coniata per mettere fuorilegge, implacabilmente - e quasi negandoli a priori - l'infelicità, il dolore, il senso del limite. Come se questi non esistessero e basta.
Troppo facile. Quel conto va pagato, prima o poi.

07 marzo 2007


69.
A volte penso che abbia ragione Hegel quando sostiene che le idee si muovono, si contraddicono, si trasformano nella propria negazione.
Se questo sia un pregio o un difetto non saprei; magari dipende solo dalle circostanze.

68.
Josip Brodskij sostiene in Dolore e ragione che nella poesia lo spazio bianco è importante come l'aria che sostiene un aereoplano, il quale per volare lì in mezzo ha bisogno di tutte le sue componenti, ma che contemporaneamente deve stare attentissimo a non sovraccaricarsi.
In effetti ci sono versi (in mezzo al bianco delle pagine) che sembrano aquiloni: perfetti, equilibrati, pronti al vento e restii a lasciarsi affascinare dal gorgo oscuro della gravità:

Parole pacifiche / sono incastrate nel nulla / ho riminiscenze del tutto / e non so tutto... [Amelia Rosselli - da "Le poesie"]

06 marzo 2007


67.
Hai ragione quando mi scrivi che una persona "completamente consapevole di sé" è sempre in esilio. Infatti solo quando tu, pezzo per pezzo, metti da parte tutto ciò che ti è stato imposto, caricato sulle spalle dagli altri, a poco a poco costruisci i tuoi propri valori, incluso anche il dubitare di te stesso. Fin quando crederemo che ciò che scriviamo e diciamo ha ancora un po' di senso, e che vale la pena di scriverlo e dirlo, solo allora possiamo sperare di ambire ad una certa felicità (che non vuol certo dire - come ben sai - che potremo, sempre e comunque, raggiungerla). Ma se non ci fosse più nemmeno questo, se non potessimo almeno sperare di "entrare in commercio" (e sono parole tue, io ne avrei usate altre) con la felicità, allora tanto vale smettere di scrivere e parlare; che poi, per quel che ti riguarda, sarebbe come dire smettere di vivere, non è così?

[Da una lettera ad A. del 6 marzo 1997 - E sono passati dieci anni... Dove sarai, A., adesso? E soprattutto avrai trovato quel "sogno" che cercavi così tanto? Ti auguro di sì, perché - come e più di tutti - lo avresti meritato.]

66.
Esistono dei libri (inarrivabile maestro il Laurence Sterne di Tristram Shandy) che sono costruiti su una materia futile e indifferente, su un centro che quasi non esiste, e tutta la ricchezza dipende dalla tela che sa filarne l'immaginazione dello scrittore: come Xavier de Maistre quando passa di scoperta in scoperta in Viaggio intorno alla mia camera, oppure - pensando ai moderni - come Giorgio Manganelli nel suo Encomio del tiranno.
Anche la musica possiede un'opera famosa costruita su una materia "futile", un viaggio intorno a una camera di poche battute, solo che questa camera è diventata un monumento tra i più impressionanti mai usciti dalla mente di un musicista, e si chiama Trentatrè Variazioni su un valzer di Diabelli, composto da Ludwig van Beethoven tra il 1819 e il 1823.
Dalla fonte leggera di un Valzer alla moda Beethoven ha ricavato un fiume di idee musicali che corre impetuoso, s'inabissa in profondità carsiche, riemerge alla luce con forza serena e alla fine evapora nelle sfere celesti di un Minuetto; nel frattempo passano le ombre di Bach, Haendel, Mozart, e persino di uno Chopin ancora da venire, tutto trasfuso in un linguaggio incredibilmente originale, dove il sublime e il comico, il dotto e il popolare, il genio e l'ingegno si attraggano e si respingono con fantasia inesauribile.
Ieri sera mi ci sono persa, come mi accade spesso.
E in mano avevo Sterne , naturalmente.

05 marzo 2007


65.
A cosa serve ricordare? O meglio (è bene che formuli la domanda in altra maniera), che senso ha ricordare? Me lo chiedo soprattutto quando il punto di vista non muove dal semplice ritorno di un passato mai risarcito (o magari dall'urgenza di cercarne il senso, spesso impossibile da decifrare), bensì da una specie di misercordia delle cose, che mi spinge a leggere in ciò che non è stato quello che vorrei fosse accaduto, o non accaduto, o - meglio ancora - trasfigurato a mia immagine e somiglianza.
Dovrei fare mente locale sul fatto che, molto spesso, non sono (stata) protagonista del mio passato, nel senso che ho visto - sì - il tempo (tra)scorrermi addosso, ma in quel presente (che non è più) non avevo affatto l'esatta percezione che "qualcosa" stesse per accader(mi)e.
Quindi è inutile che io cerchi delle trame precise, laddove esiste solo un indistinto territorio scarsamente esplorato.
L'indagine à rebours, infatti, mi restituisce spesso una brughiera brontiana dove il vento non si placa, e dove il deserto dell'esistere è intervallato solo da qualche sorriso di uomo, da qualche foto da associare ad un volto, da qualche lontana e imperfetta memoria che ha il profumo dolce e amaro dell'abbandono.

04 marzo 2007


63.
Con una certa casualità (frutto di tutt'altra ricerca) scopro che Odisseo ha "biondi capelli" nel verso 399 del libro XIII dell'Odissea (prima che Atena lo renda irriconoscibile al suo rientro ad Itaca) e "simili al fiore di giacinto" sia nel VI libro (al verso 231, quando si narra dell'arrivo tra i Feaci), sia nel XXIII (al verso 158, quando Penelope riconosce finalmente il marito).
Anche nell'improbabile ipotesi che esistessero in Grecia giacinti diversi da quelli blu (quelli gialli sono sicuramente frutto di incroci molto più recenti), la differenza fra le due tonalità, quella chiara e quella scura, è comunque curiosa.
Voglio pensare che anch'essa, fra i molti altri "indizi" disseminati per il poema, indichi la mutevolezza del personaggio.

64. Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che poi venga scoperto. [Italo Calvino - Se una notte d'inverno un viaggiatore]

60.
Quando, con calma di "critica" (appellativo che peraltro non mi si addice affatto), ricerco le ragioni della preferenza per certe opere, trovo un punto in cui il "rationabile" (per dirla con Dante) viene meno. Scopro allora l'anima nuda e mi rendo conto che certi autori li amo e basta. Li amo perché evidentemente sono fatta per amarli. E in questo modo finisce la "critica" e comincio io.

61. Scrivere riunisce le due gioie: parlare da solo e parlare a una folla.
[Cesare Pavese - Il mestiere di vivere]
Quello che scrivo / non scrivo per scrivere scritture.
[Giorgio Manganelli - Poesie]

62. A volte mi convinco di credere che la distinzione tra bello e non bello non avviene su un piano personale, e quindi prettamente estetico. Mi piace invece pensare che nel "confronto" entrino in gioco anche altre variabili, come per esempio la densità delle relazioni interne fra gli "oggetti" che attirano le nostre attenzioni. La teoria è improbabile, lo riconosco, eppure mi pare di averla praticata alcune volte. O semplicemente mi illudo di averlo fatto.

03 marzo 2007


57.
Lo ammetto, mi è capitato a volte di cospirare col tempo, ho cercato di corromperlo perché mi riservasse una pietosa bugia. Non ho avuto scrupoli a farlo: perché ne avevo bisogno.

58. La letteratura è una condizione, non una professione... Una realtà che non sopporta una misura interiore non conta, è una vana costruzione di giorni, la ridicola manifestazione di un falso dio... La scrittura deve esprimere la vita in un grado di maggiore purezza o come simbolo svelato. [Carlo Bo - Otto studi]

59. Oggi ho riletto alcune pagine di Tacito; quelle sulla morte di Britannico sono bellissime. Agrippina che parte in nave alla volta di Roma con i figli, e stringendo al petto le ceneri del marito. Mi è quasi sembrato di vederla ...tunc feralis reliquias sinu ferret, incerta ultionis, anxia sui et infelici fecunditate fortunae totiens obnoxia...

02 marzo 2007


53.
In fin dei conti immaginare è solo un modo diverso di essere nelle cose: pensandole vere per il tempo che è necessario a comprenderle.

54. Forse per i naufraghi della vita la felicità vera consiste in una discesa interminabile verso l'immobilità.

55. All'inizio scrivere era una trave di legno per non naufragare, una scusa per isolarmi... Ma ora non sono più padrona del bisogno di scrivere, né delle mie notti. La scrittura mi possiede. [Laura Pariani - La foto di Orta]

56. Io e te avremmo potuto essere ovunque, ora. E avremmo avuto diritto anche al meglio del mondo. Perché tu eri un arcano musicale e avevi in chiave il segreto della vita.

01 marzo 2007


50.
Mi piace (e tanto) recuperare mondi letterari lontani (perché dimenticati non perché inattuali), tipo quello che abita nella testa di Domingo il favoloso, una delle più riuscite creazioni di Giovanni Arpino, che riesce a far crescere, attorno a questo suo personaggio, una Torino di biliardi così notturna e sulfurea da sembrare che lì il tempo possa fermarsi per sempre: "Ma gira ancora questo mondo? Io direi di no. Anche se non tocca a elementi come noi giudicare, - brontolava Cesco. La sala del biliardo nel vecchio caffè era vuota, negli spiragli del sole i tappeti verdi mostravano ombre cupe, lucide. Con due dita Domingo fece ruotare silenziosamente la stecca, ne esaminò la punta ingessata d'azzurro...".

51. Un CD della Teldec, arrivato fresco fresco come un buon vento del nord, mi riporta di colpo in Linguadoca (uno dei luoghi magici della mia vita precedente) là dove si dice sia nata la storia d'amore della bella Maguelonne con il conte Pierre di Provenza, il quale per cercarla sarà costretto a scendere fino a Napoli. Non starò qui a narrare come la vicenda, seguendo varie peripezie, sia arrivata tre secoli dopo nelle mani fatate di Ludwig Tieck, che reinventerà quel testo piegandolo alla sensibilità romantica: "True Liebe dauert Lange", amor fedele dura a lungo, più di ogni avversa fatalità. Saranno proprio il racconto e le "canzoni" di Tieck a diventare la base poetica sulla quale Johannes Brahms creerà il suo più ampio ciclo di lieder, quelli che in assoluto più amo di questo compositore, così sensibile al richiamo delle passioni e del gesto musicale fine a se stesso. Nel senso migliore del termine, naturalmente.

52. ...Quel misterioso silenzio che d'un tratto si avverte intorno leggendo Shakespeare. Si sente che è più importante del re, Lear, più importante del generale, Otello. E' qualcosa che va oltre l'intrigo drammatico, qualcosa che addirittura lo trascende. Ecco, sì, è proprio quel silenzio lì a essere qui con me, ora, mentre leggo.