Tra letteratura, pace dei sensi e fodere
Nel mondo di James, diceva André Gide, "Il peso della carne è assente", le sue passioni ardono senza consumarsi. E il critico Edmund Wilson parla di "romanzi d'amore dove i protagonisti non vengono mai a capo dei propri desideri né si vedono mai in veste di amanti". In apparenza sembrano giudizi negativi, ma a mio avviso non lo sono. In realtà si tratta di osservazioni necessarie per comprendere il pianeta cifrato di un autore che privilegiò spesso l'arte alla vita, la letteratura alla passionalità. In una delle pagine conclusive del Carteggio Aspern il narratore si ferma a osservare, in una piazza di Venezia, il monumento a Bartolomeo Colleoni - il condottiero che "siede così risoluto in sella al suo enorme cavallo di bronzo". "Ma il Colleoni - scrive James - continuava a guardar lontano, oltre la mia persona, e se a battaglie e stratagemmi stava pensando, erano di una specie diversa da quelli di cui io volevo parlargli". Una scena risolutiva. Quel personaggio - come tanti altri di James - è un uomo che riflette ma non agisce, non "condottiero" ma "condotto", e rispetto alla vita quotidiana è semplice astante, spettatore e non protagonista. Una figura ambigua in cui il rapporto tra presente e passato, privacy e luci della ribalta, arte e denaro crea tortuosi drammi di coscienza dove la vittima può trasformarsi in prevaricatore e viceversa. Non a caso James escogita il meccanismo del "punto di vista", per cui il narratore non si pone mai come un personaggio intero, a tutto tondo, ma è una figura mutevole, tormentata, che sotto gli occhi del lettore si trasforma, cambia faccia, si maschera, colora le proprie avventure. E tutto questo avviene con una "fusione di toni narrativi" che è il segno di distinzione di coloro che sanno di aver a che fare con la letteratura, non con il semplice scrivere.Il libro:
- Il carteggio Aspern
L'autore:
- Henry James
Bibl.:
- Ludovico Isoldo - Hills and Big Halls. Spazialità e scrittura in Henry James
- Luisa Villa - Esperienza e memoria. Saggio su Henry James
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...Confesso che la regola principale che ho sempre osservato nei miei studi, e che mi è stata più utile per acquisire qualche conoscenza, è di aver impiegato solo pochissime ore al giorno ai pensieri che occupano l'immaginazione, pochissime ore all'anno a quelli che occupano solo l'intelletto; mentre ho dedicato la maggior parte del tempo al riposo dei sensi e della mente; e conto, tra gli esercizi dell'immaginazione, tutte le conversazioni serie e ciò che richiede attenzione. E' per questo che ho scelto di ritirarmi in campagna; infatti, anche se nella città più caotica del mondo potessi dedicare allo studio le stesse ore, tuttavia non ne trarrei uguale vantaggio, perché sarei distratto dalla confusione di quella vita...Lettera di Cartesio a Elisabetta, principessa del Palatinato, 28 giugno 1643, tratta da "Ti scrivo dunque sono. Lettere 1619-1650" ed. Archinto, 1996.
[Traduzione di Roberta Lorenzetti]
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Quando morirò, vedrò la fodera del mondo. / L'altra parte, dietro l'uccello, la montagna, il tramonto. / Il vero significato che vorrà essere letto. / Ciò ch'era inconciliabile, si concilierà. / E sarà compreso ciò che era incomprensibile.Ma se non c'è una fodera del mondo? / Se il tordo sul ramo non è affatto un segno / ma solo un tordo sul ramo, se il giorno e la notte / si susseguono senza badare a un senso / e non c'è nulla sulla terra, oltre questa terra?
Se così fosse, resterebbe ancora la parola / suscitata una volta da effimere labbra, / che corre e corre, messaggero instancabile, / nei campi interstellari, nei vortici galattici / e protesta, chiama, grida.
Czeslaw Miłosz - "La fodera del mondo", Fondazione Piazzolla, 1996
[Traduzione di Valeria Rossella]
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Da ascoltare (e vedere):
- Sitting Waiting Wishing di Jack Johnson (il videoclip)
- Lo stesso brano in versione "live"



















































