akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

09 novembre 2007

Spesso mi chiedo da dove provenga l'(apparentemente) irrazionale piacere (tutto "letterario") che mi coglie nel solo sfogliare un determinato testo (cito questo, ma potrebbe essere quello che segue o un altro ancora...).
Non credo si tratti di un semplice "disgregamento razionale" di quella che potrei chiamare "logica dell'attenzione"; penso piuttosto a un incastro assai più complesso fra il ritorno di ciò che non è mai stato (ma che si percepisce in forma di inopinato - e ovviamente inesistente - déjà vu) e una sorta di gratificante ma illusoria connivenza con tutta la sfera dell'irrazionale.
Pensieri astratti, in parte anche astrusi (visto che non sono del tutto chiari a me stessa, come posso pretendere che lo siano agli altri che li leggeranno...). Pensieri che meritano però di essere coltivati e approfonditi nei giorni a venire.

° ° °

I lupi e le donne selvatiche hanno la stessa reputazione. Clarissa Pinkola Estès ha scritto che la storia dei lupi ha strane analogie con quella delle donne, quanto a passionalità e a fatica. Ed è vero, donne e lupi condividono certe caratteristiche: sensi acuti, spirito ludico e grande propensione alla devozione. E soprattutto si esercita contro i lupi e le donne la stessa rapace violenza, generata dallo stesso malinteso. Sirene o streghe, le donne sono state punite per la loro relazione primitiva, selvaggia, essenziale con la natura...
Come il lupo possiede la terra e il pesce l'oceano, così l'uomo deve trovare il quinto elemento, il solo da cui non sarà mai escluso: l'arte. Questa verità bisogna trasmettere ai bambini, prima che altri lupi, troppo umani, azzannino le loro fantasie creative.

Hélène Grimaud
da Variazioni selvagge

Mi pare abbastanza chiaro che che una ragazza che scrive così, poi suoni Rachmaninov così...



° °

La parola dei poeti è la sola a raggiungere
questo cupo silenzio di foglie e uccelli
la mente non elabora che queste parole
incise su pietra o corteccia
nel muschio nel biancore di plastica
sarà nel calendario, nei vetri che nascondono
il brivido della notte illuminata
da candidi lampioni
sarà nella roccia sgretolata
o nei fogli di carta velina l'iscrizione perenne
una dalia rossa come una ferita
nell'ombra color malva
parole cangianti assommano un mosaico
che come il tracciato del piccolo punto
il rullo di una boite à musique
fa sbocciare il continuo ritorno
del giovane eroe.

Gemma Bracco
Il nobile castello
da Misure del tempo

°

15 Comments:

  • At 9/11/07 4:38 AM, Anonymous Luigi said…

    Oh, allora non sono l'unico ad avere pensieri poco chiari persino per se stesso. Per quanto mi riguarda posso dire che, nonostante l'inguaribile severità che applico nei confronti di me stesso, credo di avere qualche buona intuizione ma di non essere ancora così "preso" (per citare Platone)dall'arte del pensiero tanto da poter essere così chiaro e distinto come vorrei.

     
  • At 9/11/07 9:08 AM, Anonymous stefania said…

    Cara Clelia,
    come anche tu ricorderai all'epoca della loro uscita questi due libri furono vagamente di moda. Personalmente ricordo di averli sentiti molto e profondamente. È un tema che mi è molto caro e che mi fa apprezzare ancora di più il passo e l'interpretazione musicale di una donna che con i lupi corre e danza.

    Un abbraccio e una buona giornata.

     
  • At 9/11/07 9:41 AM, Anonymous Gabriella said…

    Questa segnalazione di Hélène Grimaud mi fa molto piacere.
    Conoscevo il suo modo di suonare, ma solo recentemente ho letto
    (anzi, letteralmente divorato) i suoi due libri autobiografici, li ho trovati splendidi. Proprio in questi giorni avevo intenzione di parlarne sul mio blog, e guarda caso anche io avevo individuato e scelto su YouTube proprio lo stesso video che hai messo tu.
    Una splendida donna che suona e scrive in modo egregio.

     
  • At 9/11/07 10:14 AM, Blogger babilonia61 said…

    Capita anche a me, nel mio caso è semplicemente Simpatia.

    Rino

     
  • At 9/11/07 11:37 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Luigi, il perseguimento dell'alètheia impone lo "svelamento". Ciò che è da "svelare" comporta il presupporre che si agisca su qualcosa che è "occultato", "oscuro",
    Il pensiero si manifesta spesso in questa condizione. La sfida è saperlo disvelare; a noi stessi, soprattutto.
    Quando accade, si tratta indubitabilmente di una vittoria.

    Immagino che anche tu non viva questa condizione con un senso di frustrazione ma, anzi, con l'entusiasmo dell'esploratore (a me almeno capita così).

    Stefania, il corollario bibliografico mi appare adesso necessario. Avrei dovuto in effetti pensarci. Vuol dire che chi leggerà il tuo commento potrà considerarlo come un'integrazione essenziale alla lettura del post.
    Grazie.

    Gabriella, sono lieta delle comuni e contemporanee "intuizioni". Attendo il post che annunci.

    Rino, in effetti è vero.
    Quanti tesori si nascondono nel vocabolo sym-pàtheia...
    Anche qui sarebbero da effettuare indagini a non finire. E tu me ne dai l'opportunità.

    Un saluto e un ringraziamento per tutti,

    C.

     
  • At 9/11/07 12:05 PM, Anonymous giulia said…

    Clelia, stavo disegnando un lupo, stamattina, prima di leggere il tuo post. Penso sempre ai lupi, principio maschile-femminile, animale totemico, dallo sguardo limpido,gentilezza feroce.
    ti allego il Ted Hughes di lettere di compleanno (una parte, è molto lunga), la parte dei lupi.

    "Ci confortarono i lupi.
    Sotto quella luna di febbraio e la luna di marzo
    Lo Zoo si era avvicinato.
    E a dispetto della città
    I lupi ci consolarono. Due e tre volte per notte
    Per lunghi minuti
    Cantavano. Avevano scoperto il nostro rifugio.
    E i dingo, e i lupi dalla criniera brasiliana-
    Tutti levavano la voce insieme
    Col grigio branco del nord.
    I lupi ci sollevarono nelle loro voci lunghe.
    Ci avvolsero e irretirono
    Nel lamento per te, nel compianto per noi,
    Ci tramarono nelle loro voci. Giacevano nella tua morte,
    Nella neve caduta, sotto la neve che cadeva.
    E intanto il mio corpo affondava nella leggenda
    In cui i lupi cantano nella foresta
    Per due bambini trasformati nel sonno
    In orfani
    Accanto al cadavere della madre."

     
  • At 9/11/07 1:15 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Grazie Giulia, noto che la parte bibliografica e "ispirata" si allunga. Non posso che trarne una gradevole sensazione, che ben si imparenta con quel "piacere irrazionale" di cui parlavo in apertura di post.

     
  • At 9/11/07 2:03 PM, Anonymous giulia said…

    Ho letto anch'io "Variazione selvagge" e sono contenta di vederlo apprezzata da una lettrice attenta quale sei tu. Ti seguo sempre con attenzione e ogni tanto ti lascio i mei ringraziamenti per tutti i bei post che ci regali. Giulia

     
  • At 9/11/07 3:17 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Cara Giulia, grazie per la costante attenzione.

    A presto,

    C.

     
  • At 9/11/07 4:13 PM, Blogger maria said…

    "grande propensione alla devozione": fedeltà e dedizione, ma anche sottomissione, un doppio aspetto che pone maggior accento sul significato positivo, tuttavia non mi evita un certo disagio alla lettura.
    Forse mi ricorda le prigioni invisibili, la tendenza molto femminile a legarsi (a persone, cose, idee e quant'altro) con catene inestricabili, resistenti, spesso pesantissime.

     
  • At 9/11/07 4:33 PM, Anonymous Domenico Fina said…

    Leggere è cercare una vera comunicazione, un vero contatto, andare alla ricerca di un nostro confidente, qualcuno che senta la vita con i nostri stessi guizzi. Anche un libro scriteriato può essere vivificante nella passione con cui non lo condividiamo (Canetti diceva che ci sono libri da combattere). Joseph Joubert era talmente esigente con i libri (suppongo anche con gli amici) che strappava le pagine che non gli erano piaciute in un libro lasciando solo quelle veramente belle secondo lui - era una forma di innato pudore. L’esperienza fa capire che con il prossimo non si può e non si fa, pensate se eliminassimo tutte le nostre frasi e azioni a vanvera, resterebbe un individuo perfetto e, come scriveva Pasternak, alle persone perfette non s’è mai svelata la bellezza della vita.

    (…qualche fesseria pero’ però potremmo risparmiarcela…questa stessa mia ultima frase potevo non scriverla e via di questo passo)

     
  • At 9/11/07 7:30 PM, Anonymous Luigi said…

    L'entusiasmo non manca...

     
  • At 9/11/07 9:30 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Maria, credo non si debba generalizzare, soprattutto se consideriamo un tòpos letterario e, in questo caso, antropologico.
    E' probabilmente vero che "una parte" delle donne rispecchi il ruolo descritto, ma è vero anche che in larga parte ce ne siamo - e, senza alcuna pretesa di giudizio, mi sento di dire "per fortuna" - affrancate.

    Domenico, Luigi, grazie rispettivamente per il commento articolato e per la replica tranquillizzante.

    C.

     
  • At 14/11/07 12:04 PM, Anonymous Anghjula Paoli said…

    Leggendo il commento di Stefania, mi pare impossibile che non abbia avuto in mente il libro della psichanalista Clarissa Pinkole Estès (Donne che corrono coi lupi, Frassinelli, 1992) et forse anche quello di Hélène Cixous : L’amour du loup et autres remords, Galilée, 2003.
    Secondo Clarissa esiste in ogni donna una donna selvatica sconosciuta e messa colla museruola dal condizionamento culturale ambientale. Ogni donna avrebbe solo a favorire l’emergenza di questa parte di se stessa per liberare una « forza naturale, istintiva, ricca di doni creatrici et di un sapere immemoriale ».

     
  • At 14/11/07 12:40 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Anghjula, grazie per le integrazioni bibliografiche. Il primo libro che menzioni lo conoscevo mentre il secondo no.
    Lo ordino immediatamente.

    A presto,

    C.

     

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