akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

26 novembre 2007

Dal silenzio al dialogo, e al dialogo tutto interiore con chi offre i propri pensieri senza pensare troppo né a chi li raccoglierà, né ai benefici (o ai danni) che questi potranno dare a chi lo farà:

...A questo proposito, un testo heideggeriano significativo è quello costituito dalle lezioni tenute a Friburgo nel semestre invernale 1951-52 e pubblicate nel 1954 col titolo Was heisst Denken? (ed. ital. "Che cosa significa pensare?", 1978). Nel passaggio dalla settima all'ottava edizione, Heidegger invitava a essere "sempre preparati a lasciare che i nostri tentativi di pensiero vengano respinti da ciò che nel pensato dei pensatori è impensato" e ricordava Kant come "un filosofo che conosceva molto bene queste cose". "Kant - affermava Heidegger - parla di sbilanciamenti (Umkippungen). Ma può sbilanciarsi soltanto chi sta in piedi, e stando in piedi cammina, e camminando resta sul sentiero. Questo sentiero porta di per sé al dialogo con i pensatori; ma per giungervi non è necessario che i pensatori vengano presentati storiograficamente". Il dialogo di pensiero è, infatti, come Heidegger scriveva in quegli stessi anni nella Prefazione alla seconda edizione di Kant e il problema della metafisica, soggetto a leggi ben diverse da quelle della filosofia storica. In questo dialogo esistono due possibilità di incontrare i pensatori: "o andare loro incontro, o andarvi contro". Andare incontro al pensato di un pensatore significa "rendere ancora più grande ciò che in lui è grande" e giungere "nell'impensato del suo pensato"; andando contro, al contrario, non si farebbe altro che "rimpicciolire già anticipatamente ciò che in lui è grande".

Alberto Altamura
da Pensiero e narrazioni
Modelli di storiografia filosofica

a cura di Giuseppe Semerari

Nell'andare incontro o nell'andare contro, dunque, è inscritto il segreto del dialogo più proficuo. Regola, questa, che non credo valga solo per i pensatori, ma anche per i frequentatori del pensare semplice (nella versione del participio presente e passato del verbo: siano cioè essi pensanti o pensati).
Devo dire che mi sono sempre trovata più a mio agio con la prima istanza, anche se - ovviamente - non ho mancato di conoscere la seconda, comunque utile, non fosse altro perché permette di selezionare bene gli appartenenti alla propria "rete sociale". E a proposito di rete, riflettevo sul fatto che questi principi heideggeriani sono abbastanza facilmente applicabili anche al contesto dell'internet (e anche in questo caso mi è facile scegliere da che parte stare).

° ° °

Secondo il dettato ciceroniano, Zenone stabiliva essere la passione (páthos) come "un movimento dell'anima che devia dalla ragione e che per questo va contro natura" (Stoici antichi, fr. 205).
Che la passione faccia spesso deviare dalla ragione lo posso comprendere e accettare, che vada "contro natura" mi lascia un po' più perplessa. Se prendo per buona l'affermazione di Thomas Henry Huxley , quando scriveva che "la natura è rossa di sangue nei denti e negli artigli", ben venga allora la "passione altruistica" (solo per fare un esempio), dato che ci fa superare la nostra stessa ferinità.
Ma forse Zenone non concepiva la nostra specie come cosa scissa dalla natura (come invece tendiamo a fare - erroneamente - noi oggi), e quindi ogni impulso che - secondo il filosofo - ci allontanava dal nostro punto di riferimento originario, risultava essere ai suoi occhi deleterio.
Perché è vero che nell'uomo ci sono passioni e passioni.
Prima ho citato quella attraverso la quale si genera l'altruismo, ma non vorrei passare per sprovveduta. So bene che nella nostra specie la passione per la clava non si è mai del tutto sopita...

° °

Aspetterete molto a lungo qualcosa
che accada in cielo oltre i banchi di nuvole
e le Stelle del Nord pungenti come nervi.
S'incrociano il sole e la luna, ma non si toccano mai,
non fanno sprizzare scintille, né con fragore collidono.
Sembrano intersecarsi in orbite i pianeti,
ma nulla mai avviene, nessun danno.
E anche noi con pazienza possiamo durare la vita
e altrove guardare che non alle stelle e alla luna
e al sole per i colpi, per i mutamenti
di cui abbiamo bisogno per non impazzire.
E' vero che in pioggia finirà la lunga arsura
e la più lunga pace in Cina nella discordia:
ma questo non premierà l'attesa di chi veglia
sperando di vedere infranta la quiete del cielo
in quel momento suo con i suoi occhi. E' una calma
che sembra senz'altro sicura per questa notte.

Robert Frost
da Addio, proibito piangere e altri versi tradotti
da Giovanni Giudici

°

8 Comments:

  • At 26/11/07 2:54 PM, Blogger Giuliano said…

    Kant e Heidegger sono troppo difficili per me... Però sono tanti anni che mi porto dietro questa cosa di Robert Frost:

    FIRE AND ICE
    Some say the world will end in fire,
    some say in ice.
    From what I've tasted of desire
    I hold with those who favor fire.
    But if I have to perish twice,
    I think I know enough of hate
    to say that for destruction ice
    is also great
    and would suffice.
    (Robert Frost )

     
  • At 27/11/07 3:25 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    E fai bene.

    C.

     
  • At 27/11/07 3:57 AM, Anonymous Luigi said…

    Il fatto è che la filosofia non ha praticamente niente in comune con nessun altro tipo di sapere, se mi passi, almeno in prima istanza, l'espressione "sapere". Innanzitutto non è affatto un sapere positivo. Non è qualcosa che da un punto di vista storico potremmo descrivere come una progressione di concetti verso la verità. Anzi, è probabile che chi sia andato più vicino alla verità sia chi la filosofia se l'è inventata, e cioè Platone (sarei propenso qui a seguire lo stesso Heidegger). E poi, a dirla tutta, non si può nemmeno parlare di un sapere vero e proprio: si tratta piuttosto di una disposizione, di una tensione d'animo, un elastico che continuamente ritorna al suo problema originario, quella meraviglia che c'è qualcosa e di questo qualcosa diciamo che è. Ecco, a mio avviso, il senso di quel dialogo invocato da Heidegger: la necessità continua di rimettere in discussione tutto...

     
  • At 27/11/07 11:32 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    "In dubio veritas"..., è un ossimoro, ma è l'atto fondativo di ogni pensare filosofico.
    Ecco perché ne sono così attratta.
    Quando è espresso in versi, poi...

    C.

     
  • At 27/11/07 11:49 AM, Anonymous giulia said…

    Mi sono permessa di linkareil tuo post sul mio blog, che non haperò le pretese di affrontare l'argomento con la tua profondità. Grazie e ciao. Giulia

     
  • At 27/11/07 12:04 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Sì, ho appena visto (e segnalato a mia volta nei "Consigli di lettura").

    Ti ringrazio e mi felicito con le tue argomentazioni, tutte apprezzabili.

    Complimenti,

    C.

     
  • At 27/11/07 2:31 PM, Anonymous ire said…

    Il dialogo, quello vero, è sempre più raro. Forse manca il tempo, forse la voglia, forse è la paura dell'incontro (o dello scontro) che abortisce tutto. Anche in rete è così, si finisce per leggere poco (c'è troppo, troppo, troppo), non si riesce a selezionare la qualità dalla quantità, ognuno è artefice di se stesso, ognuno si maschera o si mette a nudo. Credendo così di "parlarsi", di "ascoltarsi". Sì, a volte succede. Altre invece si allontana (da se stesso). Quando ho imparato ad ascoltarmi ho imparato altresì a dialogare e ad ascoltare. Prima ero sorda. Perchè non sentivo me stessa. Ora amo i miei silenzi.

     
  • At 27/11/07 2:54 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Ire, grazie per avermi parlato un po' di te.
    Ti ho ascoltata volentieri.

    Benvenuta,

    C.

     

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