Il sogno è fra i temi ricorrenti. Un po' perché me ne sono occupata clinicamente, nell'altra vita, un po' perché ne sono un'abituale frequentatrice. Chi mi legge sa quanto gli dia scarso peso, ma sa anche con quanta onestà intellettuale cerchi da tempo di riconsiderare questo approccio, quasi mai riuscendoci...
Bene, espletata la necessaria premessa, lascio posto al diario del sogno.
Lisergico quanto deve, inaffidabile quanto vuole.
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Un altro sogno. Un'altra realtà altra.
C'è un vagone che mi porta verso il domani. Sono semisdraiata con gli occhi fissi sulle innumerevoli plafoniere del soffitto. Il mio sguardo è attirato particolarmente da un nugolo di punti neri sulla parete traforata di masonite. Sembrano assumere ogni volta forme diverse, ricordano i puntini da unire per ottenere una figura coerente, un gioco di scarto enigmistico che facevo con mio padre quand'ero piccola.
Cambia repentinamente scena: sono nel vagone ristorante, un cameriere in livrea mi serve tè di Nuwara Eliya, il mio preferito, senza che io lo abbia mai ordinato. Poi mi accorgo che ha la faccia di A. e capisco tutto.
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Un amore non può essere mescolato con un altro amore, la miscela che ne deriverebbe sarebbe pessima per i ricordi e non porterebbe alcuna nostalgia. Invece è di questo sentimento che spesso mi nutro per affrontare serenamente i giorni ignoti che restano, la teoria mai monotona dei giorni che restano.
Affrontare i sogni non è vano, non è inutile, non è complicato. Al di là del loro carattere fintamente enigmatico, al di là della loro inconsistenza palese dovuta alla nostra mancanza di coscienza, essi non sono quasi niente, non hanno aspirazioni, non si ergono a censori o maestri della nostra vita. Sono lì, li abbiamo, a volte li ricordiamo, altre li rimuoviamo, a nostro piacimento; perché la coscienza vince sempre, anche quando - in apparenza - ci abbandona.
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Non è vero che la realtà è bandita dal sogno, la realtà nel sogno esita, ma esiste. Che io sogni il profilo dell'Omni Parker Hotel di Boston, dove conobbi L. e dove restai per giorni a farmi inseguire da lui, oppure la terrazza di Corinto dove con G. e H. scoprimmo i segreti delle intersezioni del piano temporale delle nostre vite, che io sogni tutto questo, insomma, può avere un senso o non averne, può appartenere all'area della nostalgia o del ricordo, ma inequivocabilmente è (stato) reale l'accaduto e l'evocazione. Ciò che non è e non sarà mai reale è la conseguenza "cinematografica" del sogno, perché il tempo che si lega a questa conseguenza non è un tempo misurabile, consumabile, ripetibile. Non c'è nessun RVM che potrà permettermi di replicare il sogno in termini identici, non ci sarà nessuna scena ripetuta, nessun possibile fotogramma da analizzare con cura. E' la mia memoria che conta, una memoria peraltro obnubilata da un'alterazione biochimica assai simile alla narcosi, e quindi scarsamente affidabile, certamente illogica.
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Detto questo, e ripetuto ancora una volta che il sogno fa semplicemente parte dell'attività "elettrica" del nostro organismo a riposo, non posso che adeguarmi al suo stile tentando di scavalcare ancora una volta un mattino denso di memorie obbligatorie, di ospiti inattesi e mai invitati, di catene che si sciolgono per assumere nuove forme di possesso.
Faccio i conti con la mia coscienza, non mi sposto di un millimetro da ciò che sono, ma - contemporaneamente - non mi nego nessun tipo di futuro.
Resto dove sono, amo ciò che posso, fingo di capire, leggo per pensare.
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Il resto viene da sé, proprio come un sogno, proprio come la vita che, la progetti in un modo, e si diverte a farsi trovare in tutt'altro. Dall'altra parte del mondo, dall'altra parte della tua coscienza, dall'altra parte del destino che pensiamo di costruire e che invece ci costruisce. Per fortuna che è un bravo architetto, e anche come regista non è male. Pare.
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Il destino, la vita, il sogno, sono compagni astratti del mio tempo reale.
Io faccio da quarta incomoda nei loro giochi di carte.
Peraltro a me del tutto sconosciuti.
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9 Comments:
At 29/10/07 9:51 AM,
Giuliano said…
Cara Clelia, quando ho letto "Non c'è nessun RVM che potrà permettermi di replicare il sogno in termini identici," mi sono chiesto se hai visto "Fino alla fine del mondo" di Wim Wenders.
(e grazie per il tuo ritornare sul tema)
At 29/10/07 11:38 AM,
Clelia Mazzini said…
Sicuro che l'ho visto. E anche apprezzato.
Ho un debole per Wim Wenders e sono convinta che faccia largo uso dei suoi sogni in ciò che gira, (un altro che lo fa è Wong Kar-Wai, senza dubbio).
Ciao caro,
C.
At 29/10/07 11:40 AM,
Daniele said…
A me dispiace, poi, perderli.
A volte mi dicono di me molto più di quello che vorrei.
Un abbraccio.
At 29/10/07 3:01 PM,
Patrizia said…
La coscienza non ci abbandona. Oso dire purtroppo perché rappresenta un ostacolo alla conoscenza dell'io che si palesa nei sogni.
Quando ero piccola, sognavo e ricordavo, oggi mi capita raramente. Un perché ci sarà. Sulla non ripetitività dei sogni nutro qaulche dubbio. Certo non fotogramma dopo fotogramma, ma alcuni sogni delle mie infanzia e adolescenza avevano molti elementi di somiglianza per forma e contenuto.
At 29/10/07 3:19 PM,
Clelia Mazzini said…
Patrizia, in effetti non parlavo di "ripetitività" (o ricorrenza) della funzione-sogno quanto di "ripetibilità" (area questa più afferente alla memoria a breve termine).
La citazione dell'acronimo RVM (colta in pieno da Giuliano) stava a indicare proprio l'impossibilità di ricreare un impianto coerente dell'espressione "reale" del sogno, ergo anche di quella subliminale.
Andrei cauta anche sulla "conoscenza dell'io" mediante l'ausilio dei sogni; bene che vada si avrebbe forse accesso all'area pulsionale dell'Es, ma anche questo è un tema assai controverso.
Grazie per le tue note, sempre gradite.
Un saluto a te e a Daniele.
C.
At 29/10/07 4:14 PM,
Solimano said…
Per diverso tempo ho trascritto i sogni. Mi ero organizzato: notes e natita sul comodini, perché i furbacchioni tendono a scappare, però qualche decina di secondi per prenderli ce li hai.
Mia conclusione: quasi tutti i sogni sono di tipo freudiano. E' una pura caratterizzazione, e comunque "L'interpretazione dei sogni" è un libro che va letto da tutti i punti di vista.
In momenti di forte stress o di scelte, facevo sogni di tipo junghiano, molto strutturati, molto ricchi: altra caratterizzazione, sogni di processo di individuazione.
Capito cosa succedeva, la sera, prima di dormire, mi davo una fregatina alle mani e dicevo a me stesso: "Mo' vediamo che succede stanotte".
Però, se ho voluto capirmi veramente, è servita una metodologia di analisi disattaccata dei ricordi. Tutte cose che vanno condotte con serietà, ma anche con leggerezza, volendosi molto bene, arte che non si finisce mai di imparare.
saludos
Solimano
At 29/10/07 4:59 PM,
maria said…
I sogni mi sfuggono, direi regolarmente.
Suppongo che la loro insistenza non sia per questo meno costante.
Mi piacerebbe comprendere cosa resta del sogno che non conserva memoria delle immagini.
Il tuo "fingo di capire" mi appartiene, senza dubbio.
At 29/10/07 6:42 PM,
Nemsi said…
mi han regalato
Titolo L'arte della gioia
Autore Goliarda Sapienza
Edizione Nuovi Equilibri, Viterbo, 2003, Eretica , pag. 330, dim. 120x170x30 mm , Isbn 88-7226-408-1
Curatore Angelo Pellegrino
Lettore Giovanna Bacci, 2003
Classe narrativa italiana
ho tutt'ora la sensazione di averlo letto... ma sbaglio: avverrà presto.
At 29/10/07 9:16 PM,
Clelia Mazzini said…
Solimano, resoconto impeccabile. Buoni i propositi, efficaci le conclusioni.
Non c'è molto altro da aggiungere.
Maria, per punti:
a) è evenienza comune;
b) supponi bene;
c) nulla a livello cosciente, qualche cascame a livello subcosciente che può portare (ma non è detto) una minima inquietudine o una ancor più minima euforia al risveglio. Dopo dieci minuti più nulla.
Nemesi, ottimo il libro è ottima l'autrice.
Direi che un ringraziamento a chi te l'ha regalato è più che dovuto.
Ciao a tutti,
C.
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