akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

21 ottobre 2007

Nel gorgo dell'irrealtà

Nei minuti che seguirono; e il giorno seguente, quando, al risveglio, ci ritrovammo soli; e altre volte ancora, in altre occasioni, nei giorni successivi fui tentato di rivelare a Pigi quanto avevo visto. Ma ogni volta, come stavo per aprir bocca, una sensazione di irrealtà, di impotenza a tradurre la scena in parole mi bloccava.
E quand'anche fossi riuscito a riferire, a descrivere nel più fedele dei modi l'immagine di Ludmilla davanti al quadro, come avrei potuto render conto dell'impressione che me n'era venuta, e che non cessava di assillarmi? E, ancor prima di ciò: che motivazione offrire per il mio ruolo di osservatore non visto, senza passare per un maledetto ficcanaso, o una via di mezzo tra il visionario e il voyeur?

Gianni Clerici
da Erba rossa

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Alcune volte ero animata da una forza che mi incitava ad agire, a cantare ed a gridare a squarciagola; altre volte architettavo piani, per esempio: fabbricare una carrozzella ultraconfortevole dove un neonato potesse stare senza inconvenienti; oppure mi abbandonavo a fantasie in cui tutti morivano ed io, unica abitante della terra, avevo tutto a mia disposizione.
L'irrealtà mi faceva soffrire di meno poiché non le opponevo più alcuna resistenza. Vivevo in una vuota atmosfera di indifferente artificio; un muro invisibile ed insormontabile mi separava da persone e da cose. Del resto ero contenta di starmene sola e per questo mi rifugiavo in cantina dove, seduta tranquilla ed immobile su una cassa di carbone, fissavo intensamente una macchia o un gioco di luce.
Improvvisamente da questo mondo d'indifferenza sorgeva l'angoscia, l'angoscia dell'irrealtà. Si può dire che la mia percezione del mondo mi facesse sentire in modo più acuto la bizzarria delle cose.
Nel silenzio e nell'immobilità ogni oggetto rimaneva scolpito, staccato dagli altri nel vuoto e nella luce; ed a forza di persistere così, solo, sciolto da tutto quanto lo circondava, l'oggetto incominciava ad "esistere".
Esso era lì di fronte a me e mi incuteva una sorda paura, allora dicevo "la sedia si burla di me e mi canzona".
In realtà non era esatto quello che dicevo, ma non riuscivo ad esprimere con altre parole la mia paura e la profonda sensazione che la sedia "esisteva" senza avere più né senso, né scopo.
Quando le crisi d'irrealtà mi sorprendevano per strada, tutto diventava irreale, morto, minerale, assurdo e nel silenzio udivo, straziante, il grido di un bimbo che risvegliava la mia angoscia.
Mi sentivo proiettata al di fuori del mondo e della vita, spettatrice di un film caotico che si svolgeva incessantemente davanti ai miei occhi e dalla cui partecipazione ero esclusa. Erano momenti atroci, il mio malessere era inesplicabile e, non avendo alcuna difesa, potevo solo sopportare e subire.

Marguerite A. Sechehaye
da Diario di una schizofrenica

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"Partigiani" - ti dice - "gente di lettere e di catacombe. Combattenti contro la distruzione della letteratura. Mi piacerebbe radunarli da qualche parte e da lì cominciare a piazzare bombe mentali contro i falsi scrittori, contro i manigoldi che controllano l'industria culturale, contro gli emissari del niente...".
Istintivamente, con grande entusiasmo, pensi alle bombe mentali che depositeresti accuratamente nei padiglioni di certi... nemici della letteratura. E poi ti rallegra la giornata sognare il trionfo della letteratura. ma a Musil non dici nulla di tutto questo, temi di sembrargli troppo ingenuo o come un pivello della sovversione, preferisci cedergli l'iniziativa, far sì che sia lui a proporti - presto saprai che non lo farà - di entrare a far parte dell'Azione Non Parallela.
Quando gli portano la bistecca, decidi di toglierti un dubbio riguardo a quello che ti ha detto prima e gli domandi che cosa intenda esattamente per contatto con la realtà.
Musil ti fissa per un bel po' e infine ti dice:
"Ciò che lei sta vedendo adesso, è esattamente questo, quello che intendo per contatto con la realtà. E cos'è che sta vedendo adesso? Ebbene: quello che vede, un signore in tuta da lavoro che si appresta a mangiare una bistecca. Per l'irrealtà, amico Walser, per inventare, per esempio, che oggi sta nevicando ed è una bella giornata di agosto del 1913, per dire e inventare questo, mio caro amico, di tempo ne rimane fin troppo, non le pare?.
E Musil mangia la sua bistecca.

Enrique Vila-Matas
da Il mal di Montano

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...Da questo punto di vista si può rispondere considerando i processi psichici come altrettanti trasformatori di irrealtà in realtà. Ogni oggetto irreale nel passato o perché passato, ed irreale perché futuro ovverosia non ancora presente, può divenire un elemento determinante, ed in questo senso un elemento reale, del nostro presente, purché esso oggetto ci sia mentalmente presente. La capacità di vivere la presenza mentale di oggetti che non esistono più o che non esistono ancora, permette a chi la possiede di regolare il proprio comportamento come se quegli oggetti fossero in realtà altrettanti elementi determinanti del nostro presente. In questo senso le funzioni psicointellettive possono considerarsi come dei trasformatori di irrealtà in realtà. La capacità di una tale trasformazione è una fondamentale caratteristica biologica delle funzioni psichiche; se anche non la sola.
E' questa capacità trasformatrice di irrealtà in realtà che svincola un essere vivente dalle ordinate di tempo e di spazio in cui la sua vita materiale lo costringe, ed è essa che, rendendo un soggetto indipendente da quei vincoli, ne favorisce le condizioni di esistenza. Quella funzione che abbiamo chiamato trasformatrice di irrealtà in realtà è quella che garantisce, essendo un equivalente di libertà e di forza, la vita. Come ottenere o realizzare un tale svincolo se non dando modo ad un soggetto di vivere la presenza mentale dell'irrealtà e di regolare il proprio comportamento come se quelle presenze mentali fossero altrettanto presenze percettive, come se cioè quell'irrealtà fosse realtà?

Sadi Marhaba
da Lineamenti di psicologia italiana
ed. Giunti-Barbera, 1981

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Il terreno su cui il caso ha seminato la pianta umana non era niente e su tale sfondo di niente si innalzano i valori umani! Inversamente, se, al di là dei ricordi, ci si spinge fino alla profondità dei sogni, in tale pre-memoria, pare che il niente accarezzi l'essere, lo penetri, lo liberi dolcemente dai legami. Ci si domanda allora: ciò che fu è stato? I fatti hanno il valore loro conferito dalla memoria? La memoria remota non se ne ricorda se non dando loro un valore, una aureola di felicità. Cancellato il valore, i fatti non esistono più. Ma essi sono stati? Una irrealtà si infiltra nella realtà dei ricordi che stanno alla frontiera della nostra storia personale e di una preistoria indefinita, al punto che la casa natale, che viene a nascere in noi prima di noi, era del tutto anonima, era un luogo perduto nel mondo. In tal modo, alle soglie del nostro spazio, prima dell'avvento del nostro tempo, regna un'alternanza di prese e di perdite di essere. Tutta la realtà del ricordo diventa fantomatica.
Ma l'irrealtà formulata nei sogni del ricordo non coglie poi il sognatore davanti alle cose più solide, davanti alla casa di pietra verso cui, sognando il mondo, il sognatore ritorna la sera?...
Come la casa di soffio, la casa del respiro e della voce è un valore che oscilla al limite del reale e dell'irreale. Senza dubbio, uno spirito realista rimarrà al di qua della regione dell'oscillazione, ma chi legge i poemi nella gioia di immaginare segnerà con pietra bianca il giorno in cui può ascoltare la casa del passato, questa non è forse una geometria di echi? Le voci del passato risuonano diversamente nella grande stanza e nella piccola camera. Diversamente ancora si ripercuotono appelli nella sala. Nell'ordine dei ricordi difficili, ben al di là delle geometrie del disegno...

Gaston Bachelard
da La poetica dello spazio

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Se qualcuno mi chiede (e qualcuno
me lo chiede) dove vado con me
risponderei di non saperlo. Ho avuto
fin nel ventre materno, con la gioia,
questa sicurezza in una vera,
assoluta, inconoscibile irrealtà.

Pier Paolo Pasolini
da Poesie inedite
in "Tutte le poesie"

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Il percorso precedente

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(>°<)

6 Comments:

  • At 21/10/07 2:58 PM, Anonymous pessimesempio said…

    Bella questa idea dei percorsi, mi piace molto, permette di rendersi conto di come lo stesso argomento/soggetto sia trattato da autori diversi. A presto e grazie, anche, per la tua attenzione verso il mio blog. Alessandra

     
  • At 21/10/07 5:18 PM, Blogger Gioacchino said…

    Ti rendi conto a volte, quando corto circuiti dialogici si attivano per esempio durante una lettura come questa, ti rendi conto che i due emisferi della comprensione, o della comunicazione, si sono fusi, confusi per sempre. Ripensi all'uso indiscriminato della metafora nella tua vita. Quello è il segno, quando dici: "Non potrei dire la stessa cosa in modo diverso, senza una metafora". E non ti chiedi più perché accada, ma come andrà a finire. Ciao,

    Gioacchino

     
  • At 21/10/07 8:52 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Gioacchino, la metafora è potente, la metafora è "dirimente", proprio nei confronti di quei "due emisferi" di cui tu parli.
    E' difficile che l'uso della metafora sia "indiscriminato". Certo, può accadere. Ma è raro.
    Quindi continua a frequentarla e stammi bene.

    Un saluto anche a te, cara Alessandra.

    C.

     
  • At 22/10/07 12:53 PM, Anonymous dreca said…

    veramente interessante la passeggiata che ci proponi oggi...

     
  • At 22/10/07 1:40 PM, Blogger maria said…

    Se ti dicessi che la scrittura sul blog mi fa il curioso effetto di essere irrealmente reale o realmente irreale, darei un'impressione di eccessiva confusione?

    Ciao Clelia, e grazie.

     
  • At 22/10/07 2:01 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Maria, direi di no. Col tempo credo farai l'abitudine a questo "piano inclinato" che è la scrittura (e la lettura) sui blog.

    Ancora auguri per la tua "intrapresa".

    Un saluto a te e a Dreca,

    C.

     

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