Ogni anno, dopo un periodo di pioggia, qualche vecchio muro a secco qui nelle campagne circostanti, dà segni di leggeri smottamenti e alcuni addirittura decidono per un motivo o per l'altro di "spanciarsi" e cadere. Nessuno si cura di tirarli nuovamente su (molti appezzamenti sono ormai incolti da tempo, levato qualche oliveto, peraltro assai mal tenuto) e comunque, anche per chi volesse, sarebbe impossibile - per una realtà contigente e vera - trovare qualche muratore che abbia ancora la manualità e la conoscenza per la ricostruzione "com'era e dov'era". Mi sono informata, se esistesse giuro che li farei tirare nuovamente su a spese mie, ma mi hanno spiegato che oggi si lavora solo col cemento. Ma così facendo i muri non sono più gli stessi, non trasudano, non respirano più e diventano, anche se costruiti bene e molto belli, parte di un mondo più rigido e molto meno eloquente...
[Chissà se in Italia esiste un'associazione come >>>questa (o come >>>questa). Per ora non sono riuscita a trovarla].
291. Al risveglio voglia di Simenon, ma quale? Quello de Il fuorilegge, o quello de I funerali del Signor Bouvet? Oppure un "Maigret"? (Magari quello plumbeo e duro de Il porto delle nebbie). E perché non Il fidanzamento di Mr. Hire?
Scelta difficile, ne va della giornata.
[Alla fine ho scelto I conti sbagliati di Malétras (che possiedo in una bellissima edizione Mondadori - nella superba collana Medusa - del 1964, tradotto da Elena Cantini). Il più (ri)letto, il preferito.]
292. La lotta dura, incessante per (r)esistere. Per portare con serenità sulle spalle la tua irredimibile mancanza. Io spero, spero sempre. Perché anche Sisifo, condannato alla fatica eterna, può sperare.
Sperare che il macigno che trascina, a forza di rotolare si consumi. Tanto. Fino a diventare una pietra piccola, rotonda e liscia, come quelle che da piccola raccoglievo sul fiume per poi portare con me a casa.
Con me a casa, anche oggi la porterei, quella pietra che mi hai lasciato, che non vuol saperne di diventare piccola. E ogni tanto la guardo, con un sorriso triste, e non posso fare altro, qui, su e giù per quest'aspra montagna che è la vita. Inospitale e dura senza te.
Eppure tutta ancora da vivere.
Perché, come Sisifo, ho ancora voglia di (r)esistere.



31 Comments:
At 23/5/07 6:45 AM,
heraclitus said…
oggi si costruiscono certe vere oscenità.
esistere, resistere e sperare, che la speranza è l'ultima a morire, è fragile ma dura da uccidere, è, tanto per citare un altro mito greco, l'unica cosa (buona o no?) rimasta agli uomini dopo l'apertura del vaso della "ricca di tutto" pandora.
At 23/5/07 8:26 AM,
valerio said…
simpatia, riconoscimento, riconoscenza.
At 23/5/07 9:28 AM,
Francesca said…
Non è poi così agevole (r)esistere, come quei muri a secco, vero cara Clelia, chi li sostiene più? Si sostengono ancora, ma come per inerzia, consapevoli che prima o poi dovranno cedere al tempo.
dura da mandar giù.
Ti leggo sempre con molta attenzione, ma intervengo pochissimo, per discrezione.
Stimo il tuo lavoro interiore, e sileziosamente lo sostengo.
Un caro saluto,
Francesca
At 23/5/07 10:30 AM,
stefania said…
Da queste parti, come sai, la muratura a secco è una cifra del paesaggio e della civiltà. Non solo muretti divisori ed elementi legati alla vita contadina (penso a tutte le costruzioni rurali a tholos, alle specchie, ai parieti, alle cisterne, alle casedde), ma vera e propria architettura, finanche in aggregazioni urbane (come nel caso di Alberobello).
E quando parli di elasticità mi viene in mente il paradosso per il quale – per lungo tempo – questa parola è stata sinonimo di provvisorietà: il feudatario che promuoveva la costruzione dei trulli – a secco – regalando ai contadini una parvenza di “stabilità” all’interno della terra che erano tenuti a coltivare sanciva in realtà l’abuso di poter disporre di rendite personali di cui il sovrano restava all’oscuro. È assai più di una leggenda il fatto che quelle abitazioni venissero smontate e ricostruite ogni volta che i funzionari del re ripartivano dopo i sopralluoghi di routine. Trulli ballerini e contadini senza fissa dimora. Il paradosso sta proprio nel fatto che per Alberobello la libertà cominciò con la prima costruzione in pietra legata da malta (quella Casa d’Amore che oggi ospita una sezione del Museo del Territorio), a fine Settecento.
Ma mi viene anche in mente che la pioggia, se è vero che nel tempo insidia la stabilità e la sopravvivenza stessa dei muri più antichi (ne abbiamo tante, in campagna, di costruzioni a secco franate ed esauste, meno fortunate dei molti trulli recuperati ad eleganti residenze), è legata spesso alla continuità di questa consuetudine e di questi modi di costruire: la roccia carsica, qui, coperta da un velo sottile di terra “lavata via” ogni volta che piove, si sfalda facilmente, si “sfoglia” dal banco roccioso e affiora in superficie “già pronta” per diventare materiale da costruzione, come un’enorme distesa di fiori di pietra. Costruire a secco, da queste parti, è stato da sempre sinonimo di lotta per la sopravvivenza, ricompensata dal “recupero” della terra altrimenti pietrosa e dalla sua trasformazione in giardino, campo coltivato, frutteto.
Di associazioni come quelle che segnali se ne parlava da lungo tempo, ma siamo ancora in fase progettuale, fermi ad iniziative di tante buone intenzioni ma di respiro corto. Per quel che mi riguarda, il paesaggio disegnato dalle maglie fitte della pietra a secco non smette di incantarmi: ha una dimensione “ossificata” (quelle pietre non sono forse le ossa della terra?) e vitalissima al tempo stesso, porta in sé i sentori dell’intero ciclo dell’esistenza, tutte le malinconie e gli slanci. Un intero mondo, una lingua madre appesa al filo dell’analfabetismo dei nostri tempi.
Buona giornata, cara Clelia.
At 23/5/07 10:34 AM,
Laura said…
Oggi è tutto splendido.
I muretti a secco ("le masiere", le chiamava mio padre), parte del mio cuore e della mia nostalgia.
Simenon: insuperato compagno di vuoti pomeriggi adolescenziali.
E infine "la lotta dura, incessante, per (r)esistere", che mi fa sentire a te così vicina, pur non sapendo affatto chi sei:
http://filosoffessa.wordpress.com/2006/05/17/lucciole-2/
Un abbraccio, di cuore.
At 23/5/07 10:48 AM,
Anonimo said…
Visto che oggi ce l'hai con le pietre, argomento per me più accessibile dei tuoi soliti, ti commento.
Ci sono tanti bravissimi "maestri dei pareti" (muretti a secco) in Puglia, esattamente nella zona dei trulli, cioé ad Alberobello, Locorotondo, Cisternino. Probabilmente esisterà anche qualche forma associativa, visto che ormai mezzo mondo è venuto da queste parti per i trulli. In Valle d'Itria anche qualche vip si è trovato nei guai per le pietre e c'è anche un festival estivo a Cisternino che si chiama "Pietre che cantano". Francamente non capisco in quale zona d'Italia si possano trascurare muretti a secco ed oliveti. Baci Jesoi.splinder.com
At 23/5/07 11:40 AM,
Clelia Mazzini said…
Stefano, fosse solo per quel "dono", la "Ricca di tutto" andrebbe ringraziata in eterno.
Ciao, Valerio caro.
Stefania, ti ringrazio per la preziosa appendice (che è senz'altro più ricca, completa e competente del mio semplice post descrittivo). Forse è vero, dovrei lasciarmi convincere dalla "provvisorietà" che la pietra non "saldata" evoca e consiglia (quasi fosse un modo metafisico di confrontarsi col nostro essere transeunti). Eppure c'è qualcosa che mi spinge a non rassegnarmi al degrado e all'abbandono. Qualunque esso sia.
Fa bene Jesoi a stupirsi (nell'ultimo commento), eppure io mi stupisco del suo stupore. Non sa che molte campagne sono state abbandonate da tempo, che molti casali sono in rovina e che l'aver trascurato zone prima "strategicamente feconde" del nostro Paese ha comportato disastri idrogeologici forse non più rimediabili? Io sono lieta che dalle vostre parti, per tradizione e cultura, si privilegino ancora le antiche murature e le campagne siano frequentate e rispettate, ma non ovunque è così.
E' vero, la zona dove vivo è impervia e assai fuori mano (l'ho scelta per questo) e la natura, quando può, fa bene a riprendere il sopravvento.
Ma quei muri cadenti e quegli olivi trascurati sono il segno di ciò che angosciava Pasolini, e che un po' turba anche me.
P.S. Grazie per i link, Stefania, molto interessanti; e grazie Jesoi per il tuo primo intervento qui. L'ho apprezzato molto.
Ti sono grata, Laura, per ciò che hai voluto lasciarmi.
E' bello sapere che certe sensazioni possono varcare spazio e tempo, farsi comuni, essere condivise a prescindere dai rispettivi vissuti, dai diversi approcci alla vita.
Un saluto e un ringraziamento a tutte/i,
C.
At 23/5/07 12:06 PM,
paola said…
Le Cinque Terre senza i muretti a secco colerebbero (o coleranno?) a picco in fondo al mare. So che la Scuola Edile Genovese tempo fa si occupava di insegnare a costruire e mantenere in efficienza i muretti a secco che tengono salda tutta la Liguria. Senza, siamo perduti.
At 23/5/07 12:18 PM,
babilonia61 said…
Mi ricorda il mio muro, quello che avevo quando vivevo in una terra battuta da oltre 4000 anni di storia, un muro fatto di vecchie e rossastre pietre, ornato da belle piantine spontanee mediterranee come la Smilax aspera, spinosa e dalle bacche rosse estive.
Poi, un giorno, quel muro dovette scomparire: il vicino, un giovane, desiderò farne uno in cemento e cantoni (i vecchi cantoni di tufo). Le piantine sparirono, il cemento prese l'avvento su quel pezzo di terra diventato ora più moderno (sic!).
Quando poi mi trasferii in Sud America, volli ricostruirne uno simile a quello e, grazie ad un certo Antonio, ne feci uno davvero rievocativo. Passarono gli anni e la vita mi portò in Spagna, terra di mori, terra di costumi arabi e culture agrarie che ancora oggi consentono rivivere momenti gloriosi del passato. Il mio muro teneva una terrazza tipicamente araba, aveva uno scopo ben definito, chiaro, ma nello stesso tempo elegante: biancastro il suo colore.
Beh! ricordi di un passato che affiorano nella mente di oggi. Grazie.
Felicità
Rino, scoprendo e abbellendo muri.
At 23/5/07 12:30 PM,
Lorenzo said…
Sarà paradossale, ma sono sicuro che "in rete" si trovano istruzioni su come tenere sui quei muri; nonostante il fatto che la maggior parte dei veri muratori non sappia più farlo. Poi, ovviamente, tra memoria digitale e memoria pratica (sapere, memoria del corpo) c'è (ancora?) una grande differenza... Ciao!
At 23/5/07 12:39 PM,
sabrina said…
adoro i muri a secco.
:-)
sabrina
At 23/5/07 1:26 PM,
Clelia Mazzini said…
Paola, conosco molto bene i muretti di cui parli, e convengo con te sull'imprescindibile servizio che essi recano alla Liguria.
Grazie per il link e benvenuta qui,
Bella la tua testimonianza, Rino, e bello anche aver scoperto un comune cultore di gusti botanici (parlo a proposito delle magnolie, e tu sai perché)...
Lorenzo, sì, in Rete si trovano spesso istruzioni del genere, sono i muratori "adatti" allo scopo quelli che non si trovano (non qui, almeno).
Grazie comunque per la sollecitazione...
Sabrina, e fai bene...
Ciao, C.
At 23/5/07 1:35 PM,
alexandra said…
Anch'io cerco di resistere, ma è sempre più difficile...
Una vita senza gioia, ma con la consapevolezza di me stessa e del mio ruolo, che è in realtà un non-ruolo,in questo mondo.
Un abbraccio
At 23/5/07 2:13 PM,
Clelia Mazzini said…
Ciao cara, non scriverò le solite frasi di circostanza, però ricambio l'abbraccio.
Io vivo la cosa un po' diversamente, focalizzando le energie sulle mie risorse interiori, è da questo che traggo forza per guardare con serenità al futuro.
C.
At 23/5/07 2:51 PM,
francesco said…
Ciao Clelia
Io sono nato ad Alberobello. Non posseggo trulli né ho mi abitato in essi, ma la pietra circonda la mia vita quotidiana, al di la del mio cognome.
Qui da noi, in tutta la provincia di Bari, oltre che per cultura e tradizione, è vietato tirar su muretti in cemento; anzi, i muri di confine dei terreni devono, per legge, essere a secco. Quindi, ogni qualvolta rifanno le strade (provinciali o comunali) ristrutturano i muretti a secco mal messi. Invece il problema è il furto. In alcune zone rubano le pietre, soprattutto quelle grosse poste in capo ai muretti, o le “chiàngl” dei trulli di campagna, spesso abbandonati, per poi trasferire il tutto in alcune ville del nord. Stesso problema con gli ulivi secolari della Valle D’Itria, vietato sradicarli, laddove interi tir partono in direzione Lombardia.
Un caro saluto
francesco s.
At 23/5/07 3:16 PM,
Clelia Mazzini said…
E' così Francesco, non è oro tutto quello che luccica e, per converso, non è detto che tutto quello che non luccica non sia prezioso.
Dai molti commenti riconosco la diversa sensibilità che esiste tra chi vive in luoghi dove ancora il contatto con l'ambiente circostante è prezioso e sentito, e altri che - come me - vivono in regioni dove, da tempo, lo scempio ecologico appare ineluttabile.
Per essere più precisa qui dove vivo io è diverso. Non posso dire che ci sia degrado urbanistico o inquinamento ambientale, anzi. E' proprio la natura che si sta riappropriando dei territori dopo che le persone, da tempo ormai, li hanno lasciati per sempre. E non so se questo sia del tutto negativo, qui i muri a secco cedono non per incuria, ma per l'abbandono dei luoghi. Il fatto è ben più radicale, a pensarci bene.
In fondo il loro crollare è uno specchio dei tempi, qualcosa che forse deve accadere e basta.
Io ne sono una semplice (e ormai solitaria) testimone.
Lo scrivo qui solo perché un giorno qualcuno possa leggere, in un indefinito futuro, "come è stato il mondo, e come sarà..." (come disse bene Pasolini).
A presto, C.
At 23/5/07 3:34 PM,
G.V. said…
Cara Clelia,
io sarei curioso di vedere una foto del tuo giardino..
un caro saluto,
G.
At 23/5/07 4:49 PM,
francesco said…
Clelia
il tuo ultimo commento ha richiamato alla mia memoria due haiku Zen
uno di SUTE-JO(1633- ‘98)
Alga marina
tra le rocce-
maree dimenticate.
l’altro di MASAHIDE (1657-1723)
Pietra
Sulla pianura estiva-
Sedile del mondo
A presto
francesco s.
At 23/5/07 7:10 PM,
giulia said…
"Eppure c'è qualcosa che mi spinge a non rassegnarmi al degrado e all'abbandono". Fai bene Clelia e codivido questo tuo pensiero... Grazie sempre per quello che scrivi. Giulia
At 23/5/07 8:57 PM,
Clelia Mazzini said…
Giuseppe, guarda che potrebbe essere già accaduto...
Francesco, ti ringrazio del pensiero. Ho da sempre avuto un debole per gli haiku. In questo caso poi mi paiono veramente in tema.
Grazie a te, Giulia cara, per le tue parole.
Un saluto a voi,
C.
At 23/5/07 8:58 PM,
Anonimo said…
Non so in che parte d'Italia viva, ma dia un'occhiata qui
http://www.comune.supersano.le.it/continua_news_comune.aspx?idn=22
forse le possono dare qualche indicazione.
At 23/5/07 9:04 PM,
Clelia Mazzini said…
Grazie per il consiglio, il link è lo stesso che Stefania mi ha suggerito nel quarto commento di questo post, quindi ho già avuto modo di visionare la pagina e di trarne ottimi spunti.
Purtroppo vivo molto lontano da quei luoghi (che in passato ho comunque visitato), però questo non mi impedisce di apprezzare gli sforzi che vengono fatti per mantenere viva una tradizione di cui, e mi pare superfluo ribadirlo, io sono una devota "osservante".
A presto, C.
At 23/5/07 10:19 PM,
dreca said…
hai provato a chiedere a qualche "vecchio" del luogo? cmq molte di queste abilità si stanno perdendo proprio perchè si impara sempre meno dagli anziani, interi patrimoni si vanno perdendo, vere enciclopedie
At 23/5/07 11:44 PM,
Clelia Mazzini said…
Purtroppo non ci sono "vecchi" qui. Anzi, non c'è praticamente nessuno, qui.
At 24/5/07 1:11 AM,
terrarossa said…
Gli albanesi sono bravissimi. Nel Salento stanno, non solo restaurando tutta la rete di muri a secco preesistenti, ma sono impegnati a costruirne di nuovi, giacche, contrariamente a quanto pessimisticamente si legge qua e là, da quelle parti si continua a costruire ancora utilizzando questa millenaria e irrinunciabile tecnica.
Le campagne rifioriscono di muri a secco dalla pietra bianca appena estratta nuovi di zecca. Diventeranno grigi anche essi.
Ogni volta che torno è uno spettacolo di gioia, per me.
Sono gli albanesi. Sono bravissimi.
At 24/5/07 4:04 PM,
dasar said…
grazie cara Clelia.
E tu sai perché ....
D.
At 24/5/07 9:13 PM,
Clelia Mazzini said…
Ciao carissimo.
C.
At 24/5/07 9:47 PM,
remo said…
il punto 294.
condivido anche le virgole.
e prima poi lo incollo.
poi.
buone cose
remo
At 24/5/07 11:25 PM,
Clelia Mazzini said…
Remo, copio il tuo commento in coda al post adatto e ti rispondo lì.
Ciao, C.
At 27/5/07 10:39 AM,
sabrinamanca said…
Isole, isolamento, muri che si alzano, che rovinano, che si detestano e si rimpiangono.
Due ricordi (reminiscenze o riprese?)stanno a galla lasciandomi il tempo di lavorarci con la memoria.
La mia gioia, le mia lacrime, quando dopo mesi della sconosciuta Londra, nel Galles mi trovo circondata dai miei amati muretti a secco.
Dry-stones li chiamano qui, ma la pronuncia ha per me l'accento di un'altra isola, di un altro adattarsi e circoscrivere l'isolamento.
Mia madre che parla con tale Giovannino, un ossuto e petulante giardiniere tuttofare.
Gli spiega dove vanno i confini del recinto mentre lui scuote la testa e tenta di interromperla più volte.
- i muretti a secco sono roba vecchia,signora, solo i ricchi stravaganti si divertono a rimettere in piedi quelle rovine. Io l'avverto, in paese la prenderanno per pazza.
- Lei li sa fare questi muretti, si o no? Allora si metta a lavorare che ai miei soldi e alla mia follia ci penso io.
At 27/5/07 11:30 AM,
Clelia Mazzini said…
Bella la tua testimonianza, Sabrina. Capisco anche lo stato d'animo di tua madre: quelle sono risposte che ho ricevuto anch'io, e più volte.
A presto, C.
____________
P.S. Ricorda di inserire anche l'htpp://, in testa al tuo indirizzo se vuoi che il link al tuo blog compaia sotto al tuo nome (oppure - meglio - copia e incolla direttamente l'indirizzo nell'apposito spazio dopo aver spuntato la scritta "Altro").
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