akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

05 maggio 2007

238. La nascita di ogni uomo non mi pare affatto segnata dal destino. Tutto pare piuttosto affidato al caso. E il caso non è il destino.
Per quanto riguarda la morte il discorso è invece diverso: io so di essere destinata a morire, ma non morirò per caso. Nessuna morte può avvenire per caso, visto che morire è obbligatorio.
E dunque, per trovare una sintesi, direi che si nasce per caso destinati a morire.
Nel mezzo c'è la vita che, posta fra questi due "confini" - il casuale e l'ineluttabile -, è talmente complicata da risultare - a tratti - persino interessante.

239. I fili tematici della sopravvivenza, della scrittura e del denaro - spiega Barbara Lanati la curatrice del volume Edgar Allan Poe - Vita attraverso le lettere - si annodano strettamente in maniera ossessiva soprattutto nel 1845, per dare invece spazio negli ultimi tempi a furiosi giochi di seduzione, periodi di crisi e confusione sentimentale...
Epigrafe-sintesi migliore per questo epistolario di Edgar Allan Poe non si potrebbe dare. Davvero è un febbrile susseguirsi di work in progress, progetti di riviste letterarie, richieste di prefazioni a illustri personaggi come Washington Irving, rincorsa alle collaborazioni, lacrime sulle precarie condizioni economiche, slanci galanti o di un sotterraneo erotismo. Insomma, un Poe per certi aspetti abbastanza ignoto, che è stato giusto portare alla luce. E non è senza commozione che in una lettera della primavera del 1849 all'amica Annie Richmond si legge: Non sto poi così male come crede mia madre che è sempre molto apprensiva e si allarma spesso senza motivo.
Edgar Allan Poe morirà solo pochi mesi più tardi, il 7 di ottobre, schiantato dall'alcool.

240. Un uomo giovane guarda il mondo faccia a faccia. Egli non ha avuto tempo di limare l'idea di morte o del nulla di cui nondimeno ha assaporato l'orrore. Questo dev'essere la giovinezza, questo aspro colloquio con la morte, questa paura fisica dell'animale che ama il sole. Contrariamente a ciò che si dice, a questo riguardo almeno, la giovinezza non ha illusioni. Non ha né il tempo né la pieta di costruirsene.
[Albert Camus - L'estate e altri saggi solari]

13 Comments:

  • At 5/5/07 9:02 AM, Anonymous heraclitus said…

    tra caso e destino, veramente interessante, in teoria e in pratica, la vita.
    non conosco le lettere di poe.
    un animale che ama ilo sole, immagine molto bella.

     
  • At 5/5/07 9:32 AM, Blogger Carlo Gambescia said…

    Grazie per la stimolante riflessione.
    Ma la vita, quello che sta in mezzo, risponde a regole sociali oggettive? E, soprattutto, queste regole, sono dettate dalla "necessità" costitutiva ( e oggettiva) del sociale? Io credo di sì. Ritengo che il destino del sociale (della vita, o dell'aspetto esteriore della vita, quello storico-sociale)dipenda dalla necessità dello stare insieme.
    Perciò riformulerei così il tuo interessante schema: caso, vita(necessità = sociale), destino.
    Le mie, sono riflessioni, diciamo così, ad alta voce.
    E senza alcuna pretesa euristica.
    Carlo

     
  • At 5/5/07 11:36 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Ciao Stefano.

    °

    Carlo, io mi sono limitata a teorizzare un "contenitore" posto fra i due limiti che ci sono noti. Il "contenuto", che poi genera quell'interesse alla vita di cui parlavo, può, per ognuno di noi, essere composto da ciò che più ci attrae. Quello che indichi tu è una possibilità.
    Personalmente non sono così convinta - come già ho scritto qui altre volte - che l'uomo sia un animale "gregario", che cioè necessiti a tutti i costi della convivenza con altri uomini. Ma anche questa è una possibilità. Una possibilità che alcuni antropologi teorizzano mentre altri la negano.
    Diciamo che i nuovi mezzi di comunicazione, fra i quali quello - prezioso - che stiamo usando qui, aiutano a con-dividere (idee, opinioni, stimoli intellettuali) senza per forza innescare un processo di con-vivenza .
    Questo mi pare un ottimo compromesso, che potrebbe accontentare sia chi, come te, è orientato a concepire una "teoria sociale" per il genere umano, sia chi, come me, tende a vivere un'esistenza "ex-grege".

    Un saluto a voi,

    C.

     
  • At 5/5/07 11:42 AM, Blogger Carlo Gambescia said…

    E vada per il compromesso...
    Ricambio i saluti,
    Carlo

     
  • At 5/5/07 11:47 AM, Anonymous dreca said…

    nasciamo per caso destinati a morire...ma il momento esatto della morte mi sembra molto a caso...

     
  • At 5/5/07 12:42 PM, Blogger Giuliano said…

    Cara Clelia, questo sembra Conrad ma in realtà è opera di uno dei più grandi filosofi e pensatori del Novecento:
    «Io, - esclamò - non ero nato per fare il pensatore... altri ideali mi sorridevano. Ma, si sa, noi siamo come le foglie al vento. La vita ci prende, a poco a poco ci piega, ci fiacca, ci deforma. A ogni ora le facciamo una concessione sempre più grave, e un giorno ci troviamo così diversi da come ci eravamo visti nello specchio della prima giovinezza! La vita? Ah sì, un seguito di rimedi peggiori del male...» (Achille Campanile, Ma che cosa è questo amore?)
    (pagina 210 nell’edizione Corbaccio che mi ritrovo in casa)
    Questo è il massimo della filosofia che mi posso permettere, ho provato con Nietzsche e con Croce ma non sono mai andato oltre le prime tre righe; però Campanile è davvero un filosofo e lo consiglio sempre a tutti.
    Grazie per tutto quello che scrivi
    Giuliano

     
  • At 5/5/07 12:50 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Infatti, Dreca, io parlavo della morte non del "momento della morte" che, francamente, mi pare - se visto nel complesso generale del genere umano e non di un singolo individuo - un fatto del tutto irrilevante.
    Come si può morire "per caso" quando si nasce per morire?

    (Attenzione poi alle preposizioni semplici: tu parli di "a caso", io nel post ho usato, e l'ho fatto volutamente tre volte, "per" caso. La prospettiva del concetto cambia molto a seconda che si adoperi l'una o l'altra particella).

    °

    Giuliano, quando ero ragazzina ho trovato dei veri e propri "trattati di filosofia" tra le pagine dei Peanuts o fra quelle di Sturmtruppen (del non mai tanto compianto Bonvi). Quindi sull'argomento sfondi con me una porta aperta. Figuriamoci poi se mi citi Campanile che, amatissimo da mio padre, ogni tanto risuonava nelle mie orecchie di bambina con qualche frase fulminante che tuttora mi accompagna.

    A presto, carissimi,

    C.

     
  • At 5/5/07 1:57 PM, Anonymous Daniele said…

    Solo un saluto, Clelia.
    Per non perdere la vicinanza.

     
  • At 5/5/07 2:44 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Ciao caro.

     
  • At 6/5/07 12:52 PM, Blogger alexandra said…

    Uno dei primi libri che ho letto sotto la guida di mio padre. I Racconti di Allan Poe e I fiori del male.
    Buona domenica

     
  • At 6/5/07 1:38 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Buoni libri, ottimo padre.

    Ricambio, carissima.

    C.

     
  • At 7/5/07 2:37 PM, Blogger dasar said…

    Mah ... chissà se il "destino" alla fin fine non è solo un tipo di "caso" che non riusciamo a (o non vogliamo) distinguere come tale ...
    Ciao
    D.

     
  • At 7/5/07 3:03 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Può essere.
    Ciao caro.

     

Posta un commento

<< Home