65. A cosa serve ricordare? O meglio (è bene che formuli la domanda in altra maniera), che senso ha ricordare? Me lo chiedo soprattutto quando il punto di vista non muove dal semplice ritorno di un passato mai risarcito (o magari dall'urgenza di cercarne il senso, spesso impossibile da decifrare), bensì da una specie di misercordia delle cose, che mi spinge a leggere in ciò che non è stato quello che vorrei fosse accaduto, o non accaduto, o - meglio ancora - trasfigurato a mia immagine e somiglianza.
Dovrei fare mente locale sul fatto che, molto spesso, non sono (stata) protagonista del mio passato, nel senso che ho visto - sì - il tempo (tra)scorrermi addosso, ma in quel presente (che non è più) non avevo affatto l'esatta percezione che "qualcosa" stesse per accader(mi)e.
Quindi è inutile che io cerchi delle trame precise, laddove esiste solo un indistinto territorio scarsamente esplorato.
L'indagine à rebours, infatti, mi restituisce spesso una brughiera brontiana dove il vento non si placa, e dove il deserto dell'esistere è intervallato solo da qualche sorriso di uomo, da qualche foto da associare ad un volto, da qualche lontana e imperfetta memoria che ha il profumo dolce e amaro dell'abbandono.



23 Comments:
At 5/3/07 8:15 AM,
Patrizia said…
Le tue parole mi danno i brividi tanto riescono a esprimere quello che provo. Quella msericordia delle cose che ci spinge a guardare al passato trasfigurandolo - almeno in parte nei suoi cocci più aguzzi- e quell'incapacità a vivere consapevolmente il presente le sento mie.
At 5/3/07 8:23 AM,
patrizia said…
Forse quell'inconsapevolmente è sbagliato. Non so. Non è una mancanza di maturità, che può anche essere, ma proprio l'impossibilità di cogliere pienamente quello che sta accadendo.
At 5/3/07 10:08 AM,
Garbo said…
Cos'è la memoria, il ricordo, se non ricostruzione del passato attraverso il senso che un soggetto attribuisce alle nostre cose lontane. Non il passato determina il presente, ma il presente crea il passato e lo riattualizza. La tua riflessione sul passato, nostalgica (di una nostalgia senza oggetto) e nello stesso tempo venata di una malinconia per ciò che avrebbe dovuto essere, ma non è stato, è una rivisitazione del passato che sembra giustificare e dare senso al presente. E' un ricordare come rivendicazione ("un passato mai risarcito"), che oscilla fra la brugiera brontiana, deserta, e qualche raro segno di vita e di affetti che nelle brume di questa brughiera ti pare di non aver colto come avresti dovuto, perchè era un segnale talmente debole o tu non eri ancora pronta, che tutto è sembrato (tra) scorrerti addosso senza che tu potessi fare niente per fermarlo. Naturalmente, con queste parole sto dicendo più di me che di te, dico di me attraverso il tuo scritto.
Un saluto da Garbo
At 5/3/07 10:23 AM,
Laura said…
"mi spinge a leggere in ciò che non è stato quello che vorrei fosse accaduto"
Questo è uno dei miei tormenti preferiti.
Ma esiste solo il presente.
At 5/3/07 10:37 AM,
KlaG said…
Mi piace l'idea di garbo che vede il passato come una proiezione del presente. Io aggiungerei anche il futuro come proiezione del presente. Considerati entrambi si riesce ad apprezzare "l'effetto velocità". Se ci pensate bene, nè il passato nè il presente esistono davvero, forse esiste sempre e solo il presente.
Bellissimo post.
Buona giornata a tutti.
At 5/3/07 10:38 AM,
KlaG said…
ehmmm, volevo dire: ...nè il passato nè il futuro esistono davvero...
mille scuse.
At 5/3/07 12:23 PM,
Clelia Mazzini said…
Patrizia, ho scelto volutamente il termine "misericordia" per non tornare a parlare di "nostalgia" (tema che avevo già affrontato al punto 29.). Credo che i due vocaboli assumano infatti due aspetti assai diversi, soprattutto se posti in relazione alla memoria e al ricordo. Il primo ha più attinenza infatti con quella "trasfigurazione" che richiama la "pietosa bugia" del punto 57.; il secondo, invece, è più "attivo", più "partecipato" e, almeno per quel che mi riguarda, anche più doloroso (ho già avuto modo di scrivere in qualche commento di quanto io prediliga la prima parte della parola nostalgia, e quanto invece cerchi di rifuggire dalla seconda).
Garbo, hai ragione, nel senso che ciò che tu dici del presente in relazione al passato è ciò che generalmente accade. Ma non dovrebbe essere così, nel senso che il passato ha il suo presente che non può (né potrà mai essere) l'ipotetico presente del futuro.
Il problema è tutto qui. Ecco perché torno ancora al termine "trasfigurazione", che tende assai frequentemente a "convertirsi" in un accomodamento di stampo gozzaniano. Non che questo sia spiacevole, anzi, ma il "velo" adattativo (per mutuare un termine proprio della psicoanalisi) che noi stendiamo spesso su ampie zone del passato, risente di quel presente che non può (né potrà mai essere) del tutto sincero con il passato che rievochiamo.
E' una contraddizione in termini fra due fratelli che nascono dallo stesso genitore, il tempo, ma che - secondo me - sono destinati a non incontrarsi mai (magari nel corso della loro vita potranno scambiarsi qualche "lettera", ma non di più).
Sul futuro, invece, non mi pronuncio. Orazianamente parlando non mi dedico alla divinazione o ad improbabili calcoli metafisici o, peggio ancora, teologici. Vivere con i piedi radicati nel presente e con lo sguardo (qualche volta) orientato al passato è già complicato di suo, tanto che cercare di fare un solo passo in avanti verso il domani, mi costerebbe la stessa fatica di un albero sradicato da un luogo tranquillo per essere rimesso a dimora in un'altra zona, tutta da inventare.
Laura, concordo. Esiste solo il presente, ma "è esistito" anche un presente che si è fatto passato (senza che a volte me ne accorgessi...). Quanto al futuro, come scrivevo sopra, adotterei una formula dubitativa: potrebbe anche esistere...
Klag, in parte ho già risposto nei commenti precedenti. C'è da dire che sulla "consistenza" del passato ho qualche dato in più rispetto a quella del futuro. So bene che esisterà anch'esso, ma non mi è dato di sapere in che maniera. Per quanto mi sforzi non ho dati certi su ciò che farò domani, o fra un mese, o fra un anno. Man mano che avanzo nelle ipotesi di tempo il tasso di probabilità che un evento si manifesti come io penso cala repentinamente.
Un saluto a tutti e un grazie per queste riflessioni così acute.
Clelia
At 5/3/07 2:26 PM,
Franci said…
Queste tue righe, per me, hanno anche molto a che fare con la percezione del presente, di cui in qualche modo si parla anche da me (nell'ultimo post, nei commenti). Anche a me va esattamente come te, realizzo che 'qualcosa è accaduto' solo un po' di tempo dopo che ho vissuto quel dato presente. E spesso mi sembra 'troppo tardi', le mie reazioni lente (che si contrappongono ad altre troppo veloci del passato) inducono a volte ad una lacerazione nella memoria, che in alcuni casi ancora sanguina. E' che io spero tuttora in una 'misericordia del presente' ...
Abbracci
At 5/3/07 3:07 PM,
Laura said…
Sottoscrivo pienamente la risposta che mi hai dato.
Buon proseguimento di attimi presenti che potrebbero farsi futuri...
At 5/3/07 3:19 PM,
Clelia Mazzini said…
Franci, quella "misericordia" lì, è - ahimè - più complicata. Non che questo ci debba impedire di evocarla, anzi...
Sì, ho letto da te, con interesse e vicinanza.
Laura, ricambio il buon auspicio.
Un saluto caro, C.
At 5/3/07 4:33 PM,
pessimesempio said…
Mi permetto una piccola osservazione, nata dalla lettura del post e da quello che mi ha fatto venire in mente, senza poi tante riflessioni approfondite. Quello che mi è venuto in mente leggendolo é Proust e la famosa pagina della madeleine. E mi è venuta in mente proprio per contrapporre la memoria al ricordo, la prima - per me- del tutto involontaria e per questo inaspettata e dolce e foriera di sensazioni, assonanza, nostalgia, il secondo,invece, spesso volontario e cercato, con dolore a volte, con l'intento di riprovare una sensazione, di rivedersi accanto persone, luoghi e cose. Quando il passato non è risarcito, come scrivi, il ricordare è quasi una sorta di immersione a cui ci sottoponiamo, un'apnea. Quando- da sole- si rimarginano le ferite, le immagini del passato si ripresentano senza essere evocate e ci fanno capire qualcosa di più di noi, anche se siamo state inconsapevoli, allora, di quello che ci accadeva. Impariamo, in questi momenti, che siamo cresciute e apprendiamo la nostra -nuova- consapevolezza. Questo è quanto. Spero di non avere esagerato. A presto.
At 5/3/07 5:35 PM,
mat said…
Mi ritrovo in questo post. E' un mio grosso cruccio capire le cose che mi stanno accadendo solo a posteriori, non essere sufficientemente capace di leggerle mentre accadono. Vedo persone che sono molto brave in questo e riescono secondo me a dirigere meglio la propria vita.
Il ricordo dunque a me serve soprattutto per ricomporre il puzzle della mia vita, ma come dici tu, facendolo a posteriori si presta ad interpretazioni più "volontaristiche" (non è la parole giusta), che reali. Ed accade che quello che è più certo (gli eventi già accaduti), si trasformi e divenga incerto nella nostra mente.
Ciao, mat
At 5/3/07 7:54 PM,
juliette said…
Secondo me riandare al passato con la memoria è un modo per darci senso, per trovare una direzione nella vita. Anche se trasfiguriamo il passato nel ricordo, anzi forse proprio per quello, lo facciamo per far sì che la nostra vita sia più nostra, per definire meglio chi siamo. E allora credo che sia una cosa abbastanza positiva, anche se si scontra con la nostra voglia di verità.
O almeno così è per me :-)
At 5/3/07 9:10 PM,
Clelia Mazzini said…
Pessimesempio, non hai esagerato, ma - come ho più volte dichiarato qui e altrove - in questo senso mi sento più gozzaniana che proustiana. Per intendere, quando mi volto indietro ho di fronte più "...il non amo che le rose che non colsi... le cose che potevano essere e non sono state...", che non la madeleine proustiana.
Quanto alle differenze fra ricordo, memoria, nostalgia e affini, riconosco che sono intriganti ma complicatissime. Da Saffo in poi, fino ad arrivare a Pascoli e Montale (per limitarmi all'àmbito letterario) sono stati versati i proverbiali "fiumi d'inchiostro". Io temo di non avere credenziali sufficienti per poter affrontare l'argomento in maniera più approfondita di quanto abbia già fatto.
Sai Mat, nonostante quanto si creda, penso che siano rare le persone che riescano ad avere un controllo "assoluto" sul proprio presente.
E se anche accadesse, credo che questa possibilità venga prima o poi "scontata" in altre "zone di tempo", soprattuto in quelle future.
L'eccessivo controllo sull'attimo vissuto comporta infatti una certa "discronia" (mi si passi il termine) per quanto riguarda il "lungo periodo". Alla fine si rischia cioè di "programmare" anche ciò che non potrà mai accadere, scadendo così nell'utopia o, peggio ancora, in un distacco dalla realtà ben più grave di quello che si voleva evitare "a monte".
Quindi l'argomento "tempo" è delicatissimo, perché la lunghezza della coperta è quella, e se tentiamo di proteggere una parte siamo costretti necessariamente a scoprirne qualche altra... Insomma, non se ne esce.
Juliette ciò che dici è condivisibile, per questo ho parlato più volte di "pietosa bugia" (a proposito di tempo - e nel dir questo mi riferivo soprattutto a quello passato).
Ciao a tutti, e grazie.
C.
At 5/3/07 9:10 PM,
draculia said…
Nella nostra società le sorelle Bronte verrebbero, probabilmente, additate come schizoidi,come, che so, un Wittgenstein.Il genio, l'indagine che ci fa spingere oltre il comunemente considerato "normale", verrebbe, ora più che mai, considerato simbolo di devianza.
Tempi stupidi e dominati dalla grettezza.
Mi chiedo chi sia realmente protagonista del proprio passato: per esserlo dovremmo esser stati in grado di organizzare e scegliere, sempre, contesti , persone e soprattutto, reazioni.
Il nostro arbitrio interagisce,secondo limiti e capacità del proprio essere con l' intervento di persone più o meno casualmente incontrate o "scelte",e varie situazioni.
Il tuo ricordare è simile ad un camminare in territori che, di volta in volta, mutano nei particolari.Volti, parole ....per me contano tantissimo anche gli odori ( come aveva ragione Proust!!)che sembrano sbalzare letteralmente nella dimensione del passato con l'incredibile sensazione di riviverlo, in un dejà vu. Attimi.
Delle volte, se lo specchio e la crescita di esseri umani non testimoniasse il contrario, si ha quasi l'impressione di poter viaggiare a ritroso nel tempo, fermandolo, con noi dentro....come mosche in un pezzetto di giada...da cui tutto è filtrato.
E' sempre un'oasi questo posto....ciao carissima.
At 5/3/07 9:23 PM,
draculia said…
leggo adesso dei commenti riguardo Proust...e credo che, nel ricordare, la componente nostalgica o del rimorso, sia una variabile( mi si passi il termine così "freddo")sui cui si possa difficilmente esprimere un pensiero.Quella ...è una ferita sempre aperta...anche se il tempo può curarla non ne cancellerà la cicatrice ...del resto...( almeno per me) è proprio in quelle cicatrici che celiamo la nostra parte più intima.
A presto, cara.
At 5/3/07 10:20 PM,
dreca said…
ritrovare non tracce del passato, ma un tessuto una trama...credo che la sensazione di essere (stati) vissuti sia condivisa da molti, forse le storie sono artifici letterari (con le loro trame), ma forse è lì il fascino del passato (il suo non esser più che ci permette di modellarlo)
At 5/3/07 10:54 PM,
VictoriaLewis said…
E' proprio una semplice verità, ma ogni volta ce ne stupiamo, giorno dopo giorno, forse è questo il suo fascino.
"L'uomo attraversa il presente con gli occhi bendati. Può al massimo immaginare e tentare di indovinare ciò che sta vivendo. Solo più tardi gli viene tolto il fazzoletto dagli occhi e lui, gettato uno sguardo al passato, si accorge di che cosa ha relamente vissuto e ne capisce il senso".
Milan Kundera, da Amori ridicoli
At 5/3/07 11:34 PM,
Clelia Mazzini said…
Draculia, in ambedue i tuoi commenti ci sono immagini bellissime. Il passato come un insetto vetrificato... Le cicatrici che celano il nostro io più puro.
Condivido queste immagini e tutto ciò che hai portato a corollario di esse.
Il passato, per la sua carica evocativa e per la sua "modellabilità", si presta bene a "sceneggiature" e "adattamenti". Ha in sé questa dote "cinematografica" ed è capace, grazie ad essa, di attraversare tutti i generi, dalla commedia al drammatico, dal sentimentale al comico.
Per riallacciarmi a quello che hai detto, e per restare in tema, non sempre però noi siamo protagonisti assoluti del film tratto dal nostro passato. Spesso ci poniamo in secondo piano, assumiamo il ruolo di comparse o di semplici figuranti. Da lì guardiamo la vicenda con occhio distaccato, quasi riguardasse qualcun altro e non noi direttamente. E così la nostra vita ci scorre accanto, quasi non ci appartenesse.
Dreca, hai ragione. Forse è per questo che sono un'accanita lettrice: cerco nelle trame letterarie situazioni omologhe a quelle che ho vissuto. Per capirle, per ripeterle. Chissà...
Victoria, Kundera è ottimista. Io non sono così del tutto convinta che ogni cosa nel nostro passato abbia un senso o, se vogliamo essere più precisi, che abbia un senso che possa essere da noi compiutamente compreso.
Grazie per i vostri contributi preziosi. A presto,
C.
At 6/3/07 9:37 PM,
sabrina said…
Potrei dire la stessa cosa. Il presente mi trova sempre impreparata, non del tutto consapevole, stranita. Nel ricordo trovo cose (o metto cose? Ma ha importanza?) che il presente aveva nascosto.
Ma che bello che è leggerti. Sono contenta di avere trovato questo blog.
sabrina
At 6/3/07 10:39 PM,
Clelia Mazzini said…
Ciao Sabrina, hai ragione, a volte il ricordo è una specie di scrigno. In esso si possono nascondere cose, ma anche trovarne di nuove ("nuove" perché occultate dal tempo). Forse è la sorpresa di questo "nuovo che era già stato" a disorientarci non poco. E' possibile.
Grazie per le tue parole. A presto,
Clelia
At 10/3/07 12:02 PM,
francesca said…
Al passato e a quando dici “non avevo affatto l'esatta percezione che "qualcosa" stesse per accader(mi)e” collego anche un processo di accettazione che, secondo me, non va trascurato perchè nel momento in cui siamo in grado di guardare e rivivere determinati momenti, semplicemente ricordando, possiamo considerare tali momenti accettati, incamerati o possiamo considerarci più consapevoli e coraggiosi (nella nostra paura/voglia di sapere) ad affrontare i nostri errori o il nostro dolore o il reale e freddo accadimento delle cose. E' un processo o un rimembrare, a mio parere, necessario per affrontare il presente in modo più consapevole perchè anche se non ci riesce a dare il controllo su ciò che stiamo vivendo (perché credo impossibile come volontà) ci arricchisce di segnali e percezioni in grado di "predire" il susseguirsi delle cose. Sono piccoli istanti di sensazioni, impressioni, oserei dire piccole docce istintuali che ci allarmano o ci scuotono. Per poco. E' qui che secondo me sta il saper vivere bene il proprio presente: il saper ascoltarci.
At 10/3/07 12:22 PM,
Clelia Mazzini said…
In linea di massima sono d'accordo, ma aggiungerei molte, molte virgolette a quel "predire", unico punto sul quale nutro qualche dubbio.
Pur non trascurando l'importanza del passato (che - come avrai avuto modo di leggere - è assai "presente" nel mio blog) resto però convinta che il punto cruciale sia il "qui e ora", di fronte al quale tutto il resto passa per me in secondo piano. Passato, futuro o tempo "imperfetto" che sia.
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