akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

06 febbraio 2007

Vita e sogno, pagine di uno stesso libro

E' bene vedere la stretta parentela tra la vita e il sogno: e non ci dobbiamo vergognare di confessarla, perché tanti spiriti grandi l'hanno riconosciuta e proclamata. I Veda e i Purana non hanno, per la conoscenza del mondo reale, che essi chiamano "il velo di Maya", una similitudine più bella e più frequente di quella del sogno. Platone afferma sovente che gli uomini vivono nel sogno, e che soltanto il filosofo si sforza di tenersi desto. Pindaro dice che i sogni sono l'ombra dell'uomo e Sofocle: vedo bene che noi, quanti viviamo, non siamo che sogni, ombre vane... (Aiace, v. 125). E ribadisce Shakespeare: Noi siamo formati con gli elementi di cui son fatti i sogni, e la nostra breve vita si compie come in un sonno. (La tempesta, atto IV, scena I). E Calderón era così profondamente preso da quest'idea, che volle farne il soggetto per una specie di dramma metafisico intitolato La vita è sogno. Dopo tante citazioni poetiche, sia permessa a me un'immagine. La vita e i sogni son pagine d'uno stesso libro. La lettura seguìta è la vita reale. Ma quando l'ora abituale della lettura (il giorno) è trascorsa, ed arriva il momento del riposo, noi continuiamo spesso a sfogliare oziosamente il libro, aprendo a caso questa pagina o quella, senz'ordine e senza séguito, imbattendoci ora in una pagina già letta, ora in una nuova; ma il libro che leggiamo è sempre il medesimo. La singola pagina isolata, pur priva di connessione con l'ordinata lettura dell'intera opera, non ne differisce tuttavia gran che, quando si pensa che comincia e finisce all'improvviso anche la lettura regolare, e può quindi ritenersi come una pagina unica, sebbene un po' più lunga.

Arthur Schopenhauer
da Il mondo come volontà e rappresentazione, I, 5
Ed. Mursia, 1991
[Traduzione di Giuseppe Riconda]

*


David Sylvian - When poets dreamed of angels

*


... Dopo un lungo rivoltarsi, finalmente s'addormentò, e cominciò a fare i più brutti e arruffati sogni del mondo. E d'uno in un altro, gli parve di trovarsi in una gran chiesa, in su, in su, in mezzo a una folla; di trovarcisi, ché non sapeva come ci fosse andato, come gliene fosse venuto il pensiero, in quel tempo specialmente; e n'era arrabbiato. Guardava i circostanti; eran tutti visi gialli, distrutti, con cert'occhi incantati, abbacinati, con le labbra spenzolate; tutta gente con certi vestiti che cascavano a pezzi; e da' rotti si vedevano macchie e bubboni. - Largo canaglia! - gli pareva di gridare, guardando alla porta, ch'era lontana lontana, e accompagnando il grido con un viso minaccioso, senza però moversi, anzi ristringendosi, per non toccar que' sozzi corpi, che già lo toccavano anche troppo da ogni parte. Ma nessuno di quegl'insensati dava segno di volersi scostare, e nemmeno d'avere inteso; anzi gli stavan più addosso: e sopra tutto gli pareva che qualcheduno di loro, con le gomita o con altro, lo pigiasse a sinistra, tra il cuore e l'ascella, dove sentiva una puntura dolorosa, e come pesante. E se si storceva, per veder di liberarsene, subito un nuovo non so che veniva a puntarglisi al luogo medesimo. Infuriato, volle metter mano alla spada; e appunto gli parve che, per la calca, gli fosse andata in su, e fosse il pomo di quella che lo premesse in quel luogo; ma, mettendoci la mano, non ci trovò la spada, e sentì in vece una trafitta più forte. Strepitava, era tutt'affannato, e voleva gridar più forte; quando gli parve che tutti que' visi si rivolgessero a una parte. Guardò anche lui; vide un pulpito, e dal parapetto di quello spuntar su un non so che di convesso, liscio e luccicante; poi alzarsi e comparir distinta una testa pelata, poi due occhi, un viso, una barba lunga e bianca, un frate ritto, fuor del parapetto fino alla cintola, fra Cristoforo. Il quale, fulminato uno sguardo in giro su tutto l'uditorio, parve a don Rodrigo che lo fermasse in viso a lui, alzando insieme la mano, nell'attitudine appunto che aveva presa in quella sala a terreno del suo palazzotto. Allora alzò anche lui la mano in furia, fece uno sforzo, come per islanciarsi ad acchiappar quel braccio teso per aria; una voce che gli andava brontolando sordamente nella gola, scoppiò in un grand'urlo; e si destò...

Alessandro Manzoni
da I Promessi sposi
cap. XXX

*

..Ne l'ora, credo, che de l'orïente,
prima raggiò nel monte Citerea,
che di foco d'amor par sempre ardente,
giovane e bella in sogno mi parea
donna vedere andar per una landa
cogliendo fiori; e cantando dicea:
Sappia qualunque il mio nome dimanda
ch'i' mi son Lia, e vo movendo intorno
le belle mani a farmi una ghirlanda...

Dante Alighieri
dalla Divina Commedia
Canto XXVII, vv. 94-102

*

Non c'è nessuna operazione della coscienza intelligente, attiva e responsabile che il sogno non possa ripetere in modo passivo, meccanico e allucinato.

Roger Callois

da L'incertezza dei sogni
Ed. Feltrinelli, 1989
[Traduzione di Vittoria De Feo]

8 Comments:

  • At 6/2/07 9:28 AM, Anonymous heraclitus said…

    cinquina di grandissimi, in vari campi: molto bella la metafora del libro di schopenhauer per dare l'idea insieme di continuità e di differenza; stupenda la canzone di david sylvian, un cantante che amo molto; manzoni e dante, due classici da riscoprire per noi italiani, a causa della scuola; callois, un ottimo critico e interprete del pensiero umano.
    veramente bel post.

     
  • At 6/2/07 10:50 AM, Anonymous Roquentin said…

    "La vita è sogno, e i sogni sogni sono", verso caleidoscopico nato da quella mente geniale di Calderon de La Barca.
    Azzardo che "Il mondo come volontà e rappresentazione" sia stato un punto di partenza per tutte le avanguardie del '900. Mi vengono in mente i film di Bunuel, che più di ogni altro ha saputo "rappresentare sullo schermo" il binomio vita/sogno, sempre però con un pizzico di ambiguità donchisciottesca.
    Un saluto
    Roq

     
  • At 6/2/07 10:55 AM, Blogger KlaG said…

    Mi permetto, se posso, di aggiungere questa citazione: "Questa intera creazione è essenzialmente soggettiva, e il sogno è il teatro dove il sognatore è allo stesso tempo sia la scena, l'attore, il suggeritore, il direttore di scena, il manager, l'autore, il pubblico e il critico." (Carl Gustav Jung)

    ...sto pian piano leggendo alcuni suoi libri, con estrema lentezza lo ammetto, e trovo che sia fondamentalmente geniale nelle conclusioni e nelle teorie che sviluppa.

     
  • At 6/2/07 11:40 AM, Anonymous dreca said…

    terre del sogno...terre che ampliano/amplificano quelle del reale, si mescolano con facilità inaudita. è vero che spesso sembra di leggere sempre lo stesso libro, anche quando non se ne sta leggendo nessuno.
    Dante, Manzoni e Callois scelte ad hoc
    Ciao

     
  • At 6/2/07 12:11 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    heraclitus, questa metafora di Schopenhauer ha sempre colpito anche me; c'è da dire che - sul solco dei grandi antichi - Schopenhauer ha eletto questa forma stilistica a cifra del suo linguaggio filosofico.
    Con ottimi risultati, direi.

    roquentin, concordo. E non c'è contraddizione con quel che ho scritto nel commento precedente. Perché colui che ha solide radici sa traguardare il futuro, fino a rendersene ispiratore.

    klag, avrei potuto continuare le citazioni sul sogno quasi all'infinito. E avrei potuto farlo attingendo sia al campo letterario (pensa al Borges di "Sette notti": I sogni sono l'attività estetica più antica), che a quello psicologico (James Hillman, sulle tracce del suo maestro Jung, dice che: Un sogno vi dice dove siete; non cosa fare; oppure, situandovi dove siete, vi dice quel che state facendo... (da "Il sogno e il mondo infero"). E così via.
    La tua citazione è molto appropriata, ed è poi tratta da un autore che ha rappresentato moltissimo per me e per i miei studi ("accademici" prima, estemporanei adesso).

    dreca, sul fatto di percepire l'idea di "leggere lo stesso libro", ho sempre pensato che questo dipenda sì dall'influenza che certi libri hanno su di noi, ma anche da quella che noi stessi abbiamo sui volumi che "decidiamo" di aprire (e pongo il verbo decidere tra virgolette, perché a volte mi pare che accada l'esatto contrario: che siano cioè certi libri a scegliere di essere aperti...).
    Comunque sia, i libri sono diventati parte talmente integrante della mia vita che, a volte, non riesco più a capire dove finisce l'una e dove iniziano gli altri.
    E, come ho scritto solo ieri, questo è per me frutto di grande soddisfazione...

    Ciao a voi e grazie per i vostri interventi, che considero integrazioni sostanziali del mio post.

    C.

     
  • At 6/2/07 7:38 PM, Anonymous annaritav said…

    "Stretta parentela tra la vita e il sogno" io trovo nei tuoi post, cara Clelia. Metto tutto in uno scrigno virtuale e divento ogni giorno più ricca. Buona serata.

     
  • At 6/2/07 8:28 PM, Blogger Gabriele said…

    Ciao, Clelia, volevo farti i complimenti per il tuo blog...anzi il tuo bellissimo diario. Poi ti ringrazio perché vedo che leggi i pensieri sparsi che scrivo sul mio blog (poco spesso, purtroppo)...e grazie per il link (l'ultimo libro è quello di Machen).
    Interessante davvero l'argomento di questo post. Schopenhauer lo adoro e le sue parole sono lucidissime. Vorrei solo citare il racconto di J. L. Borges, Le rovine circolari (in Finzioni), del 1940. Comunque in Borges il tema si trova spesso.
    Ancora complimenti, ti leggo volentieri.
    Gabriele.

     
  • At 6/2/07 8:58 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Annarita e Gabriele, troppo buoni, davvero.

    A presto, C.

     

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