7. In questi giorni mi sto dedicando con molta costanza a studi sulla creatività (non finalizzati ad altro se non al mio puro interesse personale). Nel farlo mi sono imbattuta in interessanti lavori che analizzano il problema dal lato letterario, come fa Paolo Lagazzi in Per un ritratto dello scrittore da mago, o da un punto di vista più squisitamente sociologico e neuroscientifico, come nell'opera di Domenico De Masi, La fantasia e la concretezza. Creatività individuale e di gruppo.
E' curioso come questo tema mi affascini così tanto, dato che nella mia vita sono sempre stata così modestamente creativa. Ma l'incanto dell'attimo generativo ho sempre amato scrutarlo negli altri, non necessariamente solo negli "artisti", ma anche in coloro che - per loro fortuna - avevano intuizioni, spunti, motivi d'interesse particolari. Ho sempre ritenuto queste persone dotate di un "gusto superiore" e, nella vita precedente, le ho frequentate con passione.
La stessa che metto ora nel leggere i contenuti di così tanti "diari virtuali", alcuni veramente degni di grande attenzione.



16 Comments:
At 12/2/07 3:13 PM,
dreca said…
il momento creativo è quasi magico. è bellissimo quando si può studiare (interessarsi) a qualcosa senza vincoli. in genere anch'io cerco di interessarmi gratuitamente alle cose e solo dopo, in caso, le trasformo in qualcosa di mirato.
è bello poi vedere l'attenzione che hai nei confronti dei tuoi lettori...
At 12/2/07 3:46 PM,
paolo ferrucci said…
L'attimo generativo è proprio così: dura pochissimo, è un lampo. Simile agli sprazzi impalpabili in cui si manifesta la felicità.
E io, questi lampi li raccolgo leggendo storie e ascoltandole, e poi catalizzo nella reazione chimica i miei desideri, i miei ricordi, le mie nevrosi, le mie angosce, e altri sedimenti a cui non so dar nome.
Di certo, la profondità del mio io viene ad essere rivisitata ogni volta.
At 12/2/07 4:38 PM,
annaritav said…
Il momento creativo è una sorta di "attimo fuggente". Si afferra al volo quando si lascia scoprire, quando occhieggia tra le maglie dei pensieri, ma per fortuna ha salde e solide radici nel nostro essere, radici dalle quali prenderanno corpo pensieri e storie, per sé e per gli altri. Buona serata.
At 12/2/07 6:26 PM,
fra said…
ai tempi scolatistici rimasi stupida nel constatare che la creatività nasce da una serie di "regole" e schemi che non credevo si potessero associare a tale termine. Ho sempre pensato che la creatività fosse frutto della libertà, quasi dell'anarchia delle idee e invece... serve tutto un insieme di regole per creare le basi di questo salto supereriore che si manifesta in momenti di vera e propria gioia per l'animo e la mente umana. Momenti di vera libertà ossia di superamento (momentaneo) dei propri limiti.
At 12/2/07 7:36 PM,
elisabetta mori said…
Più che un attimo, io lo concepisco come un fervore che dura, giorni a volte settimane. Il tempo tecnico per scrivere intorno a qualcosa deve essere alimentato dalla "necessità" (spesso furiosa) di creare, la scintilla ci deve essere certo, ma se il fuoco attecchisce bene si va avanti per un bel po'. Poi, come in un ciclo circadiano, il fuoco di spegne per riaccendersi al prossimo "attimo".
I tuoi suggerimenti di lettura sono troppo preziosi.
At 12/2/07 7:51 PM,
pessimesempio said…
Mi sento chiamata in causa da quello che scrivi sull'attimo generativo, perchè più vado avanti e più mi rendo conto che c'è una stretta relazione tra il momento dell'intuizione e l'allenamento della mente a cogliere questo attimo e farlo fruttare. Le due cose- lampo e costanza- apparentemente distanti sono invece entrambe necessarie. Senza lampo la mente si contorce su se stessa, si intorcina, non riesce a distendersi e a fluire, il lampo da solo fa una fiamma che non viene raccolta. Non so se c'è chiarezza in quello che scrivo,sul momento, ma l'argomento è interessante e se ci torni su, magari ci torno anche io. A presto
At 12/2/07 8:46 PM,
Federico said…
L'attimo generativo può essere il risultato di una intersezione tra due (o più) dimensioni di esistenza, una è quella fisica, visibile dall’esterno, l'altra (o le altre) fa parte di un interspazio interiore indefinibile (spesso indefinibile anche da chi lo vive).
Il ‘rientro’ alla ‘realtà’ viene vissuto in forma di sofferenza. L'artista è quasi sempre sofferente quando cerca di esprimere ciò che vede nel proprio spazio 'alternativo', soffre ogni volta che tenta di farsi 'ponte' fra le due (o più) dimensioni, mentre invece vive sereno, inafferrabile, e appagato in quei momenti magici in cui riesce a cavalcare la dimensione alternativa che ha dentro.
Chi resta ammaliato da certe espressioni d’arte capisce che l’autore ha fatto (subito) un ‘viaggio’ e ne esplora il percorso… anche se mai riuscirà a definirlo.
At 12/2/07 9:28 PM,
Clelia Mazzini said…
dreca, la strategia di studio che tu indichi è quella più redditizia da un punto di vista della conoscenza; lo è meno - forse - da quello dell'utilità pratica. Ma sotto questo aspetto sono più che coperta...
Paolo, un lampo che accende l'io... Che suggestione quasi psicanalitica...
Annarita, anche tu opti per l'attimo (che però così "fuggente" non è, se ha "salde e solide radici nel nostro essere"... Però ho capito bene qual è l'assunto che sta alla base dell'apparente ossimoro. Vuoi dire - forse - che la manifestazione è repentina, mentre l'esito è duraturo. E' così?).
fra, non posso parlare con cognizione di causa ma ritengo che, pur se disciplinata e incanalata in canoni di espressione il più possibile "ortodossi", la creatività sia per sua natura abbastanza "ribelle". O almeno così io amo immaginarla. Certo, questo nulla toglie al fatto che, come dato puramente "tecnico", essa possa essere appresa e riprodotta.
Se dovessi fare un parallelo con qualcosa che mi è più affine, direi che la tecnica pianistica si può sufficientemente apprendere, ma da qui a diventare Chopin o Busoni ce ne corre. Voglio dire: un conto è la tecnica che riproduce, un altro è l'atto che crea.
elisabetta, mi piace molto la logica insita nella tua spiegazione. L'attimo che tu indichi è assai più "dilatato" rispetto a quello che io avrei mai potuto immaginare, e rispetto anche a quello che in molti, negli altri commenti, hanno concepito e descritto.
pessimesempio, nella risposta ad Annarita (ma anche nelle altre) ho cercato di decifrare il senso di punti di vista così diversi (non solo all'interno dei vari commenti, ma a volte anche all'interno dello stesso). L'argomento è "potente" (stavo quasi per scrivere micidiale), per questo le voci sono così "diversamente assonanti".
Certo che ci tornerò. Puoi starne sicura.
Federico, introduci un concetto nuovo (nuovo per la discussione, non certo per l'argomento in sé), e cioè la sofferenza legata alla creazione artistica. Il libro di Lagazzi opta per tutt'altra logica, privilegiando cioè la parte ludica dell'atto generativo rispetto a quella sofferta.
Per i miei studi "canonici" anch'io ero più orientata all'interpretazione che dai tu, ora - grazie alle più recenti acquisizioni librarie (di cui le due indicate nel post non sono che la punta dell'iceberg) - sto lentamente ridefinendo la rotta.
Anche questo è il bello di uno studio ininterrotto e non legato a vincoli accademici e/o professionali.
Un ringraziamento a tutte/i per i preziosi commenti ed un saluto caro,
C.
At 13/2/07 3:32 AM,
Anonimo said…
da cosa nasce cosa
di bruno munari
laterza
infondo credeva
in noi
e ci indicava una possibilità
per fare
progettando
con metodo
consapevolezza
senso costruttivo
critico
attivo
...
sepoi
potete permettervi
le pippe
accomodatevi
ma de masi
parla di lavoratori
non di
nulla facenti
...
con piacere di provocazione
d
At 13/2/07 1:00 PM,
Carlo Gambescia said…
Ciao Clelia,
Sulla creatività , consiglierei la lettura di Pitirim A. Sorokin. In particolare si veda "The Ways and Power of Love" (1954, trad. it. Città Nuova 2005). Sorokin, oggi fuori moda, per la sua critica radicale dell' "Occidente sensistico" (che lo avvicina a Spengler), lavora intorno all'ipotesi di un collegamento tra creatività intellettuale e altruismo.
Quanto a De Masi, i suoi libri sono molto interessanti, ma alla base del suo pensiero in argomento, c'è la mancata soluzione (in termini epistemologici) del rapporto tra intuizione, creatività e fantasia pura e semplice.
Del resto, De Masi, di formazione, è un sociologo del lavoro, e non come si diceva una volta, un sociologo "della conoscenza".
Un cordiale saluto a tutti,
Carlo
At 13/2/07 2:36 PM,
Clelia Mazzini said…
Grazie per il buon consiglio di lettura, Carlo, lo seguirò senz'altro.
A presto, C.
At 13/2/07 7:14 PM,
Mat said…
La creatività si allena
At 13/2/07 7:22 PM,
Mat said…
Dimenticavo, e può darsi che sia già stato citato nei commenti ed io me lo sia perso, l'immancabile "Creatività e pensiero laterale" di Edward De Bono.
un abbraccio
At 13/2/07 9:54 PM,
Clelia Mazzini said…
No, mat, non è stato citato.
Grazie anche a te per il suggerimento.
C.
At 14/2/07 5:43 PM,
Matteo said…
Dimentico pure una bella conferenza che ascoltai del nostro indimenticabile Remo Bodei (che nella mia esperienza di studente poteva dire qualcosa di sensato e interessante su tutto lo scibile!! :-))
http://www.nuovoeutile.it/index.php?story=95&cat=10
At 14/2/07 9:14 PM,
Clelia Mazzini said…
Pertinentissima e anche molto interessante, grazie davvero.
C.
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