akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

25 febbraio 2007


40.
Non stiamo più sdraiati sotto un albero a contemplare il cielo attraverso le dita dei piedi - scriveva Musil quasi un secolo fa ne L'uomo senza qualità -. Abbiamo conquistato la realtà e perduto il sogno.

Se, invece che il denaro, il parametro per giudicare la qualità della vita fosse il tempo destinato a pensare, dovremmo concludere che quella attuale è una fase involutiva.

19 Comments:

  • At 25/2/07 3:58 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    E questo è per Federico, perché ogni promessa è debito...

     
  • At 25/2/07 10:58 AM, Anonymous Kerub said…

    quante cose vorrei discutere di Bateson (questo libro lo lessi un paio di anni fa).

    mi sono piaciute certe sue metafore (quella dei lemming o quella degli angeli esitanti a poggiare il piede).

    però ho colto, nel suo umanesimo tondo e complesso, un filo di ostilità verso le scienze (o forse più verso la tecnologia).

    o forse si tratta di un umanesimo complicato che fa i conti con l'irrazionalità ed il caos che la scienza vorrebbe domare (oppure nascondere sotto il tappeto) e che con cui invece Bateson pensa di dover convivere e trattare.

     
  • At 25/2/07 11:11 AM, Anonymous Giuseppe Iannozzi said…

    Un "medioevo tecnologico" per dirla con le parole di Eco, già vecchie di parecchi anni.

    Baci Clelia

     
  • At 25/2/07 11:42 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Kerub, sono temi complessi, quelli affrontati da Bateson (e da chi si occupa di "volgarizzare" il pensiero dello studioso britannico); è innegabile che - con le sue teorie, egli abbia in un certo senso "rivoluzionato" (e non vorrei essere fraintesa nel dir questo) l'approccio dell'uomo verso la tecnica (più che verso la scienza, come giustamente hai indicato tu). Il suo famoso metodo "olistico" applicato al campo biotecnologico, alla cibernetica e alle scienze umane mi ha sempre affascinato; soprattutto il suo "metodo" di studio, quanto mai originale (farcito di citazioni classiche e di complesse formule scientifiche) è quello che - secondo me - ha più di tutto lasciato il segno.

    Giuseppe, mi hai fatto venire in mente anche certi libri di Marion Zimmer Bradley (pensa a quelli del Ciclo di Darkover, per esempio).

    Ciao, C.

     
  • At 25/2/07 12:26 PM, Anonymous Federico said…

    Riflessione sacrosanta. Io toglierei persino il condizionale.
    Da 'dovremmo' a 'dobbiamo'.
    Aggiungo. Quando si vive di sogni si ambisce la realtà, quando si vive una realtà si agogna il sogno.
    Involuzione a catena?

     
  • At 25/2/07 12:42 PM, Anonymous Kerub said…

    certo che sarà difficile tornarcene sotto le querce, a figurarsi l'infinito oltre i nostri piedi, come se nulla fosse accaduto.
    Da quel posto ci hanno scacciato da un pezzo e tutta una serie di nuove Torri di Babele e diluvi oìuniversali ci attendono.

     
  • At 25/2/07 1:02 PM, Anonymous pessimesempio said…

    Il mio commento te lo posto sul blog, è un po' lungo. Quanto al link sul libro di Rosalba Conserva, sono felice della segnalazione. Lei l'ho "conosciuta" a firenze lo scorso anno, in occasione della presentazione di un libro, Insegnare a chi non vuole imparare, che è uno dei libri più utili sulla scuola che abbia letto negli ultimi anni.Anche lì si parla di Bateson, altro autore importante, che chi insegna, secondo me, dovrebbe conoscere. Ma, purtroppo, nelle scuole l'ignoranza verso queste cose, che pure non sono nuove, è grande, in chi dovrebbe insegnare e spesso non si va più in là del proprio naso. Le conseguenze le lasacio immaginare, non sono qui per lamentarmi troppo. A presto.

     
  • At 25/2/07 1:25 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Federico, domanda complessa, e i dati a nostra disposizione per rispondere adeguatamente sono a mio avviso per ora troppo contraddittori. Meglio un po' di sana epoché, prima di sbilanciarci troppo.

    Kerub, l'importante è essere pronti al peggio, non è così? Poi se questo non arriva, tanto meglio. Avremmo comunque fatto un po' di sane esercitazioni...

    pessimesempio, comprendo il tuo scoramento riferito ad un istituto così decisivo com'è la scuola nella formazione delle generazioni future. E' vero, il discorso ci porterebbe assai lontano e non credo che tutto dipenda dalla classe docente (ma sono convinta che questo non lo pensi neanche tu); i problemi credo siano altri, e posti un poco più "a monte". Ma questo rientra in quell'inclinazione all'invecchiamento culturale (e non solo culturale, ho parlato infatti più volte dell'Italia come repubblica "gerontocratica" fondata sull'assenza di ricambio a tutti i livelli) che ormai attanaglia il nostro Paese peggio della Russia brezneviana.
    Credo che il nocciolo della questione parta da lì, il resto è tutta una reazione a catena che, man mano che si propaga, peggiora sempre, fino al peggio del peggio nelle zone più periferiche, dove la lontananza dal Potere genera nuovi poteri, nuove anarchie, nuove forme di incultura. Che poi sono i cancri che l'Italia non ha mai saputo escindere. Dal Risorgimento ad oggi.
    Leggerò volentieri l'appendice di commento che mi preannunci.

    A presto, C.

     
  • At 25/2/07 1:30 PM, Anonymous Giuseppe Ierolli said…

    Non ho capito il valore che dai ad "attuale". La qualità delle vita giudicata secondo il parametro del tempo destinato a pensare ("a contemplare il cielo", come dice Musil) la vedo in netta minoranza in tutte le epoche della storia, mentre il "denaro" (o il censo, o la nascita, o il potere) ha sempre dominato. Anzi, nell'epoca attuale, anche se in una parte di mondo ancora troppo minoritaria, l'alfabetizzazione di massa ha forse accresciuto il valore del pensiero o, almeno, la possibilità di accedervi.
    Certo, si può anche "contemplare il cielo" da analfabeti, ma si rischia di somigliare alla pecora leopardiana.
    Ma forse sono fuori tema, visto che non conosco Bateson.

     
  • At 25/2/07 1:52 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    La risposta alla tua domanda è, almeno in parte, già contenuta in ciò che scrivi. Proprio perché l'accesso alla cultura, ai mezzi d'informazione, alla conoscenza è esponenzialmente cresciuto nel corso dei secoli, esso è oggi (percentualmente parlando) ancor più testimone della discrasia che si è venuta a creare fra il "moloch" della "civiltà" dei consumi e quell'entità (artificiale quanto si vuole, ma così preziosa) che noi chiamiamo Tempo.
    E' vero che in altre epoche questa "forbice" era in apparenza più ampia, ma oggi forse colpisce di più proprio per via di questa contraddizione fra l'aumento delle fonti di accesso al sapere (e quindi alla conoscenza) e un tipo di vita che - assai spesso - le ignora per altro.
    Non importa aver letto Bateson, il Pasolini degli Scritti corsari basta e avanza.

     
  • At 25/2/07 1:54 PM, Anonymous dreca said…

    sempre strane coincidenza...ieri uscendo da teatro parlavamo dell'attore (teatrale, cinematografico e televisivo), discutevamo su quale di questi traesse maggior soddisfazione. la risposta unanime è stata: quello cinematografico guadagna di più, quello teatrale sente il suo pubblico di più. ma alla fine i soldi danno maggior visibilità, quindi più pubblico. ormai siamo in un circolo vizioso...

     
  • At 25/2/07 1:59 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Viziosissimo, dreca, ma se ne può uscire.

     
  • At 25/2/07 2:33 PM, Anonymous pessimesempio said…

    Che l'ignoranza sia grande in chi dovrebbe insegnare lo dico per diretta conoscenza: molti colleghi e colleghe guardano solo la televisione e non conoscono altri autori se non quelli che si trovano sui manuali, leggono quindi pochissimo. Ogni tentativo di approfondimento o di spostamento del canone all'interno della scuola, che sia finalizzato ad un diverso insegnamento, è visto con sospetto e anche insofferenza, in certe situazioni. E' vero che tutto questo è diretta conseguenza di una gestione delle cose e di una mancanza di attenzione, interesse e, sarei tentata di dire, amore nei confronti dell'educazione delle nuove generazione, nell'illusione che basti tutto quello che c'è già, che non sia necessaria alcuna ulteriore riflessione o cambiamento. Rimane l'iniziativa del singolo, sempre più singolo e solo, ma è ben poca cosa, anche se può dare ancora qualche frutto, magari piccolo, ma sempre frutto.

     
  • At 25/2/07 2:48 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Ottimo davvero lo spunto che offri nel tuo post.
    Mi permetto di inserire il link al tuo scritto affinché diventi parte integrante della discussione.

    Ciao, C.

    P.S. Hai scelto un mestiere difficile, non c'è che dire. Eppure sono convinta che da esso si possano trarre ancora soddisfazioni e buoni frutti, a patto che si riesca a scrollarci di dosso il senso della "massa informe", che descrivi nel tuo ultimo commento, e quello della "inanità" che, mi rendo conto, rischia di gravare sulla testa degli insegnanti più coscienziosi come una spada di Damocle.

     
  • At 25/2/07 4:20 PM, Anonymous heraclitus said…

    sarebbe una conclusione palese e scontata.
    più che una retta ascendente verso il meglio, il tempo avanza direi come una spirale.

     
  • At 25/2/07 7:58 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Il piano ellittico del tempo per noi umani è vinto dalla forza gravitazionale dello spazio.
    Da qui la "spirale", non c'è dubbio.

     
  • At 25/2/07 8:00 PM, Blogger porphyrios said…

    devo dire che ho indugiato nell'immaginare le posizioni da assumere per vedere il cielo attraverso le dita dei piedi. alcune sono divertenti. alcune dipendono dal contesto.

    ciao
    marcella

     
  • At 25/2/07 11:32 PM, Anonymous Domenico Fina said…

    "Alle ragazze che conquistano la realtà senza perdere il sogno", questo mi è venuto in mente quella volta che ho letto la frase di Musil.
    Le ragazze ai miei occhi non avrebbero perso il sogno con la realtà conquistata, avrebbero custodito ambedue.

    Buona notte, Clelia

     
  • At 26/2/07 2:40 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Marcella, simpatica obiezione. Ma Musil non è esente da certe bizzarrìe (basta leggere il suo epistolario per rendersene conto).

    Domenico, compito complicato, se non addirittura arduo.
    Betocchi scrisse che la Realtà vince il sogno, e Quasimodo che La vita non è sogno.

    Ma illudiamoci comunque del contrario, che male non fa.

    Ciao a voi,

    C.

     

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