akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

31 dicembre 2006

137.

Oggi ho ripreso in mano un testo di Balzac poco noto da noi in Italia (è stato tradotto per la prima volta solo pochi anni fa). Si tratta delle Memorie di Sanson. Scritte tra il 1829 e il 1830 da un giovane Honoré non ancora all'apice - ma già nel pieno possesso della sua potenza creativa - sono l'autobiografia (apocrifa, senz'altro) del boia della Rivoluzione. L'editore Mame aveva assoldato due dei migliori scrittori sulla piazza perché trasformassero in un successo quella figura di carnefice buono che aveva ghigliottinato addirittura il re, ma solo per senso del dovere, avendo infatti ereditato la carica dal padre, della schiatta dei Sanson, illustri boia da due secoli. Un "esecutore" che - pare impossibile - poi si batterà convintamente contro la pena di morte.
I due "faticatori" in questione erano Honoré de Balzac, appunto, e - meno noto a noi ma non ai lettori dell'epoca - L'Héritier de L'Ain.
Questo libro andrebbe letto in scia agli Ultimi giorni di un condannato a morte di Victor Hugo, io invece ho anticipato la sua consultazione.
Il mio inconscio senz'altro ne conosce il motivo ma io preferisco non approfondire, perché è bene che la vità "là fuori" entri qua dentro il meno possibile.

Il libro:
- Memorie di Sanson

L'autore:
- Honoré de Balzac (da Girodivite)
- La voce dedicata ad Honoré de Balzac in Wikipedia (in francese)

137.1
George, indifferente a ogni richiamo, continuava a leggere. Era molto irritante osservarlo tirarsi i baffi bruni e leggere con indolenza mentre il cane gli si strofinava contro i gambali e il ginocchio dei vecchi calzoni. Non si sarebbe dato neppure la pena di giocare con le orecchie di Trip, tanto era soddisfatto del suo romanzo e dei suoi baffi.

David Herbert Lawrence - Il pavone bianco

137.2
Come sei diventato poeta è un mistero / Dove cavolo hai preso il tuo talento? / Dico: Avevo due zii, Jack e Harry - / uno era muto, l'altro balbuziente.

Tony Harrison - "Eredità"

30 dicembre 2006

136.

"Il mondo grande e terribile" di cui parla Antonio Gramsci mi pare congruo per ogni epica.
Da sempre l'eroe combatte contro il male, perché questo è il suo dovere. Ma un eroe qualsiasi si trasforma in "vero" eroe solo a patto di non dimenticare la tenerezza. Ettore, la nemesi troiana, diventa il primo eroe umano pregando il cielo che il figlio Astianatte diventi più grande di lui. Lo spaventa con l'elmo lucente e allora se la cava sorridendo: primo padre della letteratura capace di tenerezza. Come Priamo che, rivendicando il cadavere del figlio al cospetto del terribile Achille, lo impietosirà ricordandogli Peleo.
"Noi non si poté essere gentili" è la candida ammissione di Brecht a "coloro che verranno". I suoi versi migliori ammoniscono a non dimenticare, nella battaglia contro Hitler, la dolcezza dei boccioli, la sensualità di due giovani in canoa. Morendo ricorderà il canto di un uccellino: per portarlo per sempre con sé. "Anche il rovo ebbe le sue piegature di dolcezza, / anche il pruno il suo candore" dirà il poeta Lucio Piccolo.
Ma ogni eroe resta tale se - e solo se - torna a casa. L'Anabasi di Senofonte, La tregua di Primo Levi, Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern sono capolavori del combattente che difende il proprio diritto a tornare in patria. Senza il riannodarsi della comunità e della famiglia, dei nodi sentimentali, l'avventura non è epica ma scade ad ardimento, a prosa ampollosa, magari cara agli emuli di D'Annunzio ma senza avere in sé quella consistenza che la renderà Storia.
Poi, come insegna Odisseo, l'eroe potrà anche riprendere il mare, ma quel che conta sarà per lui sempre il tornare.

I libri citati:
- Antonio Gramsci - Lettere dal carcere
- Omero - Iliade
- Bertolt Brecht - Poesie. II. 1934-1956
- Lucio Piccolo - Canti barocchi e Gioco a nascondere
- Senofonte - Anabasi
- Primo Levi - La tregua
- Mario Rigoni Stern - Il sergente nella neve
- Omero - Odissea

136.1
Non è in crisi il romanzo: è in crisi, e in dissoluzione, il concetto, anzi la consistenza di una certa realtà, la realtà borghese, e questa crisi dobbiamo interpretare e raccontare attraverso l'elaborazione di nuovi, adeguati moduli romanzeschi. Direi di non preoccuparsi per il genere: la sua vita è legata a quella della borghesia che l'ha creato. Noi non sopravviveremo al romanzo, ma lui sopravviverà a noi.

Oreste del Buono da La generazione degli anni difficili a cura di E.A. Albertoni, E. Antonini, R. Palmieri, ed. Laterza, 1962

136.2
Pochissimi ci leggono, / pochissimi conoscono la nostra lingua / nessuno ci apprezza nessuno ci applaude / relegàti in questo angolo di mondo. / In compenso però scriviamo greco.

Kostas Mondis - "Poeti greci"
[Trad. Daniele Macris]

29 dicembre 2006

135.

In Nemico, amico, amante... di Alice Munro è contenuta la vita. Anche stavolta è questo il primo pensiero che mi è venuto in mente non appena terminato il libro. E mi è capitato di pensare sempre così, per ogni volume di racconti di questa autrice: dalla Danza delle ombre felici a In fuga. Perché è proprio di questo che la scrittrice canadese si occupa con un'incredibile nonchalance che, se non avessi letto tutto (e di più) di lei, stenterei a credere naturale - optando invece per l'idea di un artificio letterario abilmente costruito.
E invece no, Alice Munro è la spontaneità fatta parola, il verbo del quotidiano fattosi carne (e prosa), il genio della letteratura uscito dalla lampada dei giorni.
Prendiamo per esempio Meriel che incontra il dottor Asher a un funerale: lui le dà un passaggio e l'accompagna a trovare una vecchia zia in una casa di riposo. Ci sono le chiacchiere sconclusionate con cui lei cerca di difendersi dall'improvviso desiderio, c'è "la misteriosa sensazione di potere e di gioia, come se ad ogni passo un messaggio energetico la percorresse dal tallone al cranio", ci sono i preparativi pratici che, penosi e scoraggianti nella vita coniugale, le procurano in quella circostanza "una vampata sottile di calore, una rinnovata mollezza, una sottomissione".
E' la vita che parla nelle frasi di Alice Munro, lo ribadisco.
Ma, a differenza della nostra - così assolutamente transeunte -, qui noi possiamo chiudere il libro, rivoltarlo, e ricominciare daccapo. Come sto per fare io.
In fondo è come risorgere; forse anche meglio, perché non c'è da attendere nessun giudizio universale...

Il libro:
- Nemico, amico, amante...

L'autrice:
- Profilo bio-bibliografico di Alice Munro (da L'AssaggiaLibri )
- Portale interamente dedicato ad Alice Munro (in inglese)

135.1
"Meglio una bugia di una inesattezza", diceva Samuel Butler. Io fra orgoglio e pregiudizio penso di coltivare il "pensiero esatto", eppure sono ogni giorno circondata da una complessità che a stento riesco a decifrare.
Ruggero Pierantoni, maestro di percezione (sue le opere come L'occhio e l'idea, Forma fluens), mi ha guidata oggi fra Vortici, atomi e sirene , spiegandomi, con labirintica erudizione, il dialogo tra arte e scienza, nel tentativo di dare forma precisa alle cose che crediamo di vedere e che magari nemmeno esistono davvero...

Il libro:
- Vortici, atomi e sirene

L'autore:
- Ruggero Pierantoni

135.2
La triplice impazienza di un più tardi che bisogna aspettare, di un adesso che fugge, di un vorace passato che attira a sé, disgrega, e fa crollare il futuro nelle rovine di un presente dal passato già confuso.

Claude Lévi-Strauss - Parole date

135.3
Mi ricordo las cidulas¹ / lanciate da un colle / nella notte / le loro code di fuoco / s'intrecciano sotto le stelle... ho visto las cidulas / ieri / le loro code di fuoco / e le voci / raccontano nomi di gente lontana / e si spengono in un cespuglio / senza bambini.

Leonardo Zanier - Confini

Nota:
¹ Dice il poeta in una nota che las cidulas sono rotelle di abete o di faggio infuocate che venivano lanciate nella notte in occasione di sagre paesane: "Verosimile che sia l'ultimo modulo di un insieme complesso di riti di iniziazione e socializzazione dei giovani".

28 dicembre 2006

134.

Un soffio di perfezione, ecco cosa viene fuori dal bel libro Il fiore è il nostro segno curato da Margherita Pieracci Harwell, amica di Cristina Campo e destinataria di quelle Lettere a Mita che Adelphi ha pubblicato tempo fa. Nel prezioso volume sono raccolte le poesie di William Carlos Williams tradotte da Cristina Campo e pubblicate in una prima edizione da Vanni Scheiwiller (di fatto nel 1959, nonostante l'indicazione editoriale risalisse all'anno precedente). Ma qui, oltre le poesie del poeta americano, possiamo leggere anche il carteggio che intercorse tra Williams, la Campo e Vanni Scheiwiller, in più ci viene data la possibilità di accedere ad altri materiali interessanti e mai pubblicati prima (la prima stesura della prefazione di Cristina Campo, la poesia A un poeta anziano e un testo di Williams, La caduta di Tenochtitlan, che la Campo tradusse per la rivista "Questo e altro"). Sciogliendo una "lingua-di-marmo" come l'italiano in "qualcosa di non troppo lontano" dalla "lingua-d'-acqua" in cui riconosceva la duttilità dell'originale, l'eccezionale traduttrice meritò la gratitudine del poeta: "Lei è una maga, o forse un angelo che mi custodisce". Le scrisse lui, quasi commosso del risultato. Che è davvero alto, forse addirittura altissimo.

I libri citati:
- Il fiore è il nostro segno
- Lettere a Mita

Gli autori:
- Cristina Campo (da Riflessioni.it)
- William Carlos Williams (da Girodivite)
- Vanni Scheiwiller (da Libri Scheivwiller)

Bibl.:
- Cristina De Stefano - Belinda e il mostro. Vita segreta di Cristina Campo
- M. Anita Stefanelli. Figure ambigue. Disgiunzione e congiunzione nella poesia di William Carlos Williams

Coll. utili:
- Si parla di Cristina Campo (con ben due post) anche in scompartimento per lettori e taciturni, un blog che consiglio vivamente di visitare.
- Un articolo di Linnio Accorroni dedicato a Cristina Campo e al libro di Margherita Pieracci Harwell "Cristina Campo e i suoi amici" (da Nazione Indiana, grazie a Maria strofa)

134.1
Avevo molti dubbi, questo è chiaro; non era qualcosa di particolarmente negativo ma nessuno mi aveva detto che non lo era. Soffrivo a forza di dubitare e avrei potuto rispiarmarmi quell'inquietudine, dubitare e basta, senza farmi tanti problemi. Ignoravo che dubitare è scrivere, l'avrebbe detto Marguerite Duras, nel 1995, verso la fine dei suoi giorni. Ormai posso dire quello che voglio, non saprò mai perché si scrive e come si possa non scrivere. Nella vita viene un momento, credo che sia fatale, cui non si può sfuggire, in cui si mette tutto in discussione. Dubitare è scrivere.

Enrique Vila-Matas - Parigi non finisce mai

134.2
Qui riparato dove l'ombra è verde /alte, nell'infinito blu del cielo / vedo le fiamme d'una bouganville / ardere senza cenere / tutto il bene dei nostri amati giorni.
Né salmastre né aspre / sono le tamerici nel giardino / di Acitrezza. In qualche ramo in fiore / trama nel verde un colore / gracile di mai visto rosato corallino.
Abbiamo, abbiamo, abbiamo noi, un tesoro. / Abbiamo Trezza e la felicità. / Solo chi è può dire che ha.

Carlo Muscetta
[Questi versi sono tratti da un articolo di Luisa Adorno apparso sul Bollettino 2004 della Fondazione Belli, uscito in memoria di Carlo Muscetta]

27 dicembre 2006

133.

Dove, se non in Thomas Mann, si può leggere più limpidamente il senso dell'inguaribile spaccatura che ferisce e fa sanguinare il genere umano, adagiato in un presente spesso non scelto (ma sarebbe meglio dire mai scelto) e proiettato verso un futuro dai contorni tanto incerti. Parlo in special modo di quel testo cardine nell'opera dello scrittore tedesco che è La montagna incantata. Un classico del Novecento che odora però ancora profondamente di certa letteratura ottocentesca, sicuramente formativa ma mai didascalica.
Nel giovane protagonista Hans Castorp c'è tutto il tormento della dualità, del rapporto già conflittuale fra temi scientifici e temi etici, tra gioia e dolore, tra conformismo ed "eccentricità" (nel senso letterale del termine). Tra "pianura", che è metafora del senso di responsabilità, e "montagna" che racchiude in sé il germe dell'incanto, dell'inconsueto, dell'utopico.
Riletto in poco tempo, in una giornata chiara, che - a tratti - sapeva di gioia.
(Su una panchina del giardino grande si è posato un pavoncello, bianchissimo. E' restato un poco e poi se n'è andato. Chissà da dove veniva, chissà dove andava. Forse si è perduto dopo qualche volo nuziale, non ritrovando più la gabbia dell'ammaestratore, o magari scegliendo volontariamente la libertà. A me è apparso come un messaggero, del sogno e dell'inganno. O magari della speranza, chi può dirlo.)

Il libro:
- La montagna incantata

L'autore:
- La voce dedicata a Thomas Mann (in Wikipedia)
- Portale interamente dedicato a Thomas Mann (in tedesco)

Bibl.:
- Marino Freschi - Thomas Mann
- Hermann Kurzke - Thomas Mann. La vita come opera d'arte
- Laura Bazzicalupo - Il sismografo e il funambolo. Modelli di conoscenza e idea del politico in Thomas Mann e Robert Musil
- Marianne Krüll - Nella rete dei maghi. Storia della famiglia Mann (un bel post da NonSoloProust)

133.1
Buffa cosa che è la vita - quel misterioso accordo di logica implacabile impiegata per uno scopo futile. Il massimo che ne puoi sperare è una qualche conoscenza di te stesso - che arriva troppo tardi - un raccolto di rimpianti inestinguibili. Ho lottato con la morte. E' la gara meno emozionante che si possa immaginare. Ha luogo in un grigiore impalpabile, con niente sotto i piedi, niente tutt'intorno, senza spettatori, senza clamore, senza gloria, senza il grande desiderio di vittoria, senza la grande paura della sconfitta, in un'atmosfera malsana di tiepido scetticismo, senza credere molto nelle tue stesse ragioni e ancor meno in quelle del tuo avversario. Se questa è la forma della suprema saggezza, allora la vita è un enigma più grande di quello che molti di noi pensano. Ero a un passo dalla mia ultima opportunità di fare una dichiarazione, e scoprii con umiliazione che probabilmente non avrei avuto nulla da dire...

Joseph Conrad - Cuore di tenebra
[trad. di Flaminio Di Biagi]

133.2
...O dolce mio amore, / confessa al viandante / che non abbiamo saputo morire / negandoci il frutto saporoso / e l'acqua d'oro, come la luna. / E aggiungi che non morremo più / e che andremo per la vita / errando per sempre.

Sergio Corazzini - da "La morte di Tantalo", in Liriche ed. Ricciardi, 1909

26 dicembre 2006

132.

Se leggere vuol dire scegliere, finirò per trovare senz'altro in ogni libro ciò che più si addice al mio stato d'animo.

132.1
...Finché decisero di scrivere essi stessi una commedia. Lo scoglio, era il soggetto. Lo cercavano facendo colazione, e bevevano a tutto spiano caffé, alimento nervoso indispensabile al lavoro cerebrale: poi, al caffè, aggiungevano due, tre bicchierini di liquore. Schiacciato quindi un sonnellino, scendevano a fare due passi nel frutteto; e neanche lì trovando l'ispirazione, la cercavano battendo fianco a fianco la campagna; donde rincasavano sfiniti.

Gustave Flaubert - Bouvard e Pécuchet
[trad. di Camillo Sbarbaro]

132.2
La parola che preannuncia l'immondizia è automatic, scritto senza la o finale, così che possa arrecare danni a livello globale.

Wilhelm Genazino - La stupidità dell'amore

[trad. di Riccardo Cravero]

132.3
La giraffa sembra un meccanismo costruito mettendo insieme pezzi provenienti da macchine eterogenee, ma che pur tuttavia funziona perfettamente. (...) Il signor Palomar (...) si domanda il perché del suo interesse per le giraffe. Forse perché il mondo intorno a lui si muove in modo disarmonico ed egli spera sempre di scoprirvi un disegno, una costante.

Italo Calvino - Palomar

132.4
Da me a quell'ombra in bilico tra fiume e mare / solo una striscia di esistenza / in controluce dalla foce. / Quell'uomo. / Rammenda reti, ritinteggia uno scafo. / Cose che io non so fare. Nominarle appena. / Da me a lui nient'altro: una fissità. / Ogni eccedenza andata altrove. O spenta

Vittorio Sereni - "Fissità"

25 dicembre 2006

131.

Una certa vulgata tramanda che Théophile Gautier era un anticonformista un po' dandy vicino agli "scrittori maledetti". Eppure gli toccò il destino dei molti che fanno dell'anticonformismo un abito senza contenuto. Infatti Napoleone III volle un Journal Officiel (a differenza di Cavour, il quale diceva che l'unico giornale che un governo deve avere è la "Gazzetta delle leggi e dei decreti") e in questo Journal chiamò, pagandole profumatamente, le migliori firme dell'Impero.
Gautier finì critico letterario in quella pubblicazione e non scrisse più libri censurabili, come le novelle di "Peau de Tigre", ma nel 1863 pubblicò Il capitan Fracassa.
La storia, abbastanza nota, racconta del decaduto barone di Sigognac il quale, dopo un incontro fortuito nel suo castello in rovina, con una compagnia di guitti, si unisce a loro ed entra in una nuova vita. Quando l'attor giovane che impersonava Matamoro, muore in un incidente, lo sostituisce sulla scena con il nome di capitan Fracassa. Si innamora della giovane prima attrice Isabella, naturalmente illibata (nonostante il mestiere) e, anche con la spada, difende lei e la compagnia dalle mene di un Duca malvagio e naturalmente assatanato.
Sorpresa finale: Isabella risulta essere una principessa e sarà, non più pulzella, a fianco di Sigognac reintegrato nel suo rango.
Tutta da gustare la dichiarazione con cui Sigognac le manifesta il suo amore dopo un goffo tentativo di baciarla: "Adorabile Isabella, ogni parola che pronunciate mi fa sentire più forte la mia indegnità; ho misconosciuto quel cuore angelico; dovrei baciare l'orma dei vostri passi. Ma non temete più nulla da me; lo sposo saprà contenere la foga dell'amante. Non ho che il mio nome che è puro come voi. Ve l'offro se vi degnate di accettarlo".
A questo punto, a scanso di ripensamenti, è lei che lo bacia "con passione delirante¹", perché càpita che assolutamente anticonformista possa essere soprattutto la virtù.
E questo non solo nei tempi un po' farseschi del Secondo Impero.

Il libro:
- Il capitan Fracassa

L'autore:
- Théophile Gautier, un profilo bio-bibliografico (da Giro di vite)
- Un'esauriente pagina web dedicata a Gautier (dal portale della Mont Allison University, in francese).

Nota:
¹ Le citazioni sono tratte dall'edizione de Il capitan Fracassa che è stata stampata nel 1965 da Mondadori. La traduzione è di Giuseppe Lipparini

131.1
La libertà non si darà pace finché tutto ciò che è religioso e politico non si trasformerà in qualcosa di semplicemente umano.

Aleksandr Herzen - "Dall'altra sponda" in Il passato e i pensieri
[Trad. di Rosanna Giaquinta, Giovanna Tonelli, Lia Wainstein]

131.2
...Appoggiato al balcone / vedo / questa lontananza così vicina / Non so come chiamarla / benché la tocchi col pensiero. / La notte che va a picco / la città come un monte franato / bianche luci azzurre gialle / fari improvvisi muri d'infamia...

Octavio Paz - "Il balcone"
[Trad. di Franco Mogni]

24 dicembre 2006

130.3



Ungaretti ha il collo di una tartaruga e le labbra lisce e consunte dei rettili.
Come in quelli, il suo sguardo è un fatto assolutamente privato.

Valentino Bompiani - da Vita privata, ed. Mondadori, 1973



130.4

E mi ripetevo, Esmeralda cambia, vedrai che cambia... Farà le cose con animo diverso, perché lo vuole lei e non perché è la famiglia a chiedere. Diavolo, non passerà tutta la vita a mezz'aria. E invece ho dovuto ricredermi perché non è successo. Esmeralda ha continuato così, ferma tra la terra e il cielo.

Graziella Bonansea - Come il re e la regina

130.5
Mi sono sempre sforzato di essere laico, di sfuggire, nella vita, nell'opera, ai miti. La letteratura per me (...) è il romanzo storico-metaforico. E poiché la storia è ideologia, come insegna Edward Carr, credo nel romanzo ideologico (...), cioè nel romanzo critico.

Vincenzo Consolo - L'olivo e l'olivastro

130.6
Nel 1992, Sergio Maldini vinse il premio Campiello con La casa a Nord-Est. Un romanzo indimenticato, ambientato in Friuli, a Santa Marizza di Varmo, dove lo scrittore si era rifugiato dopo una lunga e prestigiosa militanza giornalistica. In qualche modo una storia autobiografica ruotante intorno al restauro di un casale "imperiale" (vi avrebbe amoreggiato Napoleone dopo il trattato di Campoformio).
Le parole come mattoni, come travi, come legna, ciascuna anello di una possibile felicità: "Gli parve che l'aria fosse giusta, e che giusti fossero i pioppi, i fiumiciattoli, gli sgangherati cortili, le persone alte e solitarie...".

Mi piace ricordare qui anche alcuni versi di questo scrittore che ho molto amato: Tempo senza pietà / per chi nel cuore / porta la cenere dei giorni¹.

Il libro
:
- La casa a Nord-Est

L'autore:
- Sergio Maldini

Nota:
¹ Questi versi sono tratti dal volume Sergio Maldini due anni dopo, uscito in occasione della giornata di studio che l'Università di Padova organizzò in onore dello scrittore a due anni dalla sua scomparsa, e che raccoglie scritti di Rudolf Behrens, Bruno Quaranta, Claudio Marabini, Felice Modica, Angelo Guglielmi, Fulvio Senardi, Mario Turello.
Le "poesie d'occasione" sono poste in appendice.

130.



So che non chiamerà, che la sua assenza / troverà mille forme per imporsi. / E più si annuncerà, più sarà il senza / la parola in cui lei verrà a disporsi.


Alessandro Fo - da Vecchi filmati


130.1
Una vita. Io ormai è una vita, che sono sul punto di rassegnarmi.

Paolo Nori - Noi farem la vendetta


130.2
Ma dobbiamo continuare / come se / non avesse senso pensare / che s'appassisca il mare.


Elio Pagliarani - da Tutte le poesie

23 dicembre 2006

129.

Dopo tanta letteratura stasera ho deciso di orientarmi altrove e, abbastanza casualmente, sono capitata sul Breviario dei politici, un libretto di poco più di 150 pagine che suona come un inno alla dissimulazione e al cinismo. Viene attribuito dall'origine (la prima edizione è del 1684) al cardinale Mazzarino, anche se in verità non vi sono documenti certi sull'autore, ma quel che è certo è che appartiene alla temperie che, dall'orribile "guerra dei Trent'anni", vide l'ascesa e l'egemonia della Francia di Luigi XIV. Dicono gli esegeti che il cardinale (solo tonsurato, mai ordinato sacerdote, è bene ricordarlo) fosse, tutto sommato, meno disumano dell'involontario ritratto che emerge da questi consigli. Del precetto evangelico "siate prudenti come serpenti e candidi come colombe" professa solo la prima parte e torce anche la seconda a suo uso e consumo. Nel clima dell'assolutismo trionfante, la lezione di Machiavelli si stempera in un soggettivismo psicologico, e la riflessione diaristica scritta suona come il risarcimento della solitudine e del baratro morale sui quali il politico rischia di affacciarsi. In un mondo corrotto, la guida del politico diventa il sospetto.
Al distacco della politica dalla morale portano sia il pessimismo radicale sulla natura umana corrotta dal peccato originale (che prevale nell'inverno della cristianità minata dal terremoto della Riforma); sia la presunzione utopica di rapinare il cielo per ricostruire sulla terra il paradiso perduto. Nella fatica quotidiana della politica dovrebbe valere la coscienza di un limite umano che non è, in sé, il male; un limite che suggerisce la prudenza ma sa credere nella bontà possibile.
Siamo usciti ormai da tempo, e talora tragicamente, dall'incantesimo delle ideologie (cadendo però nella rete forse ancor più perniciosa dei fondamentalismi), eppure dobbiamo ancora scrivere un "breviario" coerente con una più matura e feconda "antropologia politica" (l'unione di questi due vocaboli mi sembra, ora che la scrivo, quasi una contraddizione in termini; presuppone infatti, da un lato, che la politica possa avere un suo lato umano, e, dall'altro, che l'umanità possa prima o poi trovare un suo equilibrio nella coesistenza politica degli appartenenti ai vari aggregati che la compongono. Non si esce dall'utopia, insomma).

Il libro:
- Breviario dei politici

Il probabile autore:
- Il profilo del cardinale Giulio Mazzarino da Liber Liber
- La voce dedicata al cardinal Mazzarino su Wikipedia (in francese)

Bibl.:
- Pierre Goubert - Mazzarino , Rizzoli, 1992

128.1
- L'eccesso è indispensabile nella letteratura, nell'arte, come nella società, in virtù della sua capacità di mettere in discussione le cose dal loro interno, e della spinta che offre per distruggere le strutture tradizionali e costrittive...
- ...e non avere mai nostalgia, perché la nostalgia è l'artrite del cervello.

John Harvey - Cuori solitari

128.2
Tutto può succedere.
Orazio, Odi, I, 34


Tutto può succedere. Sai come Giove / di solito aspetta che le nuvole si ammassino / prima di scagliare il fulmine? Invece un momento fa / ha scaraventato al galoppo il carro e i cavalli del tuono / per un cielo assolutamente sereno. Ha sconvolto la terra / e il sottoterra ingombro, lo Stige e i ruscelli / serpeggianti, persino le coste dell'Atlantico. Tutto può succedere, le costruzioni più alte / precipitare, i potenti cadere, le persone / ignorate emergere. La Fortuna dal becco di rasoio / piomba in picchiata con stridore d'aria, strappa la corona / ad uno la pone sanguinante sull'altro. La terra trema. Il cielo sostenuto da Atlante / si solleva come il coperchio di una pentola. /La chiave di volta vacilla, niente ritorna al suo posto. / Veli di fumo e cenere abbuiano il giorno.

Seamus Heaney - "Tutto può succedere"

22 dicembre 2006

128.

Ci sono dei libri che mi succhiano il sangue come vampiri.
Lo stato di "simil-narcosi" che ne deriva è pura beatitudine; per essa vale un principio di tutela: sono con ciò immune al mondo.
E non me ne pento.

128.1
Vivo a Roma quanto più posso ritirato; non esco che per poche ore soltanto sul far della sera, per fare un po' di moto, e m'accompagno, se mi capita, con qualche amico.
Non vado che rarissimamente a teatro. Alle 10, ogni sera, sono a letto. Mi levo la mattina per tempo e lavoro abitualmente fino alle 12. Il dopo pranzo, di solito, mi rimetto a tavolino alle 2 e mezza, e sto fino alle 5 e mezza; ma, dopo le ore della mattina, non scrivo più, se non per qualche urgente necessità; piuttosto leggo o studio. La sera, dopo la cena, sto un po' a conversare con la mia famigliola, leggo i titoli degli articoli e le rubriche di qualche giornale, e a letto.
Come vede, nella mia vita non c'è niente che meriti di essere rilevato: è tutta interiore, nel mio lavoro e nei miei pensieri che non sono lieti.
Io penso che la vita è una molto triste buffoneria, poiché abbiamo in noi, senza poter sapere né come né perché né da chi, la necessità di ingannare di continuo noi stessi con la spontanea creazione di una realtà (una per ciascuno e non mai la stessa per tutti) la quale di tratto in tratto si scopre vana e illusoria. Chi ha capito il gioco, non riesce più a ingannarsi; ma chi non riesce più a ingannarsi non può più prendere né gusto né piacere alla vita. Così è.

Luigi Pirandello - "Lettera autobiografica" in Saggi, poesie e scritti varii, a cura di Manlio Lo Vecchio Musti, Mondadori, 1960. [Riedito nel 2000, sempre da Mondadori]

128.2
Arrivato alla fine della vita, da lontano vedi / che l'inizio della via non esiste. Quel che vedi / non è strada o casa, angolo neppure, / quel che tu vedi non è allegro o triste, / quel che tu vedi devasta gli occhi stessi / perché li vedi vuoti. /
E c'è appena chi crede che sei giunto / perché pesi un peso che hai lasciato / sul cammino che non hai mai percorso.

Pedro Tamen - "Arrivato alla fine della via..."
[Trad. di Giulia Lanciani]

21 dicembre 2006

127.

Con uno di quei titoli evocativi che tanto piacciono a me: Tra la nostalgia dell'estate e il gelo dell'inverno, lo scrittore svedese Leif G.W. Persson ci consegna un romanzo maturo e intenso che chiamare giallo (o polar o noir o detective story che dir si voglia) è assai riduttivo. Si tratta infatti di un'opera che va ben al di là della letteratura di genere, con un plot trascinante e labirintico, pieno di pagine dalle quali è praticamente impossibile sollevare gli occhi prima che la vicenda si sia conclusa.
L'ambientazione è quella convulsa dei servizi di sicurezza svedesi, più deviati che no; la vicenda si snoda tra poliziotti onesti e corrotti, tra spie e killer disposti a tutto, tra politici che non hanno nulla da invidiare ai killer appena citati. Sembra di essere nel mondo di oggi, insomma.
Ma il riflettore è sempre puntato soprattutto su un uomo solo, Lars M. Johansson, vicecapo della polizia nazionale. Della sua solitudine di divorziato, degli amori vagheggiati e mai raggiunti, dei suoi sogni, sono piene le righe che lo riguardano, fra le più intime e discrete (e meglio riuscite) che io abbia mai letto. Il romanzo ha poi un finale atrocemente imprevedibile (che qui nemmeno accenno), molto amaro, che lascia davvero il segno.
Mi sento di usare per questo libro (di un autore che peraltro non conoscevo e di cui mi affretterò ad ordinare tutto quello che trovo) una formula che di solito riservo a poche opere, e cioè: siamo dalle parti del capolavoro.

Il libro:
- Tra la nostalgia dell'estate e il gelo dell'inverno

L'autore:
- La pagina dedicata a Leif G.W. Persson su Wikipedia
[Purtroppo solo in svedese, ma altre notizie bio-bibliografiche è possibile desumerle dal collegamento qui sotto].

Coll. utile:
- Un articolo di Massimo Carloni sul libro e sul suo autore tratto da Thriller Magazine

127.1
Thomas Hardy, ahimè, è solo un vecchio signore molto vanitoso, tranquillo, convenzionale, privo di interessi, che si lamenta amaramente del fatto che lo Spectator lo critica con asprezza, e che la Westminster Gazette lo trova noioso, come se fosse uno scrittore da un penny a riga e vivesse in una soffitta a Soho. Tutto ciò è molto deludente - ma forse a 82 anni ci si guasta un po'. Il suo gran motivo d'orgoglio è che le famiglie della contea lo invitano a prendere il tè; e il suo principale argomento di conversazione è la morte dei suoi gatti: tre sono stati investiti sui binari del treno, il che è strano, perché la ferrovia passa abbastanza lontano.

Virginia Woolf, lettera a Janet Case, 1922
[Trad. di Silvia Giannetti e Joanne Trautmann]

127.2
...Portando al guinzaglio la tua gatta / e per altre stramberie / o prove certe che smascherano indizi, / che pare neve sul tiglio parmigiano / felice per troppa, domestica neve / la luce della grandine, / rallegrandosi a un odore / di bucati appena fatti per le vie / mi accenna da lontano / l'eternità un saluto di corsa.

Alberto Bevilacqua - "I sogni sospettosi"

20 dicembre 2006

126.

Bill Holm, nel suo libro Isole, racconta un curioso aneddoto e cioè che qualche tempo fa un ricco mercante si fece costruire una granda casa sulla riva del lago Phalen, nella zona nord-orientale di Saint-Paul in Minnesota. L'uomo ci andò ben presto ad abitare ma non era contento, qualcosa oltre le finestre lo infastidiva. Si trattava di una piccola isola piantata in mezzo al lago, con le sue rocce, la terra, la vegetazione, gli alberi, ecc..
Il ricco mercante non ci pensò due volte, quell'isola era un affronto al suo panorama. Così comprò l'isola e decise di farla distruggere; per settimane barconi e ruspe andarono su e giù per il lago, smontando le rocce pezzo pezzo, asportando tutta le terra e tagliando albero dopo albero. Finché l'isola sparì del tutto dalla vista del facoltoso uomo d'affari e da quella di tutti coloro che si trovavano a passare da quelle parti. Gli abitanti del luogo la chiamarono l' isola scomparsa e continuarono a raccontarne la storia, e più il tempo passava e più la storia dell'isola scomparsa si faceva viva e poetica, mentre nessuno ricordava (e ricorda più) il nome del ricco mercante che l'aveva fatta distruggere.
Penso a quante opere letterarie siano nate sulle macerie di vite distrutte dall'insensibilità di ricchi "mercanti" di esistenze altrui, a quanta poesia si sia originata da isole di felicità perduta, a quanti palpiti di lettura siano sorti dalle ferite che le ruspe del quotidiano hanno inferto alle delicate essenze di certi prodigiosi autori.
Per tornare al libro, si tratta di un curioso percorso sull'idea di isola, reale e immaginaria, sul concetto di circoscrivibile e comprensibile. Si racconta di Madagascar e Hawaii, di isole musicali e vulcaniche, fiorite e ghiacciate. Isole, tante isole, che sembrano lì per porre domande.
Un po' come la vita, insomma.

L'autore:
- Un profilo bio-bibliografico di Bill Holm (in inglese)

Il libro:
- Isole

Coll. utile:
- Sulla pregevole rivista Silmarillon, diretta da Francesca Pacini, è possibile leggere un piccolo brano tratto dal libro.

126.1
L'annientamento del presente, sacrificato precipitosamente al futuro, è da sempre un motivo fondamentale dell'esperienza filosofica, poetica e religiosa, ma viene vissuto con particolare intensità nell'età contemporanea, caratterizzata, come osservava Nietzsche, dall'eccitato "Prestissimo"; il nichilismo, ossia l'assenza o distruzione dei valori, coinvolge, già nei romanzi di Jacobsen, il senso del tempo, percepito non quale tensione verso una mèta, che dà significato a ogni passo di questo cammino, bensì quale continua perdita, stillicidio della vita nel nulla.
L'esistenza appare sottoposta a una accelerazione crescente, bersagliata da assilli che esigono risposte sempre più veloci e costretta a protendersi verso mète da raggiungere e abbandonare sempre più rapidamente. Come osservava già Michelstaedter, che ha indagato a fondo più di ogni altro la distruzione del presente, si hanno sempre più ragioni per desiderare che il tempo passi in fretta, che oggi sia già domani, che il futuro sia già arrivato, recando le risposte e le cose che si attendono ansiosamente e in tal modo si vive non per vivere ma per aver già vissuto, per essere sempre più vicini alla morte. Si viene scagliati come proiettili nel futuro, nella vita che ha sempre ancora da venire e non c'è veramente mai, mentre il presente ci viene strappato sotto i piedi come un tappeto...

Claudio Magris - dalla rivista "Davar", 2005 (2) - Paradisi

126.2
Non sempre vivrò. Morta da tempo, / morti quanti mi amarono, e perduto / anche il mio nome... / Sempre il sole arderà, sempre le nubi / si spegneranno lente nei tramonti: / nulla di me saprà chi vive e muore. / Ma voi saprete, stelle che vegliate.

Lalla Romano
- "Non sempre", in Autunno, Edizioni della Meridiana, 1955

19 dicembre 2006

125.

Giulietta è in fondo molto saggia nella sua candida frenesia amorosa, quando dice: "O Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo?... Solo il tuo nome è mio nemico; ma tu sei tu, non un Montecchi... Oh, sii tu qualche altro nome!". Ma aggiunge anche: "... E che cos'è un nome? Quella che noi chiamiamo rosa, anche con un altro nome, avrebbe comunque il suo soave profumo...". E detto questo vorrebbe strappare il suo "profumo" per conquistare l'amato: "Il cielo si fa dell'amore, strumento per spegnere ogni gioia...".
Una lettura come questa, che si eleva in un mondo arcano, senza confini di tempo e di spazio, riconcilia davvero con l'esistenza, con se stessi, persino con gli uomini che, pur descritti nelle loro miserie, sono comunque capaci di sollevare queste miserie all'altezza di un racconto sublime.
Sembra proprio che, quando intorno le contingenze ci opprimono, il dono dell'arte possa restituirci un momento di respiro e di fiducia; questo se non riduciamo questo "dono" a puro estetismo un po' vacuo, a dimenticanza, ad estraniamento, vivendolo invece, come esso richiede, e cioè come una pausa che riconcilia con l'impresa quotidiana del vivere, che aiuta a non dimettere supinamente la speranza.
Shakespeare sembra dire che la forza dell'odio e del sangue può distruggere la forza dell'amore; e neppure le escogitazioni un po' machiavelliche di frate Lorenzo riescono a sconfiggere la potenza delle rivalità. Ma il "bardo" dice anche che il sangue versato può essere il prezzo attraverso il quale, essendo "tutti puniti", si intravede la strada della ricomposizione, sia pure in una "pace aggredita".
Questo credo valga per i conflitti generali, ma anche per quelli individuali e persino per quelli personali, quando ciò che siamo stati si scontra con quello che vorremmo diventare e né l'uno né l'altro soccombe ma, con un destino diverso da quello degli amanti veronesi, ambedue possono unirsi per generare ciò che noi compiutamente siamo.

Coll. utili:
- La voce dedicata a Giulietta e Romeo in Wikipedia
- Un approfondimento da La Frusta
- Il testo integrale del dramma (in italiano)

125.1
Certi fatti (ma sono poi fatti e non, invece, minuti particolari, preziosi proprio per la loro volubilità, per la loro gratuità?), non tollerano una presa di coscienza e un giudizio, non tollerano neppure l'esame più superficiale. Non per loro vuotaggine e volgarità ma per l'incapacità della nostra mente ad approdare alla loro vera essenza: minuti particolari, movimenti del cuore e dei sensi, che non vanno sviscerati, capiti, criticati, ma solo vissuti, magari patiti, sì, patiti, perché nella dolcezza è sempre un morso amaro, il presentimento dell'inevitabile privazione.

Oreste Del Buono - Un intero minuto, ed. Feltrinelli, 1959

125.2
Riaverti così, sentire / in me che tu sei simile / al vento e agli anemoni. / Alle origini. Riaverti / dopo il tempo dell'abbandono / dopo gli oltraggi e l'odio / senza pentimenti, senza perdono. /
Sono stato lontano da te / per anni come uno che / vuole essere solo, più / solo di un muro diroccato / più immobile di un sasso / che non lambisce il mare. / Poi abbiamo incominciato / a viaggiare. /
Dove ci siamo incontrati, anima? In che piazza di / città, in che prato, / in riva a che torrente? / E ora sei qui, da sempre / simile al vento, ai fiori, / ai vulcani. /

Alle origini.

Giuseppe Conte - "Alle origini", ed. Lo Specchio, Mondadori, 1992

18 dicembre 2006

124.

Il tempo sembra aver raggiunto in me il limite del bene. Si dilata, si adatta, insomma sembra "riconoscermi". E allora io mi adeguo a questa sua inaspettata fraternità, mi proietto nei suoi indicibili stati d'animo e mi ritrovo assorta ad osservarlo "in negativo", in tutto quello che ancora non è stato ma che "in potenza" potrebbe senz'altro avvenire. Anche domani, anche subito.
Una finestra sbatte, giù al piano terra, il vento segreto delle cose è entrato in casa mia e, in attesa che io mi decida verso una nuova possibilità, ha deciso di diventare padrone del mio silenzio.
Non so se glielo concederò. Forse sì, solo un poco, prima che faccia giorno, prima che il sonno mi riconduca nel porto sicuro della ragione. Dove attraccherò serena, un po' meno inconsapevole del bene che il tempo mi ha concesso per ricominciare ancora.
In fondo quasi del tutto incredula, ma pacatamente padrona della mia malinconica felicità.

124.1
Pensavo che Doctor Sex di T. Coraghessan Boyle fosse un libro lontano dalle mie "corde", ed in effetti ho voluto affrontarlo proprio per questo. Ma non si è rivelato così, non completamente almeno. Infatti si tratta di un testo che mi ha coinvolto ben al di là delle mie modeste aspettative. Geniale l'escamotage di affidare al candido (di nome e di fatto) discepolo immaginario John Milk la narrazione delle "gesta" accademiche e sperimentali del dottor Alfred Kinsey, notissimo sessuologo e osservatore accurato del comportamento degli "animali uomo e donna", le cui risultanze scientifiche scandalizzarono la puritanissima opionione pubblica statunitense negli anni '40 e '50 del secolo scorso.
Il racconto di John è infarcito d'ironia, di avvenimenti inattesi, di zone d'ombra ma anche di molta interiorità. Boyle (attraverso le gesta di Kinsey e la cronaca di Milk) scandaglia i comportamenti sessuali umani con una minuziosità che ricorda certe osservazioni psicanalitiche. Con piglio entomologico ci consegna il principio "evoluzionistico" nei rapporti fra coppie unitesi quasi per caso, durante una fase sperimentale all'interno di un programma di ricerca che Kinsey varò nel corso delle sue lezioni a Bloomington, nell'Università dell'Indiana. Presto però l'esperimento sembra sfuggire di mano al suo ideatore, portando il libro e le conclusioni di chi scrive (ma anche di chi legge) verso territori conosciuti, ma assolutamente inesplorati, come la passione d'amore, la gelosia e il senso di appartenenza reciproco che sembrano distinguere l'uomo se non da tutti, almeno da moltissimi animali non umani.
Ho letto il volume quasi d'un fiato, traendone stati d'animo contrastanti, ma tutti positivi; per vederci più chiaro conto di rileggerne i brani salienti (che ho annotato) non appena avrò smesso di scriverne.

Il libro:
- Doctor Sex

L'autore:
- T. Coraghessan Boyle

Coll. utili:
- Il sito ufficiale di T.C. Boyle (solo in inglese)
- Un esauriente profilo di Alfred Kinsey (da psicolinea.it)

124.2
Il disegno (...) non gli piaceva più, ammise alla fine. E spiegò che non solo le persone ma gli oggetti mutavano, di giorno in giorno: i veri, grandi pittori, continuò, erano in grado di penetrare oltre la superficie dei loro soggetti, e di definire, con pochi colpi di pennello, la formula segreta che identificava ogni essere, cavallo o fiore che fosse.
Lui no. Lui, confessò, aveva studiato pittura, ma non era mai arrivato al di là di una semplice riproduzione delle cose. Giovannino ascoltava senza capire del tutto. A lui il disegno di Strauss pareva non meno bello di una fotografia. Glielo disse e il suo amico sorrise, fece di sì col capo e mormorò: "appunto".

Gianni Clerici - I gesti bianchi

124.3
Dove vivi? - mi chiede corrugando la / fronte e stringendo le palpebre - Dov'è / che diavolo stai? /
A Roma? A Ferrara? Laggiù a / Maratea? Oppure nuovamente / altrove? /
Nessuno pensando a te saprebbe darti oggi il più / piccolo posto un po' tuo - conclude - proprio tu che fino / all'altro ieri soltanto / Non ne hai abitato in fondo che / uno.

Giorgio Bassani - "Dove vivi?", da In gran segreto, ed. Lo Specchio, Mondadori, 1978

17 dicembre 2006

123.

Conosco i grandi romanzi di Anne, Charlotte ed Emily Brontë, fin dalla prima adolescenza. Sono entrata in empatia con i loro testi, con le loro appassionate protagoniste, con quell'anelito di tenace libertà che si respira praticamente in ogni loro descrizione della natura, in ogni loro dialogo.
Ieri, a proposito di "scrittura e narrazione", parlavo nei commenti dei "mondi alternativi" che spesso la letteratura mette a disposizione di chi legge avidamente fra le righe, alla ricerca di una "realtà" appagante che spesso il "qui e ora" non concede. Ebbene, nei romanzi delle sorelle Brontë, ma soprattutto nella loro opera poetica, questa condizione è elevata all'ennesima potenza.
Silvio Raffo e Anna Luisa Zazo hanno curato un ponderoso volume (quasi 1000 pagine) contenente tutto il "corpus" poetico di Anne, Emily e Charlotte Brontë, un vero gioiello, una "grotta dei tesori" in cui mi sono più volte persa ed in cui tornerò a perdermi ogni qualvolta la realtà più non mi basti e il presente torni a sfuggirmi.
Se i versi di Anne sono amabili e graziosi - con punte di sognante lirismo che ricordano per certi versi alcuni nostri crepuscolari -, se Charlotte si distingue per un acceso e fecondo intellettualismo, Emily, invece, è tutt'altra cosa (e del resto già una poetessa sensibile come Ginevra Bompiani, ne aveva reso una versione magnifica per i tipi di Einaudi, nel lontano 1971; ma in quel caso si trattava di un florilegio). Emily, dicevo, mi ha fin da subito conquistata con la sua limpidezza visiva e la sua potenza visionaria. Mi ha rimescolato dentro con la magnifica ossessione del continuo contrasto luci/tenebre (leitmotiv di tutta la sua opera, a pensarci bene) entrambe agognate, fortemente evocate e sempre ottenute (almeno in versi): " ...mezzanotte chiarore lunare luminose stelle / tenebre e gloria gioisamente riunite... ".
La prigione sotterranea (dungeon) e il cielo sono i poli del suo tormentato mondo interno, un mondo dualistico che sembra rievocare antiche voci gnostiche o manichee, che ci proietta in quella dicotomia continua di lotta fra le tenebre temute, ma cercate, e la luce vissuta ma mai "conquistata".
Nei versi di Emily, ma anche in quelli di Charlotte e Anne, c'è la chiave per aprire l'antro segreto del cuore, la porta mai varcata dell'anima, il vano di accesso ad un mondo "altro" e assolutamente "diverso" da questo.
Questo prezioso "strumento" si trova nel libro che ho qui fra le mani e non so se sia "cosa buona e giusta" consigliarne la lettura.
Forse sì, se si cerca qualcosa, forse no, se si ha paura di trovarla.

Il libro:
- Poesie

Le autrici:
- Anne, Charlotte ed Emily, Brontë (da Wikipedia)
- The Brontë Sisters Web (portale interamente dedicato ad Anne, Charlotte ed Emily, in inglese)

Coll. utili:
- Passione amore e morte nella brughiera (un articolo di Sabina Marchesi da Italia donna)
- Brontë Society, sezione italiana

123.1
Molti considerano lesiva dei propri interessi qualsiasi condotta che loro dispiaccia, e se ne risentono come di un oltraggio ai loro sentimenti; simili a quel bigotto che, accusato di disprezzare i sentimenti religiosi degli altri, ha ribattuto che sono loro a disprezzare i suoi persistendo nel loro abominevole culto o credo. Ma non sono sullo stesso piano ciò che uno pensa della propria opinione e ciò che ne pensa un altro che la considera un'offesa, come non lo sono il desiderio di un ladro di rubare una borsa e il desiderio del legittimo proprietario di tenersela.

John Stuart Mill - Saggio sulla libertà

123.2

Viviamo d'un fremito d'aria, / d'un filo di luce, / dei più vaghi e fuggevoli, / moti del tempo, / di albe furtive, / di amori nascenti, / di sguardi inattesi. / E per esprimere quel che sentiamo / c'è una parola sola: / disperazione. / Dolce infinita profonda parola...

Vincenzo Cardarelli - "Arpeggi"

16 dicembre 2006

122.

Riaffronto, con un po' di coraggio (visto il titolo e il tema), il complesso volume di Cioran dal titolo assai "programmatico": Squartamento. In esso c'è un breve saggio che mi ha sempre affascinato (sarà un po' il "fascino dell'orrore" che spesso "perseguita" il genere umano, non saprei dire). Il breve saggio ha questa intestazione "Urgenza del peggio" ed è formato da alcune pagine di limpida inattualità (viste le "magnifiche sorti e progressive" con le quali da più parti si decantano le lodi del nostro futuro). Cioran - questo scrittore sradicato dalla patria rumena e divenuto autore di lingua francese - pensa ad un'apocalisse oltre la quale, nei momenti di ottimismo, possano sopravvivere pochi uomini ridotti allo stato primitivo e incapaci di concepire civiltà o progresso. "Tutto lascia presagire che la storia passerà e, con essa, l'essere, a danno del quale si è edificata... l'essere riposava in sé, la storia lo ha trascinato fuori di se stesso, e lo ha reso partecipe delle proprie convulsioni; perciò rappresenta il terreno in cui l'essere non ha cessato di disgregarsi, di degradarsi..." E' nell'attesa di questa reintegrazione dell'essere che "siamo come i primi cristiani, avidi del peggio!". E' doloroso per me ammettere che vedo un barlume di ragione in queste frasi (solo) apparentemente ultimative. Temo anche che la "verifica" di alcune istanze cioraniane non sia così lontana come invece potrebbe sembrare.
Eppure ci sarebbe tempo per porre rimedio al peggio, quella che manca è la volontà. Forse.

"Solo un fiore che cade è un fiore completo, ha detto un giapponese. Si è tentati di dire altrettanto di una civiltà".

Il libro:
- Squartamento

L'autore:
- Emil M. Cioran (da Wikipedia)
- Sito non ufficiale dedicato a Cioran (in francese, con collegamenti a molti altri siti)

122.1
I grandi scrittori? Si domanda il noto critico e scrittore Stephen Vizinczey nel suo ultimo libro, I dieci comandamenti di uno scrittore. Sono dunque i grandi scrittori, non "quelli che ci dicono di non giocare col fuoco, ma quelli che ci bruciano le dita". Quelli, insomma, che ci fanno "avere emozioni potenti". Viscerale, ma vero.

Il libro:
- I dieci comandamenti di uno scrittore

L'autore:
- Un profilo di Stephen Vizinczey (da Wikipedia, in inglese)

Coll. utile:
- Un ottimo articolo di Paola Casella su libro e autore (da Caffè Europa)

122.2

E allora è questo il dilemma, se bisogna scrivere o narrare.
Con lo scrivere si può forse cambiare il mondo, con il narrare non si può, perché il narrare è rappresentare il mondo, cioè ricrearne un altro sulla carta.

Vincenzo Consolo - Un giorno come gli altri

122.3

E' bastato un uccello che fuggisse / di sotto ai rami schietti d'un sambuco / e un attimo radesse l'acqua verde / per ripensare a te, convinto / com'eri che "una fine con spavento / è meglio d'uno spavento senza fine"...

Giorgio Orelli -" In memoria" da Sinopie, Ed. Lo Specchio-Mondadori, 1977

15 dicembre 2006

121.

Il freddo (finalmente arrivato) e le giornate corte mi concedono solo brevi passeggiate pomeridiane e quindi lunghe serate sui divani davanti al caminetto. E' questo il tempo di tornare a saccheggiare le biblioteche avute in eredità dai miei. Stasera mi sono dedicata nuovamente a quella paterna da cui ho estratto diversi libri per una prima, sommaria lettura.
Parlerò qui solo di quelli che mi hanno favorevolmente impressionata riservandomi, com'è mio solito, una "lettura d'appello" per gli altri che non mi hanno convinta del tutto.
Dunque, ho iniziato con La parte maledetta di Georges Bataille (il testo è preceduto da un altro saggio La nozione di depensè) dove lo scrittore francese vi tratta, detto molto sommariamente, di tutti quei fenomeni che non sono riconducibili al valore di scambio, alla dimensione dell'utile (dallo spreco alla letteratura). Il libro è del 1949 ed è stato pubblicato in Italia (sempre a cura di Franco Rella) prima da Bertani nel 1972 e poi da Bollati Boringhieri (io l'ho letto nell'edizione Bertani).
Poi ho affrontato Finestra con le sbarre di Klaus Mann che racconta le ultime ore, fino alla morte per annegamento nel lago di Starnberg, di Ludwig II di Baviera. Un racconto assai suggestivo e "teatrale", come bene dice Giacomo Debenedetti nella nota conclusiva del volume (apparso una prima volta nella sua "Biblioteca delle Silerchie", nel 1962): "A chi abbia troppa paura degli effluvi velenosi del decadentismo, a chi ne rifiuti anche la poesia per scongiurare i tossici, sarà lecito contrapporre che questo racconto è un'espiazione. Espia anche il decadentismo...".
E ancora La fuga di Kafka dello scrittore austriaco Johannes Urzidil (di cui ho molto amato L'amata perduta), che qui ci "regala" quattro racconti da non perdere (in quello finale compare un Kafka vegliardo impegnato nel giardinaggio a Long Island e molto divertito dal "kafkismo" degli accademici).
Infine, last but not least, Reflections di Graham Greene (ne esiste[va] anche un'edizione italiana per i tipi di Mursia). Un libro splendido in cui si raccolgono saggi, recensioni, articoli, reportages, ecc. dello scrittore inglese, che è stato anche un giornalista ed un viaggiatore eccezionale, sempre presente nei punti "caldi" al momento giusto: a Cuba, in Vietnam, ad Haiti, in Cile. I testi coprono ben sessantacinque anni della vita di Greene - il primo, che apre il libro, Impressioni di Dublino è del 1923, quando il futuro, grande scrittore non aveva che 19 anni; l'ultimo Ripescati dalla spazzatura, è del 1988, dunque a tre anni dalla morte. La curatrice del volume, Judith Adamson, ricorda nell'introduzione una frase con cui Greene sintetizzava il suo lavoro: "C'è una scheggia di ghiaccio nel cuore di ogni scrittore...". E dopo aver letto quest'opera direi che è impossibile darne un giudizio migliore. Infatti quand'è duro il ghiaccio può ferire, e quindi uccidere, ma quando è sciolto può dissetare e salvare una vita. Graham Greene ha descritto entrambi gli "stati del ghiaccio", e lo ha fatto con una capacità rara, degna di un vero maestro.
Il suo è un "ghiaccio" che è riuscito a riscaldare persino questa mia lunga sera d'inverno.

121.1
Prima almeno mangiava; adesso nulla. Dormicchia di giorno, e la notte legge. Quante candele consuma, zia mia! Sì, io glielo dico sempre: "Voi siete uno sprecone". E poi gli dico: "E come facciamo che soldi non ne abbiamo più?...". Egli legge nel suo libro e dice che Dio aiuta anche gli uccelli...

Grazia Deledda - Colombi e sparvieri

121.2
Mi ricordo di piogge e uccelli e di storie che non ho mai vissuto...
e mi ricordo di occhi e voci, / e volti che non ho mai conosciuto...

Michalis Ganàs - "La Grecia, sai"
[Trad. di Paola Maria Minucci]

14 dicembre 2006

120.

Un romanziere porta costantemente con sé ciò che la maggior parte delle donne porta nella borsetta: molta roba inutile, pochi oggetti assolutamente essenziali e, per ogni evenienza, un gran numero di cose che stanno a metà strada. Ma il romanziere non porta con sé tutto questo fisicamente, perché l'oggetto del suo possesso è del tutto mentale. Di tanto in tanto aggiunge una nuova idea completamente inutile; di tanto in tanto, con riluttanza, elimina la spazzatura - cioè le idee chiaramente prive di valore - e se ne libera con qualche lacrima sentimentale. Una volta ogni tantissimo, però, gli capita di imbattersi casualmente in un'idea per lui davvero sorprendentemente nuova, che egli spera sia nuova anche per gli altri. E' questa categoria finale che dà dignità alla sua esistenza. Di queste idee senza prezzo, nel corso dell'intera vita, egli può al massimo acquisirne un piccolo numero. Ma è sufficiente. Grazie a loro, il romanziere ha giustificato la sua esistenza a se stesso e al suo Dio...

Philip K. Dick - Se vi pare che questo mondo sia brutto
[Trad. di Gianni Pannofino]

120.1
L'incipit è promettente: "Ad Antoine era sempre sembrato di avere l'età dei cani. Quando aveva sette anni si sentiva logorato come un uomo di quarantanove; a undici aveva il disincanto di un vecchio di settantasette. Ora, a venticinque, sperando in una vita più dolce, Antoine decise di coprire il proprio cervello con il sudario della stupidità".
Ma è a pagina due che è quasi impossibile non proseguire allorché si apprende che Antoine, studente povero in canna ma avido di letture, si costruisce una sua personale biblioteca non rubando i libri tutti interi alla FNAC (con vigilanti e portali di sicurezza), ma strappando le pagine una a una e rincollandole a casa.
Il romanzo è Come sono diventato stupido di Martin Page, e non è difficile capire quanto Antoine non è altro che l'alter-ego di Page stesso, del quale ho appreso dal risvolto di copertina, che è nato nel 1975. Mi giunge voce che in Francia (e anche altrove in Europa) sia popolarissimo, ma questo in sé vorrebbe dire poco, il fatto è che in molte sue pagine l'autore rivela una robusta capacità di raccontare un mondo sottosopra il cui centro è l'ossessione del protagonista per la propria intelligenza (e normalità) che lo mette continuamente al confino del consesso umano.
Così il nostro le prova tutte per diventare un idiota. Da antologia il tentativo (fallito) di diventare alcolista. Ma il pregio maggiore di questo piccolo romanzo postmoderno (e qui sta la differenza) non è solo lo scatenato senso dell'umorismo e del non-sense, ma il modo quasi settecentesco di affrontare la pagina; un modo che mi ha ricordato gli scritti di William Makepeace Thackeray (soprattutto quello delle Memorie di Barry Lyndon e, soprattutto, di Pendennis).
Un libro diretto a tutti ma che guarda soprattutto ai giovani, ma non a quelli anagrafici, casomai a quegli altri: cioè a quelli che non hanno bisogno della carta d'identità per essere definiti tali (visto che quelli che dovrebbero esserlo, assai spesso, ormai, non lo sono affatto, o non lo sono più).

Il libro:
- Come sono diventato stupido

L'autore:
- Martin Page
- Una pagina dedicata a lui su Evene.

120.2
...La Signora ha soffiato piano tra i rami / fino a far cadere le barche di foglie... / Gli uccelli / neri / attraversano il vetro della finestra / sembrano portati / è la Signora che gli insegna il volo / poi li abbandona: / che nevichi / sulla magnolia giapponese / sul cancello / sulle ombre del prato...
Cara betulla, guardandoti / dalla finestra controllo / la tua solitudine mi / specchio, talvolta / hai in visita dei merli / sembri accogliente e ospitale / loro sembrano non accorgersi di te / ai rami come doppi pensieri...

Livia Candiani - "Io con vestito leggero"

13 dicembre 2006

119.

In italiano si è deciso, con una certa, consueta pomposità, di chiamarle "ucronìe"; negli Stati Uniti si usa invece un più pratico "what-if". Si tratta di quegli esercizi oggi di gran moda che consistono nel chiedersi "che cosa sarebbe successo se"... Socrate non avesse incontrato Platone, per esempio; o se Ponzio Pilato avesse mandato assolto Gesù Cristo con sommo scorno del (quasi) intero Sinedrio ebraico; oppure se Napoleone, spinto da un delirio di onnipotenza ancor più violento di quello che lo rovinò, avesse deciso di puntare sull'America anziché invadere la Russia; o magari, e questa mi preme assai, se Pio XII avesse protestato pubblicamente contro l'Olocausto, di cui era stato sicuramente informato, anziché restarsene zitto.
Contumelie, certo, ma - al di là di quanto recita uno stucchevole (e inapplicato) detto - la storia si può fare anche con i se, fosse solo per confutare senz'altro quella teoria del caos che ci insegna che un batter d'ali di farfalla a Tokyo può far cambiare il tempo su Roma. Ciò che caratterizza la Storia, infatti, è che di solito ci sono già un milione di farfalle che battono le ali in un certo modo, in lotta con poche decine che le battono in modo opposto, e non basta aggiungerne una per cambiare qualcosa.
Bisognerebbe cambiare il peso specifico delle ali delle farfalle che sono in minoranza, perché - nonostante i numeri - sono loro che impongono la storia, e non la pletora delle farfalline "leggere" che non contano mai niente. Duole dirlo: più che una teoria del caos si tratta di una teoria dell'ordine costituito. Sempre se le ipotesi scientifiche potessero applicarsi agli eventi storici, cosa sulla quale ho sempre nutrito, e nutro, seri dubbi.
Con buona pace di Hari Seldon e di Francis Fukuyama.

Bibl.:
- a cura di Robert Cowley - La storia fatta con i se

Coll. utile:
- UtopiaUcronia (grazie a Franci)

119.1
Oggi il pubblico della critica è pressoché assente, essendo ridotto a quello istituzionale, interno alla scuola e all'università, ed essendo venuta meno una società civile per cui la letteratura sia strumento fondamentale di educazione e di identità culturale.

Romano Luperini - L'autocoscienza del moderno

119.2
Di cosa è fatta l'aria? Di sospiri... / Un bianco luttuoso e morente, la spalliera / di rampicanti su un muro di periferia, vento umido / fabbriche spente... Insegnami a non parlare / a nascondere la testa fra le gambe / quando soffia il simun delle parole / che il cesto di uva bluastra / le mele rosse sulla tavola / esistano contro e al di là del mio pensare...

Valeria Rossella - "Il luminaio"