akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

30 novembre 2006

106.

David Carson ha fatto della illeggibilità una forma d'arte. Nelle sue riviste c'erano scritti che si sovrapponevano a se stessi, testi scuri su fondi scuri, testi che partivano da una pagina e ci voleva il filo di Arianna per capire dove andassero a finire, testi rovesciati, testi speculari, foto sotto-sopra quando non sopra-sotto, testi che si leggono all'incontrario, testi composti in corpi giganteschi che all'improvviso diventano microscopici e, viceversa, testi che cominciavano all'interno del giornale e finivano in copertina, testi senza punteggiatura. Per Carson, l'uso della tipografia, il suo impatto visivo - più vicino alla forma della composizione musicale che alla tradizione della composizione grafica - ha la stessa importanza del contenuto...

Claudio Castellacci e Patrizio Sanvitale - Il tipografo. Mestiere d'arte

Coll. utile:
- Il sito di David Carson (solo in inglese)

106.1
Il mitico (ma mai davvero studiato a fondo) Mnemosyne di Aby Warburg, il grande "inventore" del termine iconologia (che però preferiva adoperare con saggia misura), è uno di quei monumenti intangibili ed irrisolti che hanno segnato il '900 e di cui si vagheggia parlandone sempre con meraviglia, ma che solo da qualche anno si è incominciato a capire meglio. Si tratta per lo più di un ossessivo Atlante delle Immagini per cui Warburg, tra abbandoni, esìli e depressioni, lavorò sino alla sua morte precoce, raccogliendo più di 2000 immagini (tra fotografie in bianco e nero e stralci di giornale) che esponeva su fragili pannelli ricoperti di panno nero, ogni volta ricominciando il gioco di domino e di combinatorietà di queste figure ormai "a-cronologiche". Esse dovevano testimoniare come "lo scatenamento sfrenato del movimento espressivo corporeo" pagano fosse transitato dalla corrente dionisiaca del periodo classico sino al nascente umanesimo rinascimentale. Così la Salomè di Lippi¹, ad esempio, ripeteva, quasi meccanicamente, le movenze di una menade greca. Il fascino desueto ed erudito di questo folle progetto di conoscenza universale è da qualche tempo disponibile anche per il pubblico editoriale italiano, grazie al benemerito editore Nino Aragno.

Il libro:
- Mnemosyne

L'autore:
- Aby Warburg da Wikipedia

Coll: utile:
- Numero monografico della rivista Engramma dedicato a Mnemosyne di Aby Warburg
[Aprendo il collegamento si potranno anche seguire vari percorsi corredati dalle immagini raccolte da Warburg]

Note:
¹ Banchetto di Erode di Filippo Lippi dal Museo del Duomo di Prato

106.2
...Quale felicità, mentre si è distesi, / ascoltare le raffiche dei venti / e stringere in tenero abbraccio la donna cui appartieni; / quando l'Austro nel tempo invernale verserà / acqua gelida dal cielo / cedere, senza pensieri, al sonno, / con il rumore invitante della pioggia! / Questo mi tocchi in sorte!... / Ora è il tempo di darci all'amore senza pensieri, / sin che non proviamo rossore nello scardinare le porte / e proviamo piacere nell'avvinghiarci in risse. / Quanto a questo, io sono condottiero e buon soldato: / voi, invece, vessilli e trombe, andate altrove, lontano: / agli uomini che ne sono vogliosi / recate ferite e recate pure ricchezze. / Io, senza pensieri per aver riposto nel granaio / il mio buon raccolto, guarderò dall'alto i ricchi, / e dall'alto guarderò anche la miseria.

Albio Tibullio - Elegie, Liber primus, 1
[versione di Enrico Oddone]

29 novembre 2006

105.


Non sono mai stato uno scrittore lungo. Forse sono un poeta mancato. Il mio modello è sempre stato la concisione della poesia, la densità del senso concentrata in poche righe. Scrivo sempre con sforzo, non ho la scrittura facile. Le mie pagine sono piene di cancellature e butto via parecchio.

da Italo Calvino newyorkese

105.1
Non sono mai riuscita a "domare" le parole scritte come avrei voluto. Però mi sono applicata (anche se con l'applicazione si può diventare forse accettabili diaristi, "scrittori" no, assolutamente).

105.1.1
Non ricordo più chi mi disse un giorno che chi cerca conforto nella religione non lo fa tanto per aspirare ad un altro mondo, quanto per la stanchezza di questo. Forse è per questo che non sono mai stata incline a credere a nessuna "verità" religiosa: questo mondo, infatti, non mi è per nulla venuto a noia.

105.1.2
Il fatto che io non abbia coltivato delle "ambizioni" ha spesso suscitato scandalo, in passato, fra alcuni conoscenti che avevo. Eppure il fatto di non desiderare ciò per cui altri lottavano strenuamente mi dava allora un senso di grande forza. Non che fossi forte veramente, però mi sentivo tale. Sicuramente avevo torto, ma fin da allora non sono mai riuscita a trovare un buon motivo per abbandonare la strada che conduceva (e per me tuttora conduce) alla "dimenticanza del desiderare".

105.2
La poesia / ho infilato al ramo. / Sbatte, / non cede al vento. / Mi preghi: / "Toglila / non scherzare". / Viene qualcuno. / Guardano, incuriositi. / Non possiamo stare a discutere. / Andiamo, via. / "Ma la dimenticherai..." / Ma sì, / una nuova te ne scriverò domani. / Che importa una poesia perduta! / Al ramo non fa peso. / Quante poesie vorrai ti scriverò, / tanti alberi, / tante poesie. / Ma di te e di me, cosa sarà domani? / Oh, se la via s'annuvola / un giorno ricorderemo che laggiù / in piena luce / l'albero / sventola / la poesia, / e ci diremo sorridendo: / "Andiamo".

Evgenij Evtušenko - "La poesia ho infilato al ramo..." da Le betulle nane, ed. Lo Specchio-Mondadori, 1974 [a cura di G. Buttafava]

28 novembre 2006

104.

Dioniso è Lysios, cioè il solutore, il liberatore¹. Ecco, magari avere la fortuna di essere vissuta nella Grecia dei misteri e delle feste dedicate² per poter avere - sia pure per il breve tempo di un'illuminazione ierofantica - la soluzione dell'enigma della vita e, attraverso di essa, vivere liberata dal vincolo incessante della ricerca. Ma a pensarci bene neanche tanto, poi.
In fondo è nel "mistero" della ricerca che, fino ad oggi, ho ottenuto al meglio le soluzioni più semplici per vivere.

Note:
¹ Il misticismo greco da Il Laboratorio.
² Le feste di Atene da Golem l'indispensabile.

104.1
Quand'ero piccolo io mi svegliavo in Germania. Al suono delle campane mi sfregai gli occhi e vidi il vento gonfiare le tende come un'enorme pancia. Poi mi alzai e guardai dalla finestra e vidi l'Irlanda. E dopo colazione uscimmo tutti dalla porta verso l'Irlanda e andammo a piedi alla messa. E dopo la messa scendemmo al grande parco verde davanti al mare perché io volevo dimostrare a mia padre e mio padre che riuscivo a stare in equilibrio sul pallone contando fino a tre, finché il pallone non mi schizzò via da sotto i piedi. Lo inseguii, ma con il sole negli occhi non riuscii a vedere niente e inciampai sopra un uomo sdraiato a bocca aperta sull'erba. Lui si sollevò di scatto. Mi disse di guardare dove andavo, in futuro. Così mi rialzai subito e corsi da mia madre e mio padre. Erano entrambi voltati e ridevano davanti al mare. Mio padre rideva e strizzava gli occhi dietro le lenti e mia madre si copriva la bocca con la mano e rideva e rideva in faccia al mare, finché le vennero le lacrime agli occhi e pensai che forse non stava ridendo, anzi, forse piangeva...

Hugo Hamilton - Il cane che abbaiava alle onde
[Trad. di Isabella Zani]

104.2
Harold Bloom è il prolifico critico letterario americano strenuo difensore del canone¹. Ma per raccontare il "genio" ha preferito una scelta "arbitraria e idiosincratica", i cento scrittori (non necessariamente i migliori nell'opinione di tutti) che offrono attraverso i loro scritti "la via migliore per raggiungere la saggezza". Ordinati a gruppi di cinque (una intelaiatura che si richiama alla cabala e allo gnosticismo), al primo posto Shakespeare e poi Cervantes, Montaigne, Milton, Tolstoj, e via via Omero e Virgilio, Dante e Chaucer, dal dottor Johnson (il suo eroe preferito) a Leopardi e Baudelaire sino a Proust, Joyce, Borges, Calvino e Montale. Il suo è un mosaico di piccoli "medaglioni" della creatività (tra le due e le dieci pagine), costruito intessendo vita e opera (essendo inestricabili personalità ed intelletto), per rivelare "il dio che abita e parla" in ciascuno di loro.
Un volume stimolante, forse un po' ambizioso nel suo quadro generale ma senza dubbio adatto a fornire uno sguardo disincantato (ma coerente) su quello che è l'impianto critico del suo autore. Ho avuto come l'impressione che ci fosse molto di non detto fra le righe di alcune "schede", ma da un "tomo" di 946 pagine, forse, non era lecito attendersi di più.

Il libro:
- Il genio (aprendo questo collegamento è possibile accedere all'indice del volume e leggerne un breve stralcio)

L'autore:
- Harold Bloom

Nota:
¹ H. Bloom - Il canone occidentale

104.3
No, col mio onesto cuore non mi alleo. / E' troppo puro, ha il freddo della morte, / e voi, che non sfruttate il suo ardore / ingenuo, i suoi richiami perentori, / avete la speranza che lo ascolti / questo ladro di sé che io sono... Quel giorno, vinto, ascolterò il mio pianto / ma in mano avrò il cipresso, non l'ulivo! / Voi lo sapete, o angeli, che tenta / la mia voce il barbaro che stette / dinanzi ad una terra d'alba e gemme: / fu la terra ch'io vidi sul Livenza / sul Po, sul Reno, quando una bipenne / di oro fanciullesco nella mano / agitavo gioioso sul padano / paesaggio: lì la mia famiglia, indenne / verde tribù, viveva nel creato. Ma era già la mia condanna in me. / E si scatenerà se i dolci fili / della gioia avrò perso... O Dio, c'è / già in me il mio fantasma, il mio automa, / che mi soppianterà, nel vecchio aroma / della mia stanza, del paese, e ahimé, / del mondo, quasi increato ancora, / a cui il morto, ormai non si appassiona...

Pier Paolo Pasolini - "Dies irae"

27 novembre 2006

103.

Un giorno del 1949 gli stupiti abitanti di Roquebrune, sulla Costa Azzurra, videro comparire all'orizzonte la sagoma di una nave da guerra che, di lì a poco, attraccò nel piccolo porto della cittadina. Batteva bandiera irlandese ed era venuta in pace a recuperare ciò che restava del corpo di William Butler Yeats, che lì era morto una decina di anni prima. Con l'approvazione del governo francese la missione fu compiuta per adempiere alle ultime volontà del poeta, che aveva lasciato scritto di voler essere sepolto ai piedi della montagna Ben Bulben¹, in Irlanda. E lì infatti ancora oggi si trova il Premio Nobel per la letteratura del 1923; colui che appena l'Irlanda fu dichiarata indipendente ne fu nominato senatore "per chiara fama" e che già in vita fu considerato uno dei maggiori letterati in lingua inglese di tutti i tempi.
Autore molto prolifico, scrisse anche per il teatro (persino per quello Nō), sempre con risultati originali e pregevoli. Qualcuno pensa che il suo eclettismo fosse dovuto al fatto che fosse nato in una famiglia "mista" (il padre era inglese e anglicano, la madre irlandese e fervente cattolica - alchimia non facile per l'Irlanda dell'epoca).
Aveva trascorso l'infanzia e la giovinezza tra Londra e Sligo (nell'Irlanda occidentale) presso i nonni materni e fu grazie alla loro influenza (dovuta a quella sorta di "religione pagana" tipica delle zone rurali, non solo irlandesi, che il cattolicesimo solo in parte era riuscito a scalfire) che, molto presto, cominciò ad interessarsi di occultismo e di magia.
Spinto da una curiosità dettata da un innato (e sincretistico) desiderio di appartenenza a quella che considerava la "sua terra", sperimentò varie forme di misticismo che diedero corpo e coerenza al suo mondo poetico, a quell'assoluto al quale la poesia tende mentre la quotidianità che la ispira, di contro, lo nega. "Ogni parola è un'allusione, ogni verso è un enigma, ogni poesia un cimitero e un trionfo di segni" ha lasciato scritto.
Quella di Yeats è stata una ricerca drammaticamente sofferta. Il mito e la leggenda, in lui, si fondono con la realtà; il tutto è sovrastato da una strana gioia: luminosa, amara, che lascia in chi ancora oggi legge i suoi versi un senso di estraniazione e di pace; di lucida e intensa partecipazione.

E' capitato anche a me, in questa domenica luminosa, passeggiando con lui attraverso boschi e strade campestri che, pur se tanto distanti dalle sue, sono convinta lo avrebbero comunque affascinato.
Perché la storia è Storia, ovunque la si respiri.
E il mito è Mito, in qualunque modo (e luogo) decidiamo di (ri)viverlo.

Bibl.:
- William B. Yeats - Autobiografie
- F. Marroni/M.C. Costantini/R. D'Agnillo - Percorsi di poesia irlandese. Da W.B. Yeats a Desmond Egan
- Francesca Gasparini - W.B. Yeats e il teatro dell'antica memoria

Coll. utili:
- William Butler Yeats da The Literature Network (in inglese)
- Il sito della Yeats Society Sligo (in inglese)
- La poesia di W. B. Yeats
- W.B. Yeats, una biografia da ItaliaLibri

Nota:
¹ Under Ben Bulben

103.1
La luce della sera, Lissadell / grandi finestre aperte verso sud / due ragazze in kimono di seta, / entrambe belle, e una gazzella. / Ma un delirante autunno strappa i fiori / alla ghirlanda dell'estate; la più grande / è condannata a morte, perdonata, / e trascina i suoi anni solitari / a cospirare fra gli ignoranti. / Io non so cosa sogni la più giovane - / forse una vaga Utopia - e sembra, / ormai avvizzita e scarna come scheletro, / proprio un'immagine di quella politica. / Talvolta penso di andare a cercare / l'una o l'altra, e parlare / di quella vecchia casa georgiana, fondere / le immagini della memoria, ricordare / quel tavolo e i discorsi della giovinezza, / due ragazze in kimono di seta, / entrambe belle, e una gazzella. / Care ombre, ora sapete tutto, / conosco tutta la follia di una lotta / con un torto comune, o una comune ragione. / Per chi è innocente e bello / soltanto il tempo è nemico; / levatevi, e ditemi di accendere un fiammifero / e di accenderne un altro, finché non arda il tempo...

William Butler Yeats - "Alla memoria di Eva Gore-Booth e con Markiewicz"
[Trad. di Roberto Sanesi]

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N.B
.
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C.

26 novembre 2006

102.

"Questa è la meravigliosa e impagabile libertà del lettore: appassionarsi e poi poter lasciare senza dover dare spiegazioni, come invece tocca fare quando smetti d'amare". Così conclude Camilla Baresani la sua divagazione su "Il piacere tra le righe", sul tema delle seduzioni della lettura. Un piccolo libro che ha margini così ampi da poter ospitare, in ogni pagina, tutto quello che da sempre ho pensato dei libri (e soprattutto della lettura) senza aver mai avuto la capacità di scriverlo nero su bianco. Lode dunque all'autrice e, per concludere degnamente: "La narrativa è territorio di libertà, non di rieducazione a presunti valori, quindi ci permette di frequentare tutti quei personaggi affascinanti e pericolosi che nella nostra quotidianità sarebbe meglio tenere alla larga".

Il libro:
- Camilla Baresani - Il piacere tra le righe

Coll. utile
:
- L'autrice

102.1
Ho sognato di svegliarmi ad Oban, nel nord della Scozia. Avevo aperto la finestra del piccolo albergo sul porto che ci ospitò felici, nella "vita precedente". Fuori era come una pittura alla Turner: cielo e mare si confondevano in una grigia luminosità che sapeva d'immenso. Ad un tratto ho sentito come una nota di violino, una nota struggente, tenuta a lungo, come accade in certi brani mistici, che evocano la trascendenza.
Ed ecco d'improvviso snodarsi - in quell'elemento neutro e incantato - qualcosa che, nel cielo, ha preso forma di arcobaleno. Erano dei cigni, tanti cigni. Si sono levati tutti in volo uno dietro l'altro, seguendo esattamente un'identica traettoria. Erano loro che - con lo sbattere maestoso delle ali - filavano quella nota di violino celeste nel dormiveglia della mia mente.
La loro musica ha accompagnato il mio risveglio e l'intera mia giornata, donandomi ricordi buoni e invocata beatitudine.

102.2
Era stupore di notte / o anima di vento / la casa leggera che il lume / portava alla sua ombra.
Rimani in sogno laggìù, / giovane di plenilunio / alle terrazze aperte.
Abbiamo freddo insieme / nelle notti se chiami / il tuo nome nel sogno a illimpidirti. / La paura d'esistere non salva / una giornata calma alla bambina / che ricerca nel seno il tuo passato.
Rimani in sogno e come il sogno uguale / trascorra la pianura, il dolce vento.

Alfonso Gatto - "Rimani in sogno"


102.3
Il futuro è, ovviamente, un'illusione. Nulla vi è ancora accaduto. Potremmo dire del futuro ciò che Gertrude Stein disse di Oakland, in California. Non c'è nessun là, là.

Neil Postman - Come sopravvivere al futuro

N.B.
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25 novembre 2006

101.

I giorni si distaccano da noi / come bacche svuotate. / Con noi / non li portiamo più. E più non conosciamo / il loro luogo. Più nessun cammino / trovano i nostri piedi. / Senza sapore, vuoti, essi si disfanno. / Nell'estremo lontano.

Johannes Robert Becher - "Si distaccano i giorni"
da "Deutsche Sonette", Berlin, Aufbau Verlag, 1952

101.1
Spesso, di fronte a due strade che sembravano obbligate, ho semplicemente girato su me stessa e sono tornata indietro. Qualcuno può avermi accusato di non saper scegliere - anzi, sicuramente è accaduto che qualcuno lo abbia fatto.
Rifletto però sull'idea che anche non scegliere è in fondo una scelta.
A volte persino più difficile di altre, in apparenza più "attive".

101.2
La vita è divisa in due scompartimenti: mobile e immobile, vissuta e scritta: la seconda solo è veramente nobile, l'altra di inferiore qualità è destinata alla sparizione.

Anna Maria Ortese¹ - Il porto di Toledo

Nota:
¹ A chi ama la scrittrice napoletana segnalo la pregevole biografia: Apparizione e visione. Vita e opere di Anna Maria Ortese scritta da Luca Clerici per i tipi di Mondadori.

101.3
...Baudelaire era il re di un paese piovoso, ricco ma impotente, giovane e tuttavia vecchissimo. Quando scrisse i Fiori del male si pensava avesse trent'anni, ma - poiché aveva vissuto tre minuti per ogni minuto - in realtà ne aveva novanta.

Silvia Ronchey su Charles Baudelaire - La capitale delle scimmie


N.B.

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C.

24 novembre 2006

100.

Mi affaccio alla finestra dello studio. Come sempre un gran silenzio. La terra sembra godere, le piante si spogliano con apparente beatitudine. Anche in me, come per la natura, il riposo è promessa. C'è una relazione ambigua, che via via si fa più complessa e organica, tra ciò che è fuori e quello che è dentro di me. L'uno alimenta l'altro, completandosi. I miei stimoli si organizzano in qualcosa di apparentemente superiore, che trascende la semplice riproduzione meccanica di quello che io osservo dalla mia finestra: c'è qualcosa che agisce positivamente in me oltre ai termini che compongono questo quadro immaginario. Forse una tendenza naturale all'ordine, all'organizzazione.
Quasi senza accorgermene, come si entra nel sonno, perdo di vista i termini di contorno e acquisto il sentimento del tempo.
Se non fosse un'idea audace direi che è questo il momento - di non completa "coscienza" - attraverso il quale "entro nella storia". Ma non nella Storia degli uomini (sarei insopportabilmente presuntuosa se dicessi questo), bensì in quella più discreta e appartata a cui appartengo per nascita. L'unica alla quale ambisco e nella quale voglio perdermi.

100.1
Se sei uno scrittore devi essere nasty, cattivo, le cose idilliache non funzionano in letteratura, bisogna descrivere la realtà com'è, complicata, brutta. Perché nella vita che non ha senso, nella nostra idiozia di cercarle un senso, lì è lo scandalo.

Edith Templeton - Gordon

100.2
C'è molto coraggio nelle storie di suore raccontate da Laura Pariani ne L'uovo di Gertrudina. Storie di clausura, di prigionia, persino di sangue; nobilitate da una scrittura sussultante e "terrosa".
Mi ha quasi commosso la pienezza che ne anima speranze e desideri, prima di infrangersi contro i giorni del vivere e del morire.

Il libro
:
- Laura Pariani - L'uovo di Gertrudina

Coll. utile:
- Il sito ufficiale di Laura Pariani

100.3
...Ora sappiamo il nulla d'ogni cosa: / ma per vivere ancora accetteremmo / d'essere la pietra su cui l'acqua scorre, / il fango ove l'insetto si riposa, / l'erba sulle rovine di una torre.

Adriano Grande - "Coro sul Lete"

100.4

Segnalo
:
|►| Il tempo è scaduto da IoGuido |►| Ispirazioni da Il mulino di Amleto |►| In ludo veritas (Aldo Moscatelli - Il cimitero dei giocattoli inutili) da Squilibri |►| Misteri, magie, orrori, nella narrativa fantastica contemporanea da Questione di feeling |►| Capire per credere - lezione di oggi (Abelardo) da aenigmata |►| Iain M. Banks - Volgi lo sguardo al vento da Tecalibri |►| JacksonPollock.com: Dipingere è un modo di essere da NinjaMarketing |◄|

23 novembre 2006

99.

Sarà un caso se i due temi più importanti affrontati da Tolstoj nei suoi romanzi sono la guerra e la famiglia? Forse no. Su entrambi lo scrittore russo proiettò i suoi rovelli, ogni volta cercando una soluzione ideale, una pacificazione forse impossibile. Alla luce di queste considerazioni è bello rileggere La felicità domestica, pubblicato il quale, Tolstoj sarebbe entrato in una disperata crisi creativa uscendone solo in concomitanza con il matrimonio. Il legame con la moglie durò a lungo, nonostante le frequenti incomprensioni, le fughe e le ricorrenti intemperanze; fu un'esperienza che segnò la nascita dei suoi più grandi capolavori e che in un certo modo confermò la vicinanza dei due grandi temi cari allo scrittore.
Quasi che ogni famiglia portasse in sé i germi di una possibile guerra e che, viceversa, la guerra avesse per l'uomo un senso di inquietante "familiarità".

Il libro:
- Lev N. Tolstoj - La felicità familiare

99.1
«John, visconte Morley di Blackburne» perché aveva iniziato con quel nome così snob? «una volta disse: "Il successo dipende da tre cose: da chi parla, da cosa dice e da come lo dice. E di queste tre, il cosa dice è la meno importante".»

Tom Wolfe - Io sono Charlotte Simmons

99.2
A volte provo un presagio di "visibilio" (come diceva sempre il mio caro professore di greco), una sensazione profonda ma ignota di rapimento ed esaltazione. Non accade di sovente e praticamente mai riesco a identificarne la causa. Il tutto scompare in pochi attimi, senza lasciare traccia. Ma su quest'ultima affermazione ultimamente comincio ad avere qualche dubbio.

99.3
Dovunque andiamo, arriviamo sempre troppo tardi / per ciò che un tempo siamo partiti per trovare.
E in qualsiasi città ci fermiamo / troviamo case in cui è troppo tardi per trascorrere una notte di luna...
E in qualsiasi casa torniamo / arriviamo a notte troppo tarda per essere riconosciuti.
E in qualsiasi fiume ci specchiamo / vediamo noi stessi solo dopo aver voltato le spalle.


Henrik Nordbrandt - "Dovunque andiamo"
[Trad. di Bruno Berni]

99.4
Segnalo:
|►| Se c'è qualcosa di essenziale nella realtà... da fulmini |►| Davide Bregola - La cultura enciclopedica dell'autodidatta (da BlackMailMag) |►| Le vette del piacere di Andrew Butterfield (su Giambologna) da La Rivista dei Libri |◄|

22 novembre 2006

98.

"...mia moglie, Lexy Ransome, si arrampicò in cima al melo nel giardino dietro casa e precipitò morendo sul colpo. Nessun testimone, a parte il nostro cane Lorelei...".

Chi parla è Paul Iverson, il protagonista dell'interessante romanzo I cani di Babele della scrittrice statunitense Carolyn Parkhurst, edito in Italia da Fazi.
L'uomo non crede alle circostanze più probabili della morte della moglie Lexy (un'artista, quest'ultima, che ricava la sua inquietudine dalle maschere che produce e attraverso le quali implicitamente denuncia il suo problematico rapporto con l'identità umana, che lei sa bene non essere mai né unica, né univoca).
E dunque Paul, per conoscere la verità sull'accaduto, deciderà di sfidare le barriere che separano l'uomo da tutti gli altri animali non umani e si cimenterà nell'addestramento "vocale" del suo cane, al fine di farsi rivelare da quest'ultimo, attraverso un "escamotage", come sono andate effettivamente le cose il pomeriggio del 24 ottobre, il giorno appunto in cui Lexy morì.

"In questo modo scopro che ricordarla com'era è un dono che ho fatto ad entrambi".

Così chiude il protagonista di questo libro per certi versi surreale, ma capace di tenere ben vivo il filo della narrazione anche nei momenti in cui essa potrebbe rischiare di sfuggire di mano all'autrice. Cosa che per fortuna non accade, anche grazie alla maestrìa della Parkhurst che riesce a "sceneggiare" con meticolosità e perizia anche quelle parti del romanzo in cui l'inverosimiglianza potrebbe scadere nel grottesco.
Tutto invece viene modulato sul registro del dolore e tenuto perfettamente in carreggiata dal buon senso, senza mai eccedere né sul piano dell'effetto, né su quello della tragicità.
Quanto al tema del romanzo non dovremmo peccare di stupefazione; non almeno rammentando il Pascoli della Cavalla storna, al quale Carolyn Parkhurst certamente non fa riferimento, ma noi - almeno idealmente - sì.

Il libro:
- Carolyn Parkhurst - I cani di Babele

Coll. utile:
- Il sito di Carolyn Parkhurst (solo in inglese)

98.1
Quando il sole d'autunno si perde nell'arancio pallido del suo tramonto, i passeri si accalcano cinguettando sul cipresso grande, litigandosi un posto dove trascorrere la notte che si annuncia fredda. Ogni anno sono nuovi e pure sembrano sempre gli stessi ("...diverso tutti gli anni e tutti gli anni uguale...", recita un refrain famoso...¹).
Quand'ero piccolissima mio nonno usciva con me per mano e urlava "Sciò Sciò..." al loro indirizzo e i passeri magicamente tacevano; ad ascoltare bene si udiva solo un quasi metallico frusciare di piccole ali fra i rami del cipresso.
Stasera ho provato a replicare a mia volta l'esperimento pronunciando a voce alta le medesime parole, e tutto - per incanto - si è ripetuto come allora.
Così mi sono resa conto che il rinnovarsi di ogni essere nel tempo (o nello spazio del ricordo) non è che una triste - ma forse anche felice - ripetizione.
L'unico, vero "miracolo" della memoria a cui oggi io posso sinceramente credere.

Nota:
¹ Francesco Guccini - La canzone dei dodici mesi

98.2
Segnalo:
|►| La tentazione di esistere (E.M. Cioran) da Il mulino di Amleto || Teste di Ife da ...a casa di Isa |►| Pugni - Pietro Grossi da La vita istruzioni per l'uso || Scuole per librai e mercato del libro. Ne vale la pena? da Gasolina |►| Un complicato atto d'amore di Miriam Toews da nuvolediparole || Meglio bambini da le botteghe color cannella |►| L'estetica del sospiro da Ecate || Un americano a Parigi (Jonathan Littel - Les Bienveillantes) da La Stampa ||

21 novembre 2006

97.

Stasera il vento di ponente sapeva di fango. Non ho mai sentito così alta sventolare la terra. L'acqua traboccava dai campi e i canali ne erano pieni mentre il sole, uscito da poco, riverberava luci complicate.
Quest'aria di acqua e di vento ha gonfiato i miei polmoni e mi ha fatto chiudere gli occhi e lacrimare per l'intensità.
Mi sembrava di essere una bandiera al vento.
Sola, ma felice di essere trovata da mani pure, che sapevano di pace.

97.1
La filosofa spagnola Maria Zambrano è convinta che, nell'esperire il mondo, entri in gioco la "logica del sentire". Cercando di immedesimarsi nel punto di vista dell'artista, pensa che in lui si intreccino strettamente il pensare e il vedere. Nell'affrontare in particolare il problema della luce, l'autrice rivolge il suo interesse non alla luce chiara che rivela le cose disdegnando le ombre, ma alla luce capace di rivelare quelle zone della realtà "rincantucciate, perché sottomesse da sempre o perché nascenti". E' una luce capace di pietà, quella che caratterizza la vera pittura che, per questo motivo, è la più umana delle arti. Alla luce e alla pittura, in particolare alla pittura spagnola di Velázquez, di Goya, di Zurbarán, ma anche di Picasso e di Mirò, Zambrano ha dedicato alcuni bellissimi saggi ora editi da Medusa. Il titolo: Luoghi della pittura.
Un libro imperdibile, che consiglio soprattutto a coloro che ritengono che nell'arte sia possibile trovare espressa in forma "plastica" ogni possibile teorizzazione filosofica.

Coll. utili
:
- Maria Zambrano su filosofico.net
- Sito dedicato a Maria Zambrano (in castigliano)

97.2
Segnalo:
|►| Luce dell'Est da terrarossa |►| Vertigini da il mio stupido blog |►| Movimenti e giochi da Giocatore |◄|

20 novembre 2006

96.

Pur non essendo una gran frequentatrice delle parole "dette" (mi abbandono più assiduamente e assai più volentieri a quelle "scritte") confesso di avere un debole per la magia della parola che fa nascere e trasforma le cose. Sono convinta che non finiremo mai di maturare in noi la parola, meglio se riusciremo a circondarla di silenzio e di rispetto (cosa ahimè non facile nei tempi dati).
Se infatti proiettassimo la parola su uno sfondo di silenzio riusciremmo a ricavarne un suono interiore che non è più (solo) quello della voce.
Alla luce di tutto questo mi chiedo a volte come potrebbe essere la statua della parola, che foggia avrebbe il coraggio di darle un artista che volesse rappresentarla.
La risposta mi appare sempre assai ardua¹.

Nota
¹ Ne avevo già parlato (brevemente) al punto 34.

Bibl.:
Alla succinta bibliografia indicata al punto 34. aggiungo il pregevole volume di Giuseppe D'Acunto - La parola nuova. Momenti di riflessione sulla parola nel Novecento da poco disponibile nelle librerie.

96.1
L'Io penso deve accompagnare tutte le rappresentazioni, ossia che c'è un mondo solo per un io che se ne accorge, se lo annota, se ne ricorda e, in qualche modo, lo determina attraverso le sue categorie. Questa è un'idea che aveva variamente circolato nella filosofia anche prima di Kant, ma che lui trasforma in modo decisivo, nel senso che il riferimento alla soggettività non contraddice l'oggettività, ma la rende possibile, visto che l'io non è un ammasso di sensazioni, bensì un principio d'ordine, munito di due forme pure dell'intuizione, lo spazio e il tempo, e di dodici categorie, tra cui quella di "sostanza" e di "causa", che sono poi le vere fonti di quello che chiamiamo "oggettività".

Maurizio Ferraris - L'immaginazione

96.2
Segnalo:
|►| Il blog struggente di un formidabile genio (su Dave Eggers - L'opera struggente di un formidabile genio ) da TheWreck |►| Botteghe di lettura (13) (cit. da Ivan Kulekov - Senza tempo, senza ordine, senza indirizzo) da le botteghe color cannella |►| Oblomov da Currenti Calamo |►| Della bellezza (di Zadie Smith) da Le lettere di Simona |►| Passi d'autore da Squilibri |►| Bonaventura da Bagnoregio - Filosofia, teologia, relazione (numero monografico della rivista Doctor virtualis)|◄|

19 novembre 2006

95.

Com'è incredibilmente seducente (ma anche effimero) il tondo di luce che la lanterna magica ritaglia nella severità di un elemento vivo e infinito.
Vien fatto di associare quel cono di sogno alla vita, fatta com'è quest'ultima di immagini idealizzate, di lenti per trasformarle e di una luce che può essere spenta all'improvviso, in qualsiasi momento.

95.1

Non riesco a staccarmi dalle tracce di Soir, dit-elle, la meravigliosa fatica del Trio Medieval arrivatami ieri mattina.
E' come un geometria perfetta, una sperimentazione a sfondo metafisico, una teoria di suoni che ha già racchiuso in sé il senso compiuto del futuro contenuto in ogni attimo passato.

L'opera:
- Soir, dit-elle - Trio Medieval [Aprendo il collegamento è possibile ascoltare un accenno dei brani contenuti nel cd]

Coll. utile:
- Il sito ufficiale del Trio Medieval

95.2
In un drammatico confronto con Medea, nell'omonima tragedia euripidea, Giasone tenta di calmare la moglie ripudiata derubricandone il delirio amoroso quale effetto di una causa esterna. E' la tradizionale concezione arcaica dell'amore come passività di fronte ai dardi di Eros.
Macché dardi - rivendica furente la maga - sono io che ti ho amato, io sono Eros.
E dunque l'amore come pressione oggettiva che sopravviene da fuori, come vorrebbe Giasone, oppure come pulsione che nasce nel soggetto, come invece rivendica Medea: comunque una potenza irresistibile, tirannica, che vince ogni cosa, che non possiamo contenere e a cui "tutti cediamo" (come bene insegna Virgilio).
Ricavo queste brevi riflessioni dalla lettura di Eros tiranno di Giulia Sissa, un denso saggio edito da Laterza nel quale l'autrice esamina la sessualità (termine questo ben più moderno) e la sensualità nel mondo antico, le svariate forme del desiderio e del piacere, dalla Grecia a Roma ai primi cristiani.

Coll. utili:
- Medea, la maga, la barbara, la donna di Federica Santucci da Letteratura al femminile
- L'e-book della Medea di Euripide da readme.it

95.3
Segnalo
:
|►| Un cappuccino con Mikhail Shishkin (Un'intervista con uno dei più interessanti scrittori della Russia di oggi) da Samovar |►| Le opere narrative di H.G. Wells da Il Corriere della Fantascienza |►| Dove nascono le parole da Panorama/Scienze |◄|

18 novembre 2006

94.



Nostalgia di unità. Nostalgia di un'epoca in cui la medicina si limitava a dire collerico, flemmatico, sanguigno o melanconico.


94.1

Ora (...) appaiono nell'arte, nella filosofia, negli studi storici, tipi psicologici affatto diversi. Abbiamo non più il patriota, il verista, il positivista, ma l'imperialista, il mistico, l'esteta o com'altro si chiamino (...). Tutti costoro sotto vari nomi e maschere varie, lasciano tralucere una comune fisionomia. Sono tutti operai della medesima industria: la grande industria del vuoto¹.

Benedetto Croce²- Di un carattere della più recente letteratura italiana³ (in formato .pdf)

Note:
¹ I corsivi sono miei.
² In uno dei collegamenti presenti in questa pagina web è possibile ascoltare una breve lezione dalla viva voce di Benedetto Croce sul tema delle "biografie romanzate".
³ Il documento integrale è quello relativo alla IV edizione della Letteratura della Nuova Italia, del 1946; ma l'articolo originale risale al 1907, ed è appunto a quell'epoca che si riferisce il contenuto.

94.2
Mi stupisco che qualcuno scriva libri sull'amore. Non si può generalizzare sull'amore. Ogni amore ha (ed è) una vita a sé. Eppure c'è chi pretende di dare "indicazioni di fondo" sull'amore (come leggo in una curiosa recensione). Praticamente è come se un muto cercasse di indicare la strada a un cieco.
Forse anche peggio.

94.3
Bene vixit qui bene latuit...

94.4
Segnalo:
|| Strade di mezzo da Col favore delle nebbie || Matematica Magica=Matemagica da Gianluca Pezzi Web Log |►| Jurij Družnikov, intervista all'autore di "Angeli sulla punta di uno spillo" da Bio-Iannozzi |►| Come rifiuti da Briciolanellatte |►| ombra da marvin |►| Ode alla città radiosa da China Daily (via Megachip) |◄|

17 novembre 2006

93.

La lirica di Petrarca è una grammatica, è l'idea stessa della poesia lirica poi tramandata e trasmutata in innumerevoli altre figure, ovunque.
Il Canzoniere è un miracolo della lingua, a volte approda ad esiti di una semplicità che arriva intatta attraverso i secoli e mi fa venire i brividi per la sua purezza.
"Che fai? che pensi?" può passare dal Trecento al Novecento, da Petrarca a Luzi come niente fosse.

Che fai? che pensi? che pur dietro guardi / nel tempo, che tornar non pote omai? / Anima sconsolata, che pur vai / giugnendo legne al foco ove tu ardi? / Le soavi parole e i dolci sguardi / ch'ad un ad un descritti et depinti ài, / son levati de terra; et è, ben sai, / qui ricercarli intempestivo et tardi. / Deh, non rinovellar quel che n'ancide, / non seguir più penser vago, fallace, / ma saldo et certo, ch'a buon fin ne guide. Cerchiamo 'l ciel, se qui nulla ne piace: / ché mal per noi quella beltà si vide, / se viva et morta ne devea tôr pace.

Francesco Petrarca, dal Canzoniere (CCLXXIII)

93.1
"C'è una qualità delle scritture letterarie che considero suprema, la più rara di tutte, la più preziosa. Purtroppo trovo che è praticamente impossibile definirla e perfino darle un nome. Sarebbe come fornire la definizione stessa della capacità di "scrivere": di scrivere in modo creativo (...).
Un nome almeno provvisorio, per questa percepita qualità suprema dello scrivere e del pensare? Non l'ho mai trovato, meglio lasciarla innominata".

Luigi Meneghello - "La virtù senza nome" in La materia di Reading e altri reperti

Coll. utili:
- Francesco Petrarca da Letteratura.it
- Luigi Meneghello su Wikipedia

Bibl.:
- A cura di Fabio Cossutta - Ruolo e mito del Petrarca nelle lettere italiane
- Francesco Tateo - L'ozio segreto di Petrarca
- Ernestina Pellegrini - Luigi Meneghello
- S. Basso, A. De Vita - "Del terzo muraro nulla!". Luigi Meneghello tra ricerca linguistica ed esperienza politica

16 novembre 2006

92.

Piero Sraffa riteneva immorale scrivere più di una pagina al mese. Pensava forse a La Rochefoucauld, che impiegò molti anni per scrivere e tornire le sue circa cinquecento brevi massime? Esse sono un vero concentrato di saggezza e costituiscono un ristoro per lo spirito. Bisognerebbe portarsele sempre in tasca come vademecum, come guida per districarsi nei giorni non facili del presente.
C'è una massima , tratta da questo aureo libretto, che mi ha sempre particolarmente colpito:

Il nostro umore mette un prezzo a tutto ciò che ci proviene dal caso.

E' bella perché parla di occasioni perdute e ritrovate, di momenti d'oro vissuti nelle tenebre e di squarci di luce che pure sarebbero impensabili in questa età del ferro, in "questo scialo di triti fatti", in questo kali-juga.

92.1
Coelum non animum mutant qui trans mare currunt: "cambiano il cielo, non l'anima, coloro che attraversano i mari", sosteneva Orazio. Ma oggi che il mare è addomesticato e che pure la figurazione della sua peggiore disgrazia, la bonaccia, è stata vinta dall'avvento del vapore, anche le navi hanno smesso di ispirare i poeti e di creare i miti.
Forse un retaggio di essi resiste nella finzione cinematografica, ma è poca cosa se paragonato al fragore del silenzio, all'assenza di vento che dissolve la realtà in sudori velenosi, nell'agonia immobile mirabilmente descritta da Coleridge nella Ballata del vecchio marinaio.
C'era un tempo in cui il viaggio per mare pareva avere la forza di mutare il corso della Storia o almeno di una vita. Oggi - a malapena - può mutare il corso di un'estate, magari solo di una fine settimana.

Appendice:
- Senza [con]fine da Squilibri

I libri :
- Quinto Orazio Flacco - Odi ed epodi
- François de la Rochefoucauld - Massime
- Samuel Taylor Coleridge - Ballata del vecchio marinaio

Coll. utili:
- Piero Sraffa su Wikipedia
- Orazio su Progetto Ovidio
- La Rochefoucauld su Filosofico.net
- Il "Samuel Coleredige Archive" (in inglese)

15 novembre 2006

91.

Anche se il cuore di un uomo si è fermato secoli fa, il suo battito è ancora in viaggio.

David Malouf - La materia dei sogni

91.1
Remo Bassini, con la delicatezza che gli è consueta, ha scritto un post in ricordo di Fabrizio de André, usando - opportunamente - i termini "maestro" per l'autore e "versi" per le sue parole.
Prendo spunto da questa ottima lettura per riflettere sul fatto che personalmente sono sempre stata abituata a distinguere tra poesia e parole in musica. Questo perché, a differenza delle canzoni, che si basano sul binomio inscindibile testo-musica, la poesia è "parola musicale" che nasce già compiutamente espressa.
A parte questa necessaria premessa, mi sembra però utile rilevare che spesso vere poesie sono state musicate, con esiti anche eccellenti¹, e che tante canzoni potrebbero ben figurare in ogni storia letteraria anche senza supporto musicale.
Per fare un esempio, ecco i "versi" di un bravo autore di canzoni, purtroppo ormai quasi dimenticato:

Polvere di secoli fa
le mura di Sibari, Cuma e città
Siamo nati qui
nel sale della terra
agri come il mare
e un tramonto rosso fuoco
come suggestiona il cuore
(e sa fare anche di più)
E tutto questo vive ancora
dentro gli occhi

delle donne del Sud.

Mimmo Cavallo

Nota
¹Penso per esempio alle Confessioni di un malandrino di Esenin, magistralmente tradotta da Luisa Zappa e ottimamente musicata da suo marito Angelo Branduardi.

91.2
Un chirurgo plastico riuscì a cancellarmi i tatuaggi del corpo, ma non le ferite dalla mente.

Edward Bunker - Educazione di una canaglia


91.3
- Che cosa intende per laconicità? -
Chiede Alain Elkann a Fleur Jaeggy nell'ultimo numero dello Specchio della Stampa: "L'inclinazione a pensare senza parole. E perciò a dirne poche". Risponde magistralmente la scrittrice.

91.4
Segnalo:
|●| Con un libro che più grande e grosso non si può l’economista... (Jacques Attali - Karl Marx, ovvero lo spirito del mondo) da fulmini |●|

14 novembre 2006

90.

Anni fa a Metaponto (fra il Bradano e il Basento tinti d'oro in un tramonto che pareva uscito da un quadro iperrealista), mentre risalivo su verso Marina di Ginosa, un vecchio mi disse che c'è sempre sulle banchine dei porti, dal crepuscolo fino al primo albeggiare, una persona sveglia e immobile come un insetto notturno che vigila in silenzio. Io non l'ho mai vista, ma da allora mi sono fidata e ci ho creduto.
Questa sera mi sono tornate a mente queste parole mentre, di sasso in sasso, ho scavalcato la poca acqua di uno dei torrentelli che ho dietro casa. Il buio era ormai imminente.
Ricordo nitidamente la voce del vecchio, ma non la sua faccia, persa com'era nei riflessi d'ombra inverosimili che la sera lanciava sull'area del tèmenos di Apollo Liceo.
Non sono che pochi anni, e sembra passata una vita.

90.1
A pensarci bene è il Tempo l'unico vero compagno che Ulisse ha nell'Odissea; più dei suoi uomini sul campo di battaglia, più dei sopravvissuti alla voga, più di quelli - rari davvero - che troverà al suo ritorno. Prima di partire ancora, con al fianco di nuovo il più fedele di tutti, quello che lo consegnerà all'Eternità.

Bibl.:
- A cura di Salvatore Nicosia - Ulisse nel tempo

Coll. utile:
- Le parole del tempo in Omero ed Esiodo
[Cito nello specifico ma - se posso permettermi - consiglierei un ampio giro ne Il Tempo dei Greci e in tutto il pregevolissimo sito Variazioni sul tempo].

90.2
Segnalo
:
|●| La rivoluzione del senso della vita nel morso di un gatto (Paula Fox - Quello che rimane) da nuvolediparole |●| Memorie inesauribili (Mary Carrythers - Machina memorialis) da Squilibri |●|

13 novembre 2006

89.

In Auto da fè - in particolare là dove il protagonista Kein, afflitto dall'atrocità di un matrimonio crudele, si dà alla disperata difesa della biblioteca, ultimo suo rifugio - Elias Canetti ricorre a un artificio ricco di potenza al contempo drammatica e ironica: i libri, dotati di anima e parola, vengono personificati e dialogano con il loro sciagurato proprietario (sull'ipotesi di una eventuale "guerra" per difendere le sue posizioni nella casa). Ecco allora che Buddha, l'illuminato, proclama l'obiezione di coscienza; Schopenauer annuncia la sua volontà di vivere sia pure in questo che è il peggiore dei mondi possibili; Kant sostiene - più categoricamente di quanto non avesse mai fatto in vita - la necessità di una pace perpetua; Fichte grida semplicemente "Io!"; Nietzsche declina le proprie generalità come Anticristo, Antiwagner, Dioniso, Salvatore, e così via.
Sarà stata la suggestione di questa (ri)lettura, ma stasera mi è parso di sentire come un sussurro provenire dal silenzio delle teche. Niente musica in sottofondo ed escluderei la possibilità di acufeni o, peggio ancora, di derive allucinatorie schizoidi.
Forse si è trattato solo di pura e semplice letteratura declinata in vita; di reale, appassionata e riuscita immedesimazione.
Unico cruccio: la poca chiarezza, la quasi incomprensibilità del "sussurro". Sono certa che provenisse dai filosofi, forse da Epicuro, perché le tre parole ... oudèn pròs èmãs... mi pare di ricordarle.
Ma non ci giurerei.

89.1
Poi... il loro silenzio gli rimase come una spina nel cuore. Chi, già decenni prima, aveva elevato il silenzio a regola suprema della propria esistenza? Proprio lui, Kien. Dove aveva imparato a comprendere il valore del silenzio? A chi doveva questa svolta decisiva nella sua evoluzione spirituale?

Elias Canetti - "Auto da fé", ed. Garzanti, 1967
[traduzione di Luciano e Bianca Zagari]

La nuova edizione del libro:
- Elias Canetti - Auto da fé (con diverso editore)

Coll. utili:
- Elias Canetti (da Wikipedia)
- Elias Canetti (dal sito Nobelprize.org - in inglese)

89.2
Segnalo:
|●| Interdetto da anellomancante |●|
[...Eppure anche i libri, così silenziosi hanno una voce più forte...]

12 novembre 2006

88.

Mi sono chiesta cosa ha spinto la mia mano a prendere da uno scaffale della mia biblioteca uno dei libri preferiti di mio padre, Il cosiddetto male di Konrad Lorenz. A dire il vero la risposta - se pure c'è - non l'ho trovata. Però è stato bello ritrovare sottolineature e note fitte, a lapis, di colui che mi ha in un certo modo "iniziata" a certi temi e a certe "metodiche". E così, usando questa preziosa "guida asincrona", mi sono avventurata soprattutto in quei brani dove Lorenz teorizza che l'unica mediazione possibile tra uno sviluppo tecnologico impazzito e gli istinti biologici ancestrali di ogni essere umano, è la riscoperta della "capacità di giudizio morale e di azione ragionevole". Non per ambire ad un'utopia felice (cosa ovviamente irrealizzabile), ma affinché l'uomo possa muoversi con responsabilità e decenza tra i necessari conflitti che danno forma al suo stare al mondo e con i quali, ormai, sa di dover (a volte suo malgrado) convivere. Anzi, con i quali l'uomo sa di voler convivere, perché la fine di uno solo dei suoi molti conflitti sarebbe anche la sua fine.
E su questo interessante - e inquietante - postulato ho chiuso il libro, ma l'ho lasciato sulla scrivania. Perché domani (anzi oggi, al mio risveglio) voglio tornarci; per stare un altro po' con mio padre e per lasciarmi incantare ancora dalla prosa, a volte densa e a volte elusiva, del grande scienziato austriaco.

Il libro:
- Konrad Lorenz - Il cosiddetto male

Coll. utili:
- Vita e opera di Konrad Lorenz
- Konrad Lorenz - Autobiography (da Nobelprize.org - in inglese)
- Konrad Lorenz Institute for Evolution & Cognition Research

88.1
...E i poeti, ha scritto Léo Ferré, sono degli strani tipi che attraversano le nebbie, a passo d'uccello, sotto l'ala delle canzoni...

88.2
Segnalo:
|●| A brisa do coração da Le lettere di Simona |●|
[L'architettura del blog di Simona è particolare, troverete il post sotto i commenti].