akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

31 ottobre 2006

75.2

Il secondo principio della termodinamica afferma - grosso modo - che il calore non potrà mai trasferirsi da un corpo più freddo ad uno più caldo: esso procederà sempre in direzione inversa tendendo quindi ad uniformare sempre di più le temperature.
L'intero universo, tendenzialmente, mira quindi all'equilibrio termico. Quando lo raggiungerà, il calore non sarà più trasferibile, e a quel punto non sarà più possibile ricavare lavoro meccanico da nessun ente fisico.
Tutto rimarrà in uno stato beato di quiete assoluta.
Senza averne del tutto coscienza ho quindi anticipato una dinamica universale. Non ci posso credere...

75.3
Se Tempo e Spazio, come i Saggi dicono, / sono cose che mai potranno essere, / il sole che non cede al mutamento / non è per nulla superiore a noi. / Così perché, o Amore, dovremmo sperare / di vivere un secolo intero? / La farfalla che vive un solo giorno / è già vissuta per l'eternità.

Thomas Stearns Eliot - da "Lirica" in Opere
traduzione e cura di Roberto Sanesi


Bibl.:
- Dilip Kondepudi/Ilya Prigogine - Termodinamica. Dai motori termici alle strutture dissipative

Coll. utili
:
- Il secondo principio della termodinamica
- T.S. Eliot (in inglese)

75.

Non credo al destino e meno che mai ai predestinati.
Il destino è qualcosa che l'idea del progresso e della civiltà ha definitivamente cancellato dal mio orizzonte di senso. Il genere umano vive nella Storia, e vivere la Storia non vuol dire "subire qualcosa" ma "decidere qualcosa". I mezzi che ci consentono di essere artefici della nostra vita ci permettono anche di liquidare ogni forma di predestinazione che, nell'infanzia della civiltà umana, si era creduto di assegnare all'ordine e al corso delle cose.
Per quel che mi riguarda la razionalità ha spazzato via il destino, e con esso tutte le inutili superstizioni che lo seguivano in corteo.

75.1

Esistono persone al mondo, poche per fortuna, che credono di poter barattare un'intera via crucis con una semplice stretta di mano, o una visita ad un museo, e che si approfittano della vostra confusione per passare un colpo di spugna su un milione di frasi, e miliardi di parole d'amore...

Andrea Pazienza - Gli ultimi giorni di Pompeo

30 ottobre 2006

74.

Ogni mattina al risveglio / una donna mi si para davanti / somiglia a tutto quello che ieri / vidi dell'universo
Il giorno prima ero penetrato / in quella capigliatura / foresta profonda / foresta oscura / dove crescono e s'intrecciano / i rami dei miei pensieri / e nelle officine del volto / o mia nemica mattutina / venivano fusi e foggiati ieri / tutti i metalli delle mie parole
E nei suoi pugni che la difendono / masse di ghisa senza pietà / io riconosco / io riconosco i magli / della mia volontà

Guillaume Apollinaire - da Poesie
traduzione di Giorgio Caproni

74.1
Affrontò la vita con beffarda ironia. Inventò più volte le sue origini; dissacrò nella sua opera ogni ordine costituito, frantumò ogni cristallizzazione dando libero varco alla poesia moderna. Divenne ben presto il centro nevralgico dell'avanguardia a Parigi. Fondò riviste, scrisse d'arte, presentò Matisse, appoggiò la "rivoluzione" cubista. La guerra fu per lui un nuovo "ignoto" da affrontare. Fu ferito gravemente; nel 1918 morirà.
"Io meraviglio", il suo motto.

Per approfondire:
Guillaume Apollinaire - Il sito "ufficiale" (in francese)

29 ottobre 2006

73.2

Riapro dopo tanto (troppo) tempo I viaggi di Gulliver e mi sorprendo a pensare che nell'opera di Swift c'è già tutta intera la denuncia più brillante mai formulata contro i mali del mondo moderno. L'intolleranza razziale, politica e religiosa; la guerra e gli assurdi motivi che la generano; la sete di dominio "imperiale" di alcuni stati sugli altri; l'astruseria - dunque la relativa inapplicazione - di determinate leggi; la ricerca scientifica non mirata al benessere umano ma al bieco interesse di un'oligarchia ristretta di persone; tutto questo - e molto altro ancora - si può leggere nelle magistrali "cronache" dello scrittore anglo-irlandese.
Jonathan Swift amava senz'altro i suoi simili, ma sapeva lucidamente che l'uomo, quando vuole, riesce ad essere l'animale più stupido e cattivo che esiste. Gli ultimi tre secoli, purtroppo, non sembrano averlo smentito. Anzi.

La massa dei vostri compatrioti è la più perniciosa e abominevole razza di insettaglia cui la Natura abbia permesso di strisciare sulla faccia della terra.
I viaggi di Gulliver 2, VI


Il libro:
- Jonathan Swift - I viaggi di Gulliver

Per approfondire:
- Marco Aime - Gli specchi di Gulliver. In difesa del relativismo

Coll. utili:
- Jonathan Swift (biografia, in italiano)
- I viaggi di Gulliver (la versione integrale consultabile on line, in italiano)
- Un sito pieno di "risorse" (in inglese)

73.1

...quando inaccorta l'ombra s'inserisce / con le sue latenti insinuazioni / a pelo d'acqua come adesso / osservo ad occhi aperti le tue ferite / che sopporti in silenzio all'apparenza...

Elio Filippo Accrocca - da "La distanza degli anni" (Antologia 1942-1987), ed. Newton & Compton

73.

Sebbene la morale per se stessa è più importante, e più strettamente in relazione con tutti, di quello che sia la politica (...), a considerarla bene [essa] è una scienza puramente speculativa, in quanto è separata dalla politica: la vita, l'azione, la pratica della morale, dipende dalla natura delle istituzioni sociali, e del reggimento della nazione: ella è una scienza morta, se la politica non cospira con lei, e non la fa regnare nella nazione. Parlate di morale quanto volete a un popolo mal governato; la morale è un detto, e la politica un fatto: la vita domestica, la società privata, qualunque cosa umana prende la sua forma dalla natura generale dello stato pubblico di un popolo. Osservatelo nella differenza tra la morale pratica degli antichi e de' moderni sì differentemente governati.

Giacomo Leopardi - Zibaldone [9 Novembre 1820]

28 ottobre 2006

72.

La solitudine è uno stimolante potente che esalta la coscienza.
Ogni atto, anche il più consueto, diventa nobile: è mio e universale.

72.1
Non sono mai sola, non posso essere sola, quando ho come compagno il silenzio.

72.2
Le mattine danno energie ai deboli.
La vita riesce a muoversi
mangiando se stessa.

Leonardo Sinisgalli, I deboli da "Il passero e il lebbroso", ed. Lo Specchio-Mondadori, 1970

27 ottobre 2006

71.

Le futilità meritano di essere vissute con serietà e impegno.
Tutto ha un profumo: anche la coscienza sporca, anche la paura.
Anche l'attitudine a coltivare le cose inutili ha il suo. E' uno dei miei preferiti.

71.1
Hölderlin distingue il destino greco da quello occidentale (che chiama "esperico", alludendo con ciò a quel lontano e rischioso viaggio di Ercole attraverso il quale l'eroe arrivò all'estremo occidente d'Europa, fino a quelle che furono allora ribattezzate in suo onore "colonne d'Ercole").
In un verso di Pane e vino, il poeta così definisce la propria condizione di uomo dell'Occidente, moderno o "esperico": siamo "frutti tardivi del giardino delle Esperidi". Nel senso che abbiamo imparato a "renderci conto di noi stessi" ma siamo del tutto incapaci di "renderci conto di qualcosa".
Temo che questa incapacità di aprirci alla comprensione di ciò che proviene dal di fuori della nostra soggettività, possa essere prima o poi causa della nostra rovina. E' già accaduto in passato, potrebbe accadere ancora.

Bibl.
:
Friedrich Hölderlin - Poesie

Coll. utili:
Hans George Gadamer - Hölderlin: Pane e vino
Martin Heidegger - Perché i poeti?

26 ottobre 2006

70.

Il mito è il fondamento della vita: è lo schema eterno, la formula sacra alla quale la vita si modella riproducendone la vicenda nell'inconscio. (...)Si conquista così la visione di una superiore verità che si rivela nel reale, la scienza sorridente dell'eterno, dell'autentico, del perenne, dello schema secondo il quale vive ed al quale si uniforma la presunta pura individualità che, nell'ingenuo orgoglio dell'unicità e dell'originalità del proprio essere, non ha nessun sospetto del fatto che in realtà la sua vita non è che ripetizione di una formula eterna, un ritorno su orme già profondamente impresse.

Thomas Mann in "Saggi", Mondadori, 1946
[La traduzione è di Lavinia Mazzucchetti]

Anche la psicologia, nella sua congiunzione con il mito può vedere e sentire il suo ideale spirituale, può vivere con la sua stessa anima il principio razionale della sua ricerca: l'ideale di un'umanità libera che Mann vede tutta trasposta dall'Es all'Io (...); l'ideale dell'arte che, come mito, è lo stesso ideale etico e religioso; l'ideale di una vita più consapevole e perciò più chiara, più semplice, più pura. La vita si spoglia dall'immediatezza, dall'entusiasmo, si spoglia dall'enfasi: è l'ideale di una cultura più libera, una cultura del tono medio, non gonfio, che sa trovare la sua forza nella misura.

Enzo Paci, da "Funzione delle scienze e significato dell'uomo", ed. Il Saggiatore, 1963

70.1
Rigidamente ripartito in quattro tempi, Roma e il suo impero di Ada Gabucci (edito da Electa-Mondadori) è un viaggio a ritroso tra le maglie - spesso molto fitte - della storia millenaria che va dai tempi mitici di Romolo fino al suo ultimo e triste epigono, che all'antico e glorioso nome vide apposto il titolo, ironicamente tragico, di "Augustolo". Quattro tempi, dicevo ("Nascita di una potenza", "Roma caput mundi", "L'apogeo dell'Impero", "La fine del mondo romano") offerti con un apparato iconografico lodevole e con un'utilissima appendice densa di strumenti di ricerca, di analisi e di bibliografia.
Il testo privilegia, per precisa scelta dell'autrice, "l'approccio archeologico", ricostruisce minuziosamente l'economia, la società e la cultura dei Romani, attraverso l'esito di molti scavi e con l'ausilio prezioso dell'architettura e dell'arte. Non è "e non vuole essere" un manuale di storia romana, si offre semplicemente come una lettura contestuale e metatestuale della complessa, e spesso problematica, storia di Roma.
Un'impresa decisamente riuscita, a tratti didascalica, mai deludente.

70.2
Noto (non senza una qualche inquietudine) che in certe parti del mondo il progresso viaggia speditamente verso quelle "magnifiche sorti" sulle quali vaticinava il caro Giacomo Leopardi.
A volte mi chiedo se è l'Occidente a portare il "verbo del progresso" nel mondo, o se non è vero il contrario: che da certe parti del mondo un certo oscurantismo conservatore e pseudoscientifico - percorrendo arcane strade che sfuggono alla logica e ai satelliti - arrivi dritto fino a certi scranni ministeriali e parlamentari folgorandone gli occupanti.

25 ottobre 2006

69.3

Pomeriggio con Dall'esilio (La creazione artistica come testimonianza) di Franco Rella, edito da Feltrinelli.
Da Kafka a Proust, da Simenon a Lucien Freud (e a tanti altri): "la narrazione che dà una forma a ciò che non ha espressione, all'indescrivibile stesso".
Per ora solo un appunto, ma ne riparlerò senz'altro, prima o poi.

69.

Ci sono libri preziosi che non passerano mai, perché trascorrono nel tempo e lo trascendono. Uno di essi è Il mondo come volontà e rappresentazione di Arthur Schopenhauer; una vera pietra angolare della filosofia moderna. Chi lo legge vedrà il mondo e la vita con altri occhi: lucidamente spalancati sull'orlo di un abisso. L'edizione migliore è senz'altro quella pubblicata per i tipi della Bur, in due volumi. La traduzione e la cura sono di Sossio Giametta, che nella filosofia di Schopenhauer nuota come nella piscina di casa sua.
Sono convinta che al mondo siano pochi i libri che, come questo, sollevino lo spirito e facciano luce sugli abissi metafisici (e non) della nostra esistenza. A volte così tragica.

69.1
Per i buddhisti i nīvarana (gli impedimenti) sulla via della piena realizzazione spirituale sono cinque: il desiderio sensoriale, la malevolenza, la pigrizia (o il torpore), l'inquietudine (o il rimorso), il dubbio.
Se anche con uno sforzo supremo riuscissi a mettermi in pari con i primi quattro, capitolerei senz'altro sull'ultimo.
Mai e poi mai potrei fare a meno del dubbio, ne andrebbe del mio equilibrio.

69.2
Sono usciti i dati curati da Reporters sans frontières sulla libertà di stampa nel mondo.
L'Italia tutto sommato non è messa male: è 40ª in >>>classifica dietro a Panama, ma davanti a El Salvador.

24 ottobre 2006

68.

Lo sguardo distaccato sul vivere è ciò che mi resta di più prezioso; non "trapasserà" in nessuna ideologia (come vorrebbe Adorno) ma non mi convincerà nemmeno del fatto che, pur esistendo, il mondo non è reale (come recita un detto attribuito a Tsongkapa).

68.1
E' possibile vivere un'intera vita senza essere (né sentirsi) "contemporanei"? Mi sorprendo sempre più spesso a chiedermelo; le risposte: ancora vaghe (almeno come le stelle dell'Orsa).

68.2
Alle tante - celebri - definizioni di "classico" aggiungo quella curiosa di Jean Giono¹: "Un classico è un libro ad alta densità di lettura". Proprio come i DVD di nuova generazione.
Quando la letteratura anticipa addirittura la tecnica...

Nota:
¹ >>>qui una bio-bibliografia più completa di Jean Giono (in francese).

23 ottobre 2006

67.

Il fatto che si possa vivere una sola volta, che non si possa - pur volendolo - tornare indietro (Perch'i' no spero di tornar giammai...1), che il tempo - comunque la si voglia pensare - sia irreversibile (Because do not hope to turn again... Because I know that time is always time...2), fa sì che ogni azione compiuta, che ogni vita vissuta, sia vissuta per sempre.

L'unico ritorno, l'unico "infinito ritorno" in cui io possa sperare è quello del ricordo. E io so bene che, tranne quello, non ve ne saranno altri: né domani, ne mai.

...ricorditi di me che son la Pia:
Siena mi fe'; disfecemi Maremma;
salsi colui che 'nnanellata pria
disposando m'avea con la sua gemma.
3

...Ara vos prec, per aquella valor

que vos guida al som de l'escalina,
sovenha vos a temps de ma dolor! 4


Note
:
1 Guido Cavalcanti in Poesia italiana "il Duecento", >>>qui il testo completo della "ballata mezzana".
2 Thomas S. Eliot - Opere, I vol., "Mercoledì delle Ceneri" pag. 886.
3 Dante Alighieri - Commedia, Purgatorio, V, 133-136.
4 Dante Alighieri - Commedia, Purgatorio, XXVI, 145-147 [Ora ti prego, per quella ventura / che ti conduce al sommo della scala / ricordati di me, del mio dolore. - Così recita, nella sua lingua, il poeta provenzale Arnaut Daniel, ma i versi - ovviamente - sono composti da Dante].

Bibl.
- Giacomo Marramao - Minima temporalia. Tempo, spazio, esperienza
- AA.VV. - Filosofia del tempo
- Enzo Paci - Il nulla e il problema dell'uomo, Bompiani

22 ottobre 2006

66.

L'immaginaria linea di demarcazione tra l'ordinarietà e la stravaganza, fra il vero e le fissazione maniacale, non è altro che una riga debolissima tracciata dalla mano incerta di un bambino. Questo sembra indicarci Paolo Ruffilli nel suo Preparativi per la partenza, dove troviamo le vite di personaggi che sopravvivono, per necessità o per scelta, sul pericoloso crinale che divide appunto la presunta normalità da certe ineluttabili condizioni borderline. Non che loro ne siano consapevoli fino in fondo, non del tutto almeno; e anche noi, guidati dalla mano sapiente dello scrittore - che non giudica mai, ma si limita unicamente a descrivere - finiamo per convincerci della "normalità" dei protagonisti (fra di essi un giudice, un misantropo, un deviato sessuale, una stripteaseuse, un collezionista ossessionato, un misogino e altri ancora), alcuni dei quali, se incontrati nella vita di ogni giorno, finiremo forse per stigmatizzare, se non addirittura per detestare.
La vicenda inizia in montagna, in un luogo isolato pieno di oggetti appartenuti a un marinaio che in passato era sopravvissuto a un fortunale. E così fin dall'inizio Ruffilli ci accompagna attraverso un equivoco che coinvolge e si diversifica in più strade fino (forse) a perdersi del tutto in una vicenda e in luogo senza risposte.
Tutto si mescola, si confonde, si smarrisce.
Come la vita, come la Storia, come le povere vicende di ognuno di noi, che spesso crediamo di ignorare ciò che sappiamo, illudendoci di conoscere quello che invece solo immaginiamo.

"L'immaginazione è l'unica via che io conosca per saperne di più..."

Il libro:
Paolo Ruffilli - Preparativi per la partenza

Coll. utile:
Il sito ufficiale dell'autore

21 ottobre 2006

65.

Mi appare un senso del nulla che (in apparenza) proprio al nulla è legato.
Questo (non) senso è quasi un privilegio, che mi è estraneo, incompreso, immeritato. Ce l'ho, forse, perché credo di avere avuto tutto quello che non avrei dovuto avere per averlo.

65.1
(Ronzare in una trappola di parole, come la mosca di Wittgenstein¹ che, continuando a girare, non si accorge che la porta è spalancata...).

65.2
Magari certe trappole si alimentano con l'inazione, e può essere che non siano le sconfitte a renderle più insidiose, bensì le rinunce.


Note

¹L'immagine fa riferimento ad un passaggio suggestivo delle Ricerche filosofiche di Ludwig Wittgenstein: "Il mio scopo in filosofia: indicare alla mosca la via d'uscita dalla trappola" (§309).

20 ottobre 2006

64.1

Com'è bella la definizione che Georges Bernanos dà dello Stato: lo chiama "disordine costituito".
La trovo davvero perfetta, carica com'è di quel "caos ordinato" che sembra sempre emergere quando due o più persone cercano di creare qualcosa di "associativo" (anche loro malgrado).
Mi è subito venuto in mente il bel quadro di George Grosz Eclisse di sole (qui a fianco*), e credo pure di capire il motivo (anche se dovrò comunque approfondirlo con un po' di autoanalisi).

Bibl.:
- Georges Bernanos - Diario di un curato di campagna
- Jean Bothorel - Georges Bernanos. Il non conformista
- Ivo Kranzfelder - Grosz

Coll. utili
:
- Georges Bernanos (notizie bio-bibliografiche)
- George Grosz (notizie biografiche)
- Opere di George Grosz

*Si può fare 'clic' sull'immagine per ingrandirla.

64.

La parola "giovane" indica il vertice, non una parte.
Il giovane sente meglio, vuole di più, e ha più forza.
Il fanciullino nascosto nell'uomo è la fonte di ogni poesia, l'occhio che la vede, l'orecchio che la sente. Invano la psicoanalisi mostra quanto di non-innocente, di implicitamente perverso ci sia nel bambino, quanto l'immaturità provochi disastri, perché va per una strada dove s'incontra la banalità del male.
C'è un rapporto tra la grandezza del male e la grandezza dell'immaturità, che poi altro non è che la piccolezza di chi il male lo fa, peraltro senza ottenere (e come sarebbe possibile a quelle condizioni?) nessun bene in cambio.

Bibl.
- Maurizio S. Mancuso - Le frecce dell'eroe. Le figure mitiche della giovinezza
- Antonio Erbetta - Il tempo della giovinezza
- François Ansermet - Clinica dell'origine. Il bambino tra medicina e psicoanalisi
- Serge Lebovici/Michel Soulè - La conoscenza del bambino e la psicoanalisi
- Jean Baudrillard - Il patto di lucidità o l'intelligenza del Male
- Salvatore Veca - La priorità del male e l'offerta filosofica

19 ottobre 2006

63.1

Dal parco verso casaEhi, personaggio di vento, che vieni in apparenza da terre lontane, con il tuo carico di misteri, e che ti insinui nella mia quotidianità con la naturalezza di chi riprende possesso di territori già suoi. Ti conosco? Nel tuo cuore muto ho già navigato?
Sei solo un pensiero, è vero, forse appena un ricordo, ma ti tengo per me, in questo giorno di nubi e di foglie (che riempiono di ocra il viale d'ingresso).
Quando te ne andrai - se te ne andrai - lascia socchiusa la porta per l'altro di te che tu hai annunciato.
So bene che non arriverà, ma a volte il vento annuncia altro vento...

63.

Sono sempre più persuasa che i grandi romanzi (passati¹ e presenti²) vengano fuori - salvo casi rarissimi - del tutto indipendentemente dalla volontà (di potenza) dell'autore.

Note:
¹ Anthony Trollope - Le torri di Barchester
² Anne Tyler - Una donna diversa

18 ottobre 2006

62.1

Davvero un guerriero irlandese (come Dante e Ulisse) penetrò nell'al di là da vivo e da lì fece poi ritorno? Lo si raccontava in Inghilterra nel 1180. Le gesta di Owein - che avrebbe raggiunto persino il paradiso terrestre - giunsero agli orecchi di un frate, il quale le riportò al priore. Il superiore gli ordinò di trascrivere la vicenda commentandola teologicamente. Seguirono non poche volgarizzazioni del Trattato, fra cui il Purgatorio di San Patrizio di Maria di Francia, edito da Carocci a cura di Giosuè Lachin.
Noto con piacere che nella stessa collana della Biblioteca Medievale sono presenti anche Regine e cavalieri allo specchio di Laura Auteri e Figure femminili del sapere (XII-XV sec.) di Patrizia Caraffi che mi affretto ad ordinare.

I volumi citati:
- Il Purgatorio di San Patrizio di Maria di Francia
- Regine e cavalieri allo specchio di Laura Auteri
- Figure femminili del sapere (XII-XV secolo) di Patrizia Caraffi

Per approfondire:
- Maria di Francia e il Purgatorio di San Patrizio

62.

Personalmente, se scavo nella mia più remota puerizia, confesso che ritrovo il ricordo, euforizzante e angoscioso ad un tempo, di un mio quaderno, forse di una serie di quaderni scolastici, da scuola elementare, in cui raccoglievo immagini fotografiche di varia provenienza (erano estratte da quotidiani e periodici, e soprattutto da opuscoli illustrati di pubblicità da grande magazzino, del tipo offerto negli anni Trenta, uso "Rinascente", per intenderci), ritagliate dalle fonti e incollate sopra i fogli, portate a convivere secondo criteri dimenticati, ma fondamentalmente, per quel che rammento, aleatori e caotici e labirintici. Il titolo di simile collezione (un Bilderatlas infantilmente selvaggio e delirante), forse non occorre dirlo, era "TUTTO", iscritto in etichetta. Il seme informe di un Wörteratlas possibile, per me, stava in quel furore di inventario globale del visibile, del concreto, del tangibile, in attesa di eventuale sublimazione...

Edoardo Sanguineti - Introduzione al Supplemento 2004 del Grande Dizionario della Lingua Italiana UTET

17 ottobre 2006

61.3

E' stato bello tornare a sfogliare Vittorio Alfieri attraverso il suo trattatello Della tirannide che in edizione moderna è composto da appena centoventi pagine, stampate in un'edizione ottimamente curata¹.
Ed è stato interessante partire proprio da quella terribile citazione da Sallustio: "Fare impunemente quel che si vuole significa essere re..." che è un grido disperato di ribellione contro qualunque forma di governo, il cui capo è autore di qualunque legge a proprio favore; di sdegno verso quei cittadini (i conservi, li definisce Alfieri) che per viltà tacciono e avallano; di esortazione a tenersi distante dalla corruzione dei complici, in sdegnosa solitudine.

Note
¹Vittorio Alfieri - Della tirannide

61.2


Perdonare è come
cominciare.

Les Murray - Freddy Nettuno
(traduzione italiana a cura di Massimiliano Morini)

61.

Il racconto di una storia è un evento pienamente umano, necessario, indispensabile ad ognuno per dare un senso allo scorrere del tempo, per organizzare la propria comprensione del mondo.

Claudio G. Cortese - L'organizzazione si racconta

61.1

Preferisco il tempo degli insetti a quello siderale / Preferisco toccar ferro / Preferisco ancora non chiedere per quanto ancora e quando / Preferisco considerare persino la possibilità che l'essere abbia una sua ragione...



Wisława Szymborska - Discorso all'ufficio oggetti smarriti
(a cura di Pietro Marchesani, titolo della lirica: Possibilità).

16 ottobre 2006

60.4

C'è un momento in cui possiamo affermare con assoluta certezza che la letteratura "serve"? Credo di sì, e questo non soltanto nel preciso istante in cui qualcuno ne fruisce leggendola.
La letteratura ci viene in aiuto anche quando un brano o dei versi sono più utili di un ragionamento complesso o di un'astrazione teorica per comprendere - e quindi per meglio affrontare - la vita reale. A me è capitato spesso che l'altra vita contamini di sé questa vita, e la sensazione che ha lasciato è sempre stata positiva, come i risultati.

Bibl.
- Giovanni Bottiroli - Che cos'è la teoria della letteratura. Fondamenti e problemi
- Earl Miner - Poetiche della creatività. Un saggio interculturale sulle teorie della letteratura

60.3

Ovviamente sapevo che in francese calamita si dice aimant (mentre l'ago della bussola è l'aiguille aimantée), ma quel che non sapevo è che i cinesi - che per primi, si suppone, inventarono la bussola (anche se non lo fecero per navigare) - chiamarono la magnetite con il nome poetico di "pietra che ama".
Che fantasia e, soprattutto, che connessioni...

Traggo queste interessanti informazioni da L'enigma della bussola. L'invenzione che ha cambiato il mondo di Amir D. Aczel (trad. di Andrea Antonini) Raffaello Cortina Editore

60.

Voglio dire fuori dai denti: io scendo all'inferno e so cose che non disturbano la pace di altri. Ma state attenti. L'inferno sta salendo da voi.¹

60.1
...la vita non è cultura, è sapienza, e la sapienza ti viene dalla sofferenza. Niente e nessuno ti può spiegare la vita se non il dolore, il sacrificio.²

60.2
C'è una cosa che accomuna le società umane sparse in ogni angolo del mondo: in nessuna cultura il corpo viene lasciato così com'è (...). Spesso è stato trattato come un semplice pezzo di legno che ciascuno dispone e sistema a suo modo: si è tagliato ciò che eccedeva, si sono perforate le pareti, si sono incise le superfici piane, seguendo talvolta i capricci dell'immaginazione (...). E l'infliggersi dolore (...) può rappresentare un antidoto ad un altro dolore: quello esistenziale. Quello che annulla, che spersonalizza, che annienta il sé. Un dolore più forte, inflitto alla carne, può dare la prova a chi lo sente, di non essere morto, di avere ancora vita dentro di sé. Al limite si potrebbe dire: soffro, quindi esisto.³

Opere cit.:
¹ Giancarlo Ferretti/Furio Colombo - L'ultima intervista a Pier Paolo Pasolini
² Antonio Franchini - Gladiatori (con foto di Piero Pompili)
³ David Le Breton - La pelle e la traccia. Le ferite del sé

15 ottobre 2006

59.

Anche nel libro più "sbagliato" che mi è capitato di leggere ho finito per trovare (magari con fatica) cose buone.

59.1
...Visione della sapienza, vieni nel mio giardino / dove il basilico è alto come un abete e i biancospini / graffiano i noccioli del seno nel lino della camicia...

Tudor Arghezi da Poesie, Lo Specchio Mondadori, 1966¹
Traduzione di Salvatore Quasimodo

59.2
Quanto amo i libri di critica poetica. Spesso riesco a leggervi ipotesi interpretative e concetti "originali" che - sono convinta - nemmeno i poeti avevano mai pensato di aver scritto.
(E non lo dico per celia, li amo davvero per questo, perché praticamente è come leggere due libri in uno).

59.3
Vieni, davanti a te stenderò assenzio e camomilla / che il solleone matura. / ...E dopo averti filtrata e difesa... / lascerai che ti metta anelli alle dita, bracciali / ai piedi e altri vestiti, di fuoco.

(Id. al 59.1)

¹ E' per fortuna disponibile una nuova edizione italiana delle poesie di Tudor Arghezi (tradotte da Salvatore Quasimodo), ottimamente curata da Marco Dotti per i tipi di Stampa Alternativa /Nuovi Equilibri. [E quando ho parlato di "libri sbagliati" non mi riferivo sicuramente a questo].

14 ottobre 2006

58.

C'è un libro che amo sfogliare lentamente nei neghittosi giorni d'inverno, che ormai sono alle porte. Scritte nella piena maturità (tra il 1909 e il 1914, in gran parte per il Corriere dei Piccoli), le fiabe di Guido Gozzano non sono (soltanto) pure esercitazioni stilistiche scritte per un figlio che il poeta non ebbe, ma prove letterarie connesse alla sua vena più alta. C'è in esse la riscoperta di un tempo perduto (" ...rinasco, rinasco nel milleottocentocinquanta!"), il tempo aurorale, felicemente immemore, dell'infanzia. C'è il gusto delle parole dimenticate, l'ineffabile senso musicale, la levità dell'autore. E qualche sorpresa. Un'invincibile armatura vuota (se ne sarà ricordato il Calvino del Cavaliere inesistente?), un'acqua fatata che fa l'inchino e sale i gradini danzando e cantando: quasi il prodromo di un cartone animato.
C'è tutto quello che da bambina avrei voluto leggere e che, per fortuna, qualcuno mi ha letto.

58.1
...Il Re aveva affidato a Nonsò la cura di alcuni suoi cavalli e di notte egli illuminava la sua scuderia con la collana sfavillante. Gli altri stallieri, gelosi di lui, cominciarono ad insinuare che nella scuderia di Nonsò splendeva una luce sospetta, che egli si dava a stregonerie misteriose. Il Re volle spiarlo; e una notte, entrando di subito nella scuderia, vide che la luce veniva dalla collana abbagliante, appesa ad una mangiatoia. Fece arrestare il giovane e convocò i saggi della capitale perché decifrassero una parola scritta sul fermaglio della collana. Uno studioso decrepito scoperse che il monile era della Bella dalle Chiome Verdi, la principessa più sdegnosa del mondo...

58.2
Il mondo delle figure e dei sentimenti ha in Gozzano una rifinitura quasi fiamminga, ma anche l'inconsistenza di un velo d' aria. Come in una rivalsa aristocratica, e una quasi crudele gentilezza, c'è un sentore di sottile sfacelo. Tutto passa e si perde mi ha scritto qualcuno ieri, soprattutto la letteratura, aggiungo io, le cui immagini, illustri o care, sono "datate", non hanno altro destino che il sapore fugace di una stampa. Gozzano ama le rose non colte, è con lui che le parole non appartengono più allo scrittore: nei loro specchi si riflettono eleganze, tristezze, dissipazioni di un mondo ormai irrimediabilmente finito. Un mondo che però mi fa ancora tenerezza.

"Mi ritiro nel silenzio della mia vita, il velo mi ricopre; qui ho te e la mia felicità perduta, te e il mio mondo..."


Bibl.

- Guido Gozzano - Fiabe e novelline
- Guido Gozzano Opere
- Guido Gozzano - Nell'Oriente favoloso. Lettere dall'India
- a cura di Roberto Carnero - Felicità e malinconia. Gozzano e i Crepuscolari

13 ottobre 2006

57.

Davanti a quello che Virgilio "canonizzerà" con il suo "fugit inreparabile tempus" l'uomo greco non era solito concedersi compensatorie illusioni ultraterrene, non era uso consolarsi con rassicuranti "paradisi"; era piuttosto convinto di poter confidare nell'azione preservatrice della Memoria. Mnemosýne era infatti l'unica "divinità" che avrebbe potuto conservare, attraverso le generazioni, la "verità" (a-létheia) sulla vita e il ricordo dello scomparso al fine di evitare che le sue azioni, soprattutto se buone, cadessero nella dimenticanza (léthe).

57.1
"Il ricordo di un uomo è un eterno monumento* alle Muse", canta Bacchilide.

57.2
*Bella la parola latina monumentum, che usiamo per la traduzione
Viene da monere, "far ricordare". Da qui anche monito o ammonire.

57.3
Il pensiero umano elabora la memoria e avanza accettando e deformando il ricordo. Ma poiché la memoria è fondata sulla percezione, lo stesso percepire non rappresenta, per la mente, un momento passivo: le percezioni non sono dati ma stimoli, vengono accettate e, al tempo stesso, "tra-passate". L'uomo non si limita a vedere ma va al di là della visione, nella ricerca di un senso che non è mai tutto compreso nella superficie delle apparenze. La mente malata deforma le visioni in allucinazioni che paiono concrete a chi le sperimenta, ma che in realtà sono fini a se stesse; la mente sana, invece, deforma le visioni per capire la realtà attraverso l'invenzione delle strutture nascoste, "alluse" dalle parti apparenti, rivelate sempre "oltre" il visibile.
Questo è il "gioco" della memoria, questo il suo reale portato, che in fin dei conti altro non è che un deposito di esperienze. Nostre e dei nostri progenitori (e qui idealmente il discorso si chiude là dove si era aperto).


Bibl.

- Publio Virgilio Marone - Georgiche
- Lirici greci dell'età arcaica
- Mauro Mancia - Sentire le parole. Archivi sonori della memoria implicita e musicalità del transfert
- Marco Aurelio - I ricordi
- Jacques Derrida - Ogni volta unica, la fine del mondo

12 ottobre 2006

56.

"Longtemps, je me suis couché de bonne heure".
Nel sovrapporsi del sonno e della veglia, nel ribaltamento dei tempi del presente e del passato, nella durata e nel senso doloroso di quell'avverbio, longtemps (soprattutto se legato all'evento che lo rievoca), credo ci sia il senso di tutta la Recherche di Proust.

56.1
"...Ora, tale causa mi pareva di coglierla comparando fra loro le diverse impressioni di letizia, le quali avevano in comune questo, che io le provavo a un tempo nell'istante attuale e in un istante lontano, fino a far combaciare il passato con il presente, a rendermi titubante nel definire in quale dei due io mi ritrovassi..."

Marcel Proust - Alla ricerca del tempo perduto

56.2
Proust è riuscito a narrare un sogno restandogli fedele; lo ha reso dicibile e lo ha tradotto in una trama precisa, nell'architettura fine e complessa della sua opera. Questo è in fondo il compito vero di ogni letterato: quello del "sognatore sveglio" che scrive e traduce brani di "un'altra vita" innestandoli in questa, "volgarizzandoli" (per dirla con Leopardi) ad uso di tutti coloro che vanno in cerca di qualcosa che possa accompagnarli oltre la monotonia dei giorni.

56.3
"C'è una regione del cuore in cui non esistono più le barriere della carne o quelle del tempo, in cui non c'è la morte, poiché non c'è il tempo né il corpo; in quel luogo si vive dolcemente, nella compagnia immortale di quello che si ama... ".

Marcel Proust
- Lettera a Robert Dreyfus


Bibl.
- Giovanni Cacciavillani - Proust e l'adorazione perpetua. Il racconto della "Recherche"
- Hans Robert Jauss - Tempo e ricordo nella Recherche di Marcel Proust
- Giuseppe Scaraffia - Marcel Proust

11 ottobre 2006

55.

Se la vera sorgente della felicità è il piacere (o almeno l'equilibrio) dell'anima, evidentemente il bene e il male sono in sé del tutto indifferenti. Voglio dire che colui che proverà maggior soddisfazione a compiere il male sarà ugualmente (o forse anche più) felice di chi ne provi a compiere il bene.

55.1
In quella che è una strepitosa domanda retorica sulle caratteristiche del genere umano La Mettrie si chiede: "Cosa possiamo dire di coloro che per il piacere stesso dei loro vizi, e perfino dei loro più detestabili crimini, costruiscono la loro felicità sulle rovine di quella altrui, che sono resi infelici dall'esercizio della virtù, e che non possono respirare in questo raro elemento più del pesce fuor d'acqua?".

Bibl.
- Franco Crespi - L'origine del male, la ricerca del bene
- Carl Gustav Jung - Bene e male nella psicologia analitica
- Julien O. De La Mettrie - Opere filosofiche

10 ottobre 2006

54.

Nella vita interiore non c'è casistica. Non è possibile codificare l'interiorità. D'altronde una vita tutta esplicitata, un'anima articolata efficacemente sarebbe derubata delle sue risorse.

Abram Joshua Heschel


La citazione è posta come esergo al libro di Elisabetta Rasy La scienza degli addii, un volume strano, sul quale dovrò certamente tornare fra qualche giorno, visto il disorientamento che mi ha lasciato. Un libro che non è propriamente un "romanzo" (come invece indicato sulla copertina), ma che non è nemmeno, in senso stretto, un saggio biografico. Dove è presente una storia d'amore intensa, ma davvero sui generis, e dove la figura di Osip Mandel'štam, il reale protagonista dell'opera, è stagliata su uno sfondo di eventi che hanno segnato in maniera indelebile la vita non solo degli uomini che li hanno vissuti, ma anche di tutti coloro che ne sono stati partecipi estranei ma consapevoli (sembra quasi un ossimoro, ma se riandiamo agli avvenimenti che hanno contraddistinto l'Europa del primo Novecento scopriamo che non è affatto così).
Nadežda Chazina, la moglie di Mandel'štam, è l'altro lato della medaglia di questa storia densa di fatti generali ma anche di episodi particolari, intimi, unici (come lo sono tutti quelli che riguardano il privato, e non solo quello dei grandi intellettuali). Sulle spalle di questa fragile donna, l'autrice decide di puntare, di estrapolare da quella che è la terribile Storia del Novecento una toccante vicenda d'amore, una drammatica vicissitudine sentimentale che, nata nei difficili giorni del 1921, culminerà nel 1938 con la definitiva scomparsa di Mandel'stam nell'Erebo di un gulag (tran)siberiano.
Quando ho chiuso il libro mi è capitato di pensare anche alla terza protagonista che, immanente, ha aleggiato a lungo sulle pagine che andavo leggendo: la Poesia. Quella di Mandel'štam, rigorosamente formale, simbolicamente scandita, tersa nella sua essenzialità; ma anche quella di tutti coloro che, per privilegio, ne sono portatori e interpreti e che sanno donarcela, con mano umile, piena di ricchezze.

Prendi dalle mie palme per tua gioia / un po' di sole ed anche un po' di miele, / come vogliono le api di Persèfone...
I baci ci rimangono soltanto, / baci così pelosi come api / che muoiono lasciando l'alveare.
E ronzano nelle notti di dicembre: / la loro patria è il bosco del Taigeto, / e cibo, il tempo, l'edera e la menta.
Prendi il mio fiero dono per tua gioia, / l'arido brutto vezzo d'api morte / che il miele sanno trasmutare in sole.

Osip Mandel'štam - Sole e miele - da "Il fiore del verso russo", Ed. Einaudi, 1948 (traduzione di Renato Poggioli)

09 ottobre 2006

53.

"Di questi tempi il mio artigianato lo chiamano Arte e lo pagano profumatamente. Il mese scorso un collezionista di Chicago ha offerto tremila dollari a Duni, il ferramenta, per la sua vecchia insegna con le sue antichissime lettere che si sfaldano. Tremila dollari! Duni il lavoro me l'aveva pagato con pentole da cucina. L'impero di Duni avevo scritto secondo le sue istruzioni. Pentole, Utensili, Semi, Biciclette. Prezzi Convenienti. Accessori da Bagno.
Prego per la gente di Chicago .. ."

Jim Crace - Settimo continente


Per interessarmi e coinvolgermi un brano di letteratura deve portare con sé la libido, la sensualità del processo creativo della scrittura. Devo sentire nelle righe che leggo il "meccanismo inventivo". E non stupisca il ricorso ad una parola che sa di "tecnica"; non c'è infatti "artigiano" migliore di colui che sa usare fino in fondo le sue doti narrative, i suoi "strumenti" letterari, i ferri di uno dei "mestieri" più affascinanti e complessi fra quelli che il genere umano è stato capace di inventare.
La letteratura "di sintesi", al contrario, non mi piace e non mi attrae: sa di polietilene; ma nei libri la "chimica" non serve, bastano e avanzano la carta e l'ingegno.
Ecco, nei libri di Crace c'è libido, mestiere e ingegno, e passare la giornata con lui è stata per me "cosa buona e giusta".


"Ogni donna che osa portarsi a letto rimane incinta. Adesso è il turno di Mouetta. Gli sussurra all’orecchio, macchiandoglielo di rossetto, con l’alito leggermente acre per l’aglio che ha mangiato a pranzo, e gli conferma la sua prima gravidanza, la sesta per lui... Secondo il dottore è incinta di dodici o tredici settimane. Il bambino nascerà a maggio. E' ancora presto... Un altro figlio? Può prendersela solo con se stesso. Essere così fertile è una maledizione..."

Jim Crace - La città dei baci


Bibl.

- Henry James - Il mestiere di scrivere
- Francesco Piccolo - Scrivere è un tic. I metodi degli scrittori
- Antonio Scurati - La letteratura dell'inesperienza¹

¹Su segnalazione di Matteo.

08 ottobre 2006

52.

Non si tratta del Messico orgoglioso delle rivolte e dei diseredati, né di quello delle élites di Acapulco. Questo è un Messico sublime e doloroso dove un diplomatico vacillante, oppresso da un rimorso inemendabile, compie il suo tragitto inesorabile verso l'inferno: in mezzo a donne e uomini un tempo volenterosi e altruisti, diventati poi perduti e inetti; con una teoria di infime osterie, omicidi e tane taciturne a fare da contorno.
Sono pochi i volumi come Sotto il vulcano di Malcolm Lowry (un britannico che ha vagabondato molti anni tra America e Europa, per poi tornare a morire disilluso nella sua terra d'origine) che offrono a chi li legge la sensazione dolorosa dell'amore dato e ricevuto quando è ormai troppo tardi. Nessuno, come Lowry, ha mai descritto il mondo così com'è, sempre avvolto in una foschia densa, dove solo le droghe o l'alcool offrono ai disperati quel tanto di luce che consente di gettare uno sguardo oltre la sconfortante mèta finale.
Una morte vissuta da vivi, che attende solo la conferma di ciò che già è, nella sua devastante e inconsolabile dissoluzione.

...Adesso era il morente sul ciglio della strada, dove non si fermava nessun samaritano.

07 ottobre 2006

51.

"...Io ero spaventato nel trovarmi in mezzo al nulla, un nulla io medesimo. Io mi sentiva come soffocare, considerando e sentendo che tutto è nulla, solido nulla...".
Questo brano di Giacomo Leopardi è molto interessante (e spesso citato - senza mai sufficientemente approfondirlo - per la suggestività di quel "solido nulla"). C'è lo "spavento", che alla lontana può ricordarci lo spaurirsi del cuore (ma era un quasi spaurirsi) dell'Infinito, ma qui è uno spavento totale, improvviso sembra, e schiacciante, come è espresso dalla fisicità di quel "soffocare": il soggetto è assediato e stretto nel nulla che appare perciò come cosa solida, e di conseguenza si sente egli stesso "un nulla". Tutta la sua realtà individuale è racchiusa in quell'articolo indeterminato (un nulla in mezzo al nulla), nel punto in cui essa viene meno. Nel punto in cui più nulla sembra avere concretezza d'essere.

Bibl.
- Giacomo Leopardi - Zibaldone
- Cesare Luporini - Leopardi progressivo. Il pensiero di Leopardi
- Enzo Paci - Il nulla e il problema dell'uomo - Ed. Bompiani
- Emanuele Severino - Il nulla e la poesia

______________________________________________

Non so bene cosa sia accaduto, ma ieri si sono dati improvvisamente convegno nei commenti del mio blog strani personaggi, provenienti da non so dove, che hanno sentito l'obbligo di concedermi alcune perle della loro saggezza. Ora, chi mi conosce bene sa che sono democratica e aperta al confronto e che, pur discutendole, accetto le opinioni di tutti, però non mi piacciono né gli insulti, né il turpiloquio, neppure se colto e forbito (e soprattutto in forma anonima). Non posso farci niente, forse sono retrograda, ma questa è la mia natura: non riesco ad abituarmi al peggio.
Quindi lascio che questi "gentili signori" plachino i loro ardori concedendo loro un po' di tempo attraverso la sospensione dei commenti.
Mi scuso con gli amici abituali e con quelli nuovi per la decisione, ma sono convinta che vivremo tutti bene ugualmente.

C.

"Quasi tutte le assurdità del comportamento umano derivano dall'invidia per coloro a cui non potremo mai somigliare
". Samuel Johnson - Resoconto della vita di Richard Savage

06 ottobre 2006

50.

Mi piace il fascino del simbolo, dove le parole si ripetono uguali e diverse per aggregazione di senso, dove la verità - se esiste - è sempre da un'altra parte, dove il significato trascende l'abitudine e si fa mistero, spirito estraneo a me, al mio normale modo di essere e di pensare.

50.1
Tutto si ripete e tutto si rinnova esattamente, passando - senza quasi lasciare traccia - su un fondo immutato.
Ognuno - anche solo per un attimo - si è illuso di essere il primo, con un'incoscienza candida ed entusiasta che fa tenerezza; un'incoscienza che fa credere a qualcuno (in realtà quasi a tutti) di esserlo stato per davvero.

50.2
La morte di Ivàn Il'jc di Lev Tolstoj mi ha fatto a lungo riflettere sull'inutilità delle cose a cui prima davo tanto valore; oggi - e non so spiegarmi del tutto il perché - mi fa invece vedere con una luce diversa, più obiettiva e "ricca", cose che invece osservavo con un velo d'indifferenza.
Sono passata da uno sguardo "in negativo" ad un altro che, se non è del tutto positivo, potrei definire almeno "affermativo".
Le stagioni della vita, come quelle meteorologiche, portano con sé luci e colori diversi. Non so bene quale stagione io stia vivendo in questo momento, però so che il suo clima mi è congeniale.
E me ne compiaccio.

Bibl.
- Marco Carapezza - Segno e simbolo in Wittgenstein
- Valentino Bellucci - Walter Benjamin. La doppia genealogia del simbolo e della verità
- Gilbert Durand - L'immaginazione simbolica. Il ritorno del simbolo nella società tecnologica
- Lev N. Tolstoj - La morte di Ivan Il'jc

05 ottobre 2006

49.

Stanotte penso a come verranno ritessuti questi nostri ammassi cellulari una volta che tutto sarà finito.

49.1

Ammiro in Eschilo l'analisi impietosa del dolore, che nulla ha a che fare con la tacita rassegnazione del cristiano. Quello del grande drammaturgo è uno sguardo puntato su ciò "che viene incontro", sulla grande incognita del domani, ma anche su ciò che l'uomo pretende, a ragione, di conoscere dal futuro.
E' uno sguardo fisso, quasi spietato, di un artista che non abbassa la testa, di un filosofo che offre il petto alle ingiurie del tempo sconosciuto. Di un uomo che ha combattuto strenuamente, e che non è stato vinto.

49.2

Vincent van Gogh perse la testa ad Arles in un'estate convulsa, quando la cittadina bruciava con tutta la sua pianura. Il sole l'aveva frecciato bene nel bel mezzo del cervello: "Diavolo mistral e Dio sole", lo sentivano spesso bisbigliare. (Ma quando vollero strapparlo alla morte non c'era più sole. "E' inutile" dirà "la tristezza durerà tutta la vita"). La sua stanza era adorna di girasoli. Di notte le stelle turbinavano come girandole in un fuoco d'artificio.
"Egli vede" scrive Gauguin - che non può togliersi di dosso un certo peso d'enfasi e di teatralità - "dei soli su dei soli in pieno sole". Dipingeva con ossessione, mangiava solo pane inzuppato nel caffè.
Lo portarono via senza un orecchio: se l'era tagliato netto con un rasoio. Si fece trascinare come una bestia all'ospizio di St. Remy, senza opporre alcuna resistenza.
Poco dopo un anno cesserà di esistere, non di vivere.

49.3

La speranza è all'origine del mio pensiero attuale (forse anche di quello di altri, ma su un tema così non me la sento di generalizzare).
Dico questo poiché pensare non vuol dire semplicemente fermare nell'attimo l'elaborazione del vissuto, ma anche guardare oltre l'orizzonte, spingersi al di là del conosciuto, avere sete di acquisire interiormente quello che si è solo idealizzato.
Per fare questo ci vogliono ali forti, che portino in alto, fin dove sia possibile guardare sempre più lontano, senza essere troppo distratti da ciò che abbiamo intorno.
Nel mio caso queste ali si chiamano speranza.
E io le ho trovate. E non mi sono costate nemmeno tanto.


Bibl.

- Giuseppina Matino - La sintassi di Eschilo
- Adriana Apriati - Il raggio nero e il raggio bianco. Morte e resurrezione in van Gogh
- Paul Gauguin, Vincent e Theo van Gogh - Sarà sempre amicizia tra noi
- Barbara Signori - Sperare contro speranza. Saggio su Walter Benjamin

04 ottobre 2006

48

Forse il senso della vita è tutto nella illogicità del sogno. Schopenhauer e Jung l'hanno più volte sospettato e gli indù ritengono ancora sostanziale questo legame intimo, continuo, irrinunciabile tra il sogno e la vita.
Per quel che mi riguarda sogno molto, e quasi mai eventi relativi alla realtà di ogni giorno. Forse perché la mia realtà è povera di eventi; però è ricca di silenzio: ingrediente chiave, secondo me, per chi vuole (anche illogicamente) vivere e sognare.

48.1

La "Seconda inattuale" Sull'utilità e il danno della storia per la vita mi pare intrisa di pensiero leopardiano. Infatti Nietzsche sostiene che solo una certa dose di oblìo del passato permette la spinta all'azione. L'eccesso di consapevolezza, di coscienza, di ragione, fanno strage di quelle illusioni e di quegli errori che soli possono garantire un certo grado di felicità.

48.2

Oggi mi sono aggirata piacevolmente intorno a quella che Sanguineti ha definito la "cicatrice barocca" di Henry Miller, riscoprendo le sue capacità di prestigiatore del linguaggio, il suo modo ironico e forse unico di manipolare la realtà anche (e soprattutto) quando descrive in maniera beffarda il modus vivendi statunitense, che lui conosceva così bene e che già nel titolo rivela una cognizione senza precedenti: L'incubo ad aria condizionata.
Sono convinta che la letteratura del Novecento (non solo americana) sarebbe molto meno ricca senza il passaggio su questa terra di Henry Miller, senza la sua scomodità, senza la sua irriverenza che ho gustato anche nell'ottima antologia che porta il titolo di Una tortura deliziosa. Una prosa "itinerante", la sua, e spesso compulsiva, capace però di improvvisi scatti di dolcezza.


Bibl.

- Arthur Schopenhauer - Parerga e paralipomena
- Carl Gustav Jung - Analisi dei sogni
- Anna L. Dallapiccola - Induismo. Dizionario di storia, cultura, religione
- Ignazio Majore - Il sogno. Analisi mentale di un mistero
- Franz Kafka - Sogni¹
- Ludwig Wittgenstein - Lezioni e conversazioni sull'etica, l'estetica, la psicologia e la credenza religiosa¹
- Friedrich Nietzsche - La nascita della tragedia. Considerazioni inattuali I-III
- Giacomo Leopardi - La strage delle illusioni
- Henry Miller - Incubo ad aria condizionata
- Henry Miller - Una tortura deliziosa

¹ Su gentile suggerimento di Matteo

03 ottobre 2006

47.

Ho frequentato a lungo l'utopia e per molto tempo ho creduto che avesse a che fare con l'alba di un tempo nuovo; via via mi sono invece convinta che fosse più assimilabile al tramonto, perché è con la sera, con la fine di ciò che è stato, che potrà finalmente manifestarsi il nuovo che ha da essere.

47.1

L'ombra dell'epilogo, la lenta e impietosa disgregazione del tempo, porta con sé, dopo la fine brutale della Storia, una necessaria attitudine alla speranza. La storia può essere anche quella minuscola di ogni giorno, di ognuno. Persino la mia.

47.2

E' molto complicato nascondere a me stessa quello che sono certa di non sapere.

47.3

Una vipera ha salito le scale della torre e proprio sulla soglia, ritta e minacciosa, saettando la lingua, mi ha impedito di entrare. Chissà perché ha deciso di arrivare fin lì, forse per via di qualche preda o per il sole o per chissà che altro. Ho atteso tranquilla che se ne andasse. Lo ha fatto con discrezione, tenendomi sempre a tiro ma passando alla larga dall'altra parte del muro. Una volta arrivata al prato è partita veloce, sparendo dietro la siepe del giardino, verso il bosco.


Bibl.
- Charles Fourier - La seduzione composta. Il fascino indescreto dell'utopia
- Vittor Ivo Comparato - Utopia
- Ernst Bloch - Spirito dell'utopia

02 ottobre 2006

46.

Il "diventare spettacolo della verità", su cui Platone ha eretto buona parte del suo complesso sistema filosofico, si trasforma, con Schopenhauer, in uno dei tanti spettacoli della storia. E dunque, in mancanza di ciò che potremmo considerare incontrovertibilmente vero, non resta che l'ambito del verosimile e del plausibile entro i quali muoverci e orientarci.
Per Schopenhauer la saggezza consiste proprio in questo "orientamento", più che nel conseguimento in sé di qualche risultato: "Il soggetto del gran sogno della vita è in un certo senso uno soltanto, la volontà di vivere".
Detta così sembra facile ma, se scendo un po' più in profondità, mi rendo conto di quanto complicata sia la rete dei rimandi a cui questo semplice assioma sembra far riferimento.
Non che perdersi in quel dedalo sia spiacevole, anzi...

46.1

A volte mi sono chiesta - e me lo chiedo ancora - cosa sarà mai passato per la mente di Maurice Ravel quando decise di comporre quei suoi tre "Poemi per pianoforte" ispirati al Gaspard de la Nuit di Aloysius Bertrand. Certe commistioni fra musica e letteratura sono davvero affascinanti quanto incomprensibili, almeno a chi non riesce a cogliere fino in fondo i nessi di certi accostamenti così arditi. Quel che è sicuro è che il grande compositore è riuscito a cogliere benissimo tutte le inquietudini e le fantasticherie notturne del vitalissimo scrittore che eresse il Gaspard quasi a suo "testamento". Durante l'ascolto dei tre brani, nell'ottima interpretazione di Aimard, ho ripreso in mano il libro di Bertrand dilettandomi ad aprirlo a caso per cercare le assonanze che senz'altro Ravel deve avervi sentito. E piano piano, nell'alchimia fumosa delle parole che Bertrand usa con tanta maestria, la musica di Ravel ha cominciato a farsi largo e a restituirmi le immagini dei fantasmi interiori dello scrittore, quelle immagini che, assai baroccamente, lui stesso ci mostra di Parigi, della Spagna, del Piemonte.
E dal caos sono riuscita finalmente a scorgere il protògonos che, senza chiedere nulla in cambio, mi ha offerto una chiave di lettura nuova, sincera, utile alle mie incerte - ma volenterose - pretese di sapere.
E' un fatto nuovo, questo. La musica che riesce a restituirmi "immagini vive" di un testo che, a sua volta, mi rende più comprensibili le esigenze compositive di un musicista. Considererò questo giorno una pietra miliare per le mia modeste capacità ermeneutiche.

46.2

Mi vado sempre più convincendo del fatto che frequentare i pensieri richieda meno talento che intrattenersi con le parole. Forse è per questo che, non avendo talento, ho fatto di necessità virtù: nel senso che penso tanto e non parlo (quasi) più.


Bibl.
- Platone - La Repubblica
- Arthur Schopenhauer - Il mondo come volontà e rappresentazione
- Aloysius Bertrand - Gaspard de la Nuit
- Renato Calza - I prestigi della notte. Gaspard de la Nuit tra Aloysius Bertrand e Maurice Ravel
- Franco Rella - Il silenzio e le parole. Il pensiero nel tempo della crisi

Disc.
- Maurice Ravel - Gaspard de la Nuit (al piano Pierre-Laurent Aimard)

01 ottobre 2006

45.

Nietzsche mi dice che "non ci sono fenomeni morali, ma un'interpretazione morale dei fenomeni"¹, potrei mutuare questo pensiero affermando che non esistono "cause", ma solo interpretazioni "causali" di esperienze vissute.
Se così fosse, molti tasselli che compongono il mosaico della mia vita andrebbero al loro posto formando un disegno armonico, bello da appendere alle pareti dei giorni che ancora mi restano da vivere.

45.1

Ho notato che spesso gli esseri umani sono abbastanza inclini ad accontentarsi. A differenza di quanto possono credere alcuni, io penso che questo non sia un male, tutt'altro. Magari ne soffre un po' il bello, però ne gode la pace. E questo non è poco.

45.2

Non so se sia utile che io profani certi miei "misteri", perché qualora li rendessi "commensurabili" con la realtà, li toglierei alla giurisdizione del mito che, trasfigurandoli, me li lascia comunque intravedere, senza darmi però la possibilità di toccarli o, peggio ancora, di rovinarli per sempre.

Bibl.
¹Friedrich Nietzsche - Al di là del bene e del male