akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

31 agosto 2006

14.

Nel suo benemerito blog Remo estrapola un commento posto in calce ad un suo scritto precedente e lo eleva, assai opportunamente, al rango di scritto autonomo. L'argomento è interessante ed infatti ha sviluppato una nutrita e assai variegata serie di commenti. A me personalmente ha fatto ripensare ad un curioso trattatello pubblicato da tal Girolamo Marafioto, a Venezia, nel 1605 (opera che a suo tempo ebbe un discreto successo tanto da essere ripubblicata a Francoforte l'anno successivo e persino tradotta in latino - allora lingua franca in Europa - nel 1610).
In questo trattato, dal lungo titolo Nova inventione et arte del ricordare per luoghi et imagini et figure poste nelle mani (in latino De arte reminiscentiae per loca et imagines ac per notas et figuras in manibus positas), il Marafioto dà alcuni consigli utili su come fare a ritenere concetti e brani di discorso il più possibile nella memoria e, fra gli altri suggerimenti, ne indica uno assai curioso, cioè quello di fissare per la via le ragazze più floride e appariscenti, di imprimersi bene nella mente i loro movimenti e le loro grazie e di usare poi queste immagini per richiamare alla memoria i concetti o i brani che ad esse si sono associati.
Di per sé niente di trascendentale, infatti il trattato si colloca tra gli scritti minori di quella complessa corrente di pensiero che, da Quintiliano fino a Leibniz, passando per Raimondo Lullo e Giordano Bruno, aveva discettato sull'Arte della Memoria.
Ciò che rende curioso il fatto è che l'autore del trattato in questione sia un frate minore francescano il quale, con ogni probabilità, non aveva sotto mano alcuna immagine di santi con la quale mettere alla prova le proprie doti mnemotecniche.
Come dire su povertà e obbedienza non c'era problema, ma sulla castità si poteva chiudere un occhio (naturalmente se usata a fini di "studio", s'intende) o, meglio, aprirli tutti e due.
Credo che anche al giorno d'oggi, valga più o meno lo stesso criterio.
Basta che non si sappia in giro, naturalmente.

Bibliografia essenziale:
Frances A. Yates - L'Arte della Memoria, Einaudi, 1972
Paolo Rossi - Clavis Universalis - Arti della memoria e logica combinatoria da Lullo a Leibniz, Il Mulino, 1983

30 agosto 2006

13.

E' famoso (almeno per chi ha letto Svetonio) il quesito che sul conto delle Sirene pose l'imperatore Tiberio: "Quid Sirenes cantare sint solitae?" Ovvero: "Che cosa cantano le Sirene?".
Purtroppo la domanda, quasi affiorata dall'enigma del mito, restò senza risposta, perché Svetonio la mescolò ad altri interrogativi dimenticandosi poi di farci conoscere la replica degli ignoti grammatici, interlocutori del successore di Augusto
Perché parlo di questo? Primo perché il tema è bellissimo.
Secondo perché sono sempre stata affascinata dalle domande irrisolte di cui sono pieni i libri degli storici (più che di quelli propriamente definiti "di storia").
E infine perché oggi mi sono chiesta io stessa se mi affascinano di più le Sirene evocate da Platone o quelle immortalate da Omero.
Nel dubbio, di fronte a questo fondamentale enigma per l'umanità, farò come Svetonio: fingerò di dimenticare la risposta.
(Anche se i miei trascorsi forse mi tradiranno).

Rif. Svetonio, Vite dei Cesari, Libro III, cap. LXX
Platone , Repubblica, 617b - Cratilo, 403e
Omero, Odissea, XII, 1-200

29 agosto 2006

12.

Il nostro inconscio non conosce la morte. Per lui siamo immortali come gli dèi mitici. O come certi personaggi seriali dell'industria culturale.
Del resto, se così non fosse, chi vivrebbe più?

12.1

Ciascun appartenente al genere umano sente la necessità di perdersi e ritrovarsi, almeno una volta nel corso della vita.Lasciarsi andare, per ascoltare il suono dell'infinito e per cercare di intuire quello che ci attende oltre il confine ultimo del tempo che ci è stato dato. Ritrovarsi, per penetrare nel sottile mistero delle cose di ogni giorno, di tutti quegli attimi che passano senza uno scopo apparente e che quasi sembrano prendersi gioco del nostro esistere.
Il perdersi e il ritrovarsi per l'uomo hanno un nome: Odissea.
Un viaggio che inizia e finisce nello stesso luogo: e in mezzo il mare con il suo carico di stelle e di difficoltà.

12.2

In un passo del quattordicesimo canto dell'Iliade si legge che alcune divinità possono essere spodestate e spedite dalla legge che tutto governa ai confini dell'universo. Qui, in solitudine d'amore, non potranno più generare altri dèi, ma il loro eterno vivere si consumerà proteggendo e allevando nuove divinità, concepite da altri.
E' innegabile che il compito e il luogo emanino un fascino particolare.
E i versi, poi, sono di una modernità sconvolgente.
Quasi una profezia.

28 agosto 2006

11.

Taziano, un apologista cristiano del II secolo, uomo di origine sira, decisamente rigido, sentenziava che "la danza, la musica e la poesia sono peccato e il loro valore è nulla ".
Che bello che qualcuno non gli abbia creduto.
Michael Krüger, per esempio.
Ho "divorato" i versi (e la prosa) contenuti nel suo libro Poco prima del temporale e vi ho trovato i temi che amo: il tempo, visto nella sua proteiforme attività di arricchimento e consunzione della vita umana, l'idea del viaggio, la memoria, le (difficili) relazioni umane e molto altro ancora.
Il clima invitava a farlo, il silenzio anche, e così l'ho letto.
E' un volume complicato e prezioso, aspro e dolcissimo.
Che Taziano mi perdoni.

27 agosto 2006

10.

Quando il mito divenne storia e la storia vivere quotidiano, l'uomo era da poco apparso.
Forse si accorse del salto, forse non ci fece caso.
Di ciò che si lasciava alle spalle rimase il rimpianto, quello stesso che ogni tanto riaffiora alla memoria - o nei sogni - per rammentare un mondo svanito. Ma non dimenticato.
A volte mi sembra di percepire l'armonia lasciata da quel "salto".
Soprattutto quando rileggo Euripide.

26 agosto 2006

9.

Probabilmente il poeta mistico Henry Vaughan, vissuto nel Seicento, scrisse l'ultima visione pitagorica del cielo. Ne Il mondo, con un linguaggio caro a Tycho Brahe, racconta: "Io vidi l'Eternità, l'altra notte, / Come un grande anello di luce pura e infinita, / Tutto calmo e luminoso / E tutt'intorno al di sotto di essa il Tempo, in ore, giorni, anni, / Sospinto dalle sfere, / Si muoveva come una vasta ombra dove il mondo / E tutto il suo seguito erano trascinati...".
Per una curiosa associazione ho pensato a questi versi mentre leggevo questa notizia ed ho riflettuto su come doveva essere la scienza quando l'unico strumento possibile con cui scrutare il cosmo era la fantasia. Non che io pensi che fosse migliore rispetto a quella odierna, assolutamente no; però è innegabile che - mutuando un po' ironicamente una definizione musicale - allora era tutto in battere, oggi tutto in levare...

9.1

Le esperienze della poesia non hanno storia, non hanno nome, non si lasciano stringere dalla propria individualità o dal clamore appariscente. Si cancellano entrando a far parte del respiro del mondo come il colore delle stagioni e il vento che non si può trattenere.
Dileguano nel silenzio, con "passo d'addio"(*).

(*)Prendo in prestito quest'ultima espressione da quel genio lirico assoluto che è stata Cristina Campo.

25 agosto 2006

8.

"Le idee nascono dopo lunga osservazione", scrive Wilhelm Genazino nel suo curioso libro La stupidità dell'amore.
Questa affermazione cozza contro tutti i costrutti fenomenologici ma, non c'è che dire, ha un suo imperscrutabile fascino.
Un fascino dettato forse dalla curiosità che suscita l'eccentrico (e simpatico) protagonista del romanzo, un tizio che di professione fa addirittura l'"apocalittico" e che ha un motto che è tutto un programma: " Mi piace starmene qua nella pubblica irrilevanza".
Beato lui.

24 agosto 2006

7.

Mi capita sempre più spesso, in un'ora ben lontana dal risveglio, di essere sorpresa dal ricordo di un sogno fatto nel corso della notte precedente, dopo averlo rimosso del tutto fino a quel momento. Evidentemente non è così, si è messo semplicemente in atto un "principio di tutela", un meccanismo semi-automatico che cerca di tenere lontane le immagini nitide e dolorose di un ricordo.
Ma non è un buon servizio quello che la mente inconscia pretende di farmi, e il mio io lo sa, e prende le debite contromisure, risvegliando in me immagini ed emozioni affinché non vadano perdute.
Porgendomi insomma l'amaro calice affinché io lo beva fino in fondo.

7.1

Alcuni pensieri esposti nei commenti degli amici alle mie righe di ieri mi hanno fatto tornare in mente lacerti di un pensiero di Giovanni Arpino. L'ho cercato e alla fine l'ho trovato ne L'ombra delle colline. Il pensiero è questo:

"Ricorda questo, che a morire non s'impara. Non s'impara. Perché la morte tradisce sempre. E' sempre nuova."

7.2

E' un romanzo che parla di rinuncia Hotel Borg di Nicola Lecca, pieno di microstorie che come satelliti sfuggenti ruotano intorno al "fuoco" centrale del direttore Norberg e al suo particolarissimo concerto d'addio. Le pagine, asciutte e mai gratuite, trasudano di franche introspezioni, di dialoghi scarni e di lunghe descrizioni di luoghi e situazioni.
Tutto intorno un'Islanda meno "fredda" di quanto ci si aspetterebbe e come sottofondo lo Stabat Mater di Pergolesi, a regalare emozioni e a sottolineare le scelte dei protagonisti decisi ad uscire di scena da una vita per alcuni florida, per altri malsana, per altri ancora carica di incognite forse insopportabili.

"Una solitudine dolorosissima che segue tanta smodata compagnia: l'orchestra e il coro davanti e, dietro, il pubblico. Migliaia di occhi che erano avidi soltanto della sua musica, ma non di lui. Pensò: - Adesso non sono più niente: appena la musica finisce, anch'io finisco -".

Per le prossime giornate d'autunno, cupe e ventose, una lettura da non perdere.

23 agosto 2006

6.

Mi industrio ogni giorno per essere chiara a me stessa, pur sapendo che il confine della chiarezza rischia spesso di rasentare le lande desolate della stupidità.
Forse è inutile cercare di far rientrare ogni azione nel quadro di una - peraltro mai desiderata - lanterna magica, sebbene classificare l'inclassificabile, come scrivevo ieri, sia un bisogno umano (vano, non persuasivo, fatto di esposti astratti, spesso arguti e in malafede).
Eppure non mi vergogno di confessare che per me il dubbio e la mezza conoscenza sono sublimi stati di grazia...

6.1

Chi ha amato (e ama) Spoon River non perda Animator di Andrej Volos, libro dove il senso segreto della morte, con il suo carico di dolce - e spesso auspicato - riposo è ovunque, mentre quello della vita vi appare assai sfuggente, e perverso come non mai. Una lettura niente affatto inquieta o, peggio ancora, inquietante; anzi, sovente capiterà di alzare gli occhi dal libro per guardarsi attorno, chiedendosi se è la vera vita quella che, frenetica, pulsa nei destini e nelle strade del mondo, o non già una morte "in potenza".
Il libro offrirà sull'argomento ottime risposte.

22 agosto 2006

5.

La giornata è in amore. Si fabbrica magicamente attorno a un odore che io colgo nell'aria, a un suono che in apparenza sembra provenire dal nulla. E quell'odore ha un corpo, e quel suono ha un'anima e io li tengo in gabbia, come fossero il mio cuore.

5.1

Oggi mi sono letta d'un fiato I giardini incantati di Giampaolo Rugarli, un libro carico di sofferenze e disillusioni, ma anche "leggero", come sanno esserlo certe opere che guardano nei punti più oscuri di quella che ancora oggi ci ostiniamo a chiamare "umanità". Mi ha colpito molto il postulato dell'autore secondo il quale "si può classificare solo il disordine", cioè niente.
Sono d'accordo con Fiorella Minervino* quando ammette che "solo lo scrivere consente di accedere ai giardini incantati, moltiplicando, sublimando la vita con significati e senso".
E' vero, più volte mi sono resa conto che cercando di "classificare il disordine" (dello spazio, dell'anima) attraverso la scrittura, tutto mi è apparso di colpo più comprensibile, più semplice da decifrare. E in quei "giardini incantati", che a mano a mano diventavano le pagine riempite, le strade che percorrevo si facevano via via più regolari, i sentieri si trasformavano in luoghi conosciuti e il canto degli uccelli era un suono nitido sul quale modulare il mio respiro.
Per orientarmi meglio, per meglio tornare a conoscermi.

*il collegamento apre una pagina in formato .pdf

21 agosto 2006

4.

Mi sono sempre sembrate assai audaci (anche se non del tutto peregrine) le parole che Freud ci ha lasciato nei suoi Studi sull'isteria, secondo le quali da certi traumi sentimentali "si guarisce sempre per recidiva d'amore". In molti ameranno pensare che sia vero, io non ne sono del tutto convinta.

20 agosto 2006

3.

Da qualche parte attorno a noi esiste un'altra immagine del mondo e altri occhi per vederlo, ed è verso quel luogo che la mia storia si sta incamminando.

2.

Ogni momento della tua vita rappresenta una svolta e una scelta. A un certo punto hai preso una decisione. E tutto è andato di conseguenza. La forma è tracciata. Nessuna linea può essere cancellata.
Hai un solo modo per sopravvivere. Non ammettere eccezioni.

19 agosto 2006

1.

Il tempo sembra passare...
Il mondo accade, gli attimi si svolgono in una giornata chiara e luminosa dopo un temporale, quando la più piccola delle foglie cadute è trafitta di consapevolezza, e tu sai con maggiore sicurezza chi sei.

Don DeLillo - Body Art