133.
Dove, se non in Thomas Mann, si può leggere più limpidamente il senso dell'inguaribile spaccatura che ferisce e fa sanguinare il genere umano, adagiato in un presente spesso non scelto (ma sarebbe meglio dire mai scelto) e proiettato verso un futuro dai contorni tanto incerti. Parlo in special modo di quel testo cardine nell'opera dello scrittore tedesco che è La montagna incantata. Un classico del Novecento che odora però ancora profondamente di certa letteratura ottocentesca, sicuramente formativa ma mai didascalica.Nel giovane protagonista Hans Castorp c'è tutto il tormento della dualità, del rapporto già conflittuale fra temi scientifici e temi etici, tra gioia e dolore, tra conformismo ed "eccentricità" (nel senso letterale del termine). Tra "pianura", che è metafora del senso di responsabilità, e "montagna" che racchiude in sé il germe dell'incanto, dell'inconsueto, dell'utopico.
Riletto in poco tempo, in una giornata chiara, che - a tratti - sapeva di gioia.
(Su una panchina del giardino grande si è posato un pavoncello, bianchissimo. E' restato un poco e poi se n'è andato. Chissà da dove veniva, chissà dove andava. Forse si è perduto dopo qualche volo nuziale, non ritrovando più la gabbia dell'ammaestratore, o magari scegliendo volontariamente la libertà. A me è apparso come un messaggero, del sogno e dell'inganno. O magari della speranza, chi può dirlo.)
Il libro:
- La montagna incantata
L'autore:
- La voce dedicata a Thomas Mann (in Wikipedia)
- Portale interamente dedicato a Thomas Mann (in tedesco)
Bibl.:
- Marino Freschi - Thomas Mann
- Hermann Kurzke - Thomas Mann. La vita come opera d'arte
- Laura Bazzicalupo - Il sismografo e il funambolo. Modelli di conoscenza e idea del politico in Thomas Mann e Robert Musil
- Marianne Krüll - Nella rete dei maghi. Storia della famiglia Mann (un bel post da NonSoloProust)
133.1
Buffa cosa che è la vita - quel misterioso accordo di logica implacabile impiegata per uno scopo futile. Il massimo che ne puoi sperare è una qualche conoscenza di te stesso - che arriva troppo tardi - un raccolto di rimpianti inestinguibili. Ho lottato con la morte. E' la gara meno emozionante che si possa immaginare. Ha luogo in un grigiore impalpabile, con niente sotto i piedi, niente tutt'intorno, senza spettatori, senza clamore, senza gloria, senza il grande desiderio di vittoria, senza la grande paura della sconfitta, in un'atmosfera malsana di tiepido scetticismo, senza credere molto nelle tue stesse ragioni e ancor meno in quelle del tuo avversario. Se questa è la forma della suprema saggezza, allora la vita è un enigma più grande di quello che molti di noi pensano. Ero a un passo dalla mia ultima opportunità di fare una dichiarazione, e scoprii con umiliazione che probabilmente non avrei avuto nulla da dire...
Joseph Conrad - Cuore di tenebra
[trad. di Flaminio Di Biagi]
133.2
...O dolce mio amore, / confessa al viandante / che non abbiamo saputo morire / negandoci il frutto saporoso / e l'acqua d'oro, come la luna. / E aggiungi che non morremo più / e che andremo per la vita / errando per sempre.
Sergio Corazzini - da "La morte di Tantalo", in Liriche ed. Ricciardi, 1909



25 Comments:
At 27/12/06 9:25 AM,
heraclitus said…
thomas mann riunisce in sè la bellezza della letteratura ottocentesca e di quella novecentesca. proprio un grande scrittore, epocale.
At 27/12/06 9:31 AM,
roquentin said…
Ciao Clelia,
dal giorno di Natale ho iniziato a leggere i Buddenbrook (ero veramente in pena per non averlo ancora letto). Ho notato soprattutto in Antonie quel tormento della dualità di cui parli, e proprio per questo ho subito adorato il personaggio.
Buona giornata,
Roquentin
At 27/12/06 10:01 AM,
maria strofa said…
A proposito del pavoncello e di dove se ne sia andato mi viene in mente la famosa domanda del giovane Holden: "Dove vanno le anatre quando il laghetto di Central Park si ghiaccia"?
Thomas Mann è grande assai, accusato anche lui di non scrivere mai una riga sulla guerra nelle sue lettere, privilegiando invece tutte le funzioni corporee. Di Thomas Mann ne parlava ieri anche *non solo proust* (che saprai già perché hai nei tuoi link)
Una delle cose più belle scritte da Mann è "Una traversata con Don Chisciotte" saggio che si trova nel volume "Nobilità dello spirito" ora ricollocato in un volume di Meridiani.
I suoi saggi sono strepitosi (su Goethe , su Schopenhauer, su Gogol e altri)
La Montagna incantata è un gran libro: forse qualche discussione con Naphta appena un po' datata.
Cuore di tenebra: c'è poco da dire, libro stupendo: è quello che ha ispirato Ford Coppola per Apocalypse Now, vero? Brando sarebbe appunto Mistah Kurz... (non controllo se l'ho scritto bene)
Di Sergio Corazzini ho il libro Bur curato da Idolina Landolfi.
Sempre notevoli i tuoi post.
ciao
At 27/12/06 11:24 AM,
Clelia Mazzini said…
Stefano, per Mann - senza esagerare - hai usato davvero l'appellativo adatto.
Roquentin,...t'invidio perché ancora hai molte pagine da aprire / di un libro che ho già letto e che tu devi ancor scoprire... dice il poeta.
Quel che posso dirti è che non resterai deluso, ne sono certa.
Maria, notevoli sono le tue annotazioni, che - se permetti - considero ormai come parti integranti dei miei post (e di cui, ovviamente, faccio tesoro). Te ne ringrazio.
Un saluto caro a voi,
C.
At 27/12/06 11:52 AM,
Daniele said…
Quanto ho amato "Cuore di tenebra"...
Mia cara Clelia, non ti ho scritto gli Auguri, perchè -non so- mi sembrava una cosa che sminuisse le cose meravigliose che ogni giorno ci doni.
Ma il mio affetto sincero per te spero sia arrivato lo stesso.
At 27/12/06 12:18 PM,
Franci said…
Mette i brividi, Thomas Mann - e letto in originale (io l'ho letto in parte in un'estate dagli esiti catastrofali) ti trascina in un'atmosfera di sogno e irrealtà, da cui vorresti non dover più uscire.
Un abbraccio
At 27/12/06 12:24 PM,
Clelia Mazzini said…
Grazie del pensiero, Daniele.
OT (ma è importante): Approfitto del tuo passaggio per ricordare a te e a tutti gli altri utenti di Splinder che, da quasi una settimana ormai, la vostra piattaforma non diffonde più i feed RSS e Atom per i post pubblicati. Pertanto mi è impossibile segnalare alcuni brani che senza dubbio lo meriterebbero. Ho letto nel blog tecnico dedicato che, dopo la migrazione dai server canadesi, si sono manifestati anche altri problemi (per l'aggiornamento dei templates, per i commenti ecc.). Spero che tutto venga risolto quanto prima, in modo da poter tornare a fruire di quest'ampia fetta di blogosfera rappresentata da Splinder e da chi ci scrive.
Io aspetto, del resto è una cosa che mi riesce fare benissimo...
Ciao, C.
P.S. Stefano, grazie per la comunicazione (che mi dai nei commenti del post sottostante) ma, come hai potuto leggere, l'abilitazione dei feed del tuo blog è, per ora, fine a se stessa, essendo in corso questo problema tecnico generale.
---
Franci, ti ho appena segnalata. Interessante il nesso e il quesito che poni nel tuo ultimo post. Ci rifletterò.
Quanto al "gorgo di Mann", hai ragione, ci sono più volte finita anch'io. L'ultima ieri.
Ciao cara
At 27/12/06 12:31 PM,
dreca said…
scoprì Mann il primo anno d'università, iniziai con il classico Morte a Venezia e da allora si è ripresentato spesso nella mia vita, l'ultima volta a maggio di quest'anno durante una gita a Palestrina (un paese alle porte di Roma) dove ogni hanno si tiene un convegno sui fratelli Mann, anche perchè proprio lì Thomas scrisse Il dottor Faustus (che tra l'altro è il libro che mi è piaciuto di più di Mann...anche se - e me ne vergogno un po'- non ho ancora letto La montagna incantata)
At 27/12/06 12:49 PM,
Clelia Mazzini said…
Se il Doctor Faustus ti ha fatto quell'ottimo effetto, allora anche La montagna incantata non potrà che piacerti.
A proposito del primo leggi, se vuoi, l'interessante cenno che ne fa Gabriella nel suo blog (come ha giustamente ricordato Maria poco fa).
At 27/12/06 12:53 PM,
patrick said…
Non ho mai letto thomas mann Ho solo letto passi dei buddenbrook che sono quasi dei piccoli saggi di sociologia. Recupererò non appena avrò esaurito la coda di lettura, particolarmente consistente.
Ogni giorno il tuo blog è una continua fonte di indizi, di nuovi percorsi, di riletture, di inviti alla lettura e alla rilettura.
grazie ancora
patrick
At 27/12/06 1:04 PM,
patrick said…
Un'aggiuntatecnica sui feeds, visto che se ne è parlato. Suggerisco a chi usa splinder (che non ha mai avuto feed eccezionali) di attivarli su Feedburner - www.feedburner.com e risolvere così molti problemi.
patrick
At 27/12/06 1:19 PM,
Clelia Mazzini said…
Patrick, il bello dei classici è che sono lì a disposizione, non "scadono", non vanno al macero come tante prime edizioni (molte delle quali, a dire il vero, non lo meriterebbero). Basta prendere un appunto ed attendere il "tempo giusto", che, se si è veramente interessati, prima o poi viene sempre (ho notato che di solito è più "prima", che "poi").
Grazie anche per l'accorgimento tecnico, che incoraggio.
At 27/12/06 1:33 PM,
ladyoscar said…
molto interessanti, come sempre, i post di Clelia.
A proposito di Thomas Mann, che amai sempre e molto, vi rivelo solo che, nella vita privata, fu una tragedia. Lo dico con congnizione di causa, dato che mio zio ne sposò, anni fa, in America, la nipote.
E dopo averlo letto con passione quando appresi della sua ferocia nei rapporti affettivi, del vuoto cocente che lasciava intorno a sé, rovinando sulla parola "amore" e declinandola solo nelle assenze e nelle mancanze, vacillai un poco. Poi però, come al solito, so benissimo che, come dicono gli inglesi, Happiness writes white. Solo che a volte, forse, l'impegno relazionale, affettivo, è ugualmente importante, alla stessa "altezza" di quello letterario.
Del resto, la storia conta pochi scrittori capace di vivere rapporti sereni, soddisfacenti.
Di questo parliamo anche nell'ultimo numero di Silmarillon, che tu Clelia hai letto e segnalato (grazie, come sempre).
E a volte mi chiedo se il prezzo di un talento che sorge sulle ceneri di famiglie incendiate non sia un prezzo troppo alto...
Sempre oggi leggevo sul giornale della donna che "rubò" il marito di Sylvia Plath, e che si suicidiò nella sua stessa maniera, come ne fosse divenuta un funesto doppio (ne farò un post, prossimanente).
Anche lui, poeta sposato a una poetessa, fu incapace d'amare qualcosa che non fossero le parole.
ecco, ne vale sempre la pena? anzi, la penna?
ciao, clelia, ti abbraccio
francesca
At 27/12/06 2:01 PM,
mapi said…
Auguri di buone feste Clelia. Mi piace molto qui da te e mi piacerebbe averti anche qualche volta ospite nelle mie stanze. Ti segnalo un altro blog che gestisco da qualche mese
http://lucaniart.blogspot.com/
Un abbraccio carissimo Mapi
At 27/12/06 2:47 PM,
Clelia Mazzini said…
Forse, Francesca, sarebbe il caso di dire che sono pochi gli essere umani "capaci di vivere rapporti sereni, soddisfacenti". Gli scrittori non sono altro che la punta visibile di un modo di essere che è assai più comune di quanto, romanticamente, siamo portati a credere. Mettendo nero su bianco il proprio modo di vedere la vita, gli scrittori (e più in generale gli artisti) si offrono allo sguardo collettivo di coloro i quali tendono ad idealizzare un tipo di esistenza che, a dire il vero, appare ogni giorno tanto irrealistico quanto irrealizzabile.
A questo "scollamento" tra un modello ideale e la realtà contribuiscono in maniera sostanziale i "mass media", che continuano a proporre modelli sentimentali e di vita del tutto anacronistici (quando non addirittura francamente retorici).
A questo proposito mi piace segnalare una recente pubblicazione di Marsilio "I nuovi sentimenti" curata da Romolo Bugaro e da Marco Franzoso, dove 15 scrittori (e non) cercano di rimodulare, usando canoni più attuali, antiche parole "sentimentali" che, con il mutare delle generazioni, hanno senza dubbio cambiato il proprio modo di essere. In questa nuova "geografia" dei sentimenti ho trovato alcune tracce buone, altre più discutibili, ma comunque tutte degne di essere lette e annotate. Un esperimento davvero interessante che mi permetto di consigliare a tutti e di cui sicuramente tornerò a parlare (visto che ne ho terminato da pochissimo la lettura).
Grazie per l'invito Mapi, per adesso mi permetto di segnalare (nel box qui a fianco) la tua recensione al bel libro di Niffoi. Un'opera che ha lasciato tracce profonde anche in me.
Un saluto caro a voi,
C.
At 27/12/06 3:39 PM,
demetrio said…
a me piace questo salto proprio. Te che parli di Thomas Mann e ad un tratto succede *qualcosaltro*... E a me interessa questo *qualcosaltro*...
ciao
d.
At 27/12/06 9:00 PM,
tiziana said…
Clelia cara, ho letto La Montagna Incantata all'età di 16 anni... forse troppo presto per apprezzare tutte le sfumature che presenta e a cui fai riferimento.. rimasi colpita dai drammi interiori del protagonista, questo lo ricordo bene, così come dall'ambientazione quasi irreale.. l'ho trovato diverso da qualsiasi altro libro che avessi letto allora. E poi è rimasto lì. Ti ringrazio cara perchè mi hai fato venire una gran voglia di rileggerlo... ed essendo un ricordo a tratti nitido ma a tratti sbiadito, sono certa che potrò godere appieno di questa lettura. spero tu abbia trascorso feste felici. un caro abbraccio
At 27/12/06 9:26 PM,
Clelia Mazzini said…
In effetti, Demetrio, di salti "spazio-temporali" è piena la vita.
Non so se riuscire a coglierli sia effettivamente un bene. A non farlo, però, credo starei decisamente peggio.
E quindi mi concentro.
Tiziana, ieri mi è capitata più o meno la stessa cosa. Mi sono alzata, è riaffiorato un ricordo, l'ho collegato al libro, ho preso il libro dalla biblioteca ed ho iniziato a leggerlo lentamente, poi più velocemente, infine ne sono stata travolta. Per dirla tutta, quando l'ho terminato, non mi è sembrato per niente lo stesso libro che lessi poco più che adolescente.
Ma non è vero, sono io che non sono più la stessa.
E così una persona nuova ha letto un libro nuovo. In fondo non mi è andata poi così male...
Ciao a tutti e due,
C.
At 27/12/06 10:21 PM,
draculia said…
Il dualismo razionale-irrazionale trattato da Mann, come da tanti altri autori (I.Svevo, R.L.Stevenson, lo stesso Dante direi, solo per citarne qualcuno, in ordine sparso) fa parte di noi e la stessa realtà ce lo ricorda ogni giorno. Quel che, però, non ci aiuta di certo a progredire, è che la cultura imperante ( o pseudocultura) non solo non vuole ammettere tale dualismo, relegando ad un immaginario "diavolo" le pulsioni irrazionali umane, ma non fa che sottolineare quanto più sapiente, responsabile, rispettato dalle comunità (famiglia, scuola, società) sia l'individuo che RIFIUTI modelli di comportamento eccentrici e/o controcorrente. Se il diktat culturale è "lavora, produci, consuma" ogni altro atteggiamento sarà, per forza di cose, irrazionale.
Se la società è un'azienda ed ognuno deve svolgere il suo compito unicamente per sfornare beni, allora l'amore disinteressato per la cultura, il rapporto equilibrato con la natura, il rispetto dell'intelligenza e del corpo dell'individuo, per forza di cose son visti come utopici, e la montagna è sempre più alta e lontana.
Sai cosa credo Clelia? Che l'irrazionale ed il razionale siano solo due termini che servono a noi a catalogare pulsioni, atteggiamenti, pensieri; i quali, a loro volta, sono effetto di un'interazione tra uomo,contesto e storia personale. Si può essere egoisti o altruisti di natura , ma se il contesto sociale t'indirizza al rispetto dell'onestà, spontaneamente o per costrizione, l'onestà sarà reale e non ideale; costerà fatica, ci vorrà educazione e tempo da dedicare, ma il tempo confermerà che dove c'è la volontà di evolvere, l'evoluzione scatta.
L'incanto, dal momento che esista nella mente dell'uomo, può diventare realtà; semplicemente l'uomo prima deve fare i conti con la propria bestialità, addomesticandola, affinché quest'ultima non riemerga all'improvviso, distruggendo il bel giardino incantato, o scaraventandolo giù dalla montagna incantata stessa.
A presto e grazie per le belle letture che ci proponi
p.s scusa la lunghezza...non mi son controllata!
At 27/12/06 11:14 PM,
Clelia Mazzini said…
Non preoccuparti per la lunghezza è stato bello leggere ciò che hai scritto; le tue riflessioni in parte mi hanno ricordato il bel libro di Jack Goody, L'addomesticamento del pensiero selvaggio, che ho sempre ritenuto un caposaldo dell'antropologia culturale e un testo purtroppo letto e assimilato troppo poco rispetto al suo reale valore.
A presto.
At 28/12/06 12:03 AM,
Gabriella said…
Thomas Mann. Letto tutto. Letto sempre. Letto e riletto. In più, per me Mann significa anche musica (la musica del Faustus, la musica di Hanno, la musica di Von Aschenbach...).
In più...Ci sono scene de I Buddenbrook che io ho vissuto in prima persona in "real life" (non dico quali, fanno troppo parte della mia vita vera).
La Montagna Incantata: le pagine in cui Hans Castorp si trova bloccato dalla tormenta di neve sono una delle cose più belle che abbia mai letto. Il tempo si ferma, si ferma tutto. Solo il pensiero vive.
.... Certo, poi le pagine delle dispute Naphta&Settembrini risultano oggi molto datate e pure (diciamolo) molto noiose, ha ragione MariaStrofa. Ma a noi che importa? Quel che importa è il "Der Lindembaum" che Mann sceglie per chiudere il libro, e che segna la frattura tra un mondo che è stato e che non sarà mai più lo stesso. Con Il Lindembaum schubertiano Mann passa il testimone a Céline, che ci farà vedere cosa trova Hans Castorp quando scende dalla montagna incanta....
E poi i racconti. Ce n'è uno, dei meno famosi, che è semplicemnte agghiacciante. E' "L'inganno". In questo racconto la figura di Rosalie Von Tummler rivela, sulla fondamentale misoginia di Mann molto più di tanta dotta saggistica...Così come le scene di seduzione di Nefertari e Giuseppe in "Giuseppe e i suoi fratelli"...
Sai Clelia, mi hai fatto venir voglia di tirar giù dallo scaffale un libro su Mann che ho letto un decina d'anni fa. Magari poi ne parlo.
Ah. E non dimentichiamo Heinrich e Klaus. No, per favore, non dimentichiamoli.
At 28/12/06 1:17 AM,
Patrizia said…
Tanto tempo è passato e forse è ora di rileggerlo.
In questo periodo scelgo letture molto diverse e ti ringrazio per la tua attenzione.
Un pavoncello bianco che se ne va libero chissà dove...penso che sia stato un momento incantevole.
At 28/12/06 2:02 AM,
Clelia Mazzini said…
Gabriella, vedo che ho fatto riemergere molti ricordi letterari (e non), e che il mio post ha aperto vari squarci di interpretazione e critica letteraria. Bene, bene. Non posso che compiacermene.
Attenderò fiduciosa l'arrivo di ciò che preannunci e, nel frattempo, ti ringrazio per aver condiviso qui le tue impressioni.
Patrizia, sono convinta che ogni libro ha il suo tempo e che ciò che scrivi sul tuo blog meriti di essere segnalato.
Sì, l'incontro è stato davvero "intenso", non c'è dubbio.
At 28/12/06 10:19 PM,
Anonimo said…
Ho un'emozione strana stasera, quella di condividere, se pur con sconosciuti la mia antichissima e mai spenta, passione per Mann. mai capitato prima.
Avrei tante cose da dire, ma come fare, lo spazio è poco, il virtuale ci aiuta e insieme ci limita...Sopra al mio cassettone ci sono delle foto riportate dal viaggio di due anni fa a Lubecca:Mann da giovane, e i magazzini del sale, lungo il Trave , in un giorno autunnale...buona notte cari amici
At 28/12/06 10:29 PM,
Clelia Mazzini said…
Almeno in linea teorica i commenti su questa piattaforma (e in questo blog) non hanno nessun limite di spazio.
A presto,
C.
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