125.
Giulietta è in fondo molto saggia nella sua candida frenesia amorosa, quando dice: "O Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo?... Solo il tuo nome è mio nemico; ma tu sei tu, non un Montecchi... Oh, sii tu qualche altro nome!". Ma aggiunge anche: "... E che cos'è un nome? Quella che noi chiamiamo rosa, anche con un altro nome, avrebbe comunque il suo soave profumo...". E detto questo vorrebbe strappare il suo "profumo" per conquistare l'amato: "Il cielo si fa dell'amore, strumento per spegnere ogni gioia...".Una lettura come questa, che si eleva in un mondo arcano, senza confini di tempo e di spazio, riconcilia davvero con l'esistenza, con se stessi, persino con gli uomini che, pur descritti nelle loro miserie, sono comunque capaci di sollevare queste miserie all'altezza di un racconto sublime.
Sembra proprio che, quando intorno le contingenze ci opprimono, il dono dell'arte possa restituirci un momento di respiro e di fiducia; questo se non riduciamo questo "dono" a puro estetismo un po' vacuo, a dimenticanza, ad estraniamento, vivendolo invece, come esso richiede, e cioè come una pausa che riconcilia con l'impresa quotidiana del vivere, che aiuta a non dimettere supinamente la speranza.
Shakespeare sembra dire che la forza dell'odio e del sangue può distruggere la forza dell'amore; e neppure le escogitazioni un po' machiavelliche di frate Lorenzo riescono a sconfiggere la potenza delle rivalità. Ma il "bardo" dice anche che il sangue versato può essere il prezzo attraverso il quale, essendo "tutti puniti", si intravede la strada della ricomposizione, sia pure in una "pace aggredita".
Questo credo valga per i conflitti generali, ma anche per quelli individuali e persino per quelli personali, quando ciò che siamo stati si scontra con quello che vorremmo diventare e né l'uno né l'altro soccombe ma, con un destino diverso da quello degli amanti veronesi, ambedue possono unirsi per generare ciò che noi compiutamente siamo.
Coll. utili:
- La voce dedicata a Giulietta e Romeo in Wikipedia
- Un approfondimento da La Frusta
- Il testo integrale del dramma (in italiano)
125.1
Certi fatti (ma sono poi fatti e non, invece, minuti particolari, preziosi proprio per la loro volubilità, per la loro gratuità?), non tollerano una presa di coscienza e un giudizio, non tollerano neppure l'esame più superficiale. Non per loro vuotaggine e volgarità ma per l'incapacità della nostra mente ad approdare alla loro vera essenza: minuti particolari, movimenti del cuore e dei sensi, che non vanno sviscerati, capiti, criticati, ma solo vissuti, magari patiti, sì, patiti, perché nella dolcezza è sempre un morso amaro, il presentimento dell'inevitabile privazione.
Oreste Del Buono - Un intero minuto, ed. Feltrinelli, 1959
125.2
Riaverti così, sentire / in me che tu sei simile / al vento e agli anemoni. / Alle origini. Riaverti / dopo il tempo dell'abbandono / dopo gli oltraggi e l'odio / senza pentimenti, senza perdono. /
Sono stato lontano da te / per anni come uno che / vuole essere solo, più / solo di un muro diroccato / più immobile di un sasso / che non lambisce il mare. / Poi abbiamo incominciato / a viaggiare. /
Dove ci siamo incontrati, anima? In che piazza di / città, in che prato, / in riva a che torrente? / E ora sei qui, da sempre / simile al vento, ai fiori, / ai vulcani. /
Alle origini.
Giuseppe Conte - "Alle origini", ed. Lo Specchio, Mondadori, 1992



10 Comments:
At 19/12/06 3:28 AM,
Franci said…
Che riconcilia con l'impresa quotidiana del vivere e aiuta a non dismettere la speranza ... appunto. E grazie
F.
At 19/12/06 8:56 AM,
heraclitus said…
ma se i nomi ce li scegliamo noi, almeno in parte è quello che siamo.
io sono heraclitus.
At 19/12/06 9:04 AM,
maria strofa said…
Romeo e Giulietta è la quinta lezione di W.H. Auden nel libro "Lezioni su Shakespeare" (Adelphi)uscito da poco: dove il poeta dell'ansia ci spiega (via Kierkegaard di Enten Eller) perché in amore soltanto la tragedia possa rappresentare un fatto estetico: un amore riuscito, dice Auden, e consumato sino alla pensione dei due, non è rappresentabile. "L'amore romantico si lascia eccellentemente rappresentare nel momento, quello matrimoniale no" (Kierkegaard-Auden).
ciao
At 19/12/06 9:19 AM,
K. said…
nuda sunt nomina, di solito penso.
però una Clelia lariana fa veramente crepuscolar-risorgimentale.
e un po' lo sei.
At 19/12/06 11:06 AM,
roquentin said…
Mi piace quest'idea della ricomposizione, rientra in quell'ottica dialettica (quasi pascaliana, con qualche decennio di anticipo) che è sempre presente in varie forme nell'opera shakespeariana.
Ciao
Roquentin
At 19/12/06 11:38 AM,
Clelia Mazzini said…
Grazie a te, Franci.
Non è che hai scelto un appellativo da poco, Stefano...
Maria, è ovvio che tra i due "contendenti", in letteratura, l'amore romantico l'avrà sempre vinta.
Nella vita di tutti i giorni non saprei dire. Ma questo magari interessa poco.
Come scrivevo nei giorni scorsi, la letteratura ha solo marginalmente bisogno della vita "corrente", in quanto - solitamente - essa genera e frequenta una vita "altra".
Kerub, non so se lo sono, ma sicuramente mi sento tale. E' vero che in letteratura amo il cupio dissolvi del crepuscolo e, dal lato storico, l'epoca della nascita della nostra Nazione; nella vita magari sono (ero?) un po' diversa: è l'alba a farla da padrona nei miei gusti ed è (stata) la scienza ad "informare" il mio percorso culturale.
In questa "varietà" di interessi credo di aver trovato un certo equilibrio.
E me lo tengo stretto.
Roquentin, amo tantissimo i "processi combinatori" di ispirazione lulliana (in scienza, in letteratura in storia); alla luce di questo, spesso mi sento di "forzare un po' la mano" ad un testo per condurlo su territori che mi appassionano.
Non so se sia lecito farlo (certi critici magari storcerebbero il naso); ma quando siamo appassionati, e non abbiamo canoni di critica "istituzionale" da rispettare, credo ce lo possiamo anche permettere.
Del resto, azzardando qualche "tesi personale" su testi ed autori che mi sono cari, non credo di far del male a nessuno. A Shakespeare no di sicuro...
Grazie per le belle idee, e un saluto caro a tutti,
C.
At 19/12/06 12:13 PM,
dreca said…
la capacità dell'arte di dipingere anche ciò che ancora non era, o che forse è sempre stato, continua a meravigliarmi come la prima volta.
il nome proprio, il limite della dicibilità, ciò che solamente indica
At 19/12/06 1:59 PM,
Clelia Mazzini said…
Arte come "argilla" da plasmare, dunque.
Chissà che il vasaio non si celi nel nome che ci è stato imposto, o almeno in quello che ci siamo scelti...
At 19/12/06 3:59 PM,
tiziana said…
Carissima Clelia... sono davvero felice che si possa nuovamente commentarti... in realtà nell'ultimo periodo sono stata parecchio lontana dalla sfera dei blog, trascurando le letture ma anche i miei stessi "onori di casa"... ho continuato a leggerti con grandissimo piacere, anche se devo ancora recuperare questi ultimi giorni... per il momento ti mando un caro abbraccio, a presto... Tizi
At 19/12/06 9:16 PM,
Clelia Mazzini said…
Ciao Tiziana, ben ritrovata.
C.
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