118.
In una (abbastanza celebre) poesia¹ dedicata alla moglie, Attilio Bertolucci decanta le virtù e la bellezza di una rosa bianca e conclude con un paragone suggestivo ponendo in similitudine il fiore e l'amata: "E' un ritratto di te a trent'anni, / un po' smemorata, come tu sarai allora".Chissà per quale motivo da quando, appena adolescente, lessi per la prima volta questa lirica, ho sempre pensato che il limite della mia memoria "perfetta", si sarebbe piano piano incrinato intorno ai trent'anni. E' scientificamente provato che, in assenza di patologie gravi che anticipino la degenerazione dei tessuti neuronali cerebrali, l'epoca delle prime défaillances è assai più avanti nel tempo. Eppure io ho sempre associato questa età (più o meno la stessa che ho adesso) alle prime "incertezze" della memoria.
In passato non ho sempre posto l'attenzione come avrei dovuto su quel gran bel "regalo" che è la memoria. Sul fatto cioè che io sono ciò che ricordo e che il mio futuro dipende in larga parte dalla memoria di ciò che ho trascorso. Probabilmente questa mia "mancanza" è da ascrivere al fatto che in gioventù (...quando ancor lungo / la speme e breve ha la memoria il corso²...) non sempre si ha tempo e voglia per dedicarsi ai concetti metafisici relativi al nostro essere. E' più facile riflettere sull'argomento quando, per esempio, qualcuno ci saluta come un vecchio amico e noi non ricordiamo affatto chi egli sia; oppure quando ci irritiamo per avere "sulla punta della lingua" una parola, o il nome di un luogo - di cui siamo convinti di ricordare persino la lettera iniziale - eppure non riusciamo a richiamarlo alla mente. Tralascio di descrivere cosa accade quando, convinti di averle messe sulla mensola d'ingresso, non troviamo le chiavi di casa in procinto di uscire. Credo sia cosa abbastanza comune.
Incuriosita da questo mio graduale, ma crescente interesse per la memoria, ho trovato molte risposte a tante domande insolute in un ottimo libro di uno scienziato che da molto tempo si occupa di memoria. Nel suo volume Alla ricerca della memoria, Daniel L. Schacter, ne fa un racconto affascinante come un romanzo, con tanti riferimenti alla vita quotidiana. Io, per esempio, non sapevo che esistessero "campionati nazionali di memoria", ebbene una delle detentrici di questo "titolo", capace di mandare a mente migliaia di citazioni e di pagine di libri, confessa candidamente all'autore che, nella vita di tutti i giorni, è costretta a riempire di post-it la casa per ricordarsi le cose più futili, come - per esempio - quello che deve comperare al negozio di alimentari sotto casa... Addirittura un notissimo violinista racconta di aver dimenticato il suo preziosissimo Stradivari sul tettuccio della sua automobile e, con quel tesoro così esposto, ha percorso gran parte di una via prima che qualcuno lo fermasse appena in tempo per evitare il peggio.
Visto che delle molte cose interessanti che vi sono contenute comincio ad avere un ricordo un po' sfocato, ho deciso di rileggere questo bel libro.
Sempre che mi ricordi dove ho messo gli occhiali che - ne sono convinta - poco fa avevo appoggiato proprio qui sul tavolino vicino al divano...
Il libro:
- In cerca della memoria
L'autore:
- La webpage di Daniel L. Schacter sul sito dell'università di Harvard, di cui è direttore del Dipartimento di Scienze Psicologiche.
Note:
¹La rosa bianca di Attilio Bertolucci
² Alla luna di Giacomo Leopardi
Di memoria (ma in questo caso dell'arte della memoria) avevo già parlato, sia pur brevemente, al punto 14.
Bibl.:
- N. Pethes/J. Ruchatz (a cura di A. Borsari) - Dizionario della memoria e del ricordo (grazie a caracaterina)
118.1
Cari bambini, non bisogna domandarsi: "Che cos'è un animale?" ma "che cosa chiamiamo animale?". Ebbene chiamiamo animale una creatura con queste cartteristiche: mangia, nasce da genitori uguali a lei, cresce, si muove da sola e muore quando il suo tempo è scaduto. Ecco perché chiamiamo animali il verme, la gallina, il cane, la scimmia. E noi uomini? Pensateci in questo modo e poi decidete da voi se non è naturale considerarci degli animali.
Caro professor Einstein. Il genio della fisica risponde alle lettere dei bambini (a cura di Alice Calaprice)
118.2
Questi ultimi anni avuti in premio / hanno a volte il gusto un poco sfatto / di certe scatolette di tonno / che si mangiano ai bordi di un torrente / sull'erba corta, / dopo una camminata: / il vino è fresco / la bottiglia tra sassi e corrente.
Luciano Erba - "Questi ultimi anni"



17 Comments:
At 12/12/06 8:41 AM,
fulmini said…
Il bello della memoria è per me il ricordare, non il ritenere. Una cosa che riguarda il cuore e la testa insieme è degna di essere ricordata, naturalmente non come è, bensì resa allegra e triste, lunga e breve, dittoria e contraddittoria, insomma soggettiva. Buon giorno, Clelia, e buona notte.
At 12/12/06 8:52 AM,
heraclitus said…
quando si hanno tante cose da ricordare, le defaiance con la memoria iniziano prima. lo so.
At 12/12/06 9:01 AM,
delfi said…
ricordo ancora il tavolo bianco pieno di oggetti. distanziati l'uno dall'altro, capovolti, colorati.
"osserva tutto. hai un minuto."
e io guardo attenta. in silenzio e i codini che tirano, tanto mamma li ha stretti.
ad un cenno dell'uomo con il grande orologio, il tavolo è coperto con un lenzuolo.
poi le domande. tantissime.
parlarono a lungo con la mamma: avevo ricordato tutto.
come ora, ricordo quel giorno.
At 12/12/06 10:16 AM,
mat said…
Cara Clelia,
la memoria è sicuramente una parte fondamentale del nostro essere. Saremmo vuoti e sorpresi di ogni cosa senza di essa.
E' il meccanismo fondamentale che ci permette di ricondurre la realtà che viviamo ai nostri modelli mentali, che la intepretano e la "connettono" al nostro essere. In questo senso io ho sempre pensato la memoria come uno strumento di collegamento tra il mondo e noi stessi.
A volte però la memoria pone anche dei limiti alla nostra capacità di cambiare, di sperimentare, di inventare cose nuove: in questo senso vedo la memoria come un solco che ci porta in una direzione predefinita ed in qualche modo limita le nostre possibilità per il futuro.
Grazie davvero per le cose che scrivi ed anche per aver "riaperto" i commenti.
Ciao, mat
At 12/12/06 10:56 AM,
Matteo said…
Carissima,
non ho le Confessioni qui sottomano, in ufficio, altrimenti avrei copincollato qualche brano straordinario, che ora mi rimbalza confusamente nella memoria, sulla memoria scritte da quel gigante del pensiero che è Agostino. A più tardi...
At 12/12/06 11:06 AM,
Clelia Mazzini said…
Hai ragione, Pasquale, la memoria ha in sé (o almeno "può" avere) un valore catartico ma anche "sperimentale". Può insomma anche "trasfigurare" gli eventi, senza per questo renderli troppo irreali.
[E sulla sua soggettività non ho dubbi].
Stefano, in quel caso è bene applicare il "principio di Sherlock Holmes", liberare cioè la "soffitta della memoria" del molto materiale inutile che vi è stato in precedenza depositato. Il problema è la scelta su quale sia il "materiale inutile". Lo so.
La mnemotecnica è importante, Delfi, se - come dimostri - tutto è ancora così vivo e presente in te.
Mi rifaccio a quanto ho appena scritto in risposta a Pasquale sulla "sperimentalità" della memoria. Personalmente, Mat, io vedo più la memoria come un trampolino di lancio che come un freno. Ma i punti di vista su argomenti così "soggettivi" (appunto) e complessi, è ovvio che possano differire.
A più tardi, Matteo, sempre se ti ricorderai...
Un saluto caro a tutti,
C.
At 12/12/06 12:14 PM,
Matteo said…
Per non rischiare di scordarmi l'impegno di riprendere in mano il libro a casa, uso la rete e da qui copincollo:
"Grande è il potere della memoria: un non so che di terrificante, o mio Dio; un complesso profondo e infinito: e tutto ciò è lo spirito, e tutto ciò sono io. Che cosa sono dunque, o Dio? Quale la mia natura? Svariata, multiforme vita, immensa. Ecco, io vado trascorrendo e trasvolando qua e là, negli spazi aperti, negli antri, nelle caverne innumerevoli della mia memoria, tutti pieni innumerabilmente di innumerevoli forme di cose [...] mi vi addentro, anzi quando è possibile, né vi trovo limite, mai; tale è il potere della memoria; tanta la forza di vita dell'uomo destinato a vivere per la morte!"
(Agostino, Confessioni, X, Milano, Rizzoli,1996, p. 287.)
tratto da
http://www.emsf.rai.it/brani/brani.asp?d=298#links
un abbraccio
At 12/12/06 1:02 PM,
Ivano said…
L'argomento che hai trattato oggi mi ha fatto tornare alla mente L'ignoranza di Kundera in cui viene analizzata l'ingannevolezza della memoria.
A presto
At 12/12/06 1:06 PM,
Clelia Mazzini said…
Grazie Matteo, non che dubitassi della tua memoria...
Ciao Ivano, ben (ri)trovato.
At 12/12/06 3:08 PM,
Daniele said…
Clelia...
Sei così giovane che non posso non invidiare la tua profondità.
Invidio perchè sento che in me manca, e ne soffro.
Guardo spesso indietro, e la memoria m'inganna: traduce il passato in maniera inesatta, purtroppo.
At 12/12/06 3:25 PM,
Clelia Mazzini said…
Il passato è fatto per ingannare, o illude o delude, è il suo ruolo, non possiamo farcene un cruccio.
[E nel verbo che hai usato c'è la radice di ogni "tra-dire"].
Però mi sono resa conto che se la "mitigo" con un po' di futuro la memoria passata assume "toni" diversi.
Ma non saprei dire se questa sia una regola universale o personale.
At 12/12/06 4:53 PM,
Franci said…
A volte usiamo escamotage, 'depositi' della memoria come la rete, che (e la cosa mi irrequieta, confesso) sono veicoli di perdita della memoria. Quando non (che è peggio) finiscono per render memoria il presente. E ci rendon quasi cyborg, esseri privi di memoria propria, che è quel che ne fonda il 'Dasein'. (ho mescolato cose diverse, suggestioni da film e letture, ma l'inquietudine è tutta mia ...)
Un abbraccio.
At 12/12/06 4:56 PM,
Franci said…
E poi mi accorgo che hai linkato una recensione a P.K. Dick, credo di intravedere la linea, e sorrido ... (ché forse c'entra anche la Lasker-Schueler, mi sa) ;-)******
At 12/12/06 6:55 PM,
Anonimo said…
Certe volte penso alla memoria - e alla "storia" spesso vi è collegata - come a uno specchietto retrovisore in cui è necessario guardare ripetutamente per poter guidare e andare avanti. Per non scordare tutta la complessità, e l'ambivalenza, contenuta nella nuvola di concetti, abitudini, immagini, che chiamiamo "memoria", mi capita spesso di consultare un bel libro che ho già avuto occasione di citare di là, da me, e che mi permetto di riproporre qui. Nei link del post non lo vedo e non so se, in altra occasione, lo hai già menzionato tu, Clelia. Nel caso, scusa la mia disattenta smemoratezza :)
N.Pethes, J.Ruchatz
Dizionario della memoria e del ricordo
Bruno Mondadori
caracaterina
At 12/12/06 8:36 PM,
Clelia Mazzini said…
Franci, io penso che ogni mezzo, anche quello più elettronicamente "freddo", possa essere d'aiuto a recuperare "spazi di memoria". E' vero ciò che dici circa la paventata "memoria cibernetica" però, come scrivevo ieri in una risposta a Daniele, è anche vero che, grazie a questa, possiamo trascorrere del tempo qui a scambiarci le nostre memorie "collegate". E molte memorie parziali ci conducono a ritroso verso una diversa memoria totale. Almeno voglio sperarlo.
Caracaterina ti ringrazio per la giusta menzione del libro di Pethes e Ruchatz (che non ho mai citato in questo blog). E, attraverso di esso, colgo l'occasione per arricchire la bibliografia del post.
Molto bello il tuo esempio "automobilistico", lo sottoscrivo incondizionatamente.
Ciao care,
C.
At 13/12/06 5:18 PM,
dasar said…
Che bello il libro di Shachter. Grazie per la segnalazione.
Ricambio con "La donna che morì dal ridere e altre storie incredibili sui misteri della mente umana" di V. S.Ramachandran,
che mi pare di ricordare di aver letto .... :-)
At 13/12/06 9:24 PM,
Clelia Mazzini said…
Grazie, Dario.
Non l'ho letto e quindi seguirò con piacere il tuo consiglio.
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