akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

21 settembre 2006

35.

I Greci definivano l'angoscia come il rapporto tra il tempo della vita dell'uomo e il tempo dell' infinito: dal loro conflitto nasceva l'inquietudine. Sono infatti tempi troppo diversi, per i quali è difficile trovare una sintesi. Chi vi riesce potrà dire di aver bevuto ambrosia.

35.1

Stamani una foschia densa, leggermente indorata da un sole che stentava a filtrare. Alcune foglie di bronzo sono iniziate a scendere dai platani del giardino che dà a Nord. L'aria è ancora calda, quasi estiva. Però in me sento l'autunno, non solo quello atmosferico.
E ne gioisco, perché è la stagione più bella; quella che mi è più cara.

35.2

A volte mi stupisco rileggendo alcuni pensieri lasciati su qualche diario scritto cinque o dieci anni fa; mi fa meraviglia notare come le mie stesse parole mi siano diventate lontane, a volte persino estranee. Ma non provo alcuna pena, anzi, tutt'altro; e perché questo accada adotto uno stratagemma: immagino che esse provengano da qualche mio avo del quale, per caso, ho scoperto un diario nascosto.
E in fondo è proprio questo che è accaduto; perché muoversi tra le proprie parole scritte diversi anni prima è come sfogliare le pagine di un nostro progenitore.
Uno che non c'è più ma che ci ha permesso di essere ciò che siamo.

35.3

Lemuri, silenzi notturni, luci che tagliano stanze: ha inizio un'altra veglia d'attesa, una pausa fra due assenze.

Bibl.
- John D. Barrow - L'infinito. Breve guida ai confini dello spazio e del tempo

43 Comments:

  • At 21/9/06 8:11 AM, Anonymous Anonimo said…

    mi piace molto qui... tornerò a farti visita. ciao

     
  • At 21/9/06 8:12 AM, Anonymous Anonimo said…

    non ho lasciato un "segno"... www.simplest.splinder.com. Buona giornata

     
  • At 21/9/06 9:11 AM, Blogger fulmini said…

    oggi sei stata tu a commentarmi, Clelia - infatti ho pubblicato sul mio blog questo haiku:

    Va senza fretta /
    l'infinito in forma /
    di bicicletta.

     
  • At 21/9/06 9:31 AM, Anonymous giocatore said…

    35.
    "Gli orologi non vanno d’accordo, quello interiore corre a precipizio in modo diabolico o demoniaco o in ogni caso disumano, mentre quello esterno segue faticosamente il solito ritmo. Che altro può accadere se non che i due diversi mondi si dividano?” (Franz Kafka Diari, 16 gennaio 1922)

    35.2
    E' indubbio che noi siamo posterità di noi stessi, soprattutto nella scrittura, e in modo peculiare nella scrittura diaristica, autobiografica. Quella stessa scrittura che contiente, in potenza, un dialogo aperto con la nostra ipotetica posterità propriamente detta. E mi auguro soltanto che i nostri pronipoti (possibili) abbiano un po'di curiosità intellettuale (o di affetto) per sfogliare i nostri diari, ereditati.
    Eredità.

     
  • At 21/9/06 9:32 AM, Anonymous heraclitus said…

    l'uomo è nella misura di non essere, di non essere più e di non essere ancora, è un progettarsi e un farsi sulla base della propria costituzione passata. quindi sì, quello che fummo non lo siamo più ma ha influito su come siamo adesso, proprio come un avo.

     
  • At 21/9/06 9:43 AM, Anonymous Elena said…

    E la definizione dei Greci è davvero quella più veritiera e forte. L'angoscia di scoprire l'infinito e la nostra limitatezza.

    Mi è piaciuto molto il paragone tra la scoperta della Regolini-Galassi e le parole nel precedente post. Anni fa mi è stato raccontato un episodio simile da chi lo ha vissuto direttamente. Il colore delle pitture di una piccola tomba ha voluto offrirsi per un attimo agli occhi e poi è caduto.

    Un saluto, cara

     
  • At 21/9/06 11:24 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Per Simplest.

    Grazie per la visita e per la promessa. Se la prossima volta vorrai non comparire come anonima, spunta il cerchietto posto sotto la finestra di commento, quello con la scritta "altro".

    A presto, un saluto caro,

    Clelia

     
  • At 21/9/06 11:28 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Per Fulmini,

    sono lieta di essere stata (magari anche solo in piccolissima parte) fonte d'ispirazione per te.
    Ti ringrazio come sempre per i versi delicati.

    Ciao, C.

    P.S. Non nego che mi piacerebbe potermi rivolgere a te usando il tuo nome. Se un giorno ti andrà di scriverlo in coda ad un tuo haiku, ne sarò contenta.
    Ma solo se vorrai, la mia non è (e non sarà mai per nessuno) una richiesta perentoria.

     
  • At 21/9/06 11:39 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Sai Matteo, forse vado ancora un po' oltre rispetto a quello che dici tu; infatti, proprio alla luce di quanto entrambi affermiamo, credo che non sia necessario che chi un giorno avrà tra le mani un nostro diario sia per forza un nostro "pronipote" (inteso in senso strettamente familiare). Io amo spesso pensare che anche un ragazzo o una ragazza qualsiasi (anche in un futuro non molto prossimo) dotati di una buona dose di sensibilità, possano ritrovarsi tra le mani qualche mio quaderno sopravvissuto al tempo e all'indifferenza di qualche mio erede. Mi immagino i loro occhi che scorrono le mie righe quotidiane, scritte con un inchiostro liquido che loro magari non avranno neanche mai visto; immagino il loro sguardo stupito, la nascita di un pensiero, il desiderio di fare una ricerca, di far riemergere me o qualche accadimento che descrivo dall'oblìo della dimenticanza.
    Questa è per me "posterità", in questo senso sarei comunque un'antenata, non della mia famiglia (che comunque con me si estinguerà), ma di un'umanità "altra", che comunque io ho sempre sentito come "familiare".
    A loro, a tutti gli sconosciuti che apriranno le mie pagine scritte*, lascio volentieri questa "eredità"

    Ti ringrazio per il pensiero che mi ha ispirato altri pensieri, e ti saluto caramente.

    C.

    *Hai pensato, Matteo, che noi lasceremo anche queste pagine, voglio dire le pagine dei nostri blog? Forse è più probabile che la nostra "posterità" leggerà queste, anziché quelle polverose e scolorite trovate in qualche soffitta.

     
  • At 21/9/06 11:43 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Caro Stefano,

    la tua definizione "filosofica" si attaglia perfettamente a quanto io ho scritto in maniera un po' più prosaica e senz'altro meno efficace.
    Ti ringrazio per l'"avallo" e per la preziosa integrazione.

    Con affetto,

    C.

     
  • At 21/9/06 11:48 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Sì, Elena cara, ne parlano anche Orsi e Maiuri nelle loro memorie. A volte ho immaginato che l'emozione e il lasso di tempo che intercorre fra l'ingresso nell'ipogeo e il momento in cui il nostro occhio comincia ad abituarsi e a percepire la luce all'interno, possa generare in chi osserva una qualche forma di autosuggestione. Ma le testimonianze su quante entrambe riferiamo sono davvero tante, e questo mi lascia pensare che molte di queste "memorie" si riferiscano a fenomeni realmente accaduti (fenomeni del resto ampiamente plausibili scientificamente con il repentino cambio microclimatico all'interno delle tombe o dei siti sotterranei esplorati).

    Grazie per le tue parole, un caro saluto,

    C.

     
  • At 21/9/06 12:14 PM, Anonymous marvin said…

    "Colui ch'è formato dall'angoscia, è formato mediante possibilità; e soltanto chi è formato dalla possibilità, è formato secondo la sua infinità. Perciò la possibilità è la più pesante di tutte le categorie." S. Kierkegaard - Il concetto dell'angoscia.

    Questo leggevo stamattina infilato nella sigaretta dopo il latte freddo seduto da qualche parte nel cortile del mio ufficio. Nell'infinità del tempo, delle sue manifestazioni, sta l'angoscia d'ognuno. Possibilmente l'angoscia deriva proprio dal considerare il tempo, anzi l'esistenza tutta, come un genitore snaturato e privo d'interesse per gli affanni del figlio. Ma la vita non chiede d'esprimersi, in fondo. E riflettevo che Kierkegaard, pur sbagliando perchè legato ad una fede soltanto Sua, utilizza una terminologia sostituibile in tutto con quella del nostro comune amico Rensi: nel Caso, quindi esistenza, come dolore; nel concetto di individuo rapportato alla realtà; e soprattutto nella "Fede" di una verità indimostrabile - o meglio nel coraggio di guardarla dritta negli occhi senza false invenzioni ideali.

    Buongiorno cara Clelia,
    spero che l'altra te sognante abbia ben riposato.

    Andrea

     
  • At 21/9/06 12:30 PM, Anonymous giocatore said…

    Tu sai, Clelia, o forse no, che coltivo una poetica della carta e dell'inchiostro, e che colleziono grafie (fisionomie portatili) di blogger e non, e che faccio viaggiare un quaderno (il Quaderno Cartografico Viaggiante) per l'Italia al motto di "Torniamo alla carta!!".

    Concordo con te sulla visione estesa di "posterità" (potremmo dire che ogni lettore possibile è fratello nella posterità di tutti i lettori possibili)

    Confesso, però, che mi dispiacerebbe una sopravvivenza maggiore e più facile dei miei scritti su "bit" rispetto a quelli che hanno vinto l'attrito della pagina. Senza con questo voler sminuire la dimensione della Rete come efficace tradizione di un Sé "collettivo", partecipato. (che se no poi mi dicono che io preferisco sempre quello che sta fuori dalla Rete... ;-) )

     
  • At 21/9/06 12:42 PM, Anonymous remo said…

    ot

    anche questo, e non ho dubbi, potrebbe essere un bell'incipit

    Stamani una foschia densa, leggermente indorata da un sole che stentava a filtrare. Alcune foglie di bronzo sono iniziate a scendere dai platani del giardino che dà a Nord. L'aria è ancora calda, quasi estiva. Però in me sento l'autunno, non solo quello atmosferico.
    E ne gioisco, perché è la stagione più bella; quella che mi è più cara.

     
  • At 21/9/06 1:25 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Caro Andrea,

    faccio senz'altro mia la tua sintesi, e persino la citazione da Kierkegaard (autore che ho letto e leggo avidamente ma con il quale non sono riuscita ancora a trovare - senz'altro per mia colpa - un solo punto di sintonia -) mi è risultata accessibile e, per certi aspetti, persino condivisibile.
    Certo, se volgiamo lo sguardo al caro Giuseppe Rensi tutto cambia. Proprio ieri mi sono appuntata poche righe che mi sembrano ancora così attuali nel contesto odierno dove, sempre più spesso, sento aleggiare il richiamo ad una "ragione" che dovrebbe comunque (e persino "sempre") per alcune "autorità spirituali" sottostare alla "fede". Sono tratte della sua formidabile "Apologia dell'ateismo" (un testo del 1925 che - dopo tante ricerche - sono riuscita finalmente ad acquistare sul mercato antiquario. Te ne faccio omaggio, qualora non le conoscessi già:

    "...non si può credere per ragione, ma si crede solo soffocando e negando la ragione, piegandola e deviandola di proposito e preconcetto a suffragare fallacemente quel che già si vuole credere e costringendola a sofisticare se stessa per tener fermo a ciò che si vuol credere..." (gli incisi sono di Rensi stesso).

    Se prendiamo questo scritto e lo rapportiamo a quello delle "Lettere spirituali" e lo "relativizziamo" all'angoscia, il quadro è completo. Per Rensi del resto il piano era chiaro: l'uomo deve smetterla di delegare la soluzione della propria angoscia ad elementi esterni (o addirittura estranei) a sé. E' bene che egli inizi a farci i conti, perché su questo difficile crinale gli "appalti esterni" non servono, servono coraggio e consapevolezza e una buona misura di onestà intellettuale. Condizione quest'ultima che l'uomo dovrebbe tornare ad usare, almeno ogni tanto.

    Grazie per le tue parole, con affetto

    Clelia

     
  • At 21/9/06 1:31 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    E' vero Matteo dispiacerebbe anche a me che la telematica avesse il sopravvento sugli svolazzi della grafia (e su tutto ciò che essa di "plastico" contiene in sé, anche in ambito mnemonico). A volte però le nostre aspirazioni non sempre collimano con quello che il tempo ha deciso per sé (e quindi per il futuro).
    I nostri "messaggi in bottiglia" sono quanto mai fragili, labili sono le nostre speranze di essere comunque testimoni di un tempo che non ci apparterrà. Non possiamo che affidarci a loro, ai posteri, intendo, perché nella vita ho capito una cosa: che chi vuole cercare, qualcosa trova sempre.
    Speriamo allora che qualcuno trovi le tue preziose raccolte e sappia farne tesoro, perché esse meritano davvero di essere tramandate.

    A presto, un saluto caro,

    C.

     
  • At 21/9/06 1:37 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Remo caro,

    diciamo allora che stiamo parlando della tua lodevolissima iniziativa che tu stesso illustri >>>qui. Spero che, come ti auspichi, in molti rispondano al tuo "appello" in modo da poter leggere presto il resoconto che farai di questo interessante progetto.
    Per quanto riguarda il mio scritto, ti ringrazio per la considerazione, ma non credo in alcun modo che esso possa assurgere al rango di "incipit" (non soprattutto se rapportato a quelli che in molti ti indicheranno).
    Come ho scritto altre volte non credo di avere la "stoffa" per poter scrivere alcunché di narrativamente accettabile.
    Si tratta in fondo di una piccola paginetta di diario, nulla di più.

    Con affetto e riconoscenza,

    Clelia

     
  • At 21/9/06 3:02 PM, Anonymous Manuela said…

    ciao Clelia,
    ti ho scoperta grazie alle sempre utili segnalazioni di Luisa Carrada dal suo blog, e ora sei diventata una piacevole abitudine. Ogni giorno mi fornisci interessanti spunti di riflessione e ho già seguito qualche tuo consiglio di lettura.
    A presto
    Manuela

     
  • At 21/9/06 4:05 PM, Anonymous Daniele said…

    Amo, come te, l'Autunno, che quest'anno non vuole arrivare (con mia pena). E quei due tempi, sì diversi, li conosco.

     
  • At 21/9/06 5:10 PM, Anonymous tR said…

    Se è vero che in tre mesi rinnoviamo tutte le cellule del nostro corpo allora vuol dire che io sono da soli tre mesi? e quello che andava in giro col mio aspetto quattro mesi fa chi diavolo era?
    Saluti diurni (in questo siamo sfasati, Clelia)

     
  • At 21/9/06 5:15 PM, Blogger Andy Violet said…

    Mi pare quanto mai adatta la citazione di Rensi nei giorni di un papa-gate che ha avuto tra i suoi momenti più tristi il ribadire che il cattolicesimo è una religione razionale, basata sull'intellego ut credam, a dispetto delle componenti irrazionali proprie dell'islam.

    Complimenti, blog pulito e rigoroso, con un fare aforistico che mi aggrada particolarmente. A presto.

     
  • At 21/9/06 5:27 PM, Anonymous Kerub said…

    tempo di rileggere Bradbury, no?

     
  • At 21/9/06 7:04 PM, Blogger Player said…

    ma la vecchia posta funziona?

     
  • At 21/9/06 8:47 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Manuela cara,

    il piacere di conoscerti è mio; spero di poter approfondire questo nostro dialogo a distanza. Se vorrai intervenire attraverso qualche commento non farti scrupoli; come avrai notato a me piace molto ascoltare e anche rispondere agli spunti che mi arrivano dai miei interlocutori.

    Per intanto benvenuta e un caro saluto,

    Clelia

     
  • At 21/9/06 8:51 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Ciao Daniele,

    vedrai che il nostro caro autunno arriverà, stai tranquillo, non potrà celarsi ancora per molto dietro le gonne dell'estate.
    Quanto ai tempi, conoscerli non è poco, credimi. La consapevolezza non darà accesso all'ambrosia, ma ha comunque i suoi pregi.

    A presto, C.

     
  • At 21/9/06 8:56 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Non chiederlo a me Rodolfo, chiedilo a colui con il quale fai conti tutte le mattine al risveglio. Lui dovrebbe sapere qualcosa dell'avo sconosciuto, almeno lo spero per te...

    Un saluto affettuoso,

    C.

     
  • At 21/9/06 9:24 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Benvenuto Andy, e grazie per le (immeritate) parole di apprezzamento. Concordo sull'inopportunità di certe affermazioni, ma temo che dietro di esse vi sia una strategia ben precisa che con il "dialogo" ha ben poco a che fare. In alcune persone c'è quasi una compulsione ossessiva verso la propria (creduta) superiorità e in genere la Storia non trae mai molto beneficio da elementi del genere, anzi...

    A presto, C.

     
  • At 21/9/06 9:25 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Kerub caro,

    non ho mai smesso di frequentare Bradbury (magari non ricorderai certe nostre dissertazioni al riguardo avvenute durante la "vita precedente").
    Grazie comunque per avermi ricordato l'importanza di questo autore, non solo per quanto ho scritto oggi, ma per molto altro ancora.

    Ciao, C.

     
  • At 21/9/06 9:27 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Non uso la posta elettronica, Matteo.
    Mi spiace,

    A presto, C

     
  • At 21/9/06 9:58 PM, Anonymous Livia said…

    Ho scritto tanto, durante questo duro anno che è passato, riguardo la divisione dei mondi: ho sentito chiaramente il mio mondo interiore che andava a sbattere contro la realtà, la triste realtà (almeno allora mi sembrava tale). Ho sentito l'angoscia, derivante forse dal fatto che la nostra coscienza rifiuta la nostra mortalità, la nostra non-importanza a livello eterno (almeno, non l'importanza che vorremmo). Le mie emozioni mi hanno dato modo di riflettere su tutta la mia vita, su come percepivo me e come percepivo il mondo. E ho scritto. Ho scritto dei miei sogni, delle mie speranze, delle mie emozioni. Ho pensato seriamente di poterne trarre un libro (su questo, cara Clelia, sono molto più superba di te, e a torto ovviamente).
    E poi? Poi per non cadere, per non peggiorare, ho smesso. Smesso di crogiolarmi nei miei malesseri, col risultato che il libro (una cinquantina di pagine) è rimasto lì, solo, ed è una presenza scomoda, so che c'è ma non lo apro. Quando lo rileggo sono molto contenta di come abbia potuto esternare emozioni così complesse, anche se non devo essere io a dirlo; ma ora non voglio leggerlo. Oggi ho deciso di farmi aiutare, di non essere più triste, di migliorarmi nei rapporti con gli altri, di cambiare ciò che di me non va bene. Ho paura, certo, paura che qualcuno possa portarmi via me stessa, ma ormai non mi riconosco più in questa me delusa e quasi sconfitta, quindi dovrò correre il rischio, nonostante sia filo-popperiana (mi spiace Clelia :). In attesa di poter realizzare i miei sogni. E chissà che tra qualche mese non riesca a non avere più paura di ciò che ero, e magari a dare una degna fine al mio piccolo pezzo di carta, che mi ha tanto aiutato e che magari potrà continuare a farlo. Ma spero sempre, un giorno, di poter accettare il fatto di essere un piccolissimo atomo dell'universo che fu, che è e che sarà, e di sentirmi importante proprio per esserne solo un atomo; concetto così caro agli alchimisti e alle religioni orientali.

    (grazie per lo spazio e scusami per lo sfogo)

    Livia

     
  • At 21/9/06 10:57 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Non devi scusarti, Livia cara, sai che non ho mai posto limiti di spazio a chi decide di dedicarmi un po' del suo tempo.
    Come ho avuto modo di scrivere da te, qualche giorno fa, l'identificazione del problema coincide in larga parte con una sua possibile soluzione. La consapevolezza di essere riuscita ad uscire da una "condizione critica" è già un passo avanti verso la definitiva liberazione dal gioco della paventata nevrosi.
    Coleridge scrive nei suoi "Appunti": "...Esplorò la sua anima con un telescopio. E tutto quanto vi appariva irregolare egli vide e dimostrò essere splendore di costellazioni. E aggiunse mondi e mondi nascosti alla coscienza...".
    Prendo spunto da questo per invitarti a riflettere che non sempre il rovello, l'introspezione, l'angoscia legata (solo in apparenza) ai grandi temi della vita sono compagni scomodi. C'è chi su di essi ha costruito architetture fantastiche; proprio stamane parlavamo di Kierkegaard, ma anche di Rensi. Kerub stasera ha citato Bradbury (e non ti sembri peregrino l'accostamento dell'ultimo ai primi due, perché non lo è; non del tutto almeno). Mi vengono in mente Orazio, Leopardi, Schopenhauer, Cioran, Emily Dickinson, Antonia Pozzi persone di cui più volte ho parlato e che hanno saputo trarre tesori dall'angoscia.
    Non che mi auguri che qualcuno diventi un assiduo frequentatore di questo "fantasma scuro", come ebbe a chiamarlo Rank, però - è inutile negarcelo - assumere l'idea che prima o poi dovremo farci i conti non vuol dire piegarci alla sua volontà, ma rafforzare la nostra.
    Dunque ascolta colui o colei a cui ti sei affidata per farti aiutare, ma ascolta soprattutto te stessa. Sei tu la persona con la quale dovrai fare i conti, sei tu quella che deve decidere se e quando percorrere una strada. Qualcun altro potrà indicartela, ma non percorrerla per te.
    Te l'ho detto altre volte, non mi pare ci siano elementi per i quali ti devi preoccupare, ma riconosco che da lontano è difficile giudicare. Tu però sei vicina a te stessa; ascoltati, rifletti, pondera le decisioni.
    Agisci.

    Con affetto,

    Clelia

     
  • At 21/9/06 11:12 PM, Anonymous aitan said…

    Io, fino a prova contraria, sono immortale, e sfido chiunque a confutarmi in vita.

     
  • At 21/9/06 11:45 PM, Anonymous Livia said…

    Grazie mille dei pensieri e parole così cari che hai avuto per me.

    E scusa ancora se come al solito sono stata un po' OT, ma tengo tanto al tuo giudizio e ai tuoi ottimi consigli; cercherò di non abusare più della tua gentilezza :)


    Un abbraccio


    Livia

     
  • At 22/9/06 3:50 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Mai mi sognerei di distoglierti dal tuo "stato soave", caro Aitan, spero solo che la verifica "...anco tardi a venir non ti sia grave...".

    Un saluto caro,

    Clelia

     
  • At 22/9/06 3:52 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Abusa quanto vuoi, Livia cara e, ti ripeto, non scusarti.
    Non ne hai ragione.

    Un abbraccio,

    C.

     
  • At 22/9/06 9:15 AM, Anonymous Elena said…

    Io non desidero lasciar tracce di me (mi considero del tutto insignificante), ma mi consola raccogliere e far mie le tracce lasciate dagli altri.

    Un saluto caro

     
  • At 22/9/06 9:48 AM, Anonymous giocatore said…

    Allora scriverò qui la breve nota inviata alla vecchia posta:

    "non della mia famiglia (che comunque con me si estinguerà)"

    Mi ha colpito molto questa ineluttabilità legata al concetto di estinzione (certo, non è obbligatorio avere figli....), messo lì, lasciato cadere in un inciso tra parentesi, eppure così significativo. Privato. Intimo, direi.

     
  • At 22/9/06 11:58 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Carissima Elena,

    è un proposito notevolissimo, il tuo, al quale senza alcun dubbio mi sento di aderire incondizionatamente. Del resto la citazione che avevo fatto >>>qui, ben indicava i miei stessi propositi.

    Con affetto,

    Clelia

     
  • At 22/9/06 12:18 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Matteo caro,

    anche quel mio proposito non è una novità, poiché ne avevo parlato a lungo in alètheia con altri commentatori. Comprendo la tua sottolineatura e forse anche il tuo possibile sconcerto, ma sul fatto di non avere figli non ho mai avuto dubbi. Questo fin da ragazza. E tuttora che mi sto lentamente avvicinando ad un'età "critica" non ravviso nessun segnale che mi possa far cambiare idea.
    Non ammanterò il discorso con vaghi motivi "etici" perché non ve ne sono. E' solo una mia personalissima scelta che, come dici bene tu, è senz'altro privata. Puoi immaginare quante infinite discussioni essa abbia ingenerato, quando ancora - fino a qualche anno fa - io "vivevo nel mondo".
    Discussioni per me francamente incomprensibili ed alle quali non ho mai, dico mai, partecipato, perché (e qui forse ti sembrerò arida), mai nessuno è riuscito a convincermi dell'assoluta necessità di avere dei figli.
    Questo per dirti che comprendo le tue perplessità ed anche per rassicurarti sul fatto che, anche se avessi deciso di "generare", la mia famiglia si sarebbe "estinta" ugualmente, essendone io l'unica erede e ricevendo dunque la prole il cognome del mio eventuale marito.
    Ma, come ti ripeto, questo è un problema che non si pone perché l'idea di procreare non mi ha mai nemmeno per un attimo sfiorata e, credo, non lo farà mai.
    Si tratta di una scelta come un'altra, secondo me nella vita ve ne sono comunque di molto più importanti e/o determinanti.

    Un caro saluto e grazie di avermi dato (anche questa volta) la possibilità di chiarirmi con te,

    C.

     
  • At 22/9/06 1:37 PM, Anonymous Matteo said…

    Ho sincero e profondo rispetto per le tue scelte, e mai mi inoltrerei in una difesa della procreazione come "necessaria" (la natura ci prende in giro e ci inganna con la procreazione e suoi annessi e connessi, direbbe forse Schopenhauer...).

    La mia perplessità era di ordine stilistico, di tono: all'inmprovviso un dato così intimo, tuo, all'interno del commento, mi colpiva. Di più: mi chiamava ad approfondire il tema con te, privatamente (ma ho visto che non usi corrispondenza e-mail).

    Sull'estinzione del cognome, ti segnalo proposte di legge illuminate e recenti che permetterebbero di dare il cognome della madre, o di entrambi i genitori (come in spagna), soluzione che vedrei con molto favore ;-)

    un caro saluto

     
  • At 22/9/06 1:52 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Sì, ho letto di quelle lodevoli (una volta tanto...) iniziative parlamentari. Ma temo che in una società come la nostra, ancora così radicata in una visuale "tradizionale" e con la presenza così "ingombrante" della Chiesa cattolica, siano poco più che chimere.

    Ricambio il tuo saluto e ti ringrazio per il piacevole (e civile) scambio d'idee,

    C.

     
  • At 22/9/06 3:34 PM, Anonymous Patrizia said…

    L'angoscia nasce dalla consapevolezza della caducità. Quando mi coglie l'inquietudine, sento la pesantezza di questa condizione.
    Spesso rifletto sulla morte, sul suo spreco di possibilità che mi sembra veramente insensato. La mia concezione religiosa dell'esistenza non è forte abbastanza - o non lo è sempre - da superare questo scoglio.

     
  • At 22/9/06 9:35 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Consòlati, Patrizia, nessun credo religioso o filosofico potrà differire o - meno che mai - risolvere il rendez-vous che tanto ci inquieta. Ma il nostro inconscio ci aiuta, dandoci nei momenti di felicità, pace ed equilibrio la possibilità di credere (di illuderci?) che la vita sia altro che quello spreco di cui parli giustamente tu. Questo a volte basta per condurre un'esistenza il più possibile in pace con se stessi e con il prossimo.

    Un affettuoso saluto,

    Clelia

     

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