akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

24 maggio 2008

745.

Non è per i suoi sentimenti personali, per i sentimenti scaturiti da particolari eventi della sua vita, che il poeta può risultare interessante o degno d'attenzione [...]. Il sentimento che dominerà nella sua poesia sarà invece molto complesso, ma non della complessità dei sentimenti di coloro che hanno sentimenti molto complessi o insoliti nella vita. Anzi, in poesia è un errore di eccentricità voler esprimere a tutti i costi i sentimenti umani nuovi; cercando la novità dove non può esserci si scopre il perverso.
Al poeta compete non di trovare nuovi sentimenti, ma di servirsi di quelli ordinari e, elaborandoli nella poesia, di esprimere sensazioni che non sono presenti nella realtà dei sentimenti [...].
La poesia non è un libero sfogo di sentimenti, ma un'evasione da essi; non è espressione della personalità, ma un'evasione dalla personalità. E' naturale, però, che solo chi ha personalità e sentimenti sappia che cosa significhi volerne evadere.

Thomas Stearn Eliot
da Tradizione e talento individuale



Alba, figlia del pianto, ricomponi la stanza
nella sua pace di cosa grigia,
nel suo ordine il cuore. Tanta notte
chiedeva a questo fuoco di calmarsi e finire...
La fiamma sopra queste tavole fatta cenere
crescerà altrove in un'altra chiarezza?
Alba, solleva, prendi questo volto senz'ombra
e colora a poco a poco il tempo ricominciato.

Yves Bonnefoy

da Poesia francese del Novecento
Ed. Bompiani, 1985
[versione dal francese di Diego Valeri]

23 maggio 2008

744.

Milano, la grande città del fracasso, dopo aver mandato a casa l'ultimo ubbriaco, si sprofondò nel silenzio grave delle piccole ore di notte. A San Lorenzo sonarono due tocchi languidi, rotti dalla neve, che cadeva a fiocchi larghi. Il Berretta, buttato l'ultimo pezzo di legno nel caminetto, fregandosi in fretta i ginocchi, brontolò in fondo alla gola: «Basta, finirà anche questa».
Nella stanza vicina, dove malamente ardeva una candeluccia benedetta, stava nel suo letto distesa la povera signora Ratta, morta, vestita di una logora gonnella di cotone color terra secca, con in capo la più sgangherata delle sue cuffie famose e sulle gambe sottili un paio di calze di filugello bigio. Il portinaio Berretta, che aveva aiutato i becchini a collocare sul letto la povera cristiana, che le aveva legate non senza fatica le mani colla corona del rosario, non poteva ora togliersi dagli occhi il fantasma della morta benedetta, quantunque l'uscio della stanza fosse chiuso con due bei giri di chiavetta, e lui, imbacuccato nella pistagna d'un suo antico tabarro fin oltre gli orecchi, voltasse le spalle all'uscio, e cacciasse la testa tutta quanta nel vano del caminetto. Per non irrigidire nella paura, che è la più gran cosa fatta di niente, il portinaio, che non aveva ereditata da natura un'anima di drago, due o tre volte si sforzò di ragionare su cose inconcludenti, di appassionarsi, di accalorarsi nei pensieri, di ripetere gli avvenimenti della faticosa giornata suscitando in se stesso dei rancori e delle smanie, per aver un motivo di brontolare e di rompere quel tremendo silenzio di morte, destando degli stimoli d'egoismo colla prospettiva d'una grossa mancia, o d'un lascito, o di qualche regalo...

Emilio De Marchi
Arabella (incipit)

20 maggio 2008

743.


Tre brevi articoli, un po' datati ma ancora validi per ricordare la figura di Giuseppe Rensi, filosofo italiano del primo Novecento,
scettico, nichilista e ateo.
Il fatto che nell'Italia clericale di oggi, salvo lodevolissimi esempi, egli sia pressoché dimenticato, non stupisce; così come non stupisce che lo sia qui in Svizzera, di cui peraltro Rensi fu un autorevole parlamentare, coraggioso nel portare avanti il suo magistero filosofico, audace nelle sperimentazioni teoretiche, saggio e inascoltato nelle sue conclusioni morali.

Per chi non lo conoscesse, una possibilità d'incontro.
_______________________

Etsi omnes non ego

è il bellissimo epitaffio che campeggia sulla sua tomba, nel cimitero monumentale di Staglieno a Genova (dove Rensi insegnò filosofia morale fino a quando i fascisti non lo privarono della sua cattedra).
Visitai la sua tomba molti anni fa, per mano a mio padre che mi indicava il cippo pronunciando parole per me allora incomprensibili.
Dovrò tornarci prima o poi.
Per ricordarmi e ricordarli.
Tutti e due.

(Anche se oggi la "Superba" è molto cambiata, mi pare).

19 maggio 2008

742.

18 maggio 2008

741.


Oggi ho rivisto il mio concetto d'infinito.
L'ho fatto per un semplice pezzo di giardino, quello che dà sul laghetto delle tinche, e anche per l'ombra lunga che dal tiglio è partita veloce verso il campo di confine.
Ieri ho assistito al parto della giumenta di R., tutto si è svolto bene. Il puledro aveva gli occhi azzurri. Ma non è per questo che ho rivisto il mio concetto d'infinito.
L'ho fatto solo per darti un po' di spazio in più.
So bene che la tua libertà è preziosa, ma so anche che non ne disporrai per sempre.
Quando terminerà, ricordati che qui c'è ancora un po' di spazio per te, fra il lago delle tinche e il tiglio verso il campo.
Per ora ci correrà il puledro di R., poi si vedrà.

17 maggio 2008

740.


Socrate: E che errore abbiamo commesso, secondo te, straniero, nelle nostre analisi concettuali?
Straniero: Lo stesso errore, Socrate, che si compie quando si tenta di dividere in due il genere umano, e lo si divide come fa la maggioranza della gente da queste parti. Da un lato si pone la razza ellenica, intesa come un'unita isolata dal resto del mondo; dal lato opposto si pongono tutte le altre razze, prese in un solo fascio, benché siano infinite e spesso tra loro estranee o discordanti. E poiché si dà loro il nome unitario di "barbari" si pensa, in virtù di questa stessa denominazione unitaria, che sia unitaria anche la loro razza.

Platone
Politico
§ VI, 262-263a

°

Ay niña
yo te encuentro
solita por la calle...


16 maggio 2008

739.


Riposano nella culla dolce del mito
i dodici auspìci dell'acqua, così come dodici
sono anche le profezie di questa primavera.
Si sveglieranno pronti a combattere,
a ripercorrere i segni e i tempi di una tradizione
ormai perduta.
La loro memoria annuncia l'avvento
del periodo dei Poeti
e con loro appariranno cavalli e leoni
dagli sguardi e dai gesti enigmatici;
arriveranno dall'Orixà
assieme a dodici lampi che cambieranno
il corso dei mesi.
Al loro risveglio tutto crescerà a dismisura,
non esisteranno più tempo o spazio;
tutto sarà avviluppato dall'arcano,
come
radici che sbucano da terra.

Si meraviglierà il mercante
e stupirà il bifolco,
nel mentre
saranno abbattuti i templi
che dèi stranieri edificarono
e imposero.

Per ogni fine, un nuovo inizio.

Pablo Armando Fernández
da Salterio y lamentación, 1953
ried. Editorial Carieva
Santo Domingo, 2003

15 maggio 2008

738.


Il suo ultimo giorno, dopo aver chiesto ripetutamente se fuori vi fosse agitazione per causa sua, preso uno specchio, diede ordine di pettinarlo [...] e fatti entrare gli amici, chiese se, a loro parere, avesse ben recitato la commedia della vita, e soggiunse anche la consueta formula finale:

"Ora, se tutto vi piace in questo scherzo,
fate un applauso, fate, orsù, gran festa..."

Poi, congedati tutti [...] spirò improvvisamente tra i baci di Livia, dicendo queste parole: "Livia, vivi nel ricordo del nostro grande amore. Addio". Ed ebbe così una fine dolce, come sempre aveva desiderato.
Infatti, ogni volta che aveva sentito dire di qualcuno che era morto rapidamente e senza soffrire, augurava a sé e ai suoi una simile eutanasía¹, com'era solito chiamarla.

___________________________________
¹ εύθανασíαν, in greco nel testo originale

°

Come si svolge un'opera teatrale, così procede la vita: non importa la lunghezza, ma la qualità della rappresentazione. Non conta un bel niente dove concluderai la tua esistenza. Portala a termine dove vorrai, imponile soltanto una fine come si deve.

Lucio Anneo Seneca
Lettere a Lucilio
§ 77, 20

14 maggio 2008

737.

...Il tempo
è un battito di minuti che si sente
a intervalli e si perde e ritrova
senza spavento, mentre l'ultima
luce del giorno s'appende a un comignolo
solitario, al curvo viandante
che se ne va e non torna sino all'anno
nuovo. Allora si sarà aperta l'aria
un'altra volta, le strade tenere
nel disgelo porteranno qua e là
in una confusione di raffreddori e di auguri,
i piccioni nel prato, le lenzuola nel cielo
la posta del mattino azzurra fra le mani.

Attilio Bertolucci
da La capanna indiana



°

...if you go away as I know you must
there is nothing left in this world to trust
just an empty room full of empty space
like the empty look I see on your face
can I tell you now, as you turn to go
I'll be dying slowly till the next hello
if you go away...


13 maggio 2008

736.

In fondo l'orizzonte non è che una riga
che digrada sempre più
verso il basso

Lo fa piano piano
fin quando al di sopra
anche il cielo annerisce e scompare

Ernst Jandl
da Der gelbe hund



°

...Theres no love song finer
but how strange
the change from major to minor
every time we say goodbye


12 maggio 2008

735.

- Dimmi - chiese quindi Socrate ad Aristippo - se tu dovessi prendere due ragazzi ed educarli, uno a essere capace di comandare e l'altro a non cercare per niente il potere, come educheresti ciascuno dei due? [...] Non è forse naturale che nasca in tutti e due, quando è l'ora di mangiare, il desiderio di prendere cibo?
- E' naturale, certamente.
- E quale dei due abitueremo in modo che scelga di sbrigare gli affari urgenti prima di soddisfare la sua fame?
- Quello che viene educato al comando, per Zeus, affinché sotto la sua guida i problemi della città non siano trascurati.
- E allora, anche quando vogliano bere - continuò Socrate - non si deve trasmettere allo stesso la capacità di astenersi dal farlo anche se ha sete?
- Sicuro - rispose Aristippo.
- E a chi dei due trasmetteremo la capacità di saper resistere al sonno in modo da poter andare a letto tardi, svegliarsi presto e passare la notte senza dormire, se ce n'è bisogno?
- Anche questa allo stesso.
- E che dire della capacità di resistere al desiderio d'amore, in modo da non essere impediti all'azione se ce n'è bisogno?
- Anche questa allo stesso - insistette Aristippo [...].
- E dunque, visto e considerato che conosci bene la posizione che spetta a ciascuna delle due specie di persone, hai mai considerato in quale dei due schieramenti collocheresti te stesso?
- Certo - replicò Aristippo - e di sicuro non mi metto dalla parte di chi aspira a governare: mi pare del tutto folle non accontentarsi di quanto basta a se stesso e anzi prendere su di sé l'onere di procurare le cose necessarie agli altri cittadini. Rinunciare quindi a molte delle cose che si desiderano per sé e d'altra parte, perché si vuole essere capi di una città, andare incontro alle lamentale perché non si realizza tutto quello che essa vuole. Tutto ciò mi pare pura follia. I cittadini credono sia giusto servirsi dei governanti come se fossero schiavi [...]. E dunque se qualcuno vuole avere molti grattacapi e crearne agli altri, questi io lo educherei nel modo che abbiamo convenuto e li collocherei tra la gente adatta al comando. Ma per quanto mi riguarda, io mi metto dalla parte di quelli che vogliono vivere nel modo più facile e piacevole possibile.
- Vuoi dunque che indaghiamo anche questo problema - lo interruppe Socrate - se cioè vivono più felicemente quelli che comandano o quelli che sono comandati? [...] Fra i Greci, per esempio, e fra essi ci sei anche tu, quali ti sembrano vivere nel modo più piacevole, quelli che dominano o quelli che sono dominati?
- Veramente - replicò Aristippo - io non ho alcuna intenzione di mettermi nemmeno dalla parte dei servi, ma mi pare esista una via di mezzo tra le due, ed è questa che io cerco di percorrere, non procede né attraverso la servitù, né attraverso il predominio; essa mira semplicemente alla libertà e, fra tutte, mi pare quella che conduca in maniera più concreta alla felicità.
- Ma se questa via - disse Socrate - non passa né per il comando né per la servitù è probabile che essa non passi nemmeno tra gli uomini. Se però, tornando con i piedi per terra, pretenderai di non comandare e di non essere comandato e non ti sottometterai di buon grado a coloro che comandano, allora io penso che tu vedrai come i più forti, sia da governanti che da privati cittadini, conoscano il modo di servirsi dei più deboli come schiavi, dopo averli ridotti alla miseria e alla disperazione. Oppure non ti sei accorto che c'è chi miete frumento e taglia gli alberi che altri hanno seminato e piantato, e che opprimono in tutti i modi quelli che sono più deboli e riluttanti a servire, finché non li convincono che è meglio sottomettersi ai più forti piuttosto che combatterli? E anche in privato non sai che gli audaci e i capaci sfruttano i pavidi e gli incapaci, dopo averli asserviti?
- Ma io - insistette Aristippo - appunto per non subire tutto questo, non mi rinchiudo in nessuno stato, e resto invece straniero dappertutto.

11 maggio 2008

734.


Portatelo via, compagni; e siate con me immensamente indulgenti, constatando in quello che ora si compie, la smisurata indifferenza divina.
Gli dèi generano figli, e se ne proclamano padri: e poi permettono che soffrano tanto!
Se il futuro ci è ignoto, il presente non lo è e non ci offre che pianto.
Pianto per noi e vergogna per gli dèi.
La vita non ci offre che sventure: tra le più crudeli che tocchino a chi è schiacciato dal destino.
E tu, fanciulla, va' via di qua, tornatene a casa.
Hai appena assistito a tante morti impressionanti, e a un succedersi di lutti come non se ne erano mai visti.
Tutto questo è dio.
Solo questo.

Sofocle
Trachinie
vv. 1264-1278

10 maggio 2008

733.


Abbiamo una costituzione che non emula le leggi dei vicini, in quanto noi siamo più d'esempio ad altri che imitatori. E poiché essa è retta in modo che i diritti civili spettino non a poche persone, ma alla maggioranza, noi questo sistema lo chiamiamo democrazia; di fronte alle leggi, per quanto riguarda gli interessi privati, a tutti spetta un piano di parità, mentre per quanto riguarda la considerazione pubblica nell'amministrazione dello Stato, ciascuno è preferito a seconda del suo emergere in un determinato campo e per il suo reale valore, non per la provenienza da una determinata classe sociale. E per quanto riguarda la povertà, se uno può fare qualcosa di buono alla città, non ne è impedito dall'oscurità del suo rango sociale.
Liberamente poi viviamo nei rapporti con la comunità, e in tutto quanto riguarda il sospetto che sorge dai rapporti reciproci nelle abitudini giornaliere, noi non ci adiriamo con il vicino se questi fa qualcosa secondo il suo piacere, se questo suo piacere riguarda la sua persona senza infliggere molestie agli altri...
Amiamo il bello, ma con semplicità, e ci dedichiamo al sapere, ma senza ostentazione; adoperiamo la ricchezza più per la possibilità di agire, che essa offre, che per sciocco vanto di discorsi, e la povertà non è vergognosa da ammettersi per nessuno... E per quanto riguarda la nobiltà d'animo, noi ci comportiamo in modo opposto a quello della maggioranza: ci procuriamo gli amici non già col ricevere i benefici ma con il farne... E siamo i soli a beneficare qualcuno senza timore, non tanto per aver calcolato l'utilità del benefici ma per la fiducia che abbiamo in ogni uomo libero.

Dal discorso di Pericle
in morte dei primi caduti ateniesi

da La guerra del Peloponneso
di Tucidide
Libro II, § 37-40

09 maggio 2008

732.


Cuore, tu e io stanotte

faremo a gara per dimenticarlo

Tu scorderai la gioia che provasti
io cercherò di non pensare alla luce
con cui mi illuminò


E poi avvisami - ti scongiuro -
quando tutto sarà finito
affinché io possa cercare
di tornare a vivere

E fai presto
per favore
perché fino a quando indugi
io sarò condannata a ricordarlo

Emily Dickinson
da The Complete Poems

°

...But I miss you most of all, my darling...


07 maggio 2008

731.


Solitudine, unica compagna
dea che sovrintendi a ogni prodigio
e che hai voluto esaudirmi pur se non implorata


Lo hai fatto dandomi la voce

ma ora - dimmi -
con chi posso parlare?

Parlerò al mistero del tuo volto
che nello specchio intimo della mia camera
appare nuovo

Tu che hai la voce dell'amante
e che rinnovi l'enigma del silenzio
scoprimi il tuo viso

fa' che io trovi fissi su di me
gli occhi suoi
di diaspro e di diamante...


Antonio Machado
da Poesías Completas